Marina cara, ho sentito che hai qualche problema economico?

Mariella, cara, ho sentito che hai qualche difficoltà economica?

Mariella stava tagliando il salmone e lo avvolgeva nelle crespelle. Sua madre friggeva le crespelle nella vecchia padella di ferro, girandole con un gesto agile del polso.

Lei, come sempre, si occupava della farcitura. Tagliava il salmone comprato al mercato rionale, grattugiava il formaggio, tritava il prezzemolo fresco, metteva la panna acida nella ciotola di porcellana.

La famiglia si era riunita da sua madre, come ogni ultima domenica di novembre. Era la tradizione: crespelle a casa della mamma, poi si pianifica il Capodanno.

Tutti erano seduti al grande tavolo. Sua sorella Giulia con il marito Marco, lo zio Vittorio con la zia Lidia, i cugini Sandro e Pietro. Ridevano, chiacchieravano, mangiavano crespelle e sorseggiavano tè fumante.

Mariella, passi il salmone? chiese Giulia con la mano tesa.

Ecco, tieni.

La sorella si servì una generosa porzione.

Hai preso un ottimo salmone. Bello grasso, sicuramente fresco.

Dal pescivendolo del mercato. Non proprio economico, però ideale per le crespelle.

Lo zio Vittorio si versò altro tè.

Allora, famiglia, affrontiamo largomento principale. Capodanno è davvero vicino! Dove festeggiamo?

Si guardarono tra loro. Giulia parlò per prima.

Ma dove, se non da Mariella? Come sempre. Ha spazio per tutti.

Mariella sollevò lo sguardo dal piatto, fissò la sorella.

Non ci sono alternative?

Quali alternative? In appartamento non ci stiamo. E poi, ormai è la tradizione.

Già, la tradizione, mormorò Mariella a bassa voce.

La zia Lidia si pulì la bocca con il tovagliolo, posò la crespella.

E tu, Mariella, fa quella tua torta. La Sacher che sai fare così bene. Lanno scorso era deliziosa, io e Vittorio ne abbiamo parlato per una settimana!

E prendi più caviale, borbottò lo zio Vittorio, bevendo il tè. Lanno scorso ci è bastato solo per mezzora. Era troppo poca. Questanno fanne prendere due barattoli. Anzi, tre.

Mariella osservò i volti soddisfatti dei suoi, le loro risate, le labbra unte per le crespelle. Poi guardò suo marito.

Lui era seduto in disparte, immerso nel telefono, fuori dalla conversazione. Ma lei vedeva la tensione delle sue spalle: stava ascoltando tutto, come sempre, ma taceva.

Il figlio, Matteo, stava con le cuffie, dondolando la testa a ritmo. Sedici anni e nessun interesse per la conversazione degli adulti.

Che ne dici, Mariella? insistette Giulia. Sei daccordo?

Va bene, sussurrò Mariella.

Ma dentro sentì scattare qualcosa. Appena a casa, il marito la assalì appena entrati in corridoio:

Ancora una volta dovrai sfamare una folla? Ma quando finirà? Sono tre anni che io e Matteo ti chiediamo di smettere.

Non lo so, rispose lei togliendosi il cappotto.

Come non lo sai? Ma hai detto sì! Come sempre. Ti basta annuire

Ho solo detto va bene! Non ho detto che pagherò tutto io.

Lui si fermò, sorpreso.

Che hai in mente?

Lo vedrai. Nemmeno io ancora lo so bene. Ma troverò una soluzione.

Mariella entrò in cucina, mise a bollire il tè. Accese il portatile, aprì Excel. Una tabella vuota apparve sullo schermo.

Mariella iniziò a ricordare il Capodanno precedente: carne tacchino e manzo. Pesce salmone. Caviale rosso e nero. Frutti di mare gamberi, calamari. Frutta mandarini, uva, ananas.

Dolci cioccolatini, biscotti, marshmallow. La Sacher. Scrisse cifre, sommava, ricontrollava. E poi bevande, pane, salse, caffè, tè, ogni dettaglio.

Poi lanno prima ancora. Più o meno lo stesso. Sempre di più.

Il marito sbirciò e chiese:

Quanto viene?

Guarda tu stesso.

Lui vide la cifra in basso. Fischiò piano.

Non ci credo. È quasi il tuo stipendio mensile.

Di più. E non ho ancora finito: ci sono le decorazioni, le candele, i tovaglioli, i piatti. Altri mille euro minimo.

Tutti gli anni spendi così?

Ogni anno. E loro mangiano, bevono, si divertono! Un vero grazie non arriva mai. Per loro è tutto normale.

E ora?

Gliene parlerò.

La settimana dopo, Mariella chiamò Giulia.

Giulia, dobbiamo parlare.

Che succede? Hai una voce strana.

Del Capodanno. Vieni, parliamone.

La sorella arrivò sabato mattina, tesa. Si sedette, accettò la tazza di tè.

Allora, dimmi.

Mariella tirò fuori la stampa della tabella.

Ho calcolato quanto spendo ogni anno per la nostra festa. Guarda.

Giulia scorse i numeri. Il viso cambiò espressione.

Ma noi non ti abbiamo mai chiesto il caviale nero e il tacchino.

Lo avete chiesto! Lanno scorso lo zio disse che il pollo era banale! E il caviale lha chiesto lui.

Giulia appoggiò la tazza, guardandola in modo diverso.

E che vuoi?

Non posso più sostenere tutto da sola. O si divide, oppure ogni famiglia si prende la sua parte. Non ho problemi a cucinare, né a ospitare. Ma da sola, basta.

La sorella tossì, Mariella le passò un fazzoletto.

Davvero? Sei al verde?

No, semplicemente mi sono stancata di sponsorizzare la festa per dieci persone! Per tre anni!

Siamo una famiglia, Mariella! Non si fanno i conti in famiglia!

Appunto, sono conti! Faccio la contabile, ricordi? E ti dico che sono cifre serie.

Forse cè un problema? Il tuo uomo ha perso il lavoro? Un mutuo?

No, lavoriamo entrambi. Ma voglio giustizia.

Giulia si alzò, camminò per la cucina, si fermò al lavandino, fissò il vuoto.

Sai Mariella? È squallido contare tra parenti!

Non lo è! Sono migliaia di euro ogni volta. Vuoi i dettagli?

Basta così. Ho capito. Pensavi che ti stavamo sfruttando!

No. Voglio solo dividere. È corretto!

È uguale: ci accusi di tirchieria.

Non accuso nessuno. Propongo solo chiarezza. O festeggiamo equamente, o questanno solo la mia famiglia.

La sorella prese la borsa.

Sei cambiata. Prima eri più buona.

Prima ero più sciocca. Ora sono solo stanca.

Poi fu il turno dello zio Vittorio. Mariella lo invitò per un tè, con la zia. Spiegò la stessa cosa, mostrò la tabella.

Lo zio era furioso: gridava che questa era la fine della tradizione, che i giovani sono senzanima, che una volta non succedeva.

Mariella, ma che fai? La mia pensione è minima! Dove prendo i soldi per i lussi?

Nemmeno io sono ricca. Eppure, organizzo tutto, perché pianifico.

Ci stai offendendo.

Perché? Sto solo dicendo la verità. Quella che avrei dovuto dire già tre anni fa!

La zia fu lultima. Mariella la chiamò il giorno dopo.

Mariella, cara, ho sentito che hai problemi economici?

Nessun problema, zia Lidia. Solo che non voglio tirare avanti una festa da sola, soltanto perché siamo parenti!

Ma siamo famiglia, tesoro. Si può davvero mettere mano ai soldi fra di noi?

Si può. E si deve. Fra parenti bisogna essere sinceri.

Ce lhai con qualcuno?

No! Ma mi sono resa conto che questa festa la pago sempre e solo io, anche se è di tutti. In realtà, la realtà è ben diversa.

Possiamo aiutare? Vuoi che portiamo i nostri antipasti?

Esatto! È quello che chiedo che ognuno faccia la sua parte.

La famiglia tacque per una settimana. Mariella cominciò a organizzare la cena solo per lei, il marito e Matteo. Menù per tre, lista della spesa, aveva già comprato qualcosa. Suo marito la sosteneva: era ora.

Matteo pure: Mamma, sei forte! Finalmente hai messo i paletti!

Ma una settimana prima di Capodanno, la sera del ventiquattro, chiamò Giulia. La voce tesa, ma non arrabbiata.

Sei a casa?

Sì.

Posso venire?

Vieni pure.

La sorella arrivò dopo mezzora. Mariella le servì un tè, mise dei biscotti davanti a lei.

Va bene. Ne abbiamo parlato. Siamo daccordo.

Daccordo su cosa?

Dividiamo le spese. Lo zio porta le bevande. Io porti antipasti di carne e pesce. La zia i dolci e la frutta. Tu e mamma piatti caldi e contorni. Va bene così?

Va bene. Grazie, Giulia.

Il trentuno dicembre la famiglia arrivò di mattina. Lo zio Vittorio portò diverse buste piene di bevande, le appoggiò, si asciugò la fronte.

Ecco qua. Spero bastino.

Va benissimo, zio. Grazie.

Giulia arrivò con salumi salame, prosciutto, bresaola. Pesce trota marinata. Gamberi marinati.

Mi sono impegnata! Solo il meglio.

Che bellezza. Grazie, Giulia!

La zia Lidia portò una torta in una scatola elegante, frutta fresca, leccornie.

La torta lho ordinata in pasticceria. Pare sia eccellente. Frutta fresca dal mercato.

Mariella mise in tavola il suo piatto forte: pollo arrosto con patate al forno, funghi, verdure stufate. Tutti insieme prepararono la tavola.

Latmosfera era tesa. La sorella dal labbro tirato, lo zio borbottava qualcosa sui giovani, la zia sistemava la tovaglia sospirando.

Ma a mano a mano che si prendevano posto e iniziavano a mangiare, la tensione si sciolse. Si raccontavano novità, ridevano.

Verso mezzanotte lumore era quello di sempre. Si rideva, si raccontavano aneddoti, si esprimevano desideri allo scoccare della mezzanotte.

Mariella guardava la famiglia. Il marito sorrideva, parlava di pesca con lo zio. Il figlio senza cuffie. Perfino Giulia rideva, raccontando storie di lavoro.

Dopo mezzanotte, lo zio si avvicinò a Mariella in cucina, mentre lei lavava i piatti. In silenzio iniziò ad asciugarli.

Sai, Mariella, avevi proprio ragione. Assolutamente.

In che senso, zio?

Che dovevamo dividere le spese. Non avevo mai pensato a quanto costasse. Quando ci sono andato io, ho capito.

Mariella provò sollievo. Non la solita stanchezza dopo la festa, ma proprio sollievo quasi gioia.

Non era rimasta in silenzio. Aveva detto ciò che pensava, e la famiglia non si era dispersa, ma aveva accettato le nuove regole.

Il marito la abbracciò in cucina, quando tutti si erano ritirati.

Sono fiero di te, Mariella. Tanto fiero.

Perché?

Perché hai avuto il coraggio di dire no. Non è facile dire di no a chi si ama.

Avevo paura che si offendessero, che non venissero più, che la festa saltasse.

E invece la festa cè stata. Non è cambiato niente, solo che ora è giusto: ognuno ha dato il proprio contributo.

Mariella annuì. Sì, ora era una vera festa di famiglia, non una sua maratona privata.

La tradizione non era morta, era cambiata. Più onesta, più giusta. Era questa la sua vittoria dellanno che si concludeva.

Non tacere. Non sopportare. Ma parlare apertamente delle cose che non stanno bene. E trovare una soluzione che vada bene a tutti. Ce lho fatta, e lo auguro anche a voi

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