Ma Teresa, sei impazzita proprio adesso che hai i nipoti grandi? Ma che matrimonio alla tua età? mi ha detto mia sorella appena le ho raccontato che mi sposavo.
Ma che devo aspettare ancora? Fra una settimana io e Tonino ci sposiamo in Comune, dovevo avvisare mia sorella, pensavo. Figurati se viene alla cerimonia, abitiamo agli opposti dItalia. E poi, mica abbiamo intenzione di fare il classico pranzo con canti, balli e brindisi fino a tardi a sessant’anni: ci sposiamo in silenzio e ci facciamo una cenetta da soli.
Anzi, a dire il vero potevamo anche evitare di sposarci, ma Tonino ci teneva proprio. È un uomo allantica, uno di quelli che la galanteria la respira nellaria: ti apre la porta della palazzina, ti porge la mano quando scendi dalla macchina, ti aiuta a indossare il cappotto. Guai a convivere senza il timbrino sul documento, come dice lui. Ha proprio affermato: «Non sono mica un ragazzino, io. Voglio una storia seria». Per me, Tonino è un ragazzino davvero, anche se ormai ha i capelli sale e pepe. Sul lavoro tutti lo chiamano Dottor Antonio, massimo rispetto; invece con me, appena mi vede, si riaccende e torna giovane come ventanni fa. Mi prende in braccio e mi fa girare in mezzo alla piazza. Io non so dove nascondere la faccia dallimbarazzo: «Ma smettila, ci guardano tutti!» gli dico. E lui: «Non vedo nessuno, ci sei solo tu per me!». Quando sto con lui, mi viene da pensare che esistiamo solo noi due, il mondo sparisce.
Però, prima di tutto, dovevo parlare a mia sorella. Avevo paura che Nunzia mi criticasse come tanti altri, ma mi serviva il suo appoggio più di ogni altra cosa. Alla fine ho respirato forte e le ho telefonato.
Tereeesa, ha sussurrato sconvolta quando le ho detto che mi sposavo è passata solo unannata da quando è morto Gino e tu già ti sei trovata un altro?
Me laspettavo di sconvolgerla, ma non pensavo che si sarebbe attaccata così tanto al ricordo di mio marito scomparso.
Nunzia, me lo ricordo bene lho interrotta. Ma chi decide questi tempi? Mi dici tu quanto dovrei aspettare per poter essere di nuovo felice senza farmi puntare il dito contro?
Sè zittita un attimo:
Beh, per rispetto, almeno cinque anni bisognerebbe aspettare.
Quindi dovrei dire a Tonino: scusa, ci rivediamo tra cinque anni, intanto mi metto il lutto?
Nunzia non rispondeva.
Ma a che serve? sono andata avanti. Davvero pensi che fra cinque anni nessuno avrebbe da ridire? Troveranno sempre qualcosa da dire, ma sinceramente… a me non interessa granché. Solo il tuo parere conta, e se proprio insisti, giuro che annullo tutto.
Lo sai che non voglio passare per quella cattiva, fate quello che volete, anche oggi stesso! Però sappi che non mi sento di approvare né posso capire questa cosa. Sei sempre stata testarda, ma non pensavo diventassi così da vecchia. Abbi almeno il buonsenso di aspettare un anno ancora. Però io non mollavo.
Mi dici di aspettare un anno ancora. Ma se invece ci restasse solo un anno per vivere insieme, che facciamo, buttiamo via il tempo?
A quel punto ha iniziato a commuoversi.
Dai, fai come vuoi tu. Capisco che tutti vogliono essere felici, però insomma… hai già avuto la tua bella vita felice
Ho riso.
Davvero, Nunzia, mi hai sempre vista felice? Pure io ci credevo, fino a poco fa. Adesso invece mi accorgo che ero solo una bestia da fatica. Non avevo mai immaginato esistesse una vita che potesse piacermi così tanto!
Gino era una brava persona. Abbiamo cresciuto due figlie che ora mi hanno regalato cinque nipoti. Mi ha sempre ripetuto che la famiglia è tutto: e io, mai a contrastarlo. Prima ci siamo spaccati la schiena per le figlie, poi per la famiglia delle figlie, poi per i nipoti. Ripensandoci ora, mi sembra di aver vissuto sempre in salita, correndo dietro al benessere senza un attimo di pausa. Quando la grande si è sposata avevamo già la casetta in campagna, ma Gino voleva fare di più: allevare qualche animale per i nipoti.
Abbiamo affittato un ettaro e ci siamo presi sulle spalle una bella fatica. Gli animali sempre da accudire, mai a letto prima di mezzanotte, sveglia alle cinque. Stavamo in campagna tutto lanno, e in città solo per commissioni. Ogni tanto chiamavo le amiche, e quelle: una appena tornata dal mare con la nipote, laltra era a teatro col marito. Io? Nemmeno il supermercato, tempo non ce n’era!
Capitava di restare senza pane per giorni, troppo impegnati con mucche e polli. Lunica consapevolezza che mi dava forza era vedere figli e nipoti felici e sazi. La grande grazie all’allevamento si è cambiata la macchina, la piccola ha rifatto il bagno: almeno tanto sforzo è servito. Una volta, una vecchia collega mi è venuta a trovare:
Teresa, allinizio nemmeno ti riconoscevo, pensavo che ti stessi riposando con tutta questa aria buona! E invece stai a pezzi, ma perché ti costringi così?
Devono pur aiutare i figli, no?
Ma dai, sono adulti, ce la fanno da soli, pensa un po a te, mi disse.
Allepoca non capivo che volesse dire vivere per sé stessi. Però ora sì: mi sto godendo cinema, passeggiate, shopping, piscina, pure la settimana bianca. Nessuno ci rimette! Nessuna tragedia se nel weekend non si mangia larrosto fatto in casa. La cosa più importante, però, è che ho imparato a guardare tutto con occhi nuovi.
Prima, raccogliendo le foglie in giardino, bestemmiavo dal nervoso, ora invece mi danno allegria. Cammino lungo il viale del parco, tiro su le foglie e mi sento una bambina. Ho imparato ad amare la pioggia: prima correvo sotto lacqua agitata per rimettere dentro le bestie, adesso guardo le gocce dalla finestra di un bar con la cioccolata calda in mano. Ora mi incanto a vedere il tramonto, o un cielo pieno di nuvole strane. Finalmente ho aperto gli occhi e apprezzato la mia città: che meraviglia che è! Tutto questo grazie a Tonino.
Dopo la morte di Gino, ero completamente persa, come in trance. È stato tutto allimprovviso: infarto, Gino se nè andato prima che arrivasse lambulanza. Le figlie hanno venduto tutto, terreno e casa in campagna, mi hanno riportato in città. I primi giorni andavo in giro per casa senza meta, sveglia allalba come sempre, senza sapere che fare.
Quando è arrivato Tonino nella mia vita, ricordo ancora la prima passeggiata. Era mio vicino di casa e amico del genero, ci aiutava con il trasloco. Poi mi confessò che i primi tempi non aveva nessun interesse particolare per me: diceva che mi vedeva smarrita e spenta, e gli facevo pena. Mi ha presa sotto braccio e mi ha portato al parco. Siamo seduti su una panchina, lui ha comprato il gelato e poi mi ha proposto di andare a vedere gli anatroccoli allo stagno. Io di anatre me ne intendevo pure, ma era sempre tutto di corsa mai un secondo per godersi lo spettacolo. Invece erano così buffe! Si tuffavano nel laghetto a rincorrere pezzetti di pane!
Neanche ci credo che si può stare semplicemente a guardare gli anatroccoli, gli ho confidato. A casa mia, mi toccava solo pulire, dare da mangiare e via, mai godermi la scena.
Lui ha stretto la mia mano: Aspetta, ti faccio scoprire tantissime cose nuove! Vedrai che rinasci.
Ed è successo davvero. Ogni giorno imparavo qualcosa che mi faceva innamorare della vita, e piano piano il passato doloroso si spegneva. A un certo punto ho capito che mi serviva Tonino: la sua voce, il sorriso, anche solo la sua presenza vicina. Era diventato indispensabile.
Le mie figlie invece ci sono rimaste male! Dicevano che così mancavo di rispetto alla memoria del papà. Mi sono sentita quasi in colpa davanti a loro. I figli di Tonino, invece, tutti contenti per il padre! Lultimo ostacolo era raccontare tutto a mia sorella, e ho atteso fino allultimo.
E quando vi sposate? mi fa Nunzia, alla fine di quella lunga telefonata.
Questo venerdì.
Non so che dirti, allora tanti auguri e figli maschi, anche se ormai mi ha salutato quasi ironica.
Il giorno delle nozze, io e Tonino abbiamo fatto la spesa per due, ci siamo vestiti bene e siamo andati in Comune col taxi. Appena scesa, rimango bloccata: fuori cerano tutte le mie figlie coi mariti e i nipoti, i figli di Tonino con le loro famiglie e, cosa che mai mi sarei aspettata, mia sorella Nunzia! Aveva in mano un mazzo di rose bianche e mi sorrideva con le lacrime agli occhi. Nunzia! Ma sei venuta davvero per me? non credevo ai miei occhi.
Dovevo pur vedere a chi ti davo in sposa! ha riso.
Avevano già organizzato tutto in segreto, prenotato una tavola in una piccola trattoria.
Pochi giorni fa, io e Tonino abbiamo festeggiato il nostro primo anniversario. Lui oramai è di casa con tutti. E io ancora non ci credo che tocca proprio a me tutta questa felicità incredibile: ho così paura che tutto si rompa che quasi non ne parlo troppo forte.



