La mia relazione con lex moglie skończyła się typowo po włosku w sądzie, tra discussioni più accese di un pranzo di Natale in famiglia. Non dirò mai di chi è la colpa, perché nei rapporti come dice mia zia Gianna la colpa è sempre un po di tutti e un po di nessuno.
La realtà, però, è questa: la mia seconda moglie si è trovata un amante. Un tipo elegante, un imprenditore pieno di grana che anni fa è arrivato qui a Firenze e ci ha aperto una piccola pasticceria frequentata da mezza città. Allinizio lei cercava di nascondere questa tresca più goffamente di un attaccante senza piede in Serie B, ma alla fine non si sono nemmeno più preoccupati di fingere.
Poi si presenta da me con la faccia di chi ha appena azzeccato il numero vincente della lotteria e mi informa che vuole divorziare. Ah, e già che cè, vuole pure metà della nostra casa. La mia ex-moglie era convinta che mi sarei messo le mani tra i capelli e avrei iniziato il melodramma; peccato che lappartamento lo avevo comprato io, con i miei sudatissimi euro, mica con i biscotti di quel fighetto della pasticceria. Lunica cosa che ci aveva messo lei era beh, due anni di soggiorno e qualche pianta di basilico ormai appassita. E ora pretende anche di essere risarcita!
Io, invece di urlare, ho mantenuto la calma olimpica di un vecchio pensionato che aspetta la partita la domenica. Lho pure lasciata andare davanti al giudice senza fare drammi aspettavo solo che perdesse tutto e dovesse pure pagare le spese legali (che non sono certo bruscolini). Esperienza insegna: con la mia prima moglie non ero stato altrettanto scaltro. Quel processo era durato più della Salerno-Reggio Calabria in agosto: tre anni di processi e grida, e ogni udienza sembrava la finale di Sanremo con i peggiori litigi in diretta.
Alla fine, la mia prima ex grazie a un avvocato furbo come una volpe è riuscita a portarmi via metà di quello che avevo. Persino lappartamento che mi aveva lasciato papà, con ancora il suo odore di moka la mattina, è finito nelle sue mani.
Però con la seconda moglie ero già diventato più saggio. Quando ci siamo sposati, il mio appartamento era già sistemato e bello come nuovo lavevo ristrutturato io, con le mie mani ma lavevo intestato a mio fratello, Tommaso. A lui sì che posso affidare pure la chiave della credenza con il prosciutto, altro che. Così, quando la signora ha deciso di passare allincasso, sorpresa sorpresa, legalmente io non avevo niente più di una bicicletta arrugginita. Dopo la lezione col primo matrimonio, nessuna donna mi avrebbe più fregato. Al massimo, mi possono sempre invitare a un tiramisù in pasticceriaCosì, alla fine, mi sono ritrovato da solo nel mio appartamento che ufficialmente era di Tommaso, ma che sapeva perfettamente di casa mia seduto sul divano con la moka che borbottava come una nonna in cucina. Sulla tavola, due fette di pane abbrustolito e una birra fresca. Mi sono guardato intorno e, per la prima volta dopo anni, ho sentito una pace silenziosa. Niente litigi, niente minacce di guerra, niente drammi largamente pubblicizzati dalla cerchia dei conoscenti.
Tommaso, passando per caso (o forse sapendo che ne avevo bisogno), ha bussato piano. Ha portato una scatola di sfogliatelle della pasticceria dellamante della mia ex. Abbiamo riso come ragazzini, mangiando quelle stesse sfogliatelle che rappresentavano, in un modo tutto loro, la libertà guadagnata. Alla faccia loro! ha detto lui, brindando con la birra.
In quel momento ho capito che si può perdere quasi tutto affetti, soldi, mobili dellIkea ma finché restano la moka, un fratello fedele e la possibilità di ridere della sfortuna, non hai mai veramente perso. E mentre fuori il tramonto colorava i tetti stanchi di Firenze, ho pensato che forse, alla fine, le donne passano, le cause finiscono, ma il profumo del caffè e il suono di una risata sincera sono quello che resta davvero.



