Assistente domestico per sua mamma

Luca, guarda, capisco tutto, ma io non sono la cuoca di tua mamma, sbuffò Giulia mentre metteva una scatola di piselli nel carrello. Mi verrebbe solo da mollare tutto, salire in macchina e tornare a casa. Mi avevi promesso una serata tranquilla, noi tre in famiglia, e invece eccoci qui a cucinare per una squadra di parenti, mentre tua mamma sta seduta! Ma ti sembra normale?
Luca, con lo sguardo colpevole, si mise a fissare il contenuto delle confezioni di surimi come se fosse la cosa più interessante del supermercato. Sembrava proprio un cagnolino sorpreso sul fatto.
Dai, Giulia, abbassa la voce… ci guardano tutti, che imbarazzo… mormorò cercando di prenderla per il gomito, ma lei si sfilò subito. Mamma non ha calcolato bene le sue forze, capita a tutti. Prendiamo tutto, torniamo e finiamo questi antipasti, ok? Un po di pazienza, per me e per la festa.
“Non ha calcolato le sue forze”. Che modo delicato di dirlo.
Giulia digrignò i denti dalla rabbia. Lei invece sapeva benissimo che la suocera aveva calcolato tutto eccome.
Tutto era iniziato una settimana prima, con una telefonata. La signora Maria Lombardi chiamò per augurare buon anno ai ragazzi e, quasi per caso, li invitò a casa sua.
Cari, perché non venite qui per Natale? cinguettava Maria con un tono talmente dolce che rischiavi il diabete solo ad ascoltarla. Mi mancate tanto! Stiamo qui tra noi tre, ricordiamo i tempi passati, parliamo un po. Mi sento tanto sola, chiusa in queste quattro mura.
Giulia si fece subito sospettosa. Sentiva che cera qualcosa sotto. Le piccole riunioni familiari con la suocera finivano sempre uguale: interrogatorio serrato sui nipotini.
La prima volta che Maria aveva tirato fuori largomento, neanche lei e Luca erano sposati.
Giulia, hai mai pensato ai figli? domandò allimprovviso quando erano rimaste sole.
Giulia rimase di stucco.
Beh… balbettò, inventandosi una risposta al volo. Mi piacerebbe avere dei figli, ma non proprio ora. Io e Luca ci stiamo solo frequentando.
Ma dai, Giulia, il matrimonio non cambia nulla, rispose Maria con un gesto della mano. Ma letà invece conta lorologio biologico, cara mia! E io pure… finirò per morire senza vedere dei nipoti.
Allinizio Giulia cercava di cavarsela con una battuta, poi aveva iniziato a rispondere seccamente. Alla fine, quasi senza rendersene conto, aveva semplicemente evitato la suocera per non rovinarsi i nervi.
Così, di fatto, lei e Maria non si conoscevano affatto. Giulia avrebbe continuato così, se non fosse stato per Luca: troppo affettuoso e buono per dire no alla mamma.
Dai, Giulia, lasciamo stare… supplicava lui dopo lennesima chiamata, guardandola con gli occhi imploranti. È anziana, davvero sola solo questa volta, ti prego! Per me.
Luca, io non ti tengo. Vai pure. Lo sai che non mi interessa il Natale.
Ma non vederla come Natale pensiamolo come una cena tra famiglia. Mamma vuole migliorare il rapporto con te. Siamo una famiglia…
Alla fine Giulia si arrese, sperando di cavarsela con un sorriso educato e una fetta di torta. E invece
La cosa era partita male fin dalla vigilia. Maria pretendeva che arrivassero alle otto per stare di più insieme. Giulia era decisamente contraria: voleva almeno dormire un po durante il weekend. Con fatica strappò il permesso di arrivare alle dieci.
Appena arrivarono, ancora semi-addormentati, varcarono la soglia e niente. Nessun profumo di arrosto, nessun rumore di padelle. Maria li accolse in vestaglia e con i bigodini.
Ah, finalmente! Siete arrivati! esclamò Maria invece di salutarli. Sono già le undici! Gli ospiti sono in arrivo e qui non cè ancora niente. Dovevate alzarvi prima! Ora mi aiutate.
Giulia rimase bloccata senza nemmeno togliersi il cappotto.
Ma… quali ospiti? chiese confusa.
Come quali? Marisa e Vittorio sono qui da Milano, non potevo non invitarli! Anche la zia Anna del terzo piano e la nipote che ha promesso di passare Non potevo mica mandarli via. Ora basta chiacchiere, tutti in cucina! Il tempo stringe!
Giulia capì subito: non erano ospiti, erano la manodopera gratuita.
La festa si trasformò subito in un inferno. Maria passò da padrona di casa a generale, con uno straccio in mano e ordini per tutti. Lei non mise neanche mano ai fornelli. Pure la spesa era incompleta: mancava qualcosa, qualcosa aveva dimenticato proprio. Passò la lista a Luca e spedì i ragazzi al supermercato.
Giulia avrebbe voluto davvero scappare, ma resistette per il marito.
Tornati a casa, ognuno si sistemò alla propria “postazione”: Giulia al tagliere, Luca alle patate. Invece dellatmosfera di festa, ricevettero solo un foglio di compiti. Sotto ai fornelli per cinque ore senza pausa.
Verso le quattro del pomeriggio arrivarono gli ospiti: eleganti, profumati, con il sorriso. Giulia e Luca, invece, erano distrutti, con le facce arrossate e i vestiti sporchi. Sedettero al tavolo quasi a fatica. Nessuno aveva più voglia di festeggiare.
Maria aveva fatto in tempo a cambiarsi, mettersi il rossetto. Capotavola, collezionava complimenti.
Ma che brava Maria, quanto hai cucinato! lodava una donna sconosciuta a Giulia, mentre si serviva dellinsalata russa tagliata dalla nuora.
Eh, ci si prova tutto per voi, rispose Maria, modestamente sorridendo.
In più, Maria ricominciò con la filippica sui figli: brindisi e orologio biologico. Se non fosse stato per Luca e la sua mano sulla gamba, Giulia avrebbe rovesciato la ciotola dellinsalata di verdure.
È stata lultima volta, disse secca a Luca, tornando a casa a notte fonda. Non metterò più piede da tua mamma. Vai pure tu, aiutala, sfiancati quanto vuoi, ma io basta.
Luca non provò neanche a discutere. Si limitò a scuotere la testa.
Passarono tre mesi. Giulia non aveva più mal di schiena da quella giornata, ma il fastidio restava. Quando allinizio di marzo Luca avvisò che la mamma li aspettava, le mascelle di Giulia si irrigidirono.
Vuole invitarci per lotto marzo. Dice che stavolta saremo solo noi tre. Forse passa la zia Lidia un minuto, ma poi va via spiegò Luca, vedendo lo sguardo di Giulia aggiunse subito Però non ti obbligo, davvero.
Luca sembrava pronto a una scenata, urla, rimproveri per la festa rovinata. Invece Giulia guardò fuori dalla finestra, poi
Va bene. Dille che andremo.
Giulia… davvero? Avevi detto
Mi ricordo cosa ho detto. Ma se rifiuto, comincerà a chiamare tutti i giorni, piagnucolare e fare pressioni come laltra volta. Voglio chiudere definitivamente. Fidati, se una volta tanto vuoi evitare di lavorare in cucina.
Luca lasciò stare, meglio non chiedere altri dettagli…
Lotto marzo, contro le aspettative di Maria, non fu unalba piena di agitazione. Giulia e Luca si rilassavano a letto, guardando una serie e mangiando gelato sotto le coperte. Niente trucco, niente vestiti eleganti.
A mezzogiorno Maria iniziò a telefonare.
Pronto, Maria Lombardi? Non ci crederà siamo appena svegli, rispose Giulia con falsa contrizione. Ieri abbiamo fatto tardi con gli amici, ci siamo proprio addormentati.
Ma come, Giulia? Vi aspetto rispose Maria, un po tesa. Il pollo si sta raffreddando.
Ci siamo quasi! Unoretta, massimo… promise Giulia, tornando al suo telefilm.
Luca guardava la moglie, nervoso ma in silenzio. Meglio il letto caldo che una giornata ai fornelli da Maria.
Alle tredici squillò ancora il telefono. Stavolta Giulia fece finta di essere di fretta.
Stiamo per uscire, Maria! Chiamo il taxi, arriviamo subito, cinguettò, restando a letto.
Unoretta dopo, nuova scusa.
Cè un incidente, tutta la strada bloccata disse Giulia, abbassando il volume del televisore. Una brutta coda, ma appena si libera, veniamo.
Verso le quattro Maria non resse oltre.
Ma dove siete?! Quante ore ci metterete?! A piedi sareste arrivati da un pezzo!
Giulia sentì chiaramente risate e voci di sottofondo. Si illuminò.
Maria, ma non siete solo voi tre, vero?
Uno, due, che importa?! sbuffò Maria. I parenti sono venuti a salutare, mica potevo mandarli via. Ma io sono stanca, fate presto!
Ecco. Di nuovo manodopera gratuitamente, e stavolta Maria era rimasta con la cucina tutta per sé. Si era scavata la fossa da sola.
Sa cosa… non veniamo, disse Giulia calma.
Cosa?!
Mi è venuto il mal di testa, vado a casa. Continuiamo unaltra volta.
Silenzio, poi Maria esplose.
Ma come osi?! Ingrata! Sono tutta la mattina ai fornelli, per chi? sbraitò. Lo fai apposta! Mi vuoi far impazzire! Luca, passami Luca!
Luca sentiva tutto, ma non mosse un muscolo. Giulia, dopo una breve pausa, chiuse la chiamata e spense il telefono.
Ecco, era ora, disse al marito. Ancora una volta erano ospiti e ci attendevano per servirli. Adesso tua mamma si arrangia, che si goda la sua festa.
La sera andarono dai genitori di Giulia.
La differenza era evidente. Anche qui cera confusione, ma dal tono completamente diverso. Nessuno aspettava servitù. La mamma di Giulia cercava di far spazio sulla tavola, il papà tagliava pane.
Evviva, sono arrivati! esultò il papà vedendo la figlia e il genero. Luca, vai a prendere un paio di sedie dalla camera da letto, che qui siamo stretti.
Luca fece come richiesto, Giulia aiutò la mamma a sistemare le posate.
Sì, stavano dando una mano, ma nessuno si sentiva sfruttato. Qui tutto sembrava naturale; ognuno contribuiva per stare bene tutti insieme.
Seduta a tavola, Giulia guardava la mamma sorridente, Luca che chiacchierava col suocero e sentiva la tensione sciogliersi piano piano. Giustizia fatta. Magari un po drastico, ma finalmente Maria farà fatica a ripetere lo stesso copione. Tra Giulia e la suocera ormai era finita, ma meglio così che stare a servire agli altri il giorno della festa…

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Mercoledì nel cortile