Sotto la pioggia di Milano, Antonia Petronilla camminava tra lacrime nascoste e vecchie ferite: la s…

4 ottobre

Oggi sono tornata a casa sotto una pioggia torrenziale, ed è stato come se il cielo stesso piangesse insieme a me. Le lacrime mi scendevano calde sulle guance, mescolandosi allacqua che sgocciolava dai capelli. Almeno, pensavo tra me e me, con tutta questa pioggia nessuno si accorge delle mie lacrime. Che fortuna. Eppure non posso che sentirmi responsabile. Era proprio il momento sbagliato per passare, lospite non invitata come ho fatto a non capirlo subito?

Continuavo a camminare, il dolore si mescolava a dei ricordi buffi che mi scappavano in testaquella barzelletta in cui il genero chiede alla suocera: Ma davvero, mamma, non vuole nemmeno una tazza di tè? E adesso eccomi qua, proprio come quella mamma fuori posto. Ridevo e piangevo, piangevo e ridevo, una specie di commedia triste che nessuno guarda.

Arrivata a casa, mi sono tolta i vestiti zuppi e mi sono rannicchiata sotto il plaid sul divano, senza più frenare i singhiozzi. Nessuno cera a sentire il mio pianto, solo la mia carpa dorata nella vasca rotonda continuava a nuotare tranquilla. Nessuno, a parte lei.

Io sono Assunta Martellini, una donna che nella vita non ha mai avuto problemi di corteggiatori. Ma con il padre di mio figlio Matteo le cose non sono andate. Era un uomo che beveva troppo, e se allinizio era tollerabilebeveva e crollava a lettoalla fine la situazione è precipitata. Ha iniziato a vedere rivali dappertutto, anche nello sconosciuto che chiedeva indicazioni per strada, nel macellaio, nel vecchio con il bastone o nel vicino di casa.

Un giorno, solo perché ho sorriso salutando il vicino, è impazzito. Mi ha picchiata con una violenza che non dimenticherò mai, proprio davanti a Matteo ancora piccolo. Mio figlio poi ha raccontato tutto ai miei genitori. Mia madre si disperò: Ma è per questo che ho cresciuto una figlia? Per lasciarla in balia di un ubriacone? Mio padre invece, senza una parola, si è afferrato la giacca ed è salito da noi. Ha preso quel maritoormai ex, da quellistantee lo ha trascinato giù per le scale dal quarto piano. Quello si è pure rotto un braccio, nella caduta. Mio padre gli ha giurato: Se ti rifai vivo con mia figlia, ti mando allaltro mondo. Vado pure in galera, ma tu non le rovinerai più la vita, lurido. E così è sparito per sempre.

Non mi sono più risposata. Avevo Matteo da tirare su, e chi lo sa che marito mi sarebbe potuto capitare ancora? Tanti uomini hanno provato ad avvicinarsi, ma io non ci riuscivo. Bastava così.

Non mi mancava il necessario. Avevo un bravo lavoro come tecnico di cucina in una trattoria piccolina. Mi piaceva, non mi lamentavo. E mettevo da parte, euro su euro, per un giorno comprare una casa tutta nostra. Quando finalmente ci sono riuscita, proprio allora Matteo ha deciso di sposarsi. Si è innamorato di una ragazza meravigliosa, di nome Ginevra.

Così sono rimasta nel mio piccolo bilocale, mentre a loro ho fatto una bella festa di nozze e regalato la nuova casa, un bel appartamento con due camere. Dopotutto, hanno una famiglia, ne hanno più bisogno di me! Ora sto ancora mettendo da parte, per loro: che senso ha che viaggino sempre con quella vecchia Fiat? Vorrei potergli prendere almeno unauto decente.

A dire il vero oggi non sarebbe dovuto succedere nulla. Non ho labitudine di impormi ai miei figli. Ma oggi mi trovavo proprio vicino casa loro quando ha cominciato a diluviare, senza neanche un ombrello. Così ho pensato di rifugiarmi da loro, di chiacchierare un po con Ginevra, come donne, con una tazza di tè fumante.

Ginevra mi ha aperto, sorpresa. Non mi ha neanche invitata a entrare. Assunta, avete bisogno di qualcosa? mi ha domandato fredda, ferma lì sulluscio, le braccia conserte. Io, incerta, ho cercato di spiegare: Sai, il temporale Ma lei mi ha gelato: Ha già smesso. Non è lontano da casa sua, può andare. Sì, certo, hai ragione, ho concordato, annuendo con umiltà. Sono corsa via, sotto la pioggia, con tutte quelle lacrime nascoste dal cielo grigio.

A casa ho pianto ancora, finché la stanchezza mi ha vinta. Ho sognato la mia carpa dorata, diventata enorme, che muoveva la bocca. Eppure capivo benissimo quello che stava dicendo: Piangi? Ma sei sciocca! Non ti hanno dato nemmeno una tazza di tè sotto la pioggia e tu risparmi per la loro macchina? Vuoi passare tutta la vita a vivere per loro? Guardati allo specchio: sei bella, intelligente, hai soldi tuoi. Per chi li tieni? Per chi non li apprezza? Prendili e vai al mare, viviti la vita!

Mi sono svegliata che già era buio. La carpa nuotava ancora lì nel suo mondo muto. Conosco solo una lingua adesso: non sacrificarmi più per chi non sa nemmeno offrire un tè caldo. Ho preso i soldi messi da parte, sono andata in agenzia e mi sono concessa una vacanza sul mare. Un viaggio solo mio, che mi ha regalato nuova luce e nuova bellezza. Quando sono tornata, abbronzata e rilassata, Matteo e Ginevra nemmeno se ne sono accorti. Loro mi cercano solo quando serve: soldi, babysitting.

Ma io, grazie a questa svolta, ho smesso di avere paura degli uomini. Ora ho un corteggiatore, niente meno che il direttore del ristorante dove lavoro. Un uomo affascinante, distinto, che da tempo mi guardava con interesse. Prima io avevo una barrieratutto per il figlio, tutto per la nuoraadesso invece è diverso anche lamore, è dolce tornare a casa assieme, vivere qualcosa di mio.

Qualche giorno fa Ginevra ha bussato: Ma Assunta, perché non passa più da noi? Non chiama? Matteo ha trovato una macchina bellissima! E io, a braccia conserte: Ginevra, cercavi qualcosa? Ma proprio in quel momento dalla sala è arrivata la voce del mio nuovo compagno: Assuntina, il tè è pronto, lo beviamo? Eccome se lo beviamo! ho risposto con un sorriso.

Invita anche lospite, mi fa lui, gentile. Ma io: No, Ginevra sta già andando. Non ama il tè, vero Ginevra? Ho chiuso la porta alle sue spalle e mi sono voltata verso la carpa, occhiolino e una risata: Così si fa!Quella sera, seduta accanto alla finestra con la tazza tra le mani, ho guardato di nuovo la pioggia scivolare sul vetro. Ma questa volta, invece del peso, ho sentito il sollievo leggero, caldo come labbraccio delluomo che ora mi stava accanto. Non mi servivano più gli sguardi degli altri per sentirmi viva; bastava il tintinnio della ceramica e la doratura della mia carpa, testimone silenziosa del mio piccolo trionfo.

Per la prima volta dopo anni, ho alzato il telefono per chiamare Matteo, non per offrire, non per chiedere, solo per raccontare: Oggi sono andata al mare, da sola. Ho nuotato, ho riso, e ho pensato che la vita mi ha dato tanto e ora voglio godermela. Dallaltra parte, il silenzio stupito di mio figlio come se improvvisamente vedesse sua madre davvero, completa, felice.

Ho capito che non è mai troppo tardi per sedersi come padroni alla propria tavola, servire a se stessi il primo tè caldo dopo la tempesta e lasciare che gli altri bussino, quando vorranno davvero condividere, e non solo prendere. Ho sorriso, perché la libertà, dopotutto, era sempre stata a portata di mano dovevo solo avere il coraggio di versarmi da sola quella prima tazza.

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Attendere un momento, disse lui. Sono uscito un attimo alla vostra fermata e, quando sono tornato nel vagone, non c’erano più le mie cose.