Ma che coshai addosso? Giovanna Rossi fissò la figlia dalla testa ai piedi, soffermandosi sulla gonna. È troppo corta, non ti vergogni? Alla tua età dovresti smetterla di vestirti come una ragazzina.
Chiara istintivamente tirò giù lorlo, anche se la gonna quasi le arrivava alle ginocchia. Una normalissima gonna a tubino da ufficio, comprata il mese scorso nei saldi. Allepoca le era sembrato un affare: modello classico, colore neutro.
Mamma, è una gonna come tutte le altre, Chiara cercò di mantenere la calma. La uso per andare in ufficio.
Appunto. La gente vede e pensa chissà cosa. Ai miei tempi
Chiara non ascoltò il resto. Aveva sentito quel discorso cento volte: sulla decenza, su ai miei tempi, su come dovrebbe vestirsi una donna come si deve. Invece di rispondere, appoggiò sulla tavola una busta corposa, con il logo di unagenzia viaggi.
È per te, mamma
Giovanna si bloccò a metà frase. Guardò la busta, poi la figlia, poi di nuovo la busta.
Che cosa mi hai portato stavolta?
Apri, dai.
Chiara aveva aspettato quel momento per sei mesi. Aveva risparmiato su ogni spicciolo: niente caffè la mattina, scarpe nuove rimandate, niente weekend con le amiche. Tutto per realizzare quel sogno: le Terme di Sirmione, con le sue colonne e le famose acque curative, dove la madre aveva sempre desiderato andare. Aveva trovato la soluzione perfetta, prenotato la suite, pensato a tutto.
Giovanna tirò fuori la ricevuta della prenotazione. Chiara aspettava, se non un abbraccio almeno un grazie o uno sguardo affettuoso.
La madre invece arricciò le labbra con stizza e spinse via la busta, come se fosse sporca.
Hai deciso tutto tu, come al solito.
La voce di Chiara si spezzò.
Mamma, è Sirmione. Lo hai sempre sognato
E chi annaffia le mie viole? Ci hai pensato? Giovanna tamburellò sul tavolo. Tre settimane fuori Mi moriranno tutte le piante.
Verrò io ogni giorno. Lo prometto.
Lavori tutto il giorno, ti dimenticherai, come sempre. E poi lì danno solo minestroni grassi, lo so bene. Ho letto che nei nuovi centri benessere risparmiano su tutto.
Chiara guardava la madre e si chiedeva se stesse scherzando o fosse seria. Sei mesi di rinunce per questo?
Mamma, lì cè un ristorante con cinque sale. Menù a scelta. Massaggi, piscina termale, passeggiate sul lago
Passeggiate! la interruppe la madre, imitando con sarcasmo. E poi chi ti ha detto che mi interessano queste cose?
Il groppo scivolò giù per la gola di Chiara. Aveva sperato in un semplice brava. Quello per cui aveva speso metà della sua vita.
Si sedette, le gambe molli come se non potessero più reggerla. Guardava la busta allontanata fino al bordo del tavolo, e taceva.
E poi lumidità, Giovanna già girava per la cucina, lisciando una tovaglia già perfetta. Col mio sangue, con quelle acque mi tornerà la pressione alta! Ci hai mai pensato?
Chiara rimase zitta. Improvvisamente non voleva più rispondere. Dopo anni, non sentiva il bisogno di giustificarsi.
E il viaggio? Dovrei farmi chissà quante ore di treno? Con la mia schiena? La madre si rimise seduta, pronta ad avviare un lungo monologo. Guarda Ornella, la vicina. Sarà scapestrata, il marito un disastro ma viene tutti i giorni dalla madre: la aiuta con la spesa, le fa compagnia
Chiara fissava le rughe sulle labbra della madre, le radici bianche nascoste male dalla tinta, le mani gonfie di vene che un tempo le facevano le trecce. Quella bocca aveva cantato le sue ninne nanne. Dovera finito tutto quello?
Mi stai ascoltando?
Ti ascolto, mamma.
Non sembra proprio. Sembri una statua. Ti sto parlando sul serio
Giovanna riprese da capo: che ormai le camere nei centri benessere sono strette, che i vicini di stanza rumorosi, che i dottori giovani non capiscono niente salvo dare pastiglie. Chiara annuiva, ma dentro di lei si faceva largo un vuoto sempre più grande.
Lorologio scandiva minuti. Unora. Unora e mezza. Giovanna entrava nel vivo, dal centro benessere alle solite lamentele: le serate da sola, le rare telefonate, la figlia che non è più quella di una volta.
Tu capisci cosa vuol dire restare qui da sola? La madre alzò il mento. Vuoi scaricarmi, così puoi divertirti tu?
Mamma, è un regalo.
Un regalo! Giovanna spalancò le mani. Un regalo deve essere gradito! Questa è solo una scusa per sentirti la coscienza pulita. Mandami lontano e vivi tranquilla, vero?
Chiara si alzò lentamente. Le gambe ancora tremavano, ma prese la busta con decisione. Sentiva la carta spessa tra le dita.
Hai ragione, mamma. Non starai bene laggiù. Restituisco tutto.
Silenzio. Una smorfia sorpresa sul volto della madre, come chi si era preparata ad un duello ma laltro ha già deposto le armi.
Cosa vuol dire restituisci?
Vuol dire che riavrò i soldi. Hai ragione, non ti ho chiesto.
Chiara, lascia la busta qui.
Perché? Non vuoi andare, lhai detto tu.
Non ho detto che non voglio! Ho detto che avresti dovuto chiedere! La voce di Giovanna si fece più acuta, le guance arrossirono. Fai sempre di testa tua e poi ti meravigli se sto male!
Chiara premette la busta sul petto e si avviò verso lingresso. Il cuore in gola, ma una nuova determinazione nelle gambe.
Dove vai? Chiara! Ti sto parlando!
Mamma, sono stanca.
Stanca?! Giovanna la rincorse, afferrando il braccio della figlia. Ti ho dato tutto! Abbiamo stretto la cinghia, tuo padre se nè andato, io ti ho cresciuta da sola! È questa la tua gratitudine?
Chiara si voltò. Guardò la madre: le labbra tremanti di rabbia, il viso teso dallo sforzo.
Lhai detto tu, che non vuoi.
Ho detto che non mi hai chiesto!
Va bene, te lo chiedo. Vuoi andare a Sirmione?
Giovanna restò senza fiato dallindignazione.
Mi stai prendendo in giro? Vuoi farmi impazzire? Sei proprio senza cuore! Lascia la busta, ci penserò!
Chiara si liberò dolcemente dalla presa della madre. La busta era salda tra le sue mani.
Ti richiamo domani, mamma.
Chiuse la porta prima che Giovanna potesse rispondere.
Le recriminazioni filtrarono già dal pianerottolo, ovattate dalla porta chiusa: parole su ingratitudine, gioventù sprecata, che se ne sarebbe pentita. Chiara non si fermò, non si voltò. Le gambe la portavano giù per le scale, oltre le caselle postali scrostate, oltre i vicini sfuggenti.
Fuori piovigginava leggero. Chiara sollevò il viso, lasciando che le gocce le bagnassero la pelle, e per qualche minuto rimase in mezzo al marciapiede respirando il profumo dasfalto bagnato. Qualcuno la scansò infastidito, ma lei non fece caso a niente. Stringeva ancora la busta, e per la prima volta pensò: Potrei andarci io alle Terme. Le colonne antiche, le vasche termali E nessuno che si lamenti a colazione.
Camminò senza meta finché si fermò davanti alla vetrina di un piccolo caffè allangolo. La luce calda illuminava i tavolini con le tovaglie bianche, i fiori freschi nei vasetti, volti tranquilli che cenavano senza fretta. Chiara entrò.
Buonasera il cameriere le porse il menu con gentilezza vera, non di rito. È sola?
Sì, e le sembrò strano quanto naturale le suonasse, quella parola.
Scelse un tavolino in disparte, vicino al muro. Si sedette, lisciò il tovagliolo sulle ginocchia e aprì il menu. Colse subito il dolce più caro: tarte alle pere con caramello e sale. E un bicchiere di Chianti, intenso e pregiato.
Sua madre avrebbe detto che era follia. Soldi sprecati. Chiara immaginò il suo sguardo di rimprovero, il suo solito ai miei tempi e fece lordine.
Il vino era denso e leggermente tannico. Chiara ne assaporò un sorso e si abbandonò alla spalliera. Dentro, qualcosa si scioglieva: una leggerezza nuova dove da anni cera solo peso. Ripensò a quando, bambina, temeva le note in pagella perché la mamma restava in silenzio una settimana. A quando aveva scelto economia invece di lettere solo per accontentarla. A quando aveva lasciato Andrea, luomo di cui era innamorata, perché la mamma non vedeva futuro per loro.
La tarte era morbida, si scioglieva in bocca. Chiara guardava la colata di caramello e non ricordava lultima volta che aveva fatto qualcosa solo perché le andava davvero. Non per un brava della madre, non per compiacere gli altri, ma per sé.
Il telefono vibrò nella borsa. Ancora. E ancora. Nove chiamate perse e tre messaggi vocali da mamma Chiara lo spense senza ascoltare.
Bevve il vino, finì la torta, chiese il conto. Lasciò una buona mancia, perché le andava, e uscì nella sera. La pioggia era finita e il cielo fra i tetti si rischiarava, svelando le prime stelle.
Chiara capì in quel momento che il primo passo laveva già fatto: aveva scelto di essere, per una volta, la priorità nella propria vita. Essere sé stessa vale sempre più di ogni approvazione altrui.






