Mio marito è partito dai suoi genitori “malati”, ho deciso di fargli una sorpresa e sono arrivata senza avvisare…

Ogni mattina Giulia si svegliava al suono della pioggia che batteva sulla finestra e vedeva nuvole grigie fuori. Il tempo sembrava riflettere il suo stato danimo: inquieto, incerto, pieno di sospetti che non riusciva a ignorare.
Da tre settimane consecutive suo marito Marco preparava la borsa da palestra e annunciava:
I miei stanno male, vado da loro per qualche giorno.
La prima volta Giulia aveva accolto la notizia comprensiva. La suocera, Anna, aveva appena subito un intervento alla cistifellea. Il suocero, Giovanni, si lamentava della pressione alta. A sessantacinque anni, la salute può davvero divenire precaria.
Certo, vai pure, aveva detto Giulia. Saluta i tuoi, dì che sono in pensiero anchio.
Marco partiva il venerdì sera e tornava il lunedì mattina. Arrivava stanco, taciturno, come se avesse lavorato senza sosta. Rispondeva alle domande di Giulia sullo stato di salute dei genitori con poche parole:
Stanno meglio. Ma sono ancora deboli.
Cosa ha tua mamma in particolare? chiedeva Giulia.
Un po tutto, letà, rispondeva Marco con un gesto.
La storia si ripeté la settimana dopo.
Ancora problemi? chiese stupita Giulia.
Mamma è caduta, si è fatta male. Papà è agitato. Devo andare, spiegava Marco infilando camicie pulite nella borsa.
Vuoi che venga anchio? Potrei aiutare.
No, è meglio di no. La casa è piccola, tu resta a casa.
Giulia acconsentì. Con i genitori di Marco aveva sempre mantenuto le distanze, evitando consigli o intromissioni. Anna era una donna riservata, poco espansiva. Si parlavano in modo cortese, ma senza confidenza.
La terza partenza di Marco fu il fine settimana seguente.
Di nuovo? chiese Giulia mentre lui metteva jeans e maglione nella borsa.
Papà è davvero in crisi, la pressione schizza. Mamma non ce la fa da sola.
Non avete chiamato il medico?
Sì, ma ormai i medici di base sono quello che sono… Ha prescritto qualche pillola e se nè andato.
Marco parlava in modo convincente, ma Giulia avvertiva un tono che non la convinceva: troppo freddo e recitato, senza emozioni.
Forse dovreste portarli in ospedale se la situazione è così grave.
Hanno paura dellospedale. Preferiscono restare a casa, dicono che è più tranquillo.
Marco chiuse la borsa e baciò Giulia sulla guancia. Non ti preoccupare, cercherò di fare in fretta.
Quando Marco partì, Giulia rimase sola con una crescente inquietudine. Cercò di ricordare lultima telefonata con Anna. Circa un mese prima: la suocera aveva chiamato per augurare buon compleanno a una cara amica.
Anna era allegra, chiedeva della sua vita e raccontava dei lavori nellorto. Nessuna lamentela di salute, anzi, si vantava del raccolto dei pomodori e di progetti per linverno.
Strano, mormorò Giulia, fissando la pioggia autunnale dalla finestra. Se stava così male, avrebbe chiamato…
Marco tornò il lunedì ancor più silenzioso.
Come stanno i tuoi genitori? chiese Giulia.
Papà sta meglio, mamma ancora debole.
E cosa ha detto il medico?
Quale medico?
Il medico di base. Hai detto che lo avete chiamato.
Ah, sì. Ha detto di osservare. Se peggiora, portarla in ospedale.
Marco si cambiò velocemente e si mise al computer. Chiaramente non aveva voglia di parlare.
Quando lui andò in bagno, Giulia prese il suo telefono per la prima volta. Negli ultimi quindici giorni, nessuna chiamata, né a Anna, né a Giovanni.
Comè possibile? bisbigliò Giulia. Se vive da loro, perché nessuna chiamata?
Di solito, quando Marco era via, i genitori chiamavano Giulia almeno una volta. Ora, silenzio.
La quarta partenza fu il venerdì dopo.
Sempre dai tuoi? chiese Giulia.
Sì. Mamma ha la febbre, penso sia raffreddata.
Marco, posso venire con te? Posso aiutare.
Non capisco perché tu debba complicarti la vita, rispose lui brusco. Hai già tanto da fare.
Non mi pesa. Sono i tuoi genitori, quindi anche miei.
Giulia, non insistere. La casa è piccola, rischi di prendere linfluenza.
Marco parlava convincente, ma non la guardava negli occhi. Sistemava le cose in fretta, sembrava volesse evitare la conversazione.
Con che treno vai?
Il regionale delle sette.
Vuoi che ti accompagni alla stazione?
No, faccio da solo.
Marco baciò Giulia e uscì in fretta. La casa rimase piena di domande non dette.
Il sabato mattina Giulia rifletteva. Non aveva prove, ma i dubbi si accumulavano.
Mi sto comportando come una moglie sospettosa? si rimproverò. Forse i suoi stanno davvero male e io mi sto facendo troppe idee…
A mezzogiorno decise: se Anna e Giovanni stanno male, gradiranno la premura della nuora. Giulia preparò una torta, comprò frutta e altre cose buone e andò al paese vicino Milano dove vivono i suoceri.
Farò loro una sorpresa, decise. Farò felice anche Marco!
In cucina regnava la confusione allegra. Giulia impastò la torta secondo la ricetta di sua madre. Poi andò al mercato e tornò con arance, banane e un paio di succhi.
Alle tre era tutto pronto. La torta profumata si raffreddava sul tavolo, il sacchetto di frutta era pronto. Giulia si vestì bene, si truccò leggermente e partì.
In treno, si immaginava la sorpresa negli occhi di Marco. Si vedeva accogliere con un sorriso, felice per la visita improvvisa.
Giulia! Da dove arrivi? avrebbe detto lui.
Ho deciso di passare a trovarvi, avrebbe risposto lei.
Il viaggio durò unora e mezza. Anna e Giovanni vivevano in una villetta a due piani con giardino. Marco era cresciuto lì.
Giulia si avvicinò al cancello, suonò il campanello. Anna aprì la porta e, sorpresa, esclamò:
Giulia? Che ci fai qui?
La donna era in perfetta forma. Guance colorite, occhi vivi, nessun segno di malattia. Indossava una tuta sportiva, capelli raccolti.
Anna, buongiorno, disse Giulia mortificata. Sono venuta a trovarvi. Marco mi ha detto che stavate male.
Malati? rise Anna. Ma quali malattie! Stiamo benissimo, da dove vengono queste idee?
Giulia sentì il sangue salire al viso. Il cuore batteva forte, la borsa sembrava pesare una tonnellata.
Ma… Marco ha detto che era qui da voi per assistervi…
Marco? Anna scosse la testa. Giulia, non vediamo nostro figlio da una settimana, forse di più!
Dalla casa si sentì la voce di Giovanni:
Anna, chi è?
Giulia è venuta a trovarci! rispose Anna.
Giovanni apparve nellingresso. Un uomo di settantanni, capelli grigi, robusto, indossava pantaloni da lavoro e una camicia a quadri. Era appena stato nella sua officina.
Oh, la nostra nuora! esclamò felice. Che piacere! Vieni poco a trovarci.
Giovanni, dovè Marco? chiese Giulia.
Non lo so. Forse al lavoro, o a casa da te?
Ha detto che era qui perché stavate male e aveva bisogno di aiutarvi.
I suoceri si guardarono stupiti.
Giulia, stiamo bene e Marco non viene da luglio, da quando è passato per San Pietro… era il compleanno del padre.
Giusto. Da allora non ci ha nemmeno chiamato, confermò Giovanni.
Giulia si sentì svuotata. Ogni giustificazione di Marco, ogni viaggio ai genitori si svelò come una bugia.
Giulia, stai bene? chiese Anna. Sei pallida. Vieni, beviamo un tè.
No, grazie, devo andare, mormorò Giulia.
Ma come? Sei appena arrivata, hai portato anche la torta, insistette Anna.
Unaltra volta, consegnò i sacchetti. Sono per voi.
E Marco? Perché non è venuto?
Non lo so, rispose sinceramente Giulia.
Anna e Giovanni la accompagnarono fino al cancello, confusi. Giulia raggiunse la fermata dellautobus, con la mente piena di domande.
Durante il viaggio verso casa, guardava fuori, mentre la città di settembre scorreva. Ogni viaggio di Marco dai genitori, ora appariva uno scherno. Ogni racconto una manipolazione.
Mentre io mi preoccupavo per i suoi genitori, lui… Giulia non riusciva a finire la frase.
Sul treno prese il telefono. Voleva chiamare Marco, poi cambiò idea. Cosa avrebbe chiesto? Dove sei? Con chi sei?
Meglio aspettare il confronto a casa, osservare i suoi occhi.
Giulia arrivò alle otto di sera. Lappartamento era vuoto e silenzioso. Si sedette sul divano e rimase in attesa.
Marco rientrò lunedì mattina, come sempre. Le chiavi tintinnarono, la porta si aprì. Rientrò stanco, con la solita borsa da palestra.
Ciao, borbottò Marco entrando in camera. Comè andato il weekend?
Bene, rispose Giulia calma. Tu?
Duro. I miei stanno male.
Davvero? Cosa hanno?
Mamma ha la febbre, papà tutta la notte la pressione… Una faticaccia.
Marco non la guardava. Sistemava i vestiti sporchi, tirava fuori medicine.
Marco, disse Giulia. Guardami.
Marco alzò lo sguardo, allarmato.
Dove sei stato questi giorni?
Dai miei. Te lho detto.
I tuoi stanno benissimo. Non ti vedono da settimane.
Marco rimase immobile.
Di cosa parli?
Ieri sono andata da loro. Anna è scoppiata a ridere quando ho chiesto della malattia.
Marco impallidì.
Sei andata dai miei? Ma perché?
Perché ti ho creduto. Pensavo fossero davvero malati.
Giulia, non hai capito…
Cosa non ho capito? interruppe lei. Che mi menti da un mese? Che usi i tuoi come scusa?
Non è una bugia…
E allora cos’è? Giulia si avvicinò. Marco, dove trascorri i weekend? Con chi?
Marco guardava fuori dalla finestra.
Non posso spiegare ora.
Non puoi o non vuoi?
Giulia, credimi, non è come pensi.
E cosa penso?
Che io abbia qualcunaltra… unaltra donna.
E non è così?
Marco restò in silenzio, poi sospirò pesantemente.
Sì, ammise piano.
Giulia annuì. Non sentiva rabbia, solo vuoto e chiarezza.
Ho capito.
Non è niente di serio! È successo così…
È successo un mese fa?
No, prima. Non sapevo come dirtelo.
E allora hai mentito sui tuoi genitori?
Volevo capirci qualcosa. Sapere cosa volevo davvero.
E hai capito?
Marco taceva.
Ti sto chiedendo: hai capito cosa vuoi?
Non lo so, confessò.
Io invece sì, rispose Giulia. Voglio accanto qualcuno che non mi menta. Che non inventi una malattia dei genitori per una scappatella.
Non è una scappatella…
Chiamala come vuoi. Il risultato è lo stesso: mi hai ingannata.
Giulia andò in camera, prese la valigia.
Cosa fai? Marco era agitato.
Vado da unamica. Finché non ci siamo chiariti.
Chiariti su cosa?
Tu con i tuoi sentimenti. Io con i documenti per il divorzio.
Non decidere subito! Parliamone,
Di cosa dobbiamo parlare? Giulia chiuse la valigia. Di come hai mentito per un mese? Di come mi sono preoccupata per i tuoi genitori?
Non volevo farti soffrire…
E invece hai ferito ancora di più.
Giulia prese i documenti, il telefono e il caricatore.
Se vorrai spiegare, chiamami. Ma dubito che troverai una scusa per un mese di bugie.
E la nostra famiglia? La casa?
Famiglia è fiducia, rispose Giulia. La casa si divide con gli avvocati.
Si avviò verso la porta.
Aspetta, supplicò Marco. Possiamo provarci. Lascio tutto, ricominciamo…
Ricominciamo da dove? Da nuove bugie?
Non mentirò più. Prometto.
Marco, hai promesso fedeltà, vedi dove siamo arrivati.
Giulia chiuse la porta e uscì. Nel pianerottolo regnava il silenzio, solo un po di musica dal piano di sopra.
Fuori pioveva, come allinizio di tutto. Giulia sollevò il colletto della giacca e camminò verso la metro.
Il telefono suonò mentre scendeva nella metropolitana. Sul display vedeva il nome di Marco. Giulia rifiutò la chiamata, ripose il telefono.
La decisione era presa. Non si può vivere con chi usa i genitori come scusa per tradire. La fiducia è la vera base della famiglia: senza di essa, tutto crolla, anche la casa.
Lattesa non fa tornare indietro il tempo né cancella la delusione, ma dà forza per ricominciare. A volte la verità fa male, ma vivere senza bugie è un dono che dobbiamo concedere a noi stessi.
Il treno portava Giulia lontano dal passato, verso un futuro incerto ma finalmente sincero.

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