L’ex marito — Anita! — esclamò alle sue spalle una voce maschile inconfondibile. Anna trasalì, inca…

– Anita! mi chiamò alle spalle una voce maschile così familiare che mi si strinse il cuore.
Mi irrigidii, ritrassi il collo tra le spalle e, temendo di voltarmi, affrettai il passo sul marciapiede.
– Anitina, fermati un attimo! Sei proprio tu, vero?
Accellerai distinto, ma una mano maschile, per quanto non brusca, mi fermò poggiandosi sulla spalla.
– Anita, dai, sei diventata sorda? Sono io, Marco.
Mi voltai di scatto, raccogliendo tutto il coraggio che avevo, e sussurrai, incredula:
– Oddio, Marco Pensavo che la tua voce me la stessi solo immaginando Ma Come è possibile? Non può essere vero
– Perché no? il mio ex marito sorrideva di quel sorriso aperto e allegro che aveva da giovane. Non posso forse tornare nella mia città?
– Da dove saresti tornato? balbettai interdetta. Ma non eri insomma, mi avevano detto che eri morto.
– Morto? Marco sgranò gli occhi, sconvolto. Io?
– Sì Sei mesi dopo il nostro divorzio, quando sei andato a Milano, il tuo amico mi disse che tu esitai un istante, poi finii la frase che ti eri lasciato andare e eri morto solo da qualche parte.
– E chi mai ti ha detto una cosa simile?
– Bianchi. Il tuo migliore amico. Appena sei partito continuava a girarmi intorno, cercava di conquistarmi. Lho mandato subito via. Allora mi ha raccontato quella storia su di te.
– Che mascalzone! rise Marco. Quindi non scherzava davvero quando stava per salutarmi.
– In che senso?
– Così, mi disse: Hai lasciato Anita, la prenderò io. Sembrava una battuta, ma poi non ci siamo più sentiti, né lui mi ha mai risposto o scritto. Ai tempi mica cerano i social, al massimo ci si chiamava sul fisso o si scrivevano lettere. Non ho più idea di dove sia finito o che fine abbia fatto.
– È morto anche lui, sospirai. Già diversi anni fa. Lo hanno seppellito cinque anni fa circa.
– Accidenti Marco si fece serio. Avrebbe potuto vivere ancora. Siamo ancora giovani a modo nostro Già Poi ancora quel sorriso. Sono passati tanti anni dal nostro divorzio, ma tu sei rimasta la stessa. Sempre bellissima.
– Oh, smettila risi, sventolando una mano. Sono una donna qualunque.
– So che ti sei risposata, Marco mi guardava con affetto, quasi non si stancasse di osservare la sua ex moglie. E hai dei figli, se ricordo bene. Due, giusto?
– Sì, due, annuii. Ormai sono grandi, hanno le loro vite. E io sono pure nonna, due volte.
– Non ci credo! E tuo marito, come sta?
– Sta bene, risposi ironica. Ma ora con unaltra famiglia. Sono di nuovo una donna libera.
– Ecco anche Marco annuì. Siamo proprio degli sciocchi noi uomini, a volte. Cerchiamo lontano quello che abbiamo accanto senza accorgercene mai.
– Ma tu, perché sei tornato? domandai. Per lavoro o solo così?
– Sono tornato per restare, Anita. Per sempre. Sospirò amaramente. Ho seppellito mia moglie poco tempo fa e ho deciso di tornare a casa. Qui, alle mie radici. A essere sincero, non ci stavo più bene là. I medici dicevano che quel clima non faceva per me. Letà, e tutto il resto Anche mia moglie soffriva, aveva lasma Provai a convincerla a trasferirci, sentivo che dovevamo cambiare aria, ma per lei era impossibile: una milanese doc. Non riesco a vivere un giorno senza la mia città, diceva. Così negli occhi di Marco brillarono le lacrime. Ora cammino per queste strade dove sono cresciuto, mi guardo attorno e penso dove comprare casa. In trentanni qui è cambiato tutto. Magari tu puoi consigliarmi un quartiere dove mettere radici?
– E dove alloggi adesso? chiesi.
– In albergo, dove se no?
– E da qualche parente?
– Ma no! fece una smorfia Marco. Non mi va di essere un peso. Ognuno con la sua vita ormai. Arrivare allimprovviso sarebbe una scocciatura. E per un uomo è pure una questione di dignità.
– Non vuoi stare da me? mi scappò detto, poi mi spaventai della proposta e aggiunsi: Come affittuario, ovviamente.
Marco rimase spiazzato, sorrise timidamente e sospirò:
– Forse vorrei anche, Anita, ma cè un senso di colpa che non me lo permette.
– Colpa di che? chiesi sorpresa.
– La solita, scrollò le spalle. Sono io che ti ho lasciato trentanni fa. E questo non me lo sono mai perdonato.
– Ma cosa dici? sorrisi un po triste. Sono stata io a costringerti ad andartene. Sono stata io a sbagliare tutto, lo sai. Quella sera ti dissi parole terribili, nessun uomo avrebbe resistito.
– Non ricordo affatto che sia stata colpa tua, scosse la testa deciso. Ricordo solo le mie colpe.
– E cosa ricordi?
– Ricordo la mia stupidità, il nervosismo, le valigie fatte in fretta e la fuga notturna. Poi, ovviamente, me ne sono pentito, ma era troppo tardi.
– E io in quel momento ero pure contenta che te ne fossi andato, risi. Credevo che avrei ricominciato da capo Lho fatto, sì, ma poi ci ho rimesso lanima.
– Davvero? domandò Marco con un filo di speranza. Quindi non hai rancore per me?
– Assolutamente no. Gli sorrisi con dolcezza, perché in fondo al cuore sentivo una nuova leggerezza, quasi come da ragazza. Sei sempre lo stesso, Marco. Al massimo qualche capello bianco in più. Vieni pure a stare da me. Da stasera stessa. Ho una camera libera. Perché mangiare da solo in mensa? Alla fine, anche se ex marito, resti famiglia.
– Non ti sarò di peso?
– Se fossi di peso, pensi che ti avrei invitato? Anche a me, sai, questa casa senza nessuno la sera fa venire voglia di urlare.
– Se è così, allora Marco mi prese per mano, un po impacciato. Allora veniamo a prendere il mio bagaglio in albergo?
– Proprio quello? Quello stesso con cui te ne sei andato quella notte?
Scoppiammo a ridere insieme e ci avviammo su quel marciapiede, come se, in fondo, non ci fossimo mai separatiMarco rise, una risata piena di malinconia e speranza.
No, quello è ormai perduto nei traslochi della vita. Adesso ho solo una piccola valigia, piena di vestiti e qualche vecchia foto. Ma sai che ti dico? Questa volta la aprirò davanti a te.
Ci incamminammo insieme verso lalbergo, le nostre ombre lunghe accanto ai lampioni del viale. Sentivo il cuore vibrarmi nel petto, leggero come non lo era stato da anni.
Anita, sussurrò Marco, ti va se, tornando a casa, passiamo per quella gelateria di una volta? Chissà che gusti hanno adesso.
Ma certo, risposi, sentendo che stavo sorridendo davvero, come allora. Forse ci sono dei gusti nuovi, ma magari, a scavare sotto tutta questa neve, il sapore di una volta lo ritroviamo ancora.
Camminammo fianco a fianco, le dita intrecciate come ai tempi della nostra giovinezza, e per la prima volta dopo trentanni mi accorsi che il passato può davvero tornare a casa, se trova la porta aperta.

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L’ex marito — Anita! — esclamò alle sue spalle una voce maschile inconfondibile. Anna trasalì, inca…
Mio figlio si è costruito una famiglia dove io non ho più un posto