Ti avverto per l’ultima volta: se non cambi la sala per il ricevimento di nozze, io non ti sposo! Ma…

Ti avverto per lultima volta: se non cambi la location per il ricevimento, io non ti sposo! mancavano solo due settimane al matrimonio e la ragazza stringeva fra le mani gli inviti, incapace di firmarli

Ma che ti prende di nuovo, Bianca? domandò triste il suo fidanzato.

Ho un brutto presentimento!

Capisco, sorrise il ragazzo, mica ci si sposa tutti i giorni. Sono solo i nervi, passerà. Vedrai che andrà tutto bene, te lo prometto!

E come puoi prometterlo se neanche tu lo sai? Ma davvero ti costa così tanto metterti daccordo con me? Come pensi che riusciremo a stare insieme se già ora non vuoi venirmi incontro?!

Non siamo così benestanti da buttar via soldi, amore mio, si risentì lui, ormai ho già dato lacconto per lallestimento e il catering del salone. Se disdiciamo il contratto perdiamo tutti gli euro dellanticipo.

Ci sono cose peggiori dei soldi, credimi.

No, non posso credere a queste sciocchezze. Dobbiamo essere ragionevoli. E poi senza quei soldi rimarremmo senza viaggio di nozze. Mi spieghi, per favore, che succede?

Va bene, ascolta. Ma non dirai che certe cose non esistono. Solo perché non ci credi non vuol dire che non siano reali.

Prometto che non lo dirò, assicurò lui.

Al lavoro da poco abbiamo una nuova collega, si chiama Donatella. È riservata, non parla mai con nessuno e veste sempre di scuro. Un giorno mi si avvicina e mi dice:

Salutami nonna Pia.

Ma che cosa?! sono rimasta di sasso, nonna Pia è morta tre anni fa.

Vuoi sapere cosa vuole dirti? chiese lei solo dopo il lavoro.

Io ho accettato. E quello che mi ha raccontato mi ha gelata.

Era tanto tempo fa, disse. Quando aprirono qui in città un nuovo ristorante, con un bellissimo salone per ricevimenti.

Federico faceva il camionista sul cantiere e guadagnava bene. Propose alla sua promessa sposa, Caterina, di festeggiare lì il matrimonio. Lei accettò, tutta felice: veniva dalla campagna, era di famiglia povera e né lei né i parenti avevano mai messo piede in un ristorante. Insomma, voleva sorprendere tutti e rendere quel giorno indimenticabile.

Arrivò il gran giorno: la sposa raggiante nel suo abito bianco e velo, lo sposo più elegante che mai.

Dopo la cerimonia, il corteo nuziale e il pullman degli invitati raggiunsero il ristorante. Rimasero tutti senza fiato per la bellezza del salone. Solo una vecchina scosse il capo e borbottò tra sé:

Ma che usanza è questa? Fiori finti sui tavoli al posto di quelli veri non va affatto bene.

Ma nessuno ci fece caso, ormai tutto era artificiale: piatti, tessuti, persino i centrotavola. Lindustria della plastica spopolava negli anni Settanta, e questa storia successe poco dopo.

Comunque gli ospiti portarono fiori freschi: li infilarono nei vasi davanti al tavolo degli sposi.

A un certo punto, nel mezzo dei festeggiamenti, gli sposi si alzarono per il lento. Al ritorno, Caterina si gelò: il suo bouquet di rose, che era davanti a lei, si era completamente appassito.

I camerieri portarono via il mazzo, la festa andò avanti. Ma di lì a poco la sposa iniziò a sentirsi male, subito dopo svenne. Si spalancarono le finestre: troppa afa, dissero. Ma Caterina peggiorava. Si sparse la voce tra gli invitati:

Ma è incinta?

Limportante è che non sia malata e la gravidanza passa! scherzavano alcuni.

Ho visto una macchia rossa sullabito! mormorò un parente.

I genitori accorsero, ma non videro nulla. Poco dopo qualcun altro raccontò di aver notato, vicino alla porta, una figura di donna vestita integralmente di nero. Cercarono ovunque la misteriosa invitata, ma nessuno la trovò.

Per gli sposi la prima notte fu un incubo: sentirono sussurri, passi, la sensazione di una presenza invisibile davanti a loro. Federico si girava sentendo occhi che lo fissavano.

Lindomani, erano entrambi terrorizzati.

Allepoca il viaggio di nozze non si usava, o era rarissimo. Federico e Caterina tornarono al lavoro appena finito il matrimonio. Federico però non arrivò mai al fine settimana: morì in un incidente stradale. Lauto sbandò su una curva senza motivo: la strada era buona, il tempo pure, lui guidava da anni e sempre con prudenza. Nessuno si spiegò come fosse potuto accadere.

Caterina pianse tanto, si consumava giorno dopo giorno. Ma il peggio arrivò dopo un anno: un mattino uscì di casa e sparì. La cercarono ovunque. Non la trovarono mai.

Interessante come storia dellorrore, commentò Attilio. E tutto questo che centra con noi?

Centra eccome, Bianca era quasi in lacrime, perché quel matrimonio maledetto era proprio in quel ristorante. In quel salone che tu hai prenotato!

Ma scusa, e allora? Cosa centrano con noi cose successe a chissà chi?

Si dice che il ristorante sia stato costruito su un vecchio cimitero. Dicono che il salone sia proprio sopra la tomba della sposa che si tolse la vita pochi giorni dopo le nozze, dopo aver scoperto il tradimento del marito. Ora capisci?

Non credo a queste storie!

La sua anima in pena ancora si vendica: porta via lo sposo subito dopo il matrimonio, la sposa dopo un anno. Magari ora tocca a noi! Non pensi sia un segno che la nonna dal mondo dei morti mi abbia avvertita?

Smettila di parlare di maledizioni, Attilio era stufo dei capricci di Bianca se non vuoi sposarmi, mi sposo con Irene. Irene era lamica della sposa. Firma questi inviti, altrimenti mantengo la parola.

Bianca, dopo un altro attimo di esitazione, rinunciò alle nozze. Anche perché le parole di Attilio su Irene l’avevano turbata e amareggiata.

E invece Attilio fece davvero come aveva detto, e lamica di Bianca accettò di sposarlo.

Non passò nemmeno una settimana che la profezia si avverò: Attilio morì in un incidente in moto, senza freni.

Bianca si spaventò moltissimo per Irene, anche se non riusciva a perdonarle il tradimento. Il giorno dopo cercò subito Donatella, voleva sapere come salvare la sua ex amica, visto che proprio dopo un anno sarebbe dovuto arrivare il suo turno. Ma Donatella aveva appena dato le dimissioni.

Allindirizzo segnato nel CV, non abitava.

Si dice che questo matrimonio maledetto sia successo negli anni Settanta. Nessun documento lo attesta.

Ma a quei tempi certe cose restavano ben nascoste.

Però tra la gente del quartiere la leggenda si conosce Dicono che Irene, sconvolta ma determinata a non piegarsi, volle comunque celebrare il ricevimento nel salone maledetto: rideva della superstizione, rassicurava i parenti, ballava come se niente fosse. Ma dimprovviso, a notte fonda, fra i tavoli ormai deserti, qualcuno giurò di vedere per un attimo una donna in nero fissare la giovane sposa negli occhi e poi sparire in uno sbuffo di vento gelido.

Irene non parlò mai di ciò che provò in quel momento. Passò un anno intero in silenzio, vivendo come se ogni giorno potesse essere lultimo. Allanniversario del matrimonio, però, invece che lasciarsi trovare dalla maledizione, decise di partire da sola allalba, senza lasciare traccia proprio come Caterina, la sposa scomparsa.

Ancora oggi, se passi davanti a quel vecchio salone, puoi sentire nel respiro della notte un soffio freddo, come un saluto o un avvertimento. Nessuno osa più sposarsi lì.

Quanto a Bianca, lei non volle più mettere piede nella città natale. Scelse una vita nuova dove nessuno conoscesse né la storia né i fantasmi. Ma ogni tanto, riceve una cartolina senza mittente, con una sola parola scritta in corsivo: Grazie.

Forse da Donatella. O forse da qualcuno che, tra i vivi e i morti, non ha mai dimenticato il prezzo di un sì detto nel posto sbagliato.

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Ti avverto per l’ultima volta: se non cambi la sala per il ricevimento di nozze, io non ti sposo! Ma…
Ma quante volte ancora, santo cielo?! – Lisa sbatté il canovaccio sul tavolo. – Sono tornata dall’ufficio un’ora fa, non ho neanche avuto il tempo di cambiarmi! – Dai, ma che ricominci anche tu? – Andrea bloccava il passaggio sulla porta. – La mamma si è affacciata solo cinque minuti. – Cinque minuti? Sul serio? – Lisa indicò la montagna di piatti sporchi. – E le altre dieci persone erano di passaggio? Tutti insieme, proprio? Dalla sala si levò una risata fragorosa. Qualcuno alzò al massimo il volume della TV. – Ma perché ti lamenti come se non fossi di famiglia? – sbuffò Andrea. – Stiamo così bene, è divertente. – Divertente per te, che stai lì a sentire le storie degli altri… Io sto tagliando la terza ciotola di insalata russa! – Lisa fece segno verso la pila di patate. – E sono già le nove di sera. Domani ho una presentazione importante, eh! – Ancora con questa presentazione… Ma va’ là, sono solo delle immagini! – Immagini?? – Lisa divenne paonazza – Quello è un progetto da un milione, che io… – Lisetta! – si fece sentire la suocera, voce sdolcinata. – Ma cos’è tutta questa lentezza col’insalata? Abbiamo fame, dai! Galina P., la suocera, arrivò sulla soglia della cucina, rimettendosi in ordine i capelli. – Ma non potete almeno avvisare quando venite tutti insieme? – provò a restare calma Lisa. – Ma dai, a che serve avvisare? – la suocera infilò la mano nella ciotola dei cetrioli e si prese un pezzo. – Siamo famiglia, siamo venuti a prendere un tè insieme. Ai miei tempi… Giochi di famiglia – Eh, ai vostri tempi non c’erano gli smartphone, – borbottò Lisa. – Come? – strinse gli occhi Galina. – Dicevo: l’insalata è quasi pronta, – Lisa prese platealmente il coltello e iniziò a tagliare la mortadella. – Andreuccio, – la suocera si rivolse al figlio. – Tua moglie è proprio ingestibile. Manca di ospitalità e rispetto per gli anziani… – Mamma, basta dai – Andrea si agitava. – È solo un po’ stanca. – Stanca! – sbottò la suocera – Io alla sua età portavo avanti quattro figli, lavoravo, cucinavo, lavavo, e non mi sono mai lamentata. Un’altra risata dalla sala. Qualcuno urlò: “Andrea, vieni qui, che Vitto ha una storia pazzesca!” – Vado a sentire – si rallegrò Andrea e scappò via. – Sempre così – sussurrò Lisa guardandolo – Quando c’è da fare, lui sparisce subito. – Non permetterti di parlar così di tuo marito! – cominciò la suocera. – Dovresti solo ringraziarlo per averti sposata. Col tuo caratterino… Lisa smise di ascoltare. Guardò il coltello, il tagliere, la confezione di maionese… e si ricordò all’improvviso delle gocce che aveva comprato in farmacia quella mattina… – Sapete una cosa, signora Galina? – disse lentamente Lisa. – Ha ragione. Ora preparo tutto. Questa cena non la dimenticherete mai. – Finalmente! – si entusiasmò la suocera. – Adesso chiamo anche la signora Gina, abita qui vicino. – Te lo ricordi, Galina, quando tua nuora ha salato tutto il risotto? – gridò dalla sala zia Valeria – Abbiamo bevuto acqua tutta notte! – Già – approvò la suocera affacciandosi dalla cucina. – Lisa cucina molto… a modo suo. Lisa mescolò l’insalata contando fino a dieci. Qualcuno suonò di nuovo alla porta. – Sarà Gina! – si animò la suocera. – Andrea, apri! – Sono impegnato! – gridò lui dalla sala. – Lisa, apri tu? – Ho le mani sporche, – ringhiò Lisa. – Ma che donna sei?! – lamentò la suocera andando lei stessa alla porta – Non puoi aiutare tuo marito? Alla porta non c’erano solo nonna Gina, ma anche Marina, sorella di Andrea, col marito e i bambini. – Eravamo di passaggio, – sorrise Marina spingendo i figli urlanti dentro casa. – Ho pensato di salutare il fratellino. – Tutti di passaggio, certo – borbottò Lisa tra sé afferrando un’altra confezione di maionese. Erano già le nove e mezza. – Cos’hai da mormorare? – la suocera si girò subito verso di lei. – Ho detto: venite pure tutti a tavola – rispose Lisa a gran voce. – Tra un attimo è pronto. Prese la scatolina dalla borsa. L’istruzione diceva effetto in un’ora ed era meglio restare vicini a casa e al bagno… Lisa sorrise e versò un terzo del flacone nell’insalata. – Lisa, ma il secondo c’è? – si affacciò in cucina Andrea – I bimbi hanno fame. – Arriva tutto – annuì lei. – Polpette, purè, sugo… il sugo oggi è proprio speciale! – Così si fa! – si rallegrò Andrea – È tanto che non cucinavi così. – Tutto lavoro lavoro – riprese la suocera dal corridoio – Mai a casa, mai a cucinare. – Oggi invece mi supero – mescolava Lisa col cucchiaio. – Preparerò una cena che vi rimarrà nella memoria. Altri colpi di campanello. – Ah, saranno Vitto e Elena! – urlò Andrea – Ho detto anche a loro di venire. Lisa si immobilizzò col cucchiaio in mano. – Hai invitato ancora gente?! – Ma sì, che sarà mai… ormai siamo tanti. Vitto porta pure sua suocera che è qui da loro. Lisa guardò la scatoletta quasi vuota, poi all’insalata, poi contò gli ospiti… – Sai – disse, prendendo anche un’altra confezione dalla borsa – oggi il sugo sarà davvero… memorabile. Così basterà per tutti. – Così ti voglio! – gridò qualcuno dalla sala – Che cena sarebbe senza il sugo? – Senza il sugo non si può – confermò Lisa, dosando le gocce nel sugo – L’importante è che tutti si riempiano la pancia. – Allora, tutti a tavola! – dichiarò solenne Galina. – Guardate come si è impegnata la nostra Lisa! Si accomodarono rumorosamente. I ragazzi si tuffarono nell’insalata. – Ma forse è meglio iniziare col caldo? – suggerì Lisa con falsa dolcezza – L’insalata deve insaporirsi ancora. – Devi sempre complicare – sbuffò la suocera – Dai ai bambini da mangiare! – Giusto – approvò zia Valeria, riempiendosi il piatto. – Una volta si mangiava senza tante storie. – Stavolta sarà qualcosa di diverso – sorrise Lisa. – Una vera esperienza che non scorderete. – Lisa, tu non mangi niente? – chiese Andrea con la bocca piena. – Ho già mangiato fuori – lei restava appoggiata allo stipite – E cucinando mi sono saziata solo a sentire i profumi. – Vedila lì – ironizzò Marina – Adesso non mangia più con la famiglia. Solo lavoro e creatività… – A proposito di lavoro, – si mise in mezzo Vitto – Ma vi pagano veramente per disegnare quelle cose? Bella vita eh… Lisa osservava in silenzio come tutti si riempivano il piatto di nuovo. I piatti si svuotavano in modo inquietante. – Che bontà! – masticò nonna Gina – Finalmente hai imparato, niente più quei tuoi salatini strani. – Già – acconsentì Elena, la moglie di Vitto. – Ti ricordi l’ultima volta col “cesar” e i crostini? Bruciore di stomaco tutta sera! – Tranquilli – disse Lisa con voce calma – Stavolta nessuna acidità. Sentirete qualcosa di… diverso. – Come, scusa? – chiese la suocera. – Dico, magari accendiamo un po’ di musica? – Facciamo! – si entusiasmò Andrea – Prendo la cassa bluetooth. Si alzò ma si fermò sulla porta: – Lisa, sei strana oggi. – Sono solo spettatrice – si strinse nelle spalle lei – Volevo proprio vedere come ve la mangiate… Anzi, come fate il pieno per bene. – Ma dai! – e la pacchettò sulla spalla – Ti piace vederci contenti. Perfino mamma sta lodando. – L’importante è che vi piaccia – annuì Lisa – Ho anche scaldato altro sugo. Specialmente per tua madre, l’ho fatto con amore. Che lo assaggi eh! Guardò l’orologio. Secondo i suoi calcoli, i “super effetti” sarebbero arrivati entro mezz’ora. Proprio in tempo, quando erano tutti belli pieni e rilassati. – Lisetta, – la voce zuccherosa della suocera – Il tè ci sarà? – Certo, – prese la borsa dall’ingresso – Ma ora devo andare di corsa: mi hanno chiamata d’urgenza al lavoro. – Adesso? – sbottò Andrea – A cena di famiglia? Hai visto l’ora? – Perché, che c’è di male? – sorrise sinceramente per la prima volta – Siete arrivati senza avvisare, io me ne vado senza avvisare. Famiglia, no? – Gioventù moderna – allargò le braccia Galina – Nessun rispetto per i valori di famiglia! Ma dopo mezz’ora cambiò tutto… – Andreuccio, non mi sento bene, – sospirò la suocera, tenendosi la pancia. – Anche a me gira lo stomaco, – smorfie Vitto da seduto. – Sarà l’insalata? – zia Valeria tentò, ma non finì la frase che corse subito in bagno. – Ehi, dove corri?! – Marina la seguì – Arrivo prima io! – No, arrivo io! – urlava Elena cercando di sorpassare. In cinque minuti, in corridoio si formò una fila per il bagno fino alla cucina. – Mamma, sto male! – piangevano i figli di Marina. – Resistete! – ringhiò lei saltellando – Galina, quanto ci metti ancora? – Appena entrata! – rispose la suocera mixando rumori toilet-style. – Che roba, – mugolò nonna Gina appoggiata al muro – Ai nostri tempi non succedeva… – Andrea! – urlò Galina dal bagno – Chiama subito tua moglie! Colpa sua e della sua cucina! Andrea prese il telefono, ma Lisa non rispondeva. Solo un messaggio: “Spero che la cena sia stata di vostro gradimento. Ah, anche i vicini hanno il bagno. E Vitto ha casa nel palazzo accanto. Forza, parenti, correte… Magari fate in tempo.” – L’ha fatto apposta? – sussurrò zia Valeria tappandosi la bocca. – Mamma, esci! – gemeva Marina – C’è una fila chilometrica! – Non posso! – urlava Galina – Cosa ci ha messo quella ragazza?! In quel momento suonarono alla porta. La vicina dall’alto: – Tutto bene qui? Il mio lampadario trema… – Non ce la faccio più, – urlava qualcuno in fila – Forse conviene chiamare l’ambulanza? – Quale ambulanza?! – sbraitò Andrea – Così lo vengono a sapere tutti? – E sarebbe meglio fare figuracce coi vicini? – ribatté Marina tentando di spostare Vitto dalla porta. Il telefono vibrò ancora. Messaggio di Lisa: “Ah, dimenticavo, domani chiedo il divorzio.” – Cosa vuol dire divorzio?! – urlò Galina lasciando finalmente il bagno – Andrea, non può farlo! – Pensiamo dopo! – ruggì Vitto lanciandosi nel bagno libero – Ci sono cose più urgenti ora! I bambini di Marina iniziavano a piangere all’unisono. Elena chiamava i vicini. Nonna Gina sbraitava contro la gioventù moderna. E il cellulare continuava a bippare: “E comunque non preoccupatevi per le mie cose – le ho portate via mentre mangiavate. Buona digestione!” “P.S. Mi è piaciuto quando, Andrea, elogiavi le mie ‘immagini’. Ora questi ‘disegni’ daranno i soldi solo a me. Quel progetto da un milione? L’ho consegnato ieri. Non resterò senza lavoro.” “Per te, invece, sarà il caso di cercare in fretta una nuova cuoca per la tua preziosa famiglia. Anzi, meglio imparare a cucinare: per il ristorante ormai non avrai più soldi. Ho svuotato tutto il conto – tanto siamo famiglia, no?” La fila per il bagno continuava a crescere. Un urlo disperato di Marina si sentiva lontano: “I vicini non aprono!!!” E Lisa, intanto, si godeva il suo cappuccino in una tranquillissima caffetteria dall’altra parte di Milano. Per la prima volta in tre anni si sentiva davvero felice.