Quando mia figlia ha avuto il suo settimo figlio, ho capito che la mia pazienza era davvero finita!

Negli ultimi ventanni ho vissuto con mia figlia e suo marito, ma ormai non trovo più la forza di sopportare tutto questo.
Ho 65 anni e sono nonna di sette nipotini. Certo, tanti potrebbero invidiarmi e anchio un tempo avrei pensato che fosse una grande fortuna. Ma questa fortuna diventa faticosa quando sei costretta ogni giorno a fare da bambinaia e ascoltare il loro chiasso incessante. E mia figlia sembra non rendersi nemmeno conto di quanti figli abbia…
Quando è nata la sesta nipotina, mi sono seduta con Caterina per una conversazione molto seria. Mai avrei pensato di discutere di contraccezione con mia figlia trentacinquenne. Quando poi hanno annunciato larrivo del settimo figlio, ho iniziato a sentirmi svenire come se stessi affondando in una Venezia popolata di gemiti e lamenti. Nella nostra casa ci sono solo cinque stanze, ma ormai ci viviamo in nove.
Mia figlia dovrebbe riconoscere quanto è stata fortunata: io e mio marito abbiamo lavorato tutta la vita per costruire una casa grande fuori Firenze e comprare un po di terreno. Ora suo marito si vanta di essere contadino su quel terreno, mentre Caterina fa la sua parte in tutto. Io passo le giornate in cucina, a preparare pasti per quella che sembra una scolaresca. I bambini crescono, lappetito aumenta, nessuno vuole mai riscaldare le lasagne del giorno prima tutti vogliono sempre la pasta fresca.
Quando è arrivata la sesta nipotina, avevo sperato che Caterina finalmente avrebbe capito che anche io avrei bisogno di una pausa, di un po di pace dopo tanti anni passati con neonati, pianti e pannolini, ma ancora una volta i miei sogni si sono dispersi come il fumo di un caffè lasciato troppo a lungo sulla moka.
Spesso mi sentivo come in una stanza piena di specchi, guardando la mia immagine frammentarsi ogni giorno di più. Restavo in contatto con mio fratello, Giulio, che viveva da solo in Sicilia: sua figlia era partita per Barcellona già da tempo.
Una sera mi chiamò, implorandomi di raggiungerlo; un sogno di telefoni senza fili e voci distorte, perché si sentiva male. Avevo tanta paura per lui ma, nel profondo, sentivo una strana leggerezza, come se finalmente stessi scappando dai miei ingranaggi quotidiani. Ora Giulio si è ripreso, ed io passeggio ogni giorno tra il profumo degli aranci e il silenzio irreale. Riesco perfino a ricordare quanto amassi leggere, ascoltare Mina alla radio, guardare vecchi film di Sordi. Finalmente mi sembra di assaporare la vecchiaia, danzando lenta nei corridoi del tempo, senza aspettare che i miei nipoti diventino grandi. Ma come potrei spiegare tutto ciò alla mia famiglia, senza ferirli?
Caterina ora continua a chiamare, la sua voce uneco lontana che mi richiama a casa. Non riesce a gestire tutto da sola. E io, immersa in questa Sicilia irreale, sospesa tra il profumo dei limoni e i ricordi dinfanzia, non so davvero cosa dovrei fare.

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Quando mia figlia ha avuto il suo settimo figlio, ho capito che la mia pazienza era davvero finita!
Ciò che ho visto dalla finestra della cucina