«Ce la farai senza di me? Non sei capace di nulla!» – urlava suo marito mentre metteva le camicie ne…

Ma senza di me non ce la farai! Non sei capace di fare niente! urla suo marito, mentre piega le sue camicie e le sistema frettolosamente nella grande valigia.

Ma lei, invece, ce la fa. Non va in mille pezzi. Forse, se si fosse concessa il tempo di pensare a come avrebbe tirato avanti con due bambine, avrebbe finito per farsi mille spauracchi nella testa e, magari, avrebbe anche perdonato il tradimento. Ma non cè stato tempo: è già ora di portare le figlie allasilo e correre al lavoro. Suo marito, soltanto mezzora fa, è rientrato a casa: felicissimo della sua nuova fiamma, tutto sicuro di sé.

Così, infilando il cappotto, Tiziana dà istruzioni chiare e concise:

Giulia, aiuta Martina a chiudersi la giacca e, una volta allasilo, ricordale di mangiare bene. Leducatrice si è lamentata che rifiuta sempre la pappa.
Andrea, per favore cerca di prendere subito tutte le tue cose, tutta la roba che con tanta fatica hai accumulato. Non perdere tempo. E lascia le chiavi della casa nella cassetta della posta. Ciao.

Giulia è nata esattamente mezzora prima di Martina e viene considerata la grande: adesso hanno quattro anni. Sono indipendenti, ognuna con il suo carattere. Se Giulia si sforza di mangiare il semolino anche se non lo ama, perché così si deve fare, Martina invece difende il proprio punto di vista: Ci sono i grumi, questo non lo voglio!

Per fortuna lasilo è proprio sotto casa, dieci minuti a piedi. Le bambine chiacchierano tra loro, e queste loro voci allegre aiutano Tiziana a non pensare alle difficoltà che laspettano. Anche al lavoro non cè mai un attimo: in ambulatorio i pazienti si susseguono senza sosta, e poi ci sono ancora le visite a domicilio. Solo la sera, guardando le grucce vuote nellingresso quelle su cui solitamente pendeva il cappotto del marito Tiziana realizza che da oggi è sola. Ma non è il tipo che si perde danimo o si lagna: tutto dovrà continuare come sempre, anzi meglio. In qualsiasi situazione si può stare fermi a piangersi addosso oppure si può riflettere con calma, cercare una soluzione e magari trovare anche un pizzico di positività. Per cominciare, bisogna pensare alla cena.

Che cosa cambia adesso, con le bimbe? riflette Tiziana, tagliando le verdure per linsalata. Mio marito se nè andato. Che cosa faceva, in realtà? Nulla che io non possa fare da sola. Serve solo aggiustare un po il ritmo della giornata. Ce la posso fare. Va tutto bene. E andrà anche meglio. Non voglio vivere col pensiero fisso di dove sia lui, se sia dalla sua nuova compagna. Meglio stare da sola: più dura, ma almeno serena.

Terminate le storie della Storia di Pinocchio e dato il bacio della buonanotte alle bambine, Tiziana si affretta in bagno: la lavatrice ha appena terminato e bisogna stendere il bucato. Prima di andare a letto, decide di bersi una tazza di tè per mettere ordine nelle idee e pianificare il giorno dopo. Le sue figlie sono proprio identiche, due gocce dacqua gemelle. Due figlie, forse è più impegnativo che averne una sola, ma lei non lha mai vissuta come una tragedia. Si stupiva anzi quando la gente la commiserava:

Ma va, noi stiamo bene, rispondeva. Nessuno qui si sta ammazzando di fatica. Ce la caviamo.

Il bollitore fischia. Tiziana prepara il tè con la melissa che adora, accende una lampada calda. Fuori tempaccio, pioggia e neve, ma in casa è caldo e tranquillo, solo lorologio scandisce i secondi

E proprio allora suonano alla porta. Tiziana si sorprende vedendo sul pianerottolo la vicina: una donna anziana con la quale non ha mai legato. Una pensionata sola che ogni mattina porta a spasso il suo povero cagnolino, e saluta Tiziana in modo asciutto, con le labbra serrate. Quel cane, Tiziana lha visto più volte vicino ai cassonetti: magro e spelacchiato, fissava in silenzio i sacchi della spazzatura. Forse la signora ha avuto compassione e lha portato a casa. Nessuno viene mai a trovarla; lei va solo a fare la spesa e a passeggio col cane.

Mi scusi se la disturbo, dice stringendosi nello scialle di lana, ma ho visto oggi che suo marito caricava le valigie in macchina. Lha lasciata?

Non sono affari suoi, replica secca Tiziana.

Suo marito no, non sono affari miei, prosegue la signora. Volevo solo dirle che, se mai avesse bisogno di aiuto, può contare su di me. Se serve stare con le bambine, o altro.

Entri, la invita Tiziana. Come si chiama? le chiede, mentre versa il tè in due tazze, posando sul tavolo un cestino di biscotti: Prego, prenda pure.

Mi chiamo Eugenia Benedetti. E lei è la signora Tiziana, già lo so. Senta, Tiziana, prosegue spezzando un biscotto, non voglio essere invadente. Solo che sappia: se dovesse aver bisogno per me sarebbe un piacere aiutarla. Non pensi ai soldi, tuttaltro, lo faccio solo per il piacere di farlo.

Eugenia Benedetti sorseggia il tè e, annuendo, dice:
Davvero buono. È melissa, vero? Io ne coltivo tanta nellorto della mia cascina. Destate venga a trovarmi, ci sarà posto anche per voi. Ho anche un melo là, mele buonissime

E Tiziana osserva la vicina domandandosi come mai lavesse sempre trovata antipatica. Forse perché non sorride mai in modo servile, chiedendo se non sia dura gestire le gemelle? Non ficca il naso e non fa domande fastidiose, passa in silenzio? Tiziana aveva pensato fosse altezzosa e superba. Eppure, ora, niente domande scomode, solo una mano tesa.

Tiziana vede ora la vicina con occhi diversi: vestita con cura, le pantofole ancora nuove, i capelli raccolti in uno chignon ordinato, il vestitino col colletto di pizzo. E profuma di unessenza leggera e gentile.

Ascolta il racconto della cascina, delle mele, della piccola sauna, del lago dove destate vivono le anatre, e i pensieri tristi si allontanano, lasciando una sensazione di calore dentro.

Tiziana se lo ricorda benissimo, anche se sono già passati cinque anni da quel giorno. Ricorda la voce del marito: Ti rovinerai! Non ce la farai mai!

Ma tutto questo è ormai passato.

Eugenia Benedetti taglia le mele con destrezza, le sistema sullimpasto e inforna la torta. Linsalata è già pronta, lo spezzatino cuoce piano. Oggi è il compleanno della vicina amata. È agosto, porte e finestre della casa in campagna sono aperte sullaria destate. In cucina si diffonde il profumo della torta di mele.

Quante volte mi ha aiutata! pensa Tiziana guardando la vecchina arrossata dal calore del forno. Che avrei fatto senza di lei? Le bambine adorano la nonna Eugenia. E pensare che avrebbe potuto richiudermi la porta in faccia. Ora le figlie hanno nove anni, vanno a scuola. Tutte le estati solo qui, in questa cascina ospitale: il lago, gli amici e la amata nonna. Vera, vicina, generosa

Vado a raccogliere ancora qualche mela, facciamo il compotto, dice Tiziana uscendo in giardino con il cestino.

Sotto il melo, allombra, dorme Alba, la cagnolona. Chi avrebbe mai detto che quel cane spelacchiato raccolto tra i rifiuti sarebbe diventata la bellissima labrador di oggi?

È tutto merito dellamore. Solo lamore ci salva, pensa Tiziana porgendo una fettina di biscotto ad AlbaTiziana si ferma un attimo, le dita tra i rami, e inspira profondamente quel profumo di erba e di mele mature. Oltre il cancello, le bambine ridono rincorrendosi, i capelli scompigliati dal vento dagosto. Eugenia, dalla finestra, fa un cenno con la mano: Non tenetele troppo al sole! e ride anche lei, con quel sorriso che ormai è di casa tanto quanto i mobili e il profumo di buon pane.

Tiziana guarda tutto questo, sente il cuore pieno. Quel vuoto di un tempo la paura, il dubbio di non farcela oggi le sembra lontanissimo, quasi impossibile. Invece ogni stagione è passata, uno dopo laltra, ognuna con le sue difficoltà e i suoi frutti. Cè chi parte, chi resta, chi arriva allimprovviso. E ci sono ancora i temporali e le notti in cui i pensieri fanno un po male, ma adesso lo sa: nessuna donna è davvero sola, se sa tenere il cuore aperto.

Alba si avvicina, strofinandosi contro la sua gamba. Tiziana si china, accarezza il morbido pelo dorato e sorride alle bambine che corrono verso di lei, portando nei grembiuli le prime prugne cadute. Il sole filtra tra le foglie, avvolge tutte loro in un abbraccio caldo.

Siamo pronte per la torta! gridano insieme, fiere del raccolto.

Tiziana sente la voce di Eugenia dalla cucina: Venite presto, che la torta è già dorata!

E, in quellistante semplice e perfetto, Tiziana capisce che non servono eroi a cambiare una vita. Bastano il coraggio di chiedere aiuto, una porta che si apre e il tempo lento dellamore. E così, tra il profumo di mele e di sole, tutto sembra possibile. Anche essere felici, semplicemente così.

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«Ce la farai senza di me? Non sei capace di nulla!» – urlava suo marito mentre metteva le camicie ne…
HA CALPESTATO I MIEI SOGNI QUESTA DONNA SPREGIUDICATA —Figlio mio, se non la smetti con quella sfrontata opportunista, considera che non hai più una madre! Quella Nina ha almeno quindici anni più di te!— mi ripeteva sempre la mamma. —Mamma, non ci riesco, non ce la faccio! Anche se lo volessi…— mi giustificavo io. …Avevo una ragazza del cuore, la mia Lenoccia di 14 anni. Pura, timida, desiderata. Quando l’ho conosciuta alla discoteca della scuola, io ne avevo 18. Mi piaceva così tanto Lenoccia, da morirci! Attraverso la sua amica, con mille scuse, l’ho invitata a uscire. Credete sia venuta? Macché! Ho cominciato a seguirla come un cacciatore. Ho trovato il suo numero, chiamato, supplicato per un appuntamento. Alla fine, si è arresa. Ma ha voluto che chiedessi il permesso a sua madre. Ero tremante sulla soglia di casa sua. La mamma di Lenuccia si è rivelata una donna simpatica, mi ha affidato la figlia per due ore. Abbiamo passeggiato nel parco, chiacchierato, riso. Tutto innocente. All’improvviso, Lenuccia mi dice: —Vova, ho già un ragazzo. Credo di amarlo. Ma è un cascamorto. Sono stufa di trovarlo con altre. Però ho il mio orgoglio. Proviamo a frequentarci noi, che dici? Alzai le sopracciglia incuriosito. Quindi, Lenoccia poteva sembrare timida ma in realtà sapeva già amare… Mi sono invaghito ancora di più. Le due ore sono volate, poi ho riconsegnato Lenuccia alla mamma. …Col tempo, non potevo più vivere senza di lei. Anche la mia mamma ha amato subito quel “raggio di sole”. Lenuccia stava spesso da noi. Mamma la riempiva di consigli femminili, a volte si scordavano pure di me a parlare tra loro. Quando Lenuccia ha compiuto 18 anni, abbiamo parlato di matrimonio. Nessuno di noi, né le famiglie, aveva dubbi. Le nozze sarebbero state in autunno. …E’ arrivata l’estate. Lei è partita in campagna dalla nonna, io sono rimasto in villeggiatura a dare una mano a mamma. Un giorno innaffio l’orto, mi chiama una donna sui 35 anni, spettinata, scomposta, con uno sguardo acceso. Non l’avevo mai vista tra i vicini. Mi chiede da bere. Le porgo una tazza d’acqua fresca di pozzo. —Grazie giovanotto! Quasi crepavo di sete. In cambio le offro la mia ‘liquore casalingo’. Prenda, non si formalizzi. Ed ecco che mi ritrovo una bottiglia piena in mano. Di sera, a cena, bevo quel liquore. Quella sera la mamma era via in città, sono rimasto solo. Se ci fosse stata, mai mi avrebbe fatto toccare quella bottiglia! Il giorno dopo, la donna torna. Si chiama Nina; vive nel paese vicino. La invito in casa. Di nuovo la solita bottiglia, chiacchiere, un’insalatina e due panini. Senza accorgerci, la bottiglia finisce. Ancora oggi mi maledico per ciò che successe dopo… Nina mi ha stregato come un ragazzino, mi ha soggiogato. Ero come un manzo al guinzaglio. Quando mi sono ripreso non c’era più. Mia madre mi scuoteva per svegliarmi: —Vladimir! Cosa è successo mentre non c’ero? Con chi hai bevuto? E il tuo letto? Sembra ci sia passato sopra un branco di cavalli! —preoccupata, era confusa. Riuscii appena ad aprire gli occhi, testa pesante, mani tremanti… Non seppi spiegare. La sera, tornai in me. Ricordai tutto. E mi vergognai di fronte a Lenoccia… Non passa una settimana e Nina ricompare. E io… Sono pure contento di vederla, quasi mi mancava! Mamma si precipita sulla porta, mani sui fianchi: —Lei cosa vuole qui, signora? La porto via, la rimprovero: —Mamma, che modi! Magari voleva solo un bicchiere d’acqua! —Uhm… Questa è Ninetta-la-Perditempo del paese! Tutti la conoscono. Gira per le villette, seduce uomini! Che non pensi di portarsi via anche te! Mandala via prima che sia troppo tardi! Ma ormai era troppo tardi. Mi aveva già stregato con la ‘pozione magica’. Sentivo che non l’amavo, non era mia, eppure la seguivo come un’ombra. Lenoccia, la promessa sposa, me la dimenticai. E quando le parlai, Nina mi disse: —Vladimir, il primo amore non è mai la vera fidanzata. Il matrimonio saltò. Mamma invitò Lenoccia a casa e confessò tutto: —Cara, perdona Vladimir, non sa cosa fa. Quando se ne accorgerà sarà tardi, perderà tutto con quella donna. Tu pensa alla tua felicità, non aspettarlo. Lenoccia si sposò serenamente. Mamma, per separarmi da Nina, andò in caserma e chiese che mi chiamassero subito in servizio militare. All’epoca avevo rinvio. Fui spedito in Afghanistan. Di quello che passai laggiù non parlo… Tornai senza tre dita della mano destra, una ferita lieve. La mia psiche era distrutta. Diventai temerario e insensibile. Nina mi aspettava e ormai avevamo un figlio. Prima di partire, non ero sicuro di tornare vivo, e decisi di lasciare almeno un figlio. In guerra sognavo una famiglia con cinque figli. Mamma continuava a odiare Nina. Con Lenoccia era sempre affettuosa, persino lavorava a maglia per sua figlia. Credeva pure che fosse mia figlia… Mi avrebbe fatto piacere, ma non era così. Lenoccia veniva a trovare mamma, si informava di me. Mamma sospirava: —Oh Lenoccia, Vladimir è ancora con quella… Non si staccherà mai! Questi discorsi me li ha riportati lei stessa, anni dopo. Mi sono trasferito al Nord per lavoro. Nina e i nostri tre figli vennero con me. Ne nacquero altri due. Ho coronato il mio sogno. Ma dopo due anni, una figlia morì di broncopolmonite. Clima troppo duro. Torniamo a casa, tra le nostre betulle, si sopportano meglio le disgrazie. Mi tornava sempre più in mente Lenuccia, la mia ex promessa. Una nostalgia struggente. Chiesi a mamma il suo telefono, mi ha dato persino l’indirizzo, avvertendomi però: —Non ti intromettere nella sua vita, lascia perdere! L’ho chiamata subito. Lei era ancora più bella. Mi ha invitato a casa. Il marito mi ha conosciuto come ‘amico d’infanzia’ e ci ha lasciati soli. Sul tavolo una bottiglia di spumante, frutta. —E allora, Vladimir? Racconta come va la vita — mi disse lei guardandomi dritta negli occhi. —Perdonami, Lenoccia. Così è andata. Nulla cambierà ormai. Ho quattro figli…— balbettavo. —Non cambiare nulla, Vova. Ci siamo rivisti, abbiamo ricordato la gioventù, va bene così. Solo tua mamma mi dispiace… Tu sii dolce con lei — mi raccomandò. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso, sempre bella e desiderabile. Presi la sua mano, la baciai teneramente: —Lenoccia, ti amo come allora. Ma il nostro amore è passato e basta. Ti chiedo perdono! —Vova, è tardi. Vai. Ma non potevo andarmene così. Mi travolsero emozioni enormi, un desiderio folle! …Al mattino me ne andai in silenzio. Lei dormiva serena. Cominciammo a vederci di nascosto per tre anni. Poi lei si trasferì in periferia, la storia si interruppe per sempre. …Ho divorziato da Nina quando i figli sono cresciuti. Aveva ragione mamma. Una donnaccia resta tale: è passata sulla mia vita come un uragano, calpestando i sentimenti, spezzando il cuore. …Per quanto uno lavi l’acqua, acqua resta. Solo uno dei miei figli si è rivelato davvero mio. Il primogenito…