Giulio, smettila di contare le cornacchie!
Da qualche giorno Giulio rifiuta il cibo che gli porta Ludovica:
Su, su, caro mio, sono le stesse polpette che ti comprava il signor Matteo. Non verrà per ora… non aspettarlo, Ludovica allarga le braccia.
Che scena curiosa… Alla lunga pensilina gialla della fermata, gli operai della fabbrica, in attesa dellautobus, si sono tutti ammassati da un lato. Laltro lato è vuoto, eccetto per un grosso cane fulvo, con il pelo arruffato, che si è sdraiato con aria regale davanti alla panchina…
Giulio ha quasi quattro anni e conosce la vita come le sue quattro zampe. Passa le giornate vicino alla fermata degli autobus, di fianco al dormitorio. Dietro al dormitorio cè la fabbrica, e poco oltre un campo. Niente di interessante Giulio lì cè già stato parecchie volte.
Come sia diventato Giulio, il cane fulvo non lo ricorda più. Così lo avevano chiamato alcune ragazze che vivevano nel dormitorio. Per compassione verso il cane sfortunato, a volte gli lasciavano anche da mangiare. Ma la maggior parte delle persone stava lontana da Giulio.
Non fissa nessuno con occhi tristi, non scodinzola amichevole… Giulio non è così. Nei suoi tre anni e passa, sembra già un vecchio scorbutico, sempre di malumore. Incute timore con il suo carattere burbero.
Le persone… Che si può dire di buono su di loro? Sulla maggioranza, proprio nulla! Soltanto le due ragazze che gli davano ogni tanto da mangiare, Giulio le escludeva dalla regola generale.
Non ama le persone, detesta le cornacchie, e guarda con disprezzo pure i passeri che cinguettano e fanno il bagno nelle pozzanghere.
Il tempo in cui credevi ciecamente, da cucciolo, che ciascun essere umano volesse coccolarti, passa sempre. Per Giulio è andato già da un pezzo.
In realtà, per lui, gli uomini e le cornacchie fanno lo stesso suono sgradevole. Alla fermata, sempre a discutere. Si spingono e scacciano Giulio perché non vogliono averlo tra i piedi.
Perché mai amarli? Neppure vale la pena pensarci…
Con le cornacchie è unaltra storia. Quelle facce toste cercano di rubargli il poco che riceve dalle ragazze del dormitorio. Giulio si lancia su di loro, ma gli uccelli si posano poco distanti, si consultano e sembrano decise a non arrendersi senza combattere.
Così scorre la giornata: litiga con le cornacchie, conta le insolenti chissà quante ancora riusciranno a pavoneggiarsi con la coda tutta intera e ringhia ai bipedi…
A conti fatti, vivere alla pensilina gialla non è poi male. Non è certo una villa, ma ci si ripara dal vento e dalla pioggia, e destate cè un po dombra. Solo che a volte ci sono troppi esseri umani…
Be guarda come si è messo comodo, il signorino! Fammi passare alla panchina! una scarpa interrompe il sonno del cane.
Giulio apre un occhio. La scarpa vorrebbe passare sopra le sue zampe, ma lui non è daccordo:
Vuoi litigare? Aspetta un po!
Giulio si alza di scatto. La scarpa tenta di fuggire intatta, ma ecco che arriva il suo autobus.
Ciò che Giulio detesta più di tutto è quando le persone saltano sullautobus e svaniscono per sfuggirgli. Così tanti dei suoi nemici sono sfuggiti al suo morso!
La scarpa, però, rimane alla fermata, abbandonata dal suo proprietario. Solitaria, senza vita.
Così impari! pensa Giulio, soddisfatto della battaglia vinta. Si prende un po di tempo per mastichiare il trofeo da ogni lato e con orgoglio lo trascina dietro al cestino.
Chiara, non stare vicino a quel cane matto! una donna bionda trascina via lamica.
Quel cane è irrecuperabile, è proprio pericoloso annuisce un uomo con una sigaretta.
Il mozzicone vola vicino al cestino e quasi centra Giulio. Il cane abbaia infuriato, così luomo si sposta allaltro capo della fermata…
*****
Il giorno dopo, Giulio incontra di nuovo il proprietario della scarpa. Stavolta è accompagnato da un’altra persona.
Ecco! il proprietario della scarpa indica Giulio con rabbia, ma si tiene a distanza di sicurezza. Questo cane aggressivo! Fate qualcosa!
Cosa? laltro uomo scuote le spalle Non siete il primo a lamentarvi. Ma nel nostro paese non cè il servizio randagi.
Il proprietario della scarpa toglie il dito e comincia a gesticolare come una gazza. Giulio ascolta con attenzione.
Poi anche il secondo uomo comincia a protestare. Giulio li osserva soddisfatto. Che spettacolo divertente!
E lei fa la guardia! sbotta il proprietario della scarpa con tutto il suo disappunto.
Giulio neanche apre la bocca. Ah, gli uomini che ringhiano luno contro laltro! Più divertente di una battaglia di cornacchie per una noce.
Al proprietario della scarpa sembra pure che sul muso del cane compaia un ghigno beffardo. Ma no, è solo unillusione!
Io sorveglio il dormitorio, non la fermata! luomo se ne va, poi si ferma e si volta: Buttategli un osso ogni tanto, vedrete che non vi scaccia più.
Un buon consiglio, in fondo.
Oh, grazie! Magari domani gli porto metà delle polpette della mensa? ironizza il proprietario della scarpa. E aggiunge, fissando Giulio: E tu, bestiaccia, perché non dici niente? Nemmeno un ringhio oggi? Uff! Feroce!
La bestiaccia, come si sente chiamare, aiuta di nuovo luomo infastidito a salire sullautobus con la velocità di una Ferrari.
Giulio abbaia dietro allautobus e ancora vede, dietro il vetro appannato, la faccia rossa di Matteo, che non smette di borbottare…
Alla fine, rincontrarsi non si può evitare. Matteo ha appena ottenuto il posto di vice-direttore di produzione alla fabbrica.
Tutto è nuovo per lui. Comincia a capire chi sono le persone, e la giornata è partita male per colpa di questo randagio davanti alla fermata. E che sfortuna, pure la macchina è in officina. Ogni mattina quellabbaio forsennato. Ma perché mai ce lha tanto con lui, questo cane spelacchiato?!
Da quel giorno, Giulio sembra avercela davvero con Matteo. Tutti gli altri esseri umani sembrano spariti dal suo radar.
Il cane non vede lora che arrivi il solito autobus e la scarpa di Matteo tocchi il marciapiede!
Stanco degli sguardi beffardi degli operai, Matteo decide di seguire il consiglio del custode e compra una polpetta in mensa per Giulio.
Mangia, gli rovescia il bocconcino vicino alla fermata, occhi puntati su di lui.
Giulio è pronto a “salutare” il padrone della scarpa, ma lodore della polpetta è troppo invitante, lo induce ad avvicinarsi…
La polpetta sparisce così in fretta che sembra non sia mai esistita. Solo lasfalto impolverato conserva ancora quel profumo squisito. Giulio si lecca le labbra e scruta luomo.
Ma guarda un po! Ne vuoi ancora? Eh no! Non ho la moglie, e le polpette non le so fare. E dalla mensa, ogni volta, la tua faccia finirà per rompersi!
*****
La mattina seguente, Matteo resta di stucco.
Matteo, Giulio non vi abbaia più, eh? ride Ludovica, la segretaria dalle guance rosate.
Sì, Ludovica, ora mi rispetta, risponde con fierezza Matteo, anche se lancia unocchiata incuriosita al cane.
Così, da quel giorno, il cane solitario inizia ad aspettare la polpetta quotidiana che Matteo non manca di portare.
Forse, pensa Giulio, non tutti gli uomini sono stupidi come sembravano? Magari sono diversi dalle cornacchie che ogni mattina litigano per un tappo luccicante?
Laria si fa più frizzante… Linverno arriva silenzioso. Una mattina la pensilina gialla si trova coperta da una soffice coltre bianca. Il primo vento gelido corre su dai campi.
Secondo la nuova abitudine, Matteo appoggia la polpetta e qualche altro boccone davanti al muso di Giulio.
Il cane trema, si avvicina veloce e, come sempre, la polpetta sparisce come per magia. Giuro su tutte le code dei cani, questa polpetta è più veloce della fame!
Matteo resta a guardare il dorso fulvo che trema.
Arriva il bus, Matteo, Ludovica afferra il suo braccio, ma lui si smarca con un gesto.
Eh! sospira con rammarico, e rientra nel suo ufficio.
Dopo poco, una mano in guanto di cuoio accarezza piano Giulio. Il cane guarda luomo.
Dai, hai freddo, vero? Non fai più tanto il guerriero. Vieni qui, sdraiati sul cartone. Almeno sarà più caldo… Mettiamolo qui di lato, tira meno aria… Tieni anche questaltra polpetta…
*****
Sabato Matteo resta a casa. I fiori davanti alla villetta che ha comprato nei sobborghi di Firenze sono ormai coperti da uno spesso strato di neve. Il vento gelido spazza i fiocchi qua e là.
Matteo fa una frittata con il salame, fa colazione, poi prende la pala dal garage. Le mani vanno, la neve vola e il pensiero vaga lontano…
Si ferma, osserva i fiocchi che danzano nellaria. Mormora qualcosa tra sé e sé, getta la pala e si fionda fuori dal cancello…
Alla fermata non cè nessuno. Giulio sapeva che ci sono giorni in cui la gente quasi non arriva. Lautobus si ferma comunque. E invece della solita folla, scendono solo poche persone.
In questi giorni la pancia di Giulio brontola più che mai. Le ragazze dal dormitorio oggi non si vedono…
Si alza, deciso: sa bene che dovrà correre ancora a lungo per arrivare in piazza e davanti al fornaio. Lì può capitare qualche boccone, quando alla fermata non trova altro.
Giulio sta per lasciare il suo riparo, quando davanti a lui si ferma ancora una volta lautobus.
Dove credi di andare? Vuoi perderti nel vento?
Matteo tira fuori una manciata di wurstel. Giulio li divora come se da un momento allaltro potessero sparire.
Polpette oggi niente, la mensa è chiusa, si giustifica Matteo, però guarda cosho portato…
Alla fermata compare una grande scatola, con dentro una vecchia coperta di pile sbiadita.
Non mi è venuto in mente altro. Dai, infilati. Almeno lì dentro si sta meglio…
Allimprovviso, né la neve né il vento freddo hanno più importanza per Giulio. Sente solo una calda sensazione nuova, profonda.
Un pensiero solo gli attraversa la mente: mai, mai nessuno gli aveva portato una cosa simile…
*****
Da alcuni giorni, Giulio rifiuta il cibo che gli porta Ludovica.
Su, caro, sono le stesse polpette che ti portava Matteo. Non viene, si è preso la febbre… non aspettarlo Ludovica allarga le mani.
Giulio, con le orecchie basse, la osserva.
Si scuote ogni volta che si apre la porta dellautobus o qualcuno esce dal cancello della fabbrica. Ma lui non arriva…
Giulio si sdraia malinconico sulla sua coperta nella scatola. Le cornacchie litigano per una mollica di pane poco più in là. Vorrebbero portarla ognuna nel proprio rifugio segreto.
Le osserva triste. Bau! Sciocchi uccelli! Anche lui ha un nascondiglio: un buco sotto la pensilina, proprio dietro il cestino.
Si alza e va dritto lì. Non è mica come quelle cornacchie chiassose, che poi scordano dove hanno nascosto il gruzzolo. Ecco la scarpa. Certo che se la ricordava. Una volta la odiava. E ora…
Che sentimento è mai questo che lo tira da dentro? Tira fuori la scarpa. Dovè Matteo? Giulio ormai ha capito che gli altri chiamano il suo umano così. “Il suo umano”…
Ma lui, un vero amico? È un cane vero, se ormai ha una persona e lha pure persa?
Giulio abbaia alle cornacchie con forza. Una strana energia lo attraversa. Basta! Stanco! Non resta più con loro!
Matteo! Matteo!
Giulio drizza le orecchie, speranzoso. È la voce di Ludovica al telefono.
Non sento bene… Sto salendo ora sullautobus. Ho preso la tua cartelletta da firmare…
Ludovica sale sul tram e non si accorge che, come unombra, il cane fulvo la segue, la scarpa stretta tra i denti…
*****
Il cane si ferma sicuro accanto a Ludovica mentre ripete il nome del suo umano.
Ludovica stringe di più la sciarpa al collo, salta giù dallautobus, e Giulio la segue. In bocca sempre la scarpa nera.
Oggi Giulio è stranamente allegro. Come aveva potuto pensare che quella coperta bianca fosse solo fredda e brutta? Sotto gli stivali di Ludovica la neve sembra addirittura divertente.
Ludovica suona il campanello e poco dopo una voce familiare risponde. Giulio abbaia, prende a correre, Ludovica scivola sul ghiaccio dalla sorpresa e la cartelletta vola nella neve…
Matteo, mi aiuta prima ad alzarmi invece di abbracciare il cane?
Gli occhi di Matteo sono lucidi. Le lacrime?
Sei venuto da me? Sei venuto davvero? E guarda che regalo mi porti, eh? ripete, stringendo il cane da un lato e la vecchia scarpa dallaltro.
Ludovica, sollevata, viene invitata a prendere un bel tè caldo.
Una cosa non capisco, Matteo, dice, mentre guarda il cane gironzolare in cucina. Perché non hai mai portato Giulio a casa prima? Hai una villetta, tanto spazio
Avevo paura, sospira Matteo, sono stato solo a lungo, capisci. Un cane è impegno, responsabilità. È come avere una piccola famiglia… Ma ora non lo lascerò mai più. Appena sto meglio, imparerò anche a fare le polpette…
Allora bisogna prenderti dassalto! ride Ludovica, scuotendo la testa. Allora viva che Giulio è venuto da solo!
E Ludovica, nascondendo un sorriso, sorseggia il suo tè fumante.





