Sono andata al ristorante per conoscere per la prima volta i genitori del mio fidanzato, ma quello che hanno combinato mi ha fatto annullare il matrimonio
Pensavo che incontrare i genitori del mio fidanzato sarebbe stata solo unaltra tappa verso il nostro futuro, e invece una cena da incubo mi ha mostrato a che razza di mondo appartenesse Alessandro. Alla fine della serata, non mi è rimasta altra scelta che annullare il matrimonio.
Non avrei mai immaginato di essere una di quelle che annullano un matrimonio. Ma la vita è maestra nellinfilarti i bastoni tra le ruote, no?
Di solito sono il tipo che prende decisioni importanti dopo averne parlato con amici e parenti, per sentire mille opinioni prima di muovere un dito. Ma stavolta mi era chiaro: dovevo farlo.
Sedevo in salotto come una diva tragica di un film italiano anni Sessanta, fissando il vuoto e domandandomi: E adesso?
Sapevo che dovevo annullare tutto, perché quello che era successo quella sera a cena non lo avrei dimenticato mai più.
Devo fare un passo indietro e raccontarvi di Alessandro. Lho conosciuto al lavoro, quando è arrivato come nuovo responsabile junior della contabilità. Cera qualcosa in lui, non so bene cosa, che mi ha colpito subito e mi ha fatto dire: Oh, guarda, ecco uno interessante!
Alessandro incarnava il classico bello italiano: alto, capelli sempre in ordine come appena uscito dal barbiere, sorriso da pubblicità e una battuta pronta che conquistava tutti in ufficio. Tempo due mesi di caffè insieme in pausa e ci siamo messi insieme.
Dopo poche settimane ho realizzato che era proprio luomo che desideravo: sicuro di sé, gentile, responsabile, con il senso pratico di una nonna di Napoli. Proprio quello che serve a una pasticciona come me.
La nostra relazione è decollata in fretta. Col senno di poi, fin troppo in fretta. Alessandro mi ha chiesto di sposarlo dopo sei mesi, ed io, travolta dallentusiasmo, ho detto sì senza pensarci due volte.
Tutto sembrava perfetto, tranne una cosa: non avevo ancora conosciuto i suoi genitori. Vivevano in unaltra regione e Alessandro aveva sempre una scusa pronta per evitare lincontro. Ma quando sono venuti a sapere del nostro fidanzamento, sono stati loro a insistere: volevano conoscermi a tutti i costi.
Ti adoreranno mi rassicurava Alessandro, stringendomi la mano Ho prenotato per venerdì sera in quel nuovo ristorante chic in centro.
Ho passato i giorni successivi in preda al panico. Cosa mi metto? E se non gli piaccio? E se gli dicono di mollarmi allistante?
Credo di aver provato metà dellarmadio e quello di mia sorella prima di scegliere un tubino nero classico, cercando di sembrare elegante quanto basta senza esagerare.
Il venerdì sono tornata a casa prima dal lavoro per prepararmi con calma: trucco leggerissimo, tacchi neri, borsetta minuscola e capelli lasciati come la natura li ha voluti. Volevo sembrare semplice ma impeccabile. Alessandro è passato a prendermi sotto casa.
Sei splendida, amore! ha detto, sfoderando quel sorriso che mi ha sempre fatto sciogliere. Pronta?
Ho annuito, decisa a non lasciarmi divorare dallansia. Spero che mi troveranno simpatica.
Ti adoreranno, tesoro ha risposto convinto Sei proprio quello che ogni mamma vorrebbe per suo figlio. Sei fantastica.
In quel momento mi sono rilassata un filo, ma non avevo messo in conto la commedia che mi aspettava.
Entrati nel ristorante un tempio di lampadari di cristallo e musica di pianoforte in sottofondo, dove anche lacqua sembrava costare quanto una borsetta firmata troviamo i genitori di Alessandro già seduti vicino alla finestra. Sua mamma, Paola, minuta e con la messa in piega da rivista, si è alzata subito accogliendo Alessandro con lentusiasmo di chi ha appena rivisto il suo unico figlio dopo ventanni di guerra. Il padre, Vittorio, uno sguardo severo da preside daltri tempi, è rimasto seduto senza battere ciglio.
Oh, Ale! ha strillato la madre appena ci siamo avvicinati, ignorandomi totalmente. Gli ha dato un abbraccio che neanche mamma orsa, poi lo osserva preoccupata: Ma quanto sei sciupato! Mangi abbastanza? Ti sembri una foglia secca!
Io restavo accanto impalata, finché finalmente Alessandro si è ricordato di presentarmi.
Mamma, papà, lei è Giulia, la mia fidanzata.
La madre mi ha dato una scansione tipo controllore Trenitalia: su e giù, poi un sorrisetto tirato. Ah, salve cara Sorriso per modo di dire: la bocca sorrideva, gli occhi un po meno.
Il padre si è limitato a grugnire.
Ci siamo seduti e ho tentato di rompere il ghiaccio: Piacere davvero, sentivo parlare tanto di voi da Alessandro.
Prima che potessero rispondere, ecco il cameriere con i menù. Mentre lo sfogliavo, vedo Paola sporgersi verso Alessandro.
Amore, vuoi che ordini la mamma per te? So che ti perdi quando cè troppa scelta, ha detto abbastanza forte da farsi sentire da tutto il tavolo e, temo, da mezzo ristorante.
Aveva trentanni e gliene parlava come a un ragazzino alle scuole medie. Ma lui niente, annuiva docile come se nulla fosse.
Grazie, mamma. Sai tu quello che mi piace. Ma che razza di uomo adulto?!
Cerco di incrociare lo sguardo di Alessandro, sperando che se ne accorga, ma lui fissava estasiato la madre che ordinava per entrambi tutto quello che costava di più: aragosta, costate, bottiglia di Barolo da 180 euro.
Quando tocca a me, balbetto e scelgo uno spaghetto al pomodoro: niente di che, ma lappetito era sparito.
Aspettando il cibo, ecco il padre: Allora, Giulia, tono burbero che sembrava un esame di maturità quali sono le tue intenzioni con nostro figlio?
Quasi mi va di traverso lacqua. Scusi?
Intendo dire Vorresti sposarlo, giusto? E come pensi di prenderti cura di lui? Guarda che bisogna stirargli sempre camicie e pantaloni, e non dorme senza il suo cuscino speciale!
Aspetto che Alessandro intervenga, magari dicendo Papà, dai, sono grande!, ma lui tace come una statua romana.
Ehm a dire il vero, non abbiamo ancora discusso questi dettagli improvviso.
Imparerai in fretta, cara incalza la mamma Il nostro Ale è delicato, servono cene puntuali alle sei e niente verdure, le odia!
Mi ricordo di aver pensato: ma dove sono finita? Perché lascia che lo trattino da neonato? Cosa mi sono persa?
Il cameriere arriva portando le pietanze. Paola taglia la carne ad Alessandro e il padre gli ricorda di usare il tovagliolo a trentanni suonati! Mangiavo il mio piatto come chi sorseggia una tisana amara: a piccoli sorsi e senza gusto.
A fine pasto penso sia passata a nuttata, ma invece il peggio deve ancora venire.
Arriva il conto. Paola lo afferra subito, con fare protettivo. Ero convinta lo facesse per galanteria, invece
Beh, penso sia giusto dividere tutto a metà, no? mi fa, sfoderando il solito sorrisetto. In fondo, siamo già famiglia!
Avevano ordinato cibo e vino per una regina e ora mi chiedevano di pagare metà, quando io avevo preso solo uno spaghetto da venti euro? Ma anche no.
Guardo supplichevole Alessandro, sperando intervenga, ma niente: fissava il tovagliolo come se fossimo a Chi lha visto.
In quel momento ho capito tutto. Non era la questione del prezzo: era che, sposando lui, avrei sposato pure i suoi genitori. Un pacchetto completo che non volevo manco gratis.
Allora mi sono alzata, con la calma di uneroina di telenovela: In realtà preferisco pagare solo il mio, ho detto gentile, tirando fuori il portafogli e lasciando trenta euro sul tavolo (mancia inclusa). Ma cara, siamo famiglia! protesta Paola.
No, non lo siamo. E mai lo saremo, ho risposto guardandola negli occhi.
Poi mi sono rivolta ad Alessandro, che finalmente ha trovato il coraggio di affrontare il mio sguardo. Era smarrito, come se stesse a pagina tre quando tutti avevano già finito il libro.
Alessandro, mi piaci tanto. Ma questa non è la vita che voglio. Non cerco un bambino da accudire, voglio un compagno. E sinceramente, non credo tu sia pronto.
Ho tolto lanello di fidanzamento, appoggiato accanto al bicchiere e aggiunto: Mi dispiace, ma il matrimonio è annullato.
Ho preso la borsa e sono uscita lasciando tre facce stralunate dietro di me.
Uscita nel fresco della sera, mi sono sentita leggera come non mai. Sì, faceva male. Sì, in ufficio sarebbe stato un imbarazzo cosmico. Ma sapevo di aver fatto la cosa giusta.
Il giorno dopo ho riportato labito da sposa.
Quando la commessa ha processato il rimborso, mi ha chiesto: Tutto bene?
Le ho sorriso, finalmente serena. Sa che cè? Ora sì.
E mentre lo dicevo, ho capito che la cosa più coraggiosa che puoi fare è andartene quando qualcosa non fa per te. Magari ti fa male nellimmediato, ma alla lunga è lunica vera scelta intelligente.
Tu che dici, ci si può solo guadagnare, no?






