Mia figlia ha realizzato all’uncinetto 80 berretti per bambini malati – poi mia madre li ha buttati …

Guarda, ti devo raccontare cosa nam capitato linverno scorso, perché ancora ci penso e mi sale quella rabbia mista a tenerezza. Allora, la mia bambina, Beatrice, ha solo dieci anni e ha sempre avuto un cuore enorme. Suo papà, purtroppo, ci ha lasciate quando lei era piccolissima, aveva appena tre anni. Per anni siamo state io e lei contro il mondo.

Poi, quando ho conosciuto Davide, tutto è cambiato: lui è entrato nella nostra vita con una dolcezza che non mi sarei mai aspettata. Beatrice lo adora e lui si occupa di lei come se fosse proprio sua. Le prepara la merenda per la scuola, le aiuta a fare i compiti, le legge le storie tutte le sere davvero, non credo potevo chiedere di meglio.

Solo che sua mamma, la signora Giuliana, non lha mai accettato fino in fondo. Un giorno lha pure detto apertamente a Davide: È bello che fai finta che sia tua figlia, ma tu la tua vera famiglia la avrai solo quando avrai dei figli tuoi. Ti rendi conto? E ne ha dette tante altre, tipo che i figliastri non diventano mai veramente parte della famiglia e che Beatrice ti ricorderà sempre il marito della tua compagna, deve essere difficile. Ma Davide lha sempre stoppata subito. Solo che certe cose fanno male.

Siamo riusciti a gestirla a piccole dosi, senza lasciare mai troppo spazio a litigi o discussioni. Si faceva tutto per mantenere la pace in famiglia, te lo giuro. Finché un giorno Giuliana non ha proprio passato il limite.

Verso fine novembre, Beatrice mi ha detto che voleva fare qualcosa di speciale per Natale: aveva deciso di realizzare alluncinetto 80 berretti per i bimbi ricoverati negli ospedali pediatrici di Torino. Diceva che voleva portare un po di calore a chi doveva stare lontano da casa per le feste. Ha imparato guardando tutorial su YouTube e con i risparmi della paghetta sè comprata lana e attrezzi. Ogni pomeriggio stessa scena: compiti, merenda e poi giù a lavorare alluncinetto in camera sua.

Ero così orgogliosa di lei! Finché una giornata iniziata come tante si è trasformata in un incubo. Ogni volta che Beatrice finiva un berretto, lo faceva vedere a me e Davide, e poi lo metteva in una grossa borsa vicino al letto. Arrivata quasi allottantesima creazione, era quasi pronta a spedire tutto in ospedale. Proprio in quei due giorni, Davide era fuori per lavoro a Milano e quindi in casa ceravamo solo io, Beatrice e purtroppo Giuliana, che approfittando dellassenza del figlio ci ha fatto una bella controllatina a sorpresa.

Io e Beatrice rientriamo dalla spesa e lei corre subito in camera sua, felicissima di scegliere il colore del prossimo berrettino. Dopo pochi secondi urla: Mamma! Mamma! Io mollo le buste e volo da lei. La trovo a terra, seduta, che piange disperatamente è sparita la borsa con tutti i berretti. Le sue mani tremavano e non riusciva nemmeno a parlare.

A quel punto sento la voce di Giuliana, che stava in cucina a sorseggiare il tè dalla mia tazzina preferita, facendosi vedere come la cattiva nelle soap della Rai. Stai cercando quei berretti? Li ho buttati. Solo uno spreco di soldi e tempo perché mai questa bambina dovrebbe regalare roba fatta a mano a degli sconosciuti? Io ti giuro, non credevo alle mie orecchie.

Le ho chiesto come avesse potuto farlo e lei, calma come se niente fosse: Erano brutti, tutti colorati a caso e fatti male e poi non è del mio sangue e non rappresenta la mia famiglia. Forse sarebbe ora di smettere questo passatempo inutile. Beatrice si scioglieva in lacrime, io cercavo di consolarla ma vedevo che il cuore le si era proprio spezzato.

Appena sono riuscita, sono uscita a rovistare nei bidoni della spazzatura di casa, pure quelli del condominio niente, era tutto sparito. Quella notte Beatrice ha pianto fino a sfinirsi. Io le sono rimasta accanto, accarezzandole i capelli finché si è addormentata.

Avrei voluto chiamare subito Davide, ma sapevo che era impegnato con il lavoro e avevo paura di distrarlo. Ma appena è rientrato Beatrice non aveva nemmeno la forza di raccontare, appena ha sentito parlare di berretti si è messa di nuovo a piangere. Allora ho portato Davide in cucina e, tra una parola e laltra, gli ho spiegato tutto. Non lavevo mai visto così arrabbiato: aveva le vene in fronte gonfie dalla rabbia, e la voce gli tremava.

È corso subito da Beatrice: Amore mio, mi dispiace che non fossi qui ma ti prometto, la nonna non ti farà mai più del male. Poi si è preso le chiavi e mi ha detto sottovoce: Devo sistemare questa faccenda, torno presto.

Due ore dopo, rientra con un saccone della spazzatura in mano e dentro cerano tutti i berretti! Era andato fino al palazzo di Giuliana in centro città e aveva frugato nei bidoni finché non li ha trovati. Li ha estratti e ha mostrato a Giuliana, che nel frattempo avevamo invitato con una scusa, il suo lavoro: Queste non sono simple creazioni: sono una speranza per bambini che soffrono. E tu le hai buttate via.

Giuliana, sdegnata, fa: Davide, hai davvero perso la testa? Ti sei messo a rovistare nei cassonetti per questa roba? E lui, fermissimo: Non sono brutte e tu non hai ferito solo il progetto di una bambina, hai spezzato il cuore di MIA figlia. Siamo a posto così. Non è tua figlia, gli sibila, ma per la prima volta Davide non indietreggia e, anzi, la accompagna alla porta: Non hai più diritto di vedere Beatrice, hai scelto tu.

Giuliana è rimasta senza parole, offesa, ha detto che ce ne saremmo pentiti, e poi se nè andata sbattendo la porta. I giorni dopo in casa cera un silenzio strano, Beatrice non parlava dei suoi berretti, non ne faceva più neanche uno. Davide però non si è arreso: qualche giorno dopo è tornato a casa con una scatola enorme piena di gomitoli, nuovi uncinetti e tutto loccorrente per ricominciare. Le ha chiesto: Vuoi ricominciare? Ti aiuto io, anche se sono negato col filo e lago!. Ed è stato lì che Beatrice ha ricominciato a sorridere.

Si sono seduti insieme tutti i weekend, e in poco più di due settimane Beatrice aveva di nuovo i suoi 80 berretti pronti per essere spediti. Li abbiamo mandati in uno dei principali ospedali pediatrici di Torino e dopo pochi giorni ci è arrivata una mail bellissima dal primario che ringraziava Beatrice: le foto dei bambini felici con i suoi berretti hanno fatto il giro dei social! Tutti chiedevano di conoscerla, alcuni scrivevano messaggi pieni di affetto. Beatrice, timidissima, ha scritto dal mio telefono: Mi fa piacere che i bambini abbiano apprezzato. La prima volta la nonna ha buttato via tutto, ma il mio papà mi ha aiutato a rifarli.

Il post è diventato virale. Un sacco di persone hanno preso le difese di Beatrice quando hanno saputo cosa era successo e non ti dico limbarazzo di Giuliana, che ha chiamato Davide piangendo disperata: Mi stanno trattando da mostro, dicono che sono una strega, datemi indietro la mia reputazione!

Davide, calmissimo: Mamma, se la gente ha saputo la verità è solo perché lhai fatta tu questa cosa. Bastava comportarsi da nonna.

Ancora oggi ogni tanto Giuliana tenta di scrivere un messaggio a Natale o per i compleanni, chiedendo se si può rimediare, ma Davide è fermo come una roccia: No. E posso dirlo davvero? Da quando si è fatta da parte, casa nostra è tornata piena di pace, con Beatrice e Davide che ogni domenica stanno lì insieme a lavorare alluncinetto, tra risate e chiacchiere, e tutto sembra più leggero e colorato.

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