Quando Due Teste Dure Si Sposano: La Storia di Mia Zia Polina, Un Matrimonio Impossibile tra Tradizioni di Famiglia, Delusioni d’Amore e il Peso delle Radici nella Vita di una Donna Italiana

TI RACCONTO UNA STORIA

Mia zia di sangue, Antonietta, si è sposata più per dovere che per amore, te lo giuro. Le sorelle maggiori la pressavano, i genitori non le davano tregua. “E dai, Anto’, quando la cavalla ha saltato abbastanza, è ora di mettere il basto O vuoi aspettare la treccia bianca e finire zitella? Dalla nostra famiglia nessuna è rimasta signorina a vita! E chi ti porterà un bicchiere dacqua quando sarai vecchia e stanca?”

Ma Antonietta, dopo anni a vedere suo padre uno che con il vino era in confidenza profonda giurò a se stessa ancora bambina di non sposarsi mai. Lei pensava solo al lavoro, voleva farsi strada da sola. Poi però, proprio al suo ventottesimo compleanno, dopo una miriade di consigli e ramanzine di parenti, decise che sì, forse era il caso di metter su famiglia.

Lo sposo, Michele, saltò fuori subito. Pare che la famiglia da tempo lavorasse ai fianchi pure lui! Due settimane dopo che s’erano conosciuti, Michele chiese la mano ad Antonietta. Lei, quasi come si trattasse di una commissione da fare, rispose con un Va bene, accetto. Dentro di sé pensò: “Magari lamore arriva col tempo”.

Lui aveva trentatré anni, indole forgiata e idee chiare. Si fece una cerimonia lampo. Ricordo ancora il brindisi del compare di anelli: “Se ti vuole bene, al matrimonio; se no, a casa dal babbo!” Antonietta col tempo se ne convinse sempre di più. Da lì iniziarono i giorni tutti uguali. Dopo nemmeno un mese, voleva già il divorzio. Tutto le andava stretto. Sentiva solo delusione. Il marito: uno testardo, precisino e inflessibile. Anche Antonietta era dura di carattere: na vera lotta tra titani.

Dopo un anno, arriva la cicogna con un fiocco azzurro: nasce Andrea. Antonietta si butta nella maternità, smette di vedere il marito, di notte gli prepara il letto sul divano letto. Sono distrutta, non dormo, e tu qui senza fare né cucire né tagliare diceva.

Lestate successiva, prende il piccolo Andrea sotto il braccio e torna dai suoi, in campagna attorno a Siena. Si lamenta con la madre: Mamma, basta, voglio separarmi. Cresco Andrea da sola, non fa per me la vita matrimoniale! A volte vorrei chiudere gli occhi e lasciarmi andare. Non riesco proprio a farmi piacere questa famiglia. Ormai odio Michele. Perché tirarla per le lunghe?

E la mamma, con quella saggezza contadina: Anto’, fermati qui con papà e me, magari ti manca il marito dopo un po. Ma non azzardarti a divorziare! Resisti! Marito e moglie sono come acqua e farina: puoi mescolare quanto vuoi ma separarli è impossibile!

Antonietta, lo sapeva che la madre non le avrebbe detto altro Anche se non capiva bene cosa significasse resistere. Andrea cresceva, vedeva il gelo tra mamma e papà. Che esempio era quello? Gli volevi far imparare la tristezza invece della gioia?

La mamma di Antonietta, tutta la vita aveva resistito. Marito alcolizzato, buttato sul letto con i mugolii. Lei, invece, su e giù dalle cinque di mattina: mungere la mucca, preparare il pastone per i maiali, falciare il fieno, sarchiare le patate. In più, va a lavorare al consorzio agrario. Solo dinverno, dopo aver sfamato animali e famiglia, un po di pace. In campagna non si finisce mai

Tutte e tre le figlie, appena cresciute, se ne scapparono a Firenze o Milano. Rimasero i genitori con il figlio, fratello di Antonietta, che aveva problemi cognitivi. Antonietta non digeriva il perché la mamma avesse voluto un altro figlio col padre combinato così: Mamma, sapendolo comera papà, ma perché il quarto figlio?

E quella tranquilla: Tuo padre voleva un maschio, di femmine ce nerano anche troppe

I genitori lo accudirono fino alla fine. E il fratello morì poco dopo di loro, a sessantanni, completamente incapace di badare a sé.

Dopo averci pensato su, Antonietta decise di non rattristare la madre e ritornò da Michele. Due anni dopo, altro regalo in famiglia: arriva Giulio. Antonietta sperava che il secondo figlio potesse sistemare le cose col marito, ma niente. Michele non lo sopportava proprio, perché diceva che il bambino era uguale sputato al nonno beone.

Antonietta ingoiava lacrime ma non rimpiangeva mai di avere due figli: Tutto lamore ai miei bambini, a lui neanche una briciola, pensava. Così andavano avanti

Quando Andrea e Giulio erano ormai ragazzotti, piovvero brutte notizie: iniziavano a bere, fumare, rispondere male. Addirittura, facevano fronte comune col padre contro la madre. Lei avrebbe voluto due figli ubbidienti, ma niente da fare. Il marito cominciò anche a bere con loro. Era la fine, e la famiglia crollava a pezzi sotto gli occhi di Antonietta. Non sapeva davvero come gestire quei tre uomini.

Quando non ce la fece più, Antonietta tornò a casa degli anziani genitori. Lì fu accolta a braccia aperte. La mamma la consolava: Anto’, sembri più vecchia di me. La vita ti ha proprio arato a rovescio. Eh, gli uomini

Lei rimproverava ancora la madre per la troppa pazienza col fratello: Mamma, basta coccolarlo come un neonato! Sii più rigida, che ti si mette in testa!

Ma la mamma proteggeva il figlio: Che vuoi farci, Anto, tuo fratello è un po lento, ma è sangue nostro! Non si cancella dalla famiglia, starò con lui finché campo!

Antonietta non aveva mai avuto simpatia per quel fratello, pur sapendo che non era colpa sua. Ma, daltronde, come poteva venir fuori sano da un padre sempre sbronzo? Lei e le sorelle, invece, erano nate nei tempi buoni.

Un anno dopo, Giulio si presentò in campagna: il padre era morto, annegato nellalcol. Antonietta non pianse una lacrima. Si limitò a sospirare: Era nellaria. Si dice che ci promettiamo una vita insieme lunga quanto un braccio, poi viviamo quanto ununghia. Che Michele riposi in pace

Tornata in città, dopo mille tentativi di convivere coi figli ormai adulti, si comprò una casetta fuori Firenze con i risparmi della pensione. Voleva solo un po di tranquillità per la vecchiaia. Andrea e Giulio rimasero nell’appartamento di famiglia.

Andrea, il più grande, nel frattempo si sposò e le regalò un nipotino. Ma qualcosa non funzionò: dopo un anno divorzio secco. Poi fu il turno di Giulio di trasferirsi dalla madre, dopo una lite furiosa col fratello maggiore. Pare che anche lui avesse preso un po troppo la mano con il vino e ad Andrea non andava giù. Lo cacciò malamente.

Passano gli anni Andrea si risposa, poi di nuovo solo. La seconda moglie se ne va dopo qualche anno. “Sposato oggi, ghiaccio domani”, così concluse con Antonietta. La terza storia? Una passione vera, ma la moglie muore allimprovviso a quarantanni, un trombo. La morte è fumo: entra dovunque. Andrea, distrutto, disse basta con i matrimoni: Mi sono stufato, mamma. Vivrò da solo.

Antonietta ora ogni settimana va a casa sua: cucina, pulisce. Giulio, invece, è rimasto scapolo, beve tutto quello che trova e sparisce per giorni. Lei, a settantacinque anni suonati, gira per il paese con la foto del figlio chiedendo a tutti: Avete visto il mio Giulio?. Ormai tutti conoscono la storia. Dopo qualche settimana, eccolo ricomparire, un po malandato, ma sano. Antonietta lo ripulisce, gli lava i vestiti, butta la biancheria logora. E lui, quando le chiede dove sia stato, balbetta qualcosa. A lei basta vederlo vivo.

Tutti, meno lei, sapevano che Giulio passava il tempo da una signora dalle abitudini alcoliche. Lei, amante dei liquori, lo implorava sempre di restare: una stortissima storia damore. Poi trovava un altro uomo e via Giulio tornava dalla madre. Antonietta lo manteneva con la pensione. Aveva provato mille volte a trovargli un lavoro fisso, ma ogni volta al primo acconto spariva lui e i soldi. Tornava dopo giorni, affamato: Mamma, ho fame.

Antonietta pensava alla madre e a quanto aveva penato col fratello. Ora la capiva nel profondo. Tutto si ripete. “Sangue non si butta fuori”. E così è: la felicità non ce nè mai per tutti.

Dopo tutta questa vita, Antonietta capì che quel matrimonio veloce con Michele era stato solo una canzone stonataE una sera destate, mentre Antonietta siede sul ballatoio davanti casa, il tramonto che incendia le vigne e il silenzio che sembra blu, il vento le accarezza la testa bianca e lei pensa che ogni donna della sua famiglia ha resistito a modo suo. Si chiede se se ne è valsa la pena, lei che ha sciupato lacrime, sogni, gioventù. Eppure, lì, in quellora in cui persino il gallo tace, sente qualcosa una specie di pace sottile, come una coperta di lana vecchia, ruvida ma calda.

Dopo cena, Giulio entra traballante, lalito dolciastro. Lei gli sistema le mani tra i capelli come quando era bambino: Guarda che sei sempre il mio Giulio, eh. Lui piange piano, nascosto. E Antonietta finalmente capisce che, nonostante tutto, nessuno né il vino, né la solitudine, né le delusioni può davvero spezzare quel filo che tiene insieme lei e i suoi uomini, malandati e imperfetti. Forse si sta sbagliando su tutto, ma almeno ha amato finché ha potuto. Forse resistere voleva dire questo: restare dove serve amore, anche se resta solo una briciola.

Mentre la notte scende lungo le colline e una stella cade silenziosa sopra il tetto, Antonietta chiude gli occhi e senza accorgersene, sorride. Perché anche nelle storie più storte, cè sempre un po di cielo che sa di casa.

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