LA VITA, COME LA LUNA: ORA PIENA, ORA CALANTE
A volte ero convinto che il mio matrimonio fosse indistruttibile e duraturo come lUniverso stesso. Ahimè
Ho conosciuto la mia futura moglie alluniversità di medicina, quando eravamo studenti. Al quinto anno, ci siamo sposati. Mia suocera, come regalo di nozze, ci diede un viaggio in Slovenia e le chiavi di un appartamento. E questo era solo linizio.
Dopo esserci sposati, entrammo subito in un ampio appartamento di tre vani. I miei suoceri hanno sempre sostenuto la nostra famiglia con entusiasmo. Ogni anno, io e mia moglie giravamo per lEuropa, grazie proprio ai suoi genitori. Io e Martina eravamo giovani e pieni di gioia. Davanti a noi unintera vita. Martina era virologa, io medico di base. Lavorare, curare, amare. E nacquero i nostri figli: Daniele e Valerio.
Ora, dopo tanti anni, capisco che a quel tempo la mia vita era come un fiume in piena. Posso dire con certezza che per dieci anni ho vissuto nel lusso. Ma tutto è crollato in un attimo.
Una mattina, suonano alla porta. Apro. Davanti a me cè una ragazza carina ma visibilmente turbata.
– Chi cerca, signorina?, chiedo con calma.
– Lei è Martina? Allora sono qui per lei. Posso entrare?, risponde incerta.
– Prego, entri pure, replico ormai incuriosito.
Guardando meglio, mi accorgo che è incinta, anche se di poco.
– Martina, mi chiamo Giada. Mi vergogno a dirlo, ma sono innamorata di suo marito. Luca ama anche me. Avremo un bambino, disse di getto Giada.
– Mh Non me laspettavo. È tutto?, stavo già ribollendo dentro.
– No, Giada tirò fuori una scatolina elegante dalla tasca. Questa è per lei, Martina.
Apro la scatola. Dentro, un anello doro.
– Che cosè questa, una specie di compravendita? Luca non è in vendita! Si riprenda la sua scatola, rispondo chiudendola di scatto, ormai furioso.
– Martina, non voglio offenderla! Mi sento così in colpa! Non so cosa fare So che lei e i suoi figli soffrirete. Mia madre diceva sempre: Figlia mia, chi si innamora di un uomo sposato si rovina da sola!. Ma non posso vivere senza Luca! Prenda almeno questo anello. Forse mi sentirò meglio, e Giada scoppiò a piangere sinceramente.
Per un attimo lho quasi compatita. Ma, signore, chi compatisce me? Quella ragazza mi aveva rubato la felicità, e io la stavo compatendo? Ripresomi, le ho restituito lofferta e lho accompagnata alla porta. Da quel momento, tutto è andato a rotoli.
Mia suocera mi telefonò per dirmi che Luca stava lasciando la famiglia. Emanuela venne a casa nostra e mi chiese di mettere via tutte le cose di suo figlio. Indicai larmadio, ancora incredulo. Lei sistemò tutto ordinatamente nella valigia che aveva portato.
– Martina, anche se la situazione è questa, resteremo parenti. Luca e Giada sono come due vitellini: dove stanno, si leccano!, cercò di consolarmi mia suocera Emanuela.
Sei mesi dopo, nacque la figlia di Luca e Giada. Poi seppi che Luca aveva adottato anche la figlia che Giada aveva avuto dal primo matrimonio. In tutto quel tempo, Luca non venne mai a trovare i nostri figli. Tramite Emanuela, faceva avere ai bambini qualche spicciolo per il mantenimento. Era la fine degli anni 90.
Quando fui ricoverata in ospedale per esaurimento nervoso, Daniele e Valerio andarono a vivere dai nonni paterni. Emanuela gli voleva bene e li viziava in ogni modo. Uscita dallospedale, corsi subito da loro, ma i miei figli si rifiutarono di venire con me. Dicevano che dalla nonna si mangiava bene, non venivano sgridati e avevano tutte le dolci che volevano. Non avevo argomenti.
Emanuela, abbracciando i nipoti, mi chiese:
– Martina, fa che i bambini restino qui con noi. Devi anche pensare di vendere la casa grande. Una rogna, e i figli vanno seguiti. Con Luca abbiamo deciso che da sola non puoi pagare tutto. Ti basta un bilocale, no?
Così tornai solo a casa, senza aver ottenuto nulla. Mi avevano tolto il marito, e ora toccava ai figli.
Vendetti lappartamento e mi ritrovai in un minuscolo monolocale. Senza ristrutturazioni, carta da parati scrostata, sanitari vecchi, pavimenti in legno sgualciti.
I miei figli restarono a vivere dai nonni. Mi lasciavano vederli solo nei giorni di festa.
– Martina, non sconvolgere lequilibrio emotivo dei ragazzi con le tue visite, mi diceva Emanuela. Dedicati alla tua nuova vita.
I figli cominciarono ad allontanarsi da me. Il legame si perse per anni. Avrei voluto davvero sparire in un angolo del mio rifugio triste e dimenticare tutto. Avevo perso il senso della vita.
Mia nonna diceva sempre: La vita è come la luna: a volte piena, a volte manca. Capivo che così non poteva andare avanti. Altrimenti, sarei impazzito. Pensavo di dover fare qualcosa di stravagante, forse anche folle. Ero stanco di essere sempre quello buono e remissivo. Dopotutto, ero uscito dalluniversità con il massimo dei voti.
Mi mandarono per lavoro a una conferenza in Francia. Lì conobbi un giovane medico serbo, Ivan. Ancora oggi mi chiedo come ci siamo capiti: nemmeno servivano le parole. Fu una passione travolgente.
Ma finiti i dieci giorni della conferenza, dovetti tornare. Non ne avevo voglia! Quel rapporto fulmineo mi restituì la voglia di vivere. Ero di nuovo vivo! Poi sono arrivate altre storie, altre separazioni. Nulla di duraturo. Storie passeggere, fuochi di paglia.
Un giorno, Emanuela mi disse:
– Martina, sei rinato! Sembri una donna di primavera!
Eppure restavo solo. Una mia cara amica, Federica, partendo definitivamente per la Grecia, mi invitò da lei per salutarmi. Non si era mai sposata, né aveva figli.
– Martina, sai, sposo un greco. Ne ho abbastanza degli uomini qui. Voglio finalmente vivere come una donna normale, singhiozzava Federica.
– E allora perché piangi? Una nuova vita ti attende! A quarantanni è solo linizio!, non capivo le sue lacrime.
– Sai, Martina Il mio Sandro non sa nulla. Voglio fartelo conoscere. Magari riesci a consolarlo tu. Insomma, prendilo tu! In regalo!, disse facendo un grande gesto con le mani.
E così, raccolsi questo uomo abbandonato. Sandro divenne mio marito. Aveva solo un difetto, ma bastava a cancellare ogni altra qualità. Come si dice, bello fuori, ma Sandro beveva troppo. Ma lamore è cieco A volte ci si innamora anche del peggio. Non riuscivo a immaginarmi la vita senza quel beone! Iniziò così
Disintossicazioni, centri di recupero, le mie lacrime. Tutto inutile. Stavo sempre accanto a mio marito, e Sandro mi diceva:
– Martina, sei tu che vuoi che io smetta. Ma io non lo voglio.
Eppure, non mi passava neppure per la testa di lasciarlo! Pensavo: meglio un marito imperfetto che la solitudine amara. Non so perché, ma decisi di combattere per lui, proprio come aveva fatto quella Giada che aveva portato via il mio primo marito. Ci sono voluti sette anni di lotta
Alla fine, Sandro si fermò. Si trovò un lavoro da autista nellobitorio. Quello che vede ogni giorno gli è rimasto impresso. Ma io sono felice! Magari suona strano, ma ho finalmente un marito modello! Torna dal lavoro silenzioso, pensieroso. Sobrio, soprattutto!
Federica, quando viene dalla Grecia, non ci crede:
– Sandro non beve più? Non ci posso credere!
E io, ridendo:
– Niente cambi o rimborsi!
Ora i miei figli sono adulti, hanno un po più di trentanni. Entrambi scapoli. Dopo quello che hanno visto da piccoli, non vogliono sposarsi. Anche se qualche tentativo lo hanno fatto. Sento che di nipoti non ne avrò facilmente.
Due parole sul mio ex marito. La sua seconda moglie, Giada, è affondata nellalcolismo. La loro figlia cresce da sola un bambino. Luca si è sposato per la terza volta: ora con la sua infermiera, Paola. Eppure, prima dellultimo matrimonio, Luca ha domandato ai nostri figli:
– Vostro madre vuole ricominciare da capo con me?
Ho risposto, come si dice dalle nostre parti: Solo quando finiranno le carote in Italia!
Cioè mai!
Ecco, ho imparato a mie spese che la luna della vita non resta mai piena per sempre. Ma anche nel buio, prima o poi, si ritrova una luce. Bisogna solo non smettere mai di cercarla.







