Il vecchio Giuseppe si sollevò dal letto con fatica e, aggrappandosi al muro, si trascinò piano nella stanza accanto. Alla luce tremolante della lampada da notte, scrutò con gli occhi offuscati la moglie distesa nel letto:
«Non si muove E se fosse morta?» Si inginocchiò piano. «No, respira ancora.»
Si rimise in piedi e lentamente andò in cucina. Bevve uno yogurt, usò il bagno. Poi tornò nella sua camera.
Si sdraiò di nuovo, ma il sonno non arrivava.
«Novantanni abbiamo io e Lucia. Che lunga vita Presto toccherà anche a noi, e nessuno è rimasto vicino. La nostra Ornella, la figlia, se nè andata troppo presto, non aveva nemmeno sessantanni. Riccardo morto in prigione. Cè nostra nipote, Federica, ma vive in Germania da ormai ventanni. Forse avrà anche lei dei figli grandi, figurati se si ricorda dei nonni.»
Non saccorse nemmeno di quando si addormentò. Si svegliò di soprassalto, sentendo una mano sfiorarlo:
Giuseppe, ci sei ancora? sussurrò una voce quasi impercettibile.
Aprì gli occhi. Sopra di lui si chinava sua moglie.
Lucia? Che succede?
Ti vedevo lì, immobile Mi sono spaventata, pensavo che ormai…
Sto bene ancora, vai a dormire!
I passi lenti e trascinati di Lucia si allontanarono. Sentì il clic dellinterruttore in cucina.
Lucia bevve un bicchiere dacqua, passò dal bagno, e si diresse alla sua stanza. Si stese sul letto, pensierosa:
«Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. E che farò? O forse sarò io ad andarmene prima. Giuseppe ha già organizzato pure il nostro funerale. Mai avrei pensato che uno possa programmare la propria sepoltura. Ma meglio così, chi avrebbe mai pensato a noi? Federica non si ricorda neanche che esistiamo. Lunica che passa ogni tanto è la vicina, Paola. Ha pure le chiavi di casa. Giuseppe le dà cinquecento euro al mese. Fa la spesa, compra le medicine. E dove li spenderemmo, ormai, i soldi? Dal quarto piano manco riusciamo più a scendere senza aiuto.»
Giuseppe riaprì gli occhi. Un sole gentile filtrava dalla finestra. Uscì sul balcone, vide la cima verde di un sambuco. Sorrise:
«Siamo arrivati anche a questestate!»
Andò a vedere come stava Lucia. La trovò seduta sul letto, assorta.
Dai, Lucia, su col morale! Vieni che ti mostro una cosa.
Non ho più energie… sbuffò la moglie alzandosi piano. Cosa hai in mente?
Vieni, dai!
La sostenne per le spalle e la accompagnò fuori sul balcone.
Guarda, il sambuco è tutto verde! E tu che dicevi non saremmo arrivati allestate. Eccoci qui!
Hai ragione, che bellezza, e il sole scalda
Si sedettero insieme sulla panchina del balcone.
Ti ricordi, quando ti invitai al cinema? Eravamo ancora a scuola. Pure quel giorno i rami erano pieni di foglie.
Come dimenticarlo? Quanti anni sono passati?
Più di settantacinque…
Restarono lì, raccontandosi la gioventù, nel modo in cui la vecchiaia lascia cadere i ricordi, tranne quelli della giovinezza: quelli non se ne vanno mai.
Guarda come ci siamo messi a chiacchierare! sospirò Lucia improvvisamente. E non abbiamo neanche fatto colazione.
Dai Lucia, prepara un buon tè! Ne ho abbastanza di queste tisane.
Ma sai che il medico ci ha detto di evitare
Fallo leggero, e mettici almeno un cucchiaino di zucchero!
Giuseppe sorseggiava quel tè quasi trasparente, inzuppando il piccolo panino al formaggio, e pensava a quando la colazione era tè robusto e dolce, con focacce e panzerotti caldi sul tavolo.
Paola entrò, sorridendo con approvazione.
Come va oggi?
Come può andare a due novantenni? scherzò il vecchio.
Se state scherzando vuol dire che state bene. Cosa vi serve dalla spesa?
Paola, prendi un po di carne! chiese Giuseppe.
Ma la carne non dovreste…
Quella di pollo sì, il dottore ha detto che va bene.
Va bene, faccio io. Vi preparo anche una minestra di tagliolini!
Paola, compra anche qualcosa per il cuore, chiese Lucia a bassa voce.
Ma glielho preso settimana scorsa
Sono già finite
Vuoi che chiami il dottore?
No, non serve.
Paola recuperò i piatti, ordinò la cucina e se ne andò.
Lucia, torniamo sul balcone, propose il marito. Almeno prendiamo un po di sole.
Eh, sì, che qui dentro si soffoca.
Dopo un po Paola ricomparve, affacciandosi al balcone:
Vi mancava il sole?
Si sta proprio bene qua fuori, Paola! sorrise Lucia.
Adesso vi porto un po di semolino, così posso preparare anche il brodino per pranzo.
Donna doro la fissò Giuseppe mentre si allontanava Chissà cosa faremo quando non ci sarà più lei.
E tu le dai solo cinquecento euro al mese.
Lucia, la casa è intestata a lei ormai, e il notaio lo ha già registrato.
Ma non lo sa ancora.
Restarono seduti fuori fino allora di pranzo. Pranzarono con una zuppa di pollo, con carne tagliata fine e patate schiacciate.
Così la facevo sempre ad Ornella e Riccardo, ricordò Lucia, gli occhi persi nei ricordi.
E a noi, ormai, cucinano persone estranee sospirò Giuseppe pesante.
Così va la vita, Giuseppe. Moriremo io e te, e nessuno piangerà per noi.
Basta, non pensiamoci, Lucia. Riposiamoci un po!
Sai che, Giuseppe? Hanno ragione quando dicono: Vecchio è come bambino. Tutto come ai tempi: zuppa morbida, riposino dopo pranzo, merenda…
Giuseppe dormicchiò ma si svegliò poco dopo, agitato. Forse cambiava il tempo? Andò in cucina: sul tavolo, due bicchieri di succo preparati con cura da Paola.
Li prese entrambi e, senza versarli, andò nella stanza di Lucia. Lei era seduta sul letto, guardava assorta dalla finestra.
Lucia, ancora triste? sorrise lui, porgendole il bicchiere. Bevi un sorso!
Lei prese un piccolo sorso.
Anche tu non riesci a dormire?
Sarà il tempo, la pressione che sale e scende
Anche io da stamattina non mi sento bene, sento che mi resta poco ormai. Se ne andate, seppellitemi con dignità.
Ma Lucia, tu dici cose senza senso! Cosa farò senza di te?
Qualcuno di noi due se ne andrà prima, lo sai.
Basta, vieni ancora fuori, respiriamo aria.
Restarono lì fino al tramonto. Paola preparò le frittelle di ricotta. Mangiarono e poi si misero davanti alla televisione, come ogni sera. I film nuovi li capivano a fatica, così guardavano le vecchie commedie italiane, e i cartoni dellinfanzia.
Quella sera guardarono solo un cartone. Lucia si alzò dal divano:
Vado a letto, mi sento stanca.
Sì, vengo anchio.
Aspetta, lasciami guardarti bene! disse allimprovviso Lucia.
Perché?
Solo per guardarti.
Restarono così, occhi negli occhi. Forse ripensavano agli anni giovani, quando tutto era ancora un sogno.
Ti accompagno io al letto, disse lei, allungando il braccio.
Lucia aiutò dolcemente Giuseppe a sistemarsi, lo coprì con cura, poi si avviò nella sua camera.
Pesante il cuore di Giuseppe: il sonno non venne a lungo.
Sembrava non chiudesse occhio, eppure lorologio digitale segnava le due di notte. Si alzò e andò nella stanza di Lucia.
Lei era sveglia con gli occhi fissi al soffitto:
Lucia!
Le prese la mano. Era fredda.
Lucia, dai Lucià!
Allimprovviso fu lui stesso a mancare daria. Tornò a fatica nella sua stanza, prese i documenti preparati e li lasciò sul tavolo.
Tornò da lei. Le fissò il viso a lungo. Poi le si sdraiò accanto, chiuse gli occhi. Rivide sua Lucia, giovane e bella come settantacinque anni prima, andare incontro a una luce lontana. La inseguì, le prese la mano
Al mattino Paola entrò in camera. Dormivano ancora vicini, la stessa espressione serena sui loro volti.
Con commozione chiamò lambulanza.
Il medico arrivò, scosse la testa stupito.
Morti insieme. Si vede che si sono amati davvero tanto.
Li portarono via. Paola si lasciò cadere sulla sedia accanto al tavolo, poi vide il contratto funebre, e il testamento a suo nome.
Nascose il viso tra le mani e scoppió a piangere.







