Quando la chiave gira nella serratura, il suo cuore prende a martellare furiosamente, e sente lanima volare incontro a chi sta per entrare
Quante volte devo ripetertelo?! Hai commesso errori davvero banali! Guarda qua! Cos’è questo?! Alessia Edoarda punta il suo unghione curato sul report mensile, rischiando quasi di spezzarlo.
Vai, rifai tutto da capo! E, anzi se non riesci, licenziati pure! La direttrice, solitamente elegante e attraente, quando si arrabbia sembra trasformarsi in una strega.
Elisabetta esce senza dire una parola dallufficio. Manca poco più di un’ora al termine della giornata lavorativa. Deve farcela, nonostante ormai sia sicura che il bonus le sia già stato tolto.
È da tempo un susseguirsi di disgrazie. Giusto una settimana fa aveva chiamato sua madre. Come spesso capita, la trova di malumore: le fa una scenata ingiustificata, accusandola di ogni errore possibile e chiudendo bruscamente la chiamata. Elisabetta non si abitua a tutto questo, le pesa, ora ha quasi paura di chiamare di nuovo.
Due giorni fa ha perso la sua carta di credito: ha dovuto bloccarla e ordinarne una nuova.
E, come se non bastasse, ieri lunica anima viva che le sta vicino Minerva, giovane gatta tricolore si è lanciata dal balcone dietro a un uccellino ed è precipitata dal terzo piano. Lha vista rialzarsi subito dalla terra del giardino, scuotersi e allontanarsi. Ma, scesa di corsa, la micia era già sparita. È passato quasi un giorno e Minerva non risponde e di lei nessuna traccia.
Con fatica consegna il maledetto report e si dirige a casa. Neanche lo stomaco la spinge a entrare al supermercato.
Appena a casa, si sdraia sul divano e piange. Un pianto silenzioso e amaro. Dopo mezzora le lacrime finiscono, ma non si sente per nulla sollevata. I pensieri cupi si insinuano come serpenti: Per chi vivo? Non servo a mamma, non ho una famiglia. Perfino la mia gatta è sparita. E, paradossalmente, questa decisione improvvisa la fa sentire levissima.
Che si arrangino, dopo! pensa amaramente. Sarà troppo tardi.
Le sembra liberatorio lidea di non dover affrontare unaltra giornata in quellufficio, di non doversi più mortificare al telefono con la madre, di non dover chiedere scusa per colpe mai commesse. Un senso di leggerezza la invade.
Quando ormai manca davvero solo un attimo, il telefono squilla. Numero sconosciuto. Vorrebbe non rispondere, ma si chiede: e se fosse lultima voce umana che sento nella vita?
Pronto… non risponde nessuno allaltro capo. Perché chiamate se poi non parlate? si irrita.
Buonasera… una voce maschile bassa attraversa il telefono. La prego, non chiuda.
Chi è lei? Cosa vuole? Elisabetta è impaziente, distratta da pensieri che le sembrano ormai risolutivi.
Volevo solo ascoltare la voce di qualcuno… Da una settimana non parlo con anima viva. Ho pensato: se nessuno mi risponde, basta, allora… respira affannato.
Come sarebbe a dire? Non può parlare con nessuno? Esca, si faccia una passeggiata nei giardini pubblici. È facile! Elisabetta si rannicchia sul davanzale largo della finestra.
Non posso. Vivo al quinto piano. Una settimana fa mia moglie mi ha lasciato… la voce si spegne.
Anchio sarei scappata! Sei uomo o no?! la ragazza non capisce davvero cosa ci sia di così difficile.
Sono in sedia a rotelle. Da meno di un anno. Ho paura, cinque piani senza ascensore non riesco a farli. la voce ora è più decisa.
Non hai le gambe?! domanda Elisabetta, scioccata. Poi si rende conto della gaffe, ma ormai la frase è partita.
No, sai… Lesione spinale. Non posso camminare. sembra che, nonostante tutto, lui sorrida.
Continuano a parlare ancora mezzora buona. Elisabetta si segna lindirizzo. Dopo appena unora si trova davanti alla sua porta, con due buste della spesa enormi.
Ad aprire è un giovane, davvero bello, sulla sedia a rotelle.
Piacere, sono Elisabetta, solo adesso si rende conto che nemmeno il suo nome sapeva.
Marcello! lui le sorride così luminoso e sincero come se lavesse aspettata da sempre.
Scoprono che abitano piuttosto vicini. Elisabetta inizia a passare da lui ogni giorno. Presto capisce che, in confronto alle sue difficoltà, le proprie sono quisquilie. Piccolezze, eppure lei si era arresa. Il carattere della ragazza cambia: ora si prende cura di lui, si scopre più forte, decisa, testarda.
Poi, come per magia, anche Minerva torna: la trova seduta sullo zerbino, ad aspettarla.
La direttrice, come al solito, la assale la mattina dopo. Stavolta Elisabetta la interrompe:
Signora Alessia, con che diritto crede di gridare e umiliarmi? Non posso lavorare in questa atmosfera. Se ora mi viene lemicrania, vado in malattia. Come farà con tutto il lavoro? Le colleghe dietro la ascoltano e scoppiano a ridere. La capa se ne va senza dire niente.
Mamma chiama, rompendo finalmente due settimane di silenzio:
Elisabetta, perché non chiami? Non ti importa di tua madre? Quanto sei fredda! Sei ingrata! Elisabetta, con chi credi di parlare? grida ormai isterica.
Ciao mamma. Non voglio più parlare con te a questi toni. Elisabetta mantiene un tono calmo e pacato.
Ma come ti permetti!? Metto giù! urla la madre.
Fai pure… risponde senza emozione la figlia.
Due giorni dopo, mamma richiama. Niente scuse non è da lei ma il tono è finalmente civile.
Dopo un mese, la ragazza si trasferisce da Marcello. Affitta il suo appartamento.
La loro amicizia si trasforma: tenerezza, fiducia, gratitudine. Forse è proprio linizio dellamore.
Con i soldi dellaffitto, Elisabetta paga un fisioterapista, iscrive Marcello alla piscina la domenica. E, con grande gioia di entrambi, la sensibilità nelle gambe di Marcello lentamente torna: può già muovere le dita dei piedi.
Si ammala la mamma di Elisabetta. Lei ottiene due giorni di permesso e corre a trovarla.
Marcello aspetta, si sente solo come un cane fedele: passa intere giornate disteso sul divano a controllare lorologio.
È febbraio. Quel giorno fuori infuria una bufera. Lui conosce lorario dellautobus, ha calcolato tutti i tempi, ma Elisabetta tarda. Si mette davanti alla finestra con la carrozzina.
Fuori non si vede niente, solo vento e neve. Il telefono è staccato da ore. Passa così unora, poi due, poi tre
Quando la chiave ruota nella serratura, il cuore di Marcello quasi esce dal petto e lanima gli corre incontro.
Marcellino, l’autobus ha sbandato a causa della neve, abbiamo aspettato i soccorsi Il cellulare era scarico, non ho potuto avvisarti! urla lei togliendosi il cappotto nellingresso. Marcello! entra in salotto e si blocca.
Lui è in piedi, a due passi dalla sua sedia. E sorride.







