«Olia, tesoro, dobbiamo restare qui per un po’: mamma e figlia tra abbandoni, paure, promesse e coraggio in una casetta di campagna italiana – una storia di crescita, silenzi, verità nascoste e legami che non si spezzano mai»

Martina, tesoro mio, ascoltami un attimo la mamma si accovacciò vicino a Martina, quasi come se fosse pronta a strisciare via in silenzio dobbiamo stare qui per un po, solo un po, presto tutto finirà e torneremo in città.

Martina guardava la mamma, in silenzio, con quegli occhi grandi pieni di pensieri.

Martina, mi senti? Hai capito cosa ho detto? la mamma le scosse la spalla, non proprio da manuale Montessori.

Sì, mamma

E allora perché non parli? la mamma cominciava a farsi nervosa, e Martina lo notava benissimo.

Non sto zitta, mamma, stavo pensando. Sopra il tappetino dello yoga.

Pensava, vabbè. Guarda quante libri ci sono qui, Martina, o come piaceva a me da piccola, divorare romanzi Bambina mia, qui ci perderai gli occhi tra scaffali e pagine!

Mamma ma per quanto dobbiamo stare qui?

Non lo so, amore mio, per adesso dobbiamo un po arrangiarci.

Martina in realtà aveva capito tutto, altro che piccola e ingenua: sapeva bene quello che era successo a loro, alla famiglia. La mamma sottovalutava la sua svegliezza.

Martina, la zia Caterina starà con te di giorno, io cucino da mattina a sera, parto presto e torno col buio. E nel weekend facciamo le vere vacanze: tutte e due al fiume, a fare il bagno come le canottiere!

La mamma si coprì il volto con le mani. Un attimo da corso motivazionale gratuito.

Scusami, scusami davvero

Non piangere, mamma, ti prego. So che papà se nè andato, che dobbiamo cavarcela, che stare qui nella casa della nonna era la soluzione migliore. Così affittavi lappartamento agli estranei e respiriamo un po.

Minimo sindacale di programma fitness e stoviglie da lavare.

Lo so tutto, mamma. Ti prometto che sarò buona, aspetterò il tuo ritorno e leggo qualche libro. E poi, la zia Caterina è più severa di un carabiniere.

Ce la faremo, mamma E a settembre vado a scuola. Mamma Ma qui la scuola cè?

No, tesorina. Qui, una volta sì, ma ora nel paese nemmeno lombra di una campanella. Ma a settembre, promesso, si torna a casa nostra. È solo finché trovo un lavoro decente. I libri per le mamme ci aspettano in città.

Ho dato lappartamento in affitto fino a fine agosto, così il tempo giusto per tornare, dare una rinfrescata alle pareti e via, ricominciamo. Andrà tutto bene, piccola.

Lo so, mamma.

Quella sera, mamma e Martina si sedettero a lungo sulla panchina davanti alla loro piccola casetta, e la mamma raccontava di quando era ragazzina e di quanto fosse straordinaria la nonna.

Mamma, tu avevi una mamma?

Sì sospirò la mamma ce lho ancora, tecnicamente. Ma a me non è mai servita molto.

Che vuol dire, mamma? Come fa una mamma a non servire a nulla?

Eh, tesoro, la vita. Sono arrivata troppo presto, con papà non funzionava, se nè andato a Torino a farsi unaltra famiglia. La mamma ci ha provato per un po, ma poi mi ha parcheggiata da nonna Sonia e se nè andata a Milano, a cercare la felicità

E lha trovata?

La felicità lha trovata, ma si è proprio dimenticata di me. Si è risposata, ha altri due figli Io, solo auguri per il compleanno, e a Natale quando si ricorda.

Ricordo che una volta è venuta. Uno dei figli aveva la febbre, lha portato dalla nonna per laria buona. Ma a loro, di me, non ha raccontato nulla. Nemmeno un Questa è tua sorella!

La nonna le aveva detto che stava arrivando la mia festa di scuola e che doveva comprarmi un vestito Lei, invece, ha urlato come una furia, dicendo che la nonna era senza cuore, che aveva ben altri problemi, altro che vestiti!

Sonia è tua figlia anche lei, come fai così?: la nonna era indignata.

Quella lì sta benissimo, si trovasse il vestito da sola! e se ne andò sbattendo la porta. La nonna si arrabbiò e la cacciò a pesci in faccia.

Mamma, non lhai mai chiamata mamma. Solo lei.

Lo so perdonami, amore. Ma la mamma, per me, era la nonna Sonia.

Ti hanno chiamata con il nome della nonna, vero?

Eh, forse sì In suo onore.

Le volevi bene, vero mamma?

A chi?

Alla nonna Sonia.

Tantissimo! Quando è mancata, è come se si fosse spento tutto. E anche a lei, la mamma biologica, l’ho amata e aspettavo sempre che arrivasse per i miei compleanni, le feste, in ogni occasione importante.

Quando stavo male, il primo giorno di scuola, quando la nonna è mancata speravo sempre che sarebbe venuta.

Non poteva, aveva la suocera con il compleanno tondo Poi è venuta, ha fatto due lacrime, mi ha ordinato di fare le valigie perché ancora minorenne e pensavo: finalmente mi porterà a casa con sé. Invece, mi ha iscritta a scuola, mi ha piazzata in un convitto.

Il mio primo Capodanno senza nonna lho passato lì Da ingenua, mi ero illusa che la mia mamma mi portasse a casa, invece: Mi dispiace, Sonia, casa piena di parenti, non cè posto!

Così un giorno ho chiesto le chiavi della casa della nonna.

E perché? ha fatto la finta tonta.

Perché è casa mia. Non pensare di poterla togliere!

Anche mia, quella casa! si indignava. Volevamo venire tutti lì per Capodanno.

Se venite, vi rovino la festa. Dammi le chiavi!

Non me le ha date, che scema. Sono andata lì, ho scavalcato il cancello, ho comprato due lucchetti nuovi in paese, chiamato il vicino, Marco il fabbro, ha cambiato serratura e morta lì.

I vicini mi difesero: Se Zia Zoya ci prova, sfondiamo tutto!. Così ho passato il Capodanno con le amiche. Poi sono diventata maggiorenne.

E ora non la vedi mai?

No E perché? Non abbiamo nulla da dirci.

Mamma ma tu

Cosa cè?

Mi lascerai mai sola anche tu?

Mai nella vita, chiaro? Mai!

[] Martina ormai era grande, per niente spaventata. La mamma partiva per lavoro, la zia Caterina passava, cucinava, lavava i piatti, e Martina dava da mangiare sia alla bambola Ginevra sia allorso peluche Maurizio e poi leggeva loro racconti.

Aveva imparato a leggere da poco e trovava la cosa più interessante che ci fosse addirittura leggere agli amici di pezza.

I giorni scorrevano tutti uguali. Allinizio, Martina piangeva, ma le lacrime venivano da sole, non era mica colpa sua! Poi arrivava la mamma, e tutto passava.

Un giorno però la mamma non tornò. Mancava Mancava E ancora mancava. Faceva già buio, Martina accese la luce e chiuse bene le tende.

Non abbiate paura, Ginevra, Maurizio, Maria, Nina e pure il pagliaccio Andrea: è solo un temporale, niente di grave.

E se andassi alla stazione a cercare la mamma?, pensava, ma poi si ricordava di non conoscere bene la strada e temeva di incrociare la mamma nella direzione sbagliata.

Martina scacciava i pensieri brutti. No, la mamma non lavrebbe mai abbandonata. Ora, la nonna Sonia non cera più, chi si sarebbe occupato di lei? E se la mamma si fosse rifatta una vita e avesse scordato Martina in quella casetta? Al solo pensiero si sciolse in lacrime. Pianse tanto da addormentarsi con la testa sul davanzale.

Un rumore nellingresso E se fossero topi? O peggio, la mamma della mamma, la mitica Zoya, mai vista, venuta a cacciare via Martina di casa? Martina trattenne il fiato.

Allimprovviso la porta si spalancò, la luce invase latrio.

Mamma! urlò Martina, saltando dalla sedia che quasi volò giù. Mamma, tesoro mio!

Amore mio, Marti, vita mia, perdonami! la mamma la strinse forte. Ho perso lultimo regionale, sono arrivata alla stazione dopo e ho fatto il resto a piedi.

Hai avuto paura, mamma?

Da morire, Martina! Piangevo come una scema, sperando che tu non stessi male Ho pure spaventato tutti i lupi del bosco con le mie lagne tra una lacrima e una risata.

Temevo solo che tu pensassi che ti avessi abbandonata.

E qui Martina mentì per la prima volta in vita sua.

No, mamma, io non lho mai pensato. So che tu non mi molleresti mai e poi mai.

Sì, fu la prima bugia. Perché, in fondo, Martina quel pensiero lo aveva avuto, ma non voleva dare un altro dispiacere alla mamma.

Stettero in quella casa fino a fine agosto, poi Martina iniziò la scuola, la mamma trovò un lavoro decente.

Il papà minacciò di chiedere il diritto di vedere la figlia nei week-end. La mamma ci scherzava: Ma se non lha mai voluta vedere, la figlia!.

Mai vietato nulla diceva la mamma è lui che non si è mai fatto avanti.

Così, Martina cominciò a vedere il papà nei week-end. Allinizio ci andava contenta, poi

Mamma, secondo me il mio papà è come la tua Zoya: non gliene importa nulla di me, mi vede solo perché deve. Mi parcheggia nella sala giochi del centro commerciale e poi passa il tempo al telefono a litigare con qualcuno.

Io resto sulla panchina a guardare i bambini che giocano. Non voglio più uscire con lui Glielo dici tu?

Il papà fece una scenata, accusando la mamma di mettergli la figlia contro.

Io sono il padre! urlava lui Tu non me la lasci vedere!

Papà ma io non sono più piccola, che ci faccio in quella stanza a giocare? E non mi piacciono nemmeno le patatine

Quando sei andato via e la mamma lavorava, io restavo sola tutto il giorno. E quella sera che la mamma tornò tardi, inseguite dai lupi lungo la ferrovia Ero sola, papà!

E per la seconda volta, Martina disse una bugia: i lupi. Il papà ascoltò, poi se ne andò.

Dopo circa un mese tornò, si scusò, disse che aveva capito tutto. Uscirono insieme, questa volta al cinema. Martina andava volentieri dal papà.

Un giorno, il papà chiese alla mamma: Sonia ma tu davvero hai corso via dai lupi quella notte?

Sì rispose la mamma, manco avesse il poker in mano.

E poi i due parlarono e il treno del papà partì. La mamma, ironica: Il treno era alle otto. Ora, cammina pure fino a Torino: qui i lupi non ci sono!

Mamma chiese Martina, a letto la sera lui voleva restare, vero?

Non lo perdonerai, vero?

La mamma taceva.

Mamma, è una tua scelta, ma io vi voglio bene a tutti e due.

Lo so, Martina, cuore mio.

Ma di più a te! Perché sei la mamma più coraggiosa del mondo: hai corso per me, senza paura nemmeno dei lupi.

Passarono gli anni. Martina stava per sposarsi.

Mamma, devo confessarti una cosa.

Dimmi.

Quel giorno ho pensato che mi avresti lasciata, come Zoya.

Amore mio Io non potrei mai.

Allepoca non lo sapevo, mamma Perdonami.

Sei tu che devi perdonare me, per tutto quello che abbiamo passato

Rimasero abbracciate, mamma e figlia. Sempre insieme. E la mamma sarà sempre lì, a correre, anche coi lupi.

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«Olia, tesoro, dobbiamo restare qui per un po’: mamma e figlia tra abbandoni, paure, promesse e coraggio in una casetta di campagna italiana – una storia di crescita, silenzi, verità nascoste e legami che non si spezzano mai»
Abbiamo portato mia cognata Renata e il suo bambino in vacanza al mare: tra campeggio, chitarre e imprevisti, mai più una scelta del genere!