Raggiungere le nozze doro
Per venticinque anni, Assunta e Giuseppe hanno vissuto insieme nella stessa casa, in un piccolo paese della campagna toscana. Lei ormai aveva già compiuto i cinquanta, il marito ne aveva due in più. La loro vita era come quella di tutti gli altri: la casa, lorto, il pollaio, il lavoro, e il loro unico figlio, Matteo, che viveva ormai da tempo a Firenze, dove aveva finito gli studi e lavorava in una ditta che trattava il rame.
Un giorno, Matteo arrivò per il fine settimana, portando con sé una ragazza bellissima.
Mamma, papà, vi presento Chiara. Abbiamo deciso di sposarci, appena riusciamo a consegnare tutti i moduli in Comune.
Piacere disse timidamente Chiara, arrossendo subito.
Benvenuta, Chiara, accomodati, qui si fa tutto in semplicità, sentiti come a casa tua cinguettava Assunta, sistemando la tavola con i piatti più belli.
Chiara piacque molto ai genitori di Matteo, e dopo poco i ragazzi tornarono in città. Più tardi, Matteo telefonò per dire che si sarebbero sposati destate. Assunta accolse la notizia con gioia, raccontandola subito a Giuseppe. Anche lui sembrava contento.
Eppure, un pensiero oscuro turbava Assunta. Chi avrebbe mai potuto pensare che a cinquantanni si sarebbe innamorata del vicino, e per giunta del migliore amico di suo marito, Michele?
Michele era passato da loro una domenica pomeriggio, portando una bottiglia di grappa. Sua moglie, Marina, lavorava come capotreno sugli Intercity, spesso via per settimane. Marina lasciava Michele da solo senza preoccupazioni, come se non potesse immaginare che volesse mai mettere becco nel pollaio altrui.
La loro figlia Vera, ormai anche lei sistemata a Firenze, tornava a trovare il padre ogni tanto con salami, pane e formaggio, soprattutto quando la madre restava via a lungo. Così Marina, Michele e Vera si sentivano soprattutto con lunghe telefonate intercalate dalle brevi permanenze a casa, prima che Marina ripartisse.
Michè, ora ti faccio vedere che trapano favoloso mi son comprato al mercato di Firenze esclamò Giuseppe, saltando su e andando al ripostiglio.
E Michele colse lattimo per stringere Assunta in un abbraccio improvviso, baciandole la curva del collo. Scosse profonde le attraversarono il corpo, come onde. Assunta sentì la porta che si apriva e subito si distaccò dal vicino, iniziando a pulire il tavolo con uno straccio, abbassando lo sguardo per non incrociare quello del marito. Sapeva che i suoi occhi brillavano di una luce nuova.
Giuseppe, tutto concentrato, non notò il rossore della moglie, né il turbamento dellamico. Passò il trapano a Michele:
Bella roba davvero, serve eccome… Questa si deve festeggiare! disse, versando la grappa. Assunta, ti unisci?
No, ragazzi, mi sento stanca, vado di là a riposare, e sparì in camera, gettando uno sguardo allo specchio. Ma come sei sfacciata, Assunta! Sembri una ragazzina di diciotto anni, con questi occhi che ti brillano sorrise maliziosamente a sé stessa.
Con gli anni, Assunta era diventata più morbida, le forme più dolci, ma gli occhi restavano pieni di luce. Insomma, si vedeva donna fatta, ma ancora bellissima.
Sapeva come mostrarsi: un filo di rossetto, il vestito buono, scarpe col tacco. E al festival di paese sembrava ancora la più bella. Michele le piaceva da tempo. Alto, robusto, con uno sguardo che la faceva sentire viva. Solo pochi giorni prima aveva scoperto, incredula, che lui lamava da anni.
Michele aveva cinquantiquattro anni, sposato da sempre con Marina, in buoni rapporti con tutti i vicini. Un giorno Assunta andava al negozio quando lui la chiamò dal cancello.
Assuntina, vieni un attimo, che non so proprio come si fanno i tortellini.
Ma dai, Michè devo andare al negozio, rispose lei, indispettita di non aver avuto il tempo per sistemarsi.
Eppure, come in una farsa, eccola che invece attraversava il cortile ed entrava sul suo uscio. Lui la avvolse subito tra le braccia, appena chiusa la porta. I baci di Michele le davano il capogiro; e tutto scivolava in unebbrezza folle, senza nemmeno pensare di fermarsi.
Il negozio può aspettare, sussurrava Michele, e poi, quanti minuti ci vogliono per i tortellini? ma intanto già la faceva entrare in cucina.
Dieci minuti bastano, disse Assunta.
E la prima volta che li faccio, rise il vicino, senza Marina sono come senza mani.
Allora lasciami aiutare
No, con te abbiamo altre cose da fare la strinse con più forza che la sera prima.
Il suo cappotto cadde a terra e il suo viso si posò sul petto di lei.
Michele, sono sposata
E io pure Ma tu mi piaci tantissimo, lo vedo come mi guardi. Forse Giuseppe non ti coccola più, la vita si è fatta monotona.
Assunta non poteva negare. Da anni il marito non la guardava con ammirazione, né le diceva più cose belle. Non lo meritava forse? Seguì a quel primo incontro una passione travolgente, il primo tradimento della sua vita. Mentre era stesa lì, nel letto di Marina, non provò rimorso, anzi si convinse che faceva bene.
Sei incredibile, Assunta, vivrei con te. Con Marina comunico solo al telefono, sempre in giro. Sicuramente anche lei avrà qualcuno Chissà che non sia un macchinista, o qualche altro conduttore.
I baci di Michele la facevano girare la testa, ma si ricordò allimprovviso del negozio. Si alzò in fretta, si rivestì e proprio mentre era sulla porta, sentì la voce della figlia di Michele:
Oh, zia Assunta! Si sentì in imbarazzo, ma subito si riprese.
Ciao, Vera. Ho solo spiegato a tuo padre come si fanno i tortellini. Senza Marina è uno scompiglio.
Ma papà, te lho insegnato cento volte! disse Vera entrando in cucina. Lo so che ti arrangi male senza la mamma, ti ho portato un po di roba.
Ecco, io allora vado disse Assunta.
Il sangue le correva nelle vene, le guance le bruciavano: si era innamorata del vicino che aveva sempre giudicato bello, ma lontano. Invece ora era tutto per lei, quel maschio così virile.
Poi continuò a vederlo, più spesso. Non si accorse nemmeno che le voci in paese correvano lontane, sussurrando di lei e Michele.
Ma come mai stai sempre tanto al negozio? osservò malignamente Giuseppe una sera. E che ci facevi da Michele?
Oh, non ce la fa senza Marina, mi chiedeva come si cucinano i tortellini, gli ho spiegato E poi è arrivata Vera, credo che anche lei stia per sposarsi.
Ormai Michele le parlava apertamente:
Se ci scoprono, che diremo, che ci siamo innamorati Marina si troverà un altro. E Giuseppe smise di parlare e la baciò.
Ma cosa stiamo facendo, Michè, io ho quasi cinquantanni e ancora mi scopro innamorata così.
Lamore non ha età, le disse stringendola ancora.
Lultima vergogna sparì, Assunta era certa di meritare quellamore.
Gli incontri durarono altre settimane, finché una sera per poco Giuseppe non la beccò proprio in casa del vicino. Lei si nascose in una baracca, mentre loro due chiacchieravano davanti al cortile.
Quella stessa sera, Giuseppe la affrontò:
So tutto Gennaro mi ha raccontato che ti vede spesso sgattaiolare da Michele. Fra tre giorni cè il nostro anniversario in trattoria, invitati amici e parenti, è tutto già pagato e tu
Giuseppe, perdonami balbettò, con gli occhi bassi. Non so come sia successo. Ma capita anche a voi uomini, no? Un pizzico di follia, una ribellione dellanima ma lui la coprì di insulti.
Chiamami come vuoi, rispose Assunta, ma ti prego, perdonami. Non so cosa mi sia preso.
Facciamo bella figura al pranzo, fingiamo che va tutto bene Poi ci separiamo. Al figlio ci penserai tu. Già si deve sposare e la madre che fa la giostra con gli uomini
Arrivò il giorno dellanniversario, tutti seduti tra tovaglie e fiori nella trattoria del paese. Assunta era bellissima, in un vestito nuovo, rossetto acceso, con una collana di perle e lo sguardo furtivo verso Michele, seduto da solo la moglie sarebbe rientrata tra qualche giorno.
Assunta non era triste. Pensava: Che ne sanno loro della vera passione? Che guardino pure, che pensino quello che vogliono, ma noi due, io e Michele, sappiamo.
Sul tavolo affettati, pici, vino rosso, crostini e cantucci, fra risate e sguardi sardonici delle altre donne. Ma lei rideva: Se sapessero che amore abbiamo io e Michele Che ne sanno loro della vita.
Tutti fecero un brindisi, perfino Michele:
Auguro agli sposi ancora tanti anni insieme, salute e fortuna, sperando di essere tra voi ancora fra venticinque anni! disse e trangugiò dun fiato un bicchiere di grappa. Applausi e tutti a brindare.
Dopo la festa, Giuseppe decise che era il momento di parlare seriamente del divorzio. Non poteva più sopportare che tutti lo sapessero. E smise di frequentare Michele.
Parlerò con calma stasera, pensava, sistemando lorto.
Assunta andò a comprare il pane. E, come mossa da un vento di bisogno, si fermò da Michele a cercare conforto.
Entrò nel cortile e Michele uscì dal capanno stendendo la mano, quasi a fermarla:
È tornata Marina, sussurrò.
E tu le hai detto qualcosa?
Ma che dovrei dirle?
E come?! Che ci amiamo, che stavi con me
Assunta, dai abbassò la voce, lanciando occhiate alla porta sei una donna matura, ci siamo divertiti, ora basta. Io amo la mia Marina. Si vede che anche lei mi ama, tornando mi è corsa tra le braccia. Non ho mai avuto nessuno tranne lei, e lei solo me.
E io? Giuseppe sa già tutto E mi sono fatta bella solo per te
Ma tu devi restare con Giuseppe. Sei una donna bravissima, ma non sei mia Io ho la mia Marina, che sa fare tutto, che cucina e tiene la casa
Assunta non disse altro. Voltò le spalle e uscì.
Quella sera, Giuseppe la aspettò a casa.
Ho deciso. Divorziamo. Di perdere la faccia non ne posso più.
Assunta scoppiò a piangere, un pianto disperato. Giuseppe era il suo compagno di sempre, la sua vita. La mancanza di passione si poteva colmare col tempo, ma labitudine era conforto, sicurezza, identità.
Perdonami, Giuseppe. Hai fatto bene a chiamarmi come una sciocca Ho capito, ti prego non lasciarmi. Dimmi come posso ripagarti, torniamo quelli di una volta. E come potremmo spiegare tutto a Matteo? Fra due mesi si sposa Aspettiamo i nipotini, ti prego
Assunta sapeva che in fondo Giuseppe aveva un cuore grande e che, a modo suo, le voleva bene. Il tempo passò e Giuseppe la perdonò. Ora vivono sereni; hanno già due splendidi nipotini che li riempiono di gioia ogni volta che Matteo e Chiara li vanno a trovare.
Michele, invece, continuò con le sue avventure. Appena Marina ripartiva, lo si trovava dallaltra parte del paese da qualche vedova, oppure chissà dove. Ma con Giuseppe non parlava più, lamicizia era finita. E quando anche Marina andò in pensione, rimasero sempre insieme, ma spesso si sentono liti e urla dalla loro casa: Ma sono cose loro, sospiravano i vicini, in ogni casa cè chiasso con le pentole.
Grazie per aver ascoltato questa storia, per il vostro tempo e la vostra compagnia. Auguri di buona fortuna e serenità a tutti!







