Mi dispiace di non essere stata allaltezza delle vostre aspettative!
Tutto accadde come in una vecchia barzelletta o una puntata drammatica di una soap: era sera, il marito stava davanti al computer, mentre la moglie sbrigava le faccende di casa. Allimprovviso, scattò lallarme della macchina, e il marito, senza pensarci due volte, corse fuori così comera per fortuna era luglio, faceva un caldo dinferno!
Nel frattempo, mentre strofinava la polvere sul tavolo, Martina sì, si chiamava proprio così, un nome che da bambina sulla riviera sentiva sussurrare dagli anziani sulla piazza sfiorò inavvertitamente il mouse del computer. Lo schermo, che si era appena spento, si illuminò di nuovo.
A Martina non era mai neanche passato per la testa di controllare il telefono del marito, cercare nelle tasche o sbirciare oltre la sua spalla quando stava al pc. Lidea stessa le sembrava volgare, poco rispettosa. Eppure, quella sera fu il caso a mettere tutto nelle sue mani, senza volerlo.
Quasi senza pensarci, Martina gettò unocchiata allo schermo e vide una chat, una conversazione su qualche sito. Si sentì colpevole giusto un istante e fece per girarsi, ma non prima che locchio le cadesse su una parola sola: amore.
Le guance le si tinsero di rosso Magari, pensò, sarà una frase come mia moglie adorata dice che o addirittura ah, che salame! È proprio il mio preferito! però, in quella frazione di secondo, la curiosità ebbe la meglio. Tornò a guardare.
Sì, amore, scriveva suo marito, con il proprio volto sorridente in bella mostra su un sito dincontri, ci vediamo domani, come abbiamo detto. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro. Sei un fuoco tu! E tu sei una bestia, il mio orsetto, rispondeva una tipetta magrolina coi capelli color rame. Mi fa ancora male tutto il corpo!
Da lì iniziavano i messaggi ansiosi, più nervosi, lasciati quando il marito era corso fuori. Orsetto, dove sei? Io già muoio di noia! Dove ti sei cacciato?
Martina afferrò il panno ancora fra le dita e si lasciò cadere sul divano, come svuotata. Tutto spiegato adesso: suo marito aveva detto che il giorno dopo ci sarebbe stato un evento di lavoro irrinunciabile. E lei, ignara, aveva appena stirato con pazienza quei pantaloni, ricavato la piega perfetta, scelto la cravatta giusta e dato unultima passata alla camicia, liscia come lolio doliva di Lucca. Adesso capiva davvero per quale evento stava preparando il marito amato…
Tornando in casa, il marito sbottò inveendo contro dei ragazzini che avrebbero mandato un pallone contro la macchina. Gesticolava agitato; urlava parole grosse. Martina lo ascoltava, dava addirittura segni di partecipazione qua e là ma era come se vivesse in un altro universo, distante e ormai irraggiungibile nei sentimenti.
Quel giorno, il marito almeno non era in vena di romanticherie; si infilarono nel letto senza tante storie. Ci penserò domani, decise Martina, struggendosi come Rossella in Via col Vento, e durante la notte si rigirò più volte, senza pace, senza riuscire a chiudere occhio.
La mattina dopo il marito era già fuori per lavoro, e Martina, in casa vuota, si gettò a pulire con foga: sua madre sarebbe arrivata nel pomeriggio e avrebbe riportato a casa il piccolo Stefano, che era rimasto una settimana in campagna dai nonni, vicino a Pavia. Lavava e strofinava con unenergia rabbiosa mattonelle e fornelli, ma nella mente non poteva fermare il ritornello martellante: Cosa devo fare???
Non riusciva ancora a metabolizzare, a credere davvero. Ma la memoria infida alleata le mostrava scene, frasi, dettagli del marito, che ora le apparivano pieni di nuovo significato. Il piccolo universo familiare si era frantumato, e toccava ricostruire sulle macerie.
Una sola certezza aveva Martina: non avrebbe mai perdonato il marito. Mai. Neanche se si fosse inginocchiato, se avesse chiesto perdono mille volte, se avesse promesso che non si sarebbe mai più ripetuto. Forse, col tempo, il dolore sarebbe diventato meno acuto, ma il tradimento non si sarebbe mai cancellato restava lì, una ferita permanente.
Sapeva anche che Stefano aveva due anni e mezzo, e il posto in asilo nido sarebbe arrivato, forse, solo in autunno. Non poteva tornare al lavoro subito. Doveva forse accollarsi ai genitori ormai stanchi? Lottare per il mantenimento, con tutto lo sfinimento che porta? Affrontare il divorzio ora, ancora scossa e piena di rabbia? Avrebbe avuto la forza per tutto questo? O avrebbe ceduto quando il marito avesse proposto parliamone, non affrettiamoci, cerca di capirmi, perdonami? No. Il divorzio doveva essere la sola via, ma non subito.
Così, Martina rimase in silenzio. Continuava a gestire la casa e Stefano, stirava le camicie del marito, preparava i suoi abiti. Si sforzava perfino di ridere alle sue battute, nei rari momenti in cui lui si ricordava di lei non solo come una domestica invisibile, ma come persona.
Ma cera una cosa sola con cui proprio non riusciva a convivere: il disgusto. Trovava ogni pretesto per evitare certi doveri coniugali, ma il marito Ironia della sorte sembrava sollevato. Anzi, da un po sembrava persino felice: rideva di più, canticchiava tra sé, portava fiori a casa senza motivo, e lei faceva finta di credere a storie di viaggi di lavoro, riunioni e corsi.
Arrivato ottobre, si liberò finalmente un posto allasilo. Martina tornò al lavoro il lunedì e il venerdì stesso aprì la pratica di separazione. Il marito fu colto alla sprovvista: pensava di averla in pugno, che lei non sapesse niente. Scoperto il contrario, esplose.
Venale! urlava, sputando rabbia come semi danguria, Donna bassa e senza dignità! Giusto che ti chiamino mantenuta! Hai aspettato che nostro figlio crescesse abbastanza, e ora che ho sistemato tutto, addio e grazie, eh? Credevo che mia moglie non fosse come tutte le altre, e invece siete tutte uguali!
Gli amici di famiglia le voltarono le spalle, mentre lo difendevano come vittima di unopportunista calcolatrice. Persino la madre di Martina la guardava con rimprovero, sussurrando: Come hai potuto, figlia mia? Se dovevi lasciarlo, fallo subito, no? Che bisogno cera di aspettare, covando rancore? Non credevo fossi così meschina.
Mi dispiace di non essere stata allaltezza delle vostre aspettative, rispondeva sempre Martina, la voce ferma e quieta. Ma il suo proposito, ormai, non cambiava più.







