Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative! Tutto è successo come in una barzelletta o in una soap opera: la sera, il marito seduto al computer, la moglie indaffarata nelle faccende, scatta l’allarme della macchina e lui corre in cortile così com’è (per fortuna era estate!). La moglie, spolverando il tavolo, muove involontariamente il mouse e lo schermo si riaccende. No, non è nel carattere di Ilaria controllare il telefono del marito, frugare nelle tasche o spiare cosa fa al computer – lo considerava scorretto. Stavolta, però, tutto accadde per caso, senza nessuna intenzione. Distrattamente, da uno sguardo allo schermo e vede una chat, un dialogo su qualche sito. Si imbarazza, si volta, ma un attimo prima la sua attenzione cade sulla parola “amore”. Cercando scuse (“Magari avrà scritto ‘mia amata moglie dice che…’, o forse ‘adoro quella salame!’”), Ilaria torna a guardare lo schermo. “Sì, amore,” scriveva suo marito, usando senza pudore la sua foto su un sito d’incontri, “ci vediamo domani come d’accordo. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro: tu sei una vera bomba!” “E tu sei un vero orso, il mio peluche,” rispondeva una ragazza esile e rossiccia, “sono ancora tutta indolenzita.” Poi, a quanto pare, quando il marito è corso fuori, la chat continuava con messaggi ansiosi: “Peluchino, ci sei? Mi manchi già! Dove sei?” Ilaria si siede sul divano, straccio ancora in mano. Tutto tornava. Il marito aveva detto che il giorno dopo aveva una riunione di lavoro imperdibile, e lei gli aveva stirato con cura i pantaloni, scelto la cravatta, preparato la camicia: tutto chiaro, ora capiva a quale “evento” stava davvero preparando il marito. …Il marito rientra e sbraita per dei ragazzini che hanno colpito l’auto con il pallone. Urla, si agita, e Ilaria lo ascolta e annuisce, ma come distante, perduta nei pensieri e nei sentimenti. Fortunatamente, quella sera non c’era “clima romantico” in casa, e vanno a letto in silenzio. “Ci penserò domani,” decide Ilaria, proprio come Rossella O’Hara, ma passa la notte sveglia e agitata. La mattina dopo, il marito va in ufficio e Ilaria inizia a riordinare: la madre sarebbe arrivata con Stefano, che aveva passato una settimana in campagna dai nonni. Ilaria pulisce ossessivamente pavimenti e sanitari, ma i pensieri pesanti ruotano ossessivi: “E ora, che fare???” Ancora non realizza fino in fondo, ma la memoria le riporta alla mente fatti e dialoghi del marito che ora appaiono sotto una luce completamente diversa. Il mondo familiare è crollato, bisogna fare ordine tra le macerie. Su una cosa è sicura: non potrà mai perdonare il marito. Mai. Anche se chiedesse scusa. Anche se dicesse che è stato uno sbaglio. Anche se giurasse che non succederà più. Forse col tempo farà meno male, ma il tradimento resterà. Eppure sa che Stefano ha solo due anni e mezzo. L’asilo nido sarà disponibile solo in autunno, quindi non può tornare subito a lavorare. Pesare sui genitori anziani? Combattere per gli alimenti? Affrontare subito un doloroso divorzio, ancora sotto shock? Avrà la forza di resistere se il marito la supplica di perdonare e temporeggiare? No, il divorzio è deciso – ma non ora. Così Ilaria si chiude in un silenzio tattico. Continua a occuparsi della casa e del figlio, stira le camicie al marito e sceglie le cravatte. Addirittura ride alle sue battute quando, di rado, la considera più di una domestica animata e le rivolge la parola. L’unica cosa che non riesce più a fare è superare il senso di repulsione: inventa scuse per evitare “certi” doveri coniugali. Ma il marito sembra quasi sollevato da ciò. Negli ultimi tempi lui sembra rinato: sorride, canticchia, porta fiori senza motivo, e lei fa finta di credere alle pseudo trasferte di lavoro e corsi di aggiornamento. A ottobre, finalmente, arriva il posto al nido. Ilaria trova lavoro e subito chiede il divorzio. Dire che il marito ne resta sconvolto non basta: era convinto che lei non sapesse niente delle sue scappatelle. Una volta scoperta la verità, lui fa una scenata furibonda, accusando la moglie di opportunismo. “Mercenaria!… Meschina e subdola!… Proprio vero che certe donne sono delle prostitute domestiche! Hai vissuto alle mie spalle, aspettava solo che il bambino crescesse e poi ciao-ciao bel marito, vero? Pensavo che mia moglie fosse diversa, ma sei uguale a tutte le altre!” Gli amici comuni danno ragione al marito e voltano le spalle a Ilaria, ritenuta una calcolatrice senza scrupoli. Perfino sua madre la guarda con biasimo: “Come hai potuto? Se volevi divorziare, potevi farlo subito. Invece hai aspettato, nascosta, tenendo il dente avvelenato… Non credevo che mia figlia fosse così piccola e astuta.” “Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative,” – era la risposta di Ilaria a tutti, senza mai cambiare idea.

Mi dispiace di non essere stata allaltezza delle vostre aspettative!

Tutto accadde come in una vecchia barzelletta o una puntata drammatica di una soap: era sera, il marito stava davanti al computer, mentre la moglie sbrigava le faccende di casa. Allimprovviso, scattò lallarme della macchina, e il marito, senza pensarci due volte, corse fuori così comera per fortuna era luglio, faceva un caldo dinferno!

Nel frattempo, mentre strofinava la polvere sul tavolo, Martina sì, si chiamava proprio così, un nome che da bambina sulla riviera sentiva sussurrare dagli anziani sulla piazza sfiorò inavvertitamente il mouse del computer. Lo schermo, che si era appena spento, si illuminò di nuovo.

A Martina non era mai neanche passato per la testa di controllare il telefono del marito, cercare nelle tasche o sbirciare oltre la sua spalla quando stava al pc. Lidea stessa le sembrava volgare, poco rispettosa. Eppure, quella sera fu il caso a mettere tutto nelle sue mani, senza volerlo.

Quasi senza pensarci, Martina gettò unocchiata allo schermo e vide una chat, una conversazione su qualche sito. Si sentì colpevole giusto un istante e fece per girarsi, ma non prima che locchio le cadesse su una parola sola: amore.

Le guance le si tinsero di rosso Magari, pensò, sarà una frase come mia moglie adorata dice che o addirittura ah, che salame! È proprio il mio preferito! però, in quella frazione di secondo, la curiosità ebbe la meglio. Tornò a guardare.

Sì, amore, scriveva suo marito, con il proprio volto sorridente in bella mostra su un sito dincontri, ci vediamo domani, come abbiamo detto. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro. Sei un fuoco tu! E tu sei una bestia, il mio orsetto, rispondeva una tipetta magrolina coi capelli color rame. Mi fa ancora male tutto il corpo!

Da lì iniziavano i messaggi ansiosi, più nervosi, lasciati quando il marito era corso fuori. Orsetto, dove sei? Io già muoio di noia! Dove ti sei cacciato?

Martina afferrò il panno ancora fra le dita e si lasciò cadere sul divano, come svuotata. Tutto spiegato adesso: suo marito aveva detto che il giorno dopo ci sarebbe stato un evento di lavoro irrinunciabile. E lei, ignara, aveva appena stirato con pazienza quei pantaloni, ricavato la piega perfetta, scelto la cravatta giusta e dato unultima passata alla camicia, liscia come lolio doliva di Lucca. Adesso capiva davvero per quale evento stava preparando il marito amato…

Tornando in casa, il marito sbottò inveendo contro dei ragazzini che avrebbero mandato un pallone contro la macchina. Gesticolava agitato; urlava parole grosse. Martina lo ascoltava, dava addirittura segni di partecipazione qua e là ma era come se vivesse in un altro universo, distante e ormai irraggiungibile nei sentimenti.

Quel giorno, il marito almeno non era in vena di romanticherie; si infilarono nel letto senza tante storie. Ci penserò domani, decise Martina, struggendosi come Rossella in Via col Vento, e durante la notte si rigirò più volte, senza pace, senza riuscire a chiudere occhio.

La mattina dopo il marito era già fuori per lavoro, e Martina, in casa vuota, si gettò a pulire con foga: sua madre sarebbe arrivata nel pomeriggio e avrebbe riportato a casa il piccolo Stefano, che era rimasto una settimana in campagna dai nonni, vicino a Pavia. Lavava e strofinava con unenergia rabbiosa mattonelle e fornelli, ma nella mente non poteva fermare il ritornello martellante: Cosa devo fare???

Non riusciva ancora a metabolizzare, a credere davvero. Ma la memoria infida alleata le mostrava scene, frasi, dettagli del marito, che ora le apparivano pieni di nuovo significato. Il piccolo universo familiare si era frantumato, e toccava ricostruire sulle macerie.

Una sola certezza aveva Martina: non avrebbe mai perdonato il marito. Mai. Neanche se si fosse inginocchiato, se avesse chiesto perdono mille volte, se avesse promesso che non si sarebbe mai più ripetuto. Forse, col tempo, il dolore sarebbe diventato meno acuto, ma il tradimento non si sarebbe mai cancellato restava lì, una ferita permanente.

Sapeva anche che Stefano aveva due anni e mezzo, e il posto in asilo nido sarebbe arrivato, forse, solo in autunno. Non poteva tornare al lavoro subito. Doveva forse accollarsi ai genitori ormai stanchi? Lottare per il mantenimento, con tutto lo sfinimento che porta? Affrontare il divorzio ora, ancora scossa e piena di rabbia? Avrebbe avuto la forza per tutto questo? O avrebbe ceduto quando il marito avesse proposto parliamone, non affrettiamoci, cerca di capirmi, perdonami? No. Il divorzio doveva essere la sola via, ma non subito.

Così, Martina rimase in silenzio. Continuava a gestire la casa e Stefano, stirava le camicie del marito, preparava i suoi abiti. Si sforzava perfino di ridere alle sue battute, nei rari momenti in cui lui si ricordava di lei non solo come una domestica invisibile, ma come persona.

Ma cera una cosa sola con cui proprio non riusciva a convivere: il disgusto. Trovava ogni pretesto per evitare certi doveri coniugali, ma il marito Ironia della sorte sembrava sollevato. Anzi, da un po sembrava persino felice: rideva di più, canticchiava tra sé, portava fiori a casa senza motivo, e lei faceva finta di credere a storie di viaggi di lavoro, riunioni e corsi.

Arrivato ottobre, si liberò finalmente un posto allasilo. Martina tornò al lavoro il lunedì e il venerdì stesso aprì la pratica di separazione. Il marito fu colto alla sprovvista: pensava di averla in pugno, che lei non sapesse niente. Scoperto il contrario, esplose.

Venale! urlava, sputando rabbia come semi danguria, Donna bassa e senza dignità! Giusto che ti chiamino mantenuta! Hai aspettato che nostro figlio crescesse abbastanza, e ora che ho sistemato tutto, addio e grazie, eh? Credevo che mia moglie non fosse come tutte le altre, e invece siete tutte uguali!

Gli amici di famiglia le voltarono le spalle, mentre lo difendevano come vittima di unopportunista calcolatrice. Persino la madre di Martina la guardava con rimprovero, sussurrando: Come hai potuto, figlia mia? Se dovevi lasciarlo, fallo subito, no? Che bisogno cera di aspettare, covando rancore? Non credevo fossi così meschina.

Mi dispiace di non essere stata allaltezza delle vostre aspettative, rispondeva sempre Martina, la voce ferma e quieta. Ma il suo proposito, ormai, non cambiava più.

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Un giorno, uno sconosciuto ha bussato alla porta e si è presentato come il padre di mio marito. È stata una rivelazione sconvolgente, perché mio marito è stato cresciuto dalla nonna dopo che sua madre è morta tragicamente durante il parto e il padre lo aveva abbandonato.