La cognata mi lascia i nipotini “solo per qualche ora”, poi sparisce per tre giorni e va in spa: come abbiamo perso un weekend da sogno (e la pazienza)

Diario di Irina Rossi

Venerdì sera. Non dimenticherò mai la confusione che mi ha travolto appena ho aperto la porta di casa con lo straccio ancora in mano e la mia bassotta, Bibi, che abbaia furiosa ai piedi. Sullo zerbino, tra schizzi di fango e scarpe troppo grandi per la loro età, sono apparsi mia cognata, Simonetta, e i suoi due figli: Andrea, sette anni, e Luca, quattro.

Ma Irina, ti supplico! È letteralmente una questione di vita o di morte! Non so proprio a chi rivolgermi! Simonetta mi ha sommersa di parole velocissime, quasi fossero un fiume senza argini. La sentivo balbettare frasi come impegni urgenti, solo fino a stasera, ti prego, aiutami.

Avevo appena finito di passare la polvere e, nella testa, solo il pensiero del weekend che dovevo passare alle terme con Marco, mio marito. Prenotazione a Montecatini che aspettavamo da due mesi. Ma Simonetta continuava:

Non puoi capire, mi hanno offerto un colloquio importantissimo a Milano. Un lavoro che mi cambierebbe la vita, stipendio da capogiro! Se dico di no, cosa penseranno? Dimmi che mi aiuti, per favore, almeno per una notte!

In quel momento è sbucato Marco dalla cucina, ancora con la bocca piena di panino; appena vista la sorella e i nipoti si è bloccato.

Simona?! Ma che ci fai qui? Tutto ok?

Marco! Salvezza mia! e lo ha quasi travolto Irina può tenerli solo una notte e domani allora di pranzo torno, lo giuro! Sono due angioletti, metti un cartone e qualche biscotto e non li senti nemmeno!

Ho cercato di ragionare con lui.

Marco, la prenotazione non la possiamo spostare, è non rimborsabile E sono stanchissima.

Ti pago tutto io! si è inserita subito Simonetta Ti rimborso la spesa appena posso, te lo giuro! E la prossima volta vi vengo incontro io per qualunque cosa vi serva, ve lo giuro su quello che ho di più caro.

Non avevo bisogno di altro per capire dove sarebbe finita la nostra serata rilassante. I bambini già urlavano in salotto, uno ha starnutito nel corridoio, laltro aveva acceso il volume della tv al massimo.

Va bene, ho ceduto, sentendo la rabbia salire dentro di me. Fino a domani, ma massimo alluna, Simonetta. Ricordalo, perché se non vieni li porto da tua madre a Ostia e non mi importa del suo mal di pressione.

Sei un angelo! mi ha baciata lasciando un cerchio di rossetto appiccicoso, poi ha scaricato figli e valigie, ha passato il pacco delle loro cose a Marco e se nè andata, neanche un saluto ai bambini Vi voglio bene!

E così è iniziato il weekend.

I primi momenti sono passati in pace. I piccoli, davanti alla tv e una ciotola di caramelle, erano quasi invisibili. Frugando tra le loro cose, però, ho trovato solo due cambi di intimo, un paio di calzini condivisi, un tablet distrutto e una busta di patatine. Niente pigiami. Zero spazzolini da denti. Niente farmaci o cibo vero.

Simonetta non ha lasciato nemmeno il necessario, ho commentato tra me e me.

Vado a prendere qualcosa al supermercato ha detto subito Marco Latte, biscotti, spazzolini.

La calma è durata poco: Luca, dopo una razzia di caramelle, ha rifiutato qualsiasi pasto.

Bleah, voglio le crocchette! Solo quelle compra la mamma! strillava, spiaccicando il purè ovunque. Non mangio altro!

Non ci sono crocchette. Puoi assaggiare queste polpette, sono buone. gli spiegavo a bassa voce, ormai esausta.

Fa schifo! e via il piatto a terra.

Bibi trotterellava a raccogliere le briciole, io con lo straccio in mano e Marco che tentava di consolare Andrea: Dai, mangia, non si può vivere solo di pizza!. Ma niente.

La sera, esausti abbiamo steso i bambini sul divano con le magliette di Marco a fare da pigiama improvvisato. Ci siamo detti che almeno il giorno dopo sarebbe finito tutto.

Sabato mattina, alle sette, Andrea ha pensato bene di esplorare le credenze della cucina. Caduta inesorabile della scatola di orzo: la cucina ricoperta da una sottile coltre marroncina.

Non volevo, zia ha borbottato, ma nemmeno a chiedere aiuto Io non le so fare queste cose, di solito ci pensa la mamma o la nonna quando viene. Io sono un maschio!.

Alle due in punto, tutto era già pronto: borse, pranzo, casa in balans, ma di Simonetta nessuna traccia. Silenzio.

Chiama, ho ordinato a Marco.

Solo segreteria, telefono spento. Marco tentava di giustificarla, ma io ero ormai al limite.

Verso sera, Andrea era ormai intrattabile. Il tablet era scarico (la mamma ovviamente non aveva lasciato il caricatore), Luca chiedeva di continuo della mamma, e io, irrimediabilmente tesa, vedevo la mia pazienza consumarsi. Notte agitata, fiato corto, biancheria da cambiare, bambini da rassicurare contro i mostri (ho lasciato luce accesa perché tremavano entrambi).

Domenica nessun segnale da Simonetta. Alla colazione ho deciso:

Io chiamo tua madre, Marco.

No! Ti prego, lultima volta ha avuto la pressione alta Se scopre che Simonetta è sparita rischia linfarto. Aspettiamo ancora un po.

Ma il tempo scorreva. E la mia paura era che tutto crollasse addosso a noi: il lavoro aspettava, il report del lunedì non si sarebbe scritto da solo.

Così, appena ho sentito il tonfo della mia amata anfora, regalo di nozze dei miei genitori in mille pezzi per una corsa di Luca in soggiorno mi è scattato dentro uno scatto di gelo. Ho raccolto in silenzio i cocci, sentendo solo rabbia e un senso di impotenza crescente. Mi sono chiusa in camera con Marco.

Domani mattina, se Simonetta non si fa viva, vado alla polizia e denuncio labbandono di minori. Punto. O chiama la madre o chiama lei stessa.

Ma è mia sorella! Vuoi veramente mandare i miei nipoti in un centro daccoglienza?!

Voglio solo che tua sorella impari la responsabilità! Basta sfruttare la nostra pazienza e la nostra vita!

Alla fine, il colpo di grazia: ho aperto il telefono e una mia amica mi ha girato una foto di Simonetta pubblicata su Instagram, taggata da unaltra. Costume nuovo di zecca visto in vetrina la settimana prima, spritz in mano, bordo piscina, localizzazione chiara: “SPA Monte Argentario”. Finalmente relax con le amiche. Ce lo meritavamo!, la didascalia.

Marco era diventato paonazzo.

Forse è di questa estate?

Guarda la data, guarda il costume. Ci ha presi tutti in giro. Non cercava lavoro. È scappata a ricaricarsi, lasciando tutto a noi.

Notte lunghissima. Luca con la febbre alta, sudato e accaldato sotto il plaid, io a passare la notte a cambiare asciugamani freddi e a dargli da bere. Non ho chiuso occhio. Marco, pure lui sveglio a nervoso.

Lunedì. Finalmente il telefono di Simonetta si è acceso. Appena visto il segnale, Marco ha chiamato:

Simonetta! Dove sei finita?! Lo sai che qui abbiamo passato tre giorni dinferno? Luca sta male, ha la febbre!

Ma insomma Marco, cosa urli a questora? Il colloquio è andato per le lunghe, sai? Vi avevo avvisati che era importante!

Davvero? Nel centro benessere con cocktail? Tutti abbiamo visto la foto! E adesso abbiamo il bambino malato!

Dallaltra parte solo silenzio, poi:

State spiando la mia vita privata? Magari ho trovato pure un uomo! Ho lasciato i figli sani, se è successo qualcosa la colpa è vostra, eh!

O ti fai vedere subito o davvero li porto dallassistente sociale, Marco, gelido, come non lavevo mai sentito.

Tre ore dopo, eccola comparire, tutta profumata e abbronzata, capelli raccolti e occhiali da sole sul capo. Si è precipitata su Luca:

Povero piccolo mio! Li hai fatti ammalare! Ma lo sapevo che non ti potevo lasciare i miei bambini! Tu figli non ne hai, come fai a capire?

Questa ha affondato il colpo. Sono tre anni che io e Marco aspettiamo un bambino che non arriva. Simonetta lo sapeva benissimo.

Fuori, le ho detto, a voce bassissima.

Cosa?!

Prendi i tuoi figli e non entrare mai più in casa nostra.

Fatelo pure! Arroganti! Nessuno vi obbliga a farci favori! radunava le cose alla rinfusa Forza bambini, mamma vi porta a comprare dei giochi. E qualcosa di buono da mangiare!

Mi devi dei soldi Marco, con calma glaciale, le ha sbarrato la porta: Lanfora: duecento euro. Spesa: sessanta. Farmaci: venti. E il danno morale non lo conto neanche. Totale: duecentottanta euro. Bonifico adesso.

Siete folli? Mia madre sarebbe scioccata!

Per la spa i soldi li hai avuti. Se no, chiamo la mamma e le dico tutto: vacanza, uomo, spritz e foto. Vediamo come reagisce.

Ha borbottato rabbiosa, armeggiato col telefono e mandato il bonifico, poi ha stretto i figli a sé e se nè andata sbattendo la porta.

Ho sentito la pressione scendere e mi sono accasciata sul divano. Laria in casa sapeva di medicinali e ragazzini sudati, cerano ancora carte di caramelle ovunque, e una macchia di sugo sulla parete che mi ero ripromessa di pulire.

Marco si è seduto accanto a me, mi ha preso la mano.

Perdonami non sono stato lucido.

Non devi scusarti, sei solo un fratello. Ma ora sai quanto valgono certe promesse.

Sì. Non succederà mai più, te lo assicuro.

Abbiamo pulito tutto in silenzio, insieme. Pavimenti, lenzuola, finestre. E mentre la casa tornava in ordine, anche le tensioni si scioglievano poco a poco.

La sera ha chiamato mia suocera, la signora Natalia.

Irina, cara, tutto bene? Simonetta mi ha chiamata piangendo. Dice che lavete buttata fuori, che avete rifiutato di aiutarla, che le avete anche chiesto dei soldi Vi siete proprio arrabbiati così tanto?

Ho sospirato. Nel passato avrei cercato di spiegarmi, di consolare quella donna. Ma dopo questi tre giorni, dentro di me qualcosa era cambiato.

Natalia, magari Simonetta non ti ha detto tutto: chiedile il nome dellalbergo dove ha fatto il colloquio in costume da bagno. Quando ti sentirai meglio e potrai venire, ti facciamo vedere il video di Andrea che dice che la mamma non cucina mai, tanto ormai si ordina sul telefono. Vedrai che abbiamo molto di cui parlare.

Dallaltro capo silenzio. Poi un lungo respiro:

Ho capito. Ormai è grande, dovrà farsi carico delle sue scelte. Perdonate un po la mamma sciocca, ne?

Non ti preoccupare, Natalia. Noi i conti li abbiamo fatti. E le conclusioni anche.

Ho riagganciato, voltandomi verso Marco: Sai che cè? Ordiniamo una pizza gigante, proprio quella che piace a te. E vino. Ce lo meritiamo.

E le terme? ha sorriso Marco.

Ci andiamo il prossimo weekend. E spegniamo i telefoni. Entrambi, promesso.

Così abbiamo fatto. Quando la settimana dopo è comparso Simonetta sullo schermo del suo cellulare, Marco ha premuto silenzioso e ha lasciato lì il telefono, faccia in giù.

Alcune lezioni costano care, ma sono fondamentali per capire che i legami di sangue possono pure essere solidi, ma vanno protetti. Magari mantenendoli a una giusta distanza.

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