Nel piccolo paese toscano di Campiglione, la condanna scese su Valeria nel medesimo giorno in cui la sua pancia iniziò a sporgere da sotto la maglia. Quarantadue anni! Vedova! Che vergogna!
Il marito, Giovanni Martini, era già sotto terra da dieci anni, e lei ecco lì, incinta!
Di chi? sussurravano velenosamente le donne accanto al pozzo.
E chi lo sa! si rispondevano tra loro. Sempre così pacata, così riservata vedi dove è finita! Una bella scappatella!
E le ragazze sono da maritare e la madre si dà alla bella vita! Che disonore!
Valeria non guardava nessuno. Tornava dalla posta, la borsa pesante sulla spalla, e gli occhi fissi a terra. Solo le labbra serrate con rabbia.
Se solo avesse saputo come sarebbe andata forse non si sarebbe mai messa in mezzo. Ma come si fa a tirarsi indietro, quando vedi il sangue del tuo sangue soffrire così tanto?
La storia, però, non cominciò con Valeria, ma con la sua figlia maggiore, Mariella
Mariella non era una ragazza, era unimmagine da cartolina. Identica al padre, il povero Giovanni: anche lui era stato il più bello del villaggio, biondo, occhi azzurri. Così nacque anche Mariella.
Il paese intero a guardarla di nascosto. La più giovane, Caterina quella invece era tutta madre: mora, occhi scuri e profondi, seria, quasi invisibile.
Valeria dava la vita per le sue ragazze. Le amava con tutto il cuore, le aveva tirate su da sola, a costo della salute. Due lavori: il giorno postina, la sera a pulire la stalla. Tutto per loro, per le sue creature.
Ragazze mie, dovete studiare! ripeteva spesso. Non voglio che finiate come me, a passare la vita nel fango e con la borsa al collo. Bisogna andare in città, diventare qualcuno!
Così Mariella partì per Firenze. Come una rondine nel vento. Si iscrisse allUniversità di Economia. E subito si fece notare.
Mandava foto: ora al ristorante, ora con un vestito allultima moda. E si era pure fidanzata. Non uno qualunque, ma il figlio di un dirigente del comune. Mamma, mi ha promesso una pelliccia! scriveva e rideva.
Valeria ne era felice. Invece Caterina si rabbuiava. Finì gli studi e si fermò al paese, entrò in ospedale come aiuto-infermiera. Avrebbe voluto diventare infermiera, ma i soldi mancavano.
Tutta la pensione di reversibilità e lo stipendio di Valeria finivano a Firenze, per il mondo dorato di Mariella.
***
Quellestate Mariella tornò. Non come sempre allegra, vestita di tutto punto, con regali per tutti. Ma silenziosa, pallida, quasi trasparente.
Due giorni senza uscire dalla stanza. Il terzo, Valeria la trovò a piangere nel cuscino.
Mamma Mamma Sto rovinata
E raccontò. Il fidanzato, il suo principe, laveva lasciata dopo essersi divertito con lei. E lei era già al quarto mese.
Troppo tardi per sbarazzarmi del bambino, mamma! si disperava Mariella. Che faccio? Lui non ne vuole sapere!
Mi ha detto che, se parto il bambino, non mi darà neanche un euro! E alluniversità mi buttano fuori! La mia vita è finita!
Valeria restò come folgorata.
Tu figlia mia non ti sei protetta?
Ma che importa ormai! gridò Mariella. Ormai è tardi! Lo lascio in un orfanotrofio? O lo abbandono da qualche parte?
A Valeria mancò il respiro. Un nipote, all’orfanotrofio?
Quella notte Valeria non chiuse occhio. Andava avanti e indietro per casa come unombra. Allalba, si sedette sul letto accanto a Mariella.
Va bene, disse con fermezza. Lo teniamo.
Mamma! Ma come? Mariella si alzò di scatto. Tutti lo sapranno! Che vergogna!
Non saprà nessuno, tagliò corto Valeria. Diremo che è mio.
Mariella non credette alle sue orecchie.
Tuo? Mamma, ma davvero? Hai quarantadue anni!
Mio, ripeté Valeria. Andrò da zia Rosa nei dintorni, come se laiutassi. Lì partorirò, lì resterò qualche settimana. Tu torna a Firenze, a studiare.
Caterina, che dormiva oltre la sottile parete, aveva sentito tutto. Rimase a piangere nel cuscino. Piena di compassione per la madre, e di disgusto per la sorella.
***
Un mese dopo, Valeria partì. Paese che parla, ma poi dimentica. Sei mesi dopo ricomparve. Non era sola. Con un fagottino blu.
Ecco, Caterina, disse alla figlia pallida. Presentati. Tuo fratellino Matteo.
Il paese rimase senza fiato. Ecco la tranquilla Valeria! La vedova!
Di chi è? subito bisbigliarono le donne. Del sindaco?
Ma va, troppo anziano. Lagronomo! Un belluomo, solo!
Valeria taceva, sopportava tutto. La vita non era certo rose e fiori. Matteo era un neonato difficile, sempre a piangere. Valeria non aveva più forza.
Borsa della posta, la stalla, adesso anche notti insonni. Caterina aiutava come poteva. In silenzio lavava i pannolini, cullava il fratello. Ma dentro era una rabbia continua.
Mariella scriveva da Firenze. Mamma, come state? Mi mancate! Soldi non ce ne sono, sto appena a galla. Ma vi mando qualcosa appena posso!
Arrivarono dopo un anno Mille euro. E dei jeans per Caterina due taglie troppo piccoli.
Valeria si sfibrava. Caterina era sempre lì. La sua vita si sfasciava: nessun ragazzo la guardava davvero. Chi voleva una ragazza con quel passato? Madre malfamante, fratello illegittimo
Mamma, disse una sera Caterina ormai venticinquenne, forse dovremmo raccontare la verità?
No, figlia mia! si spaventò Valeria. Non si può! Rovinerebbe la vita a Mariella! Ora si è sistemata. Si è sposata, con una brava persona.
E davvero Mariella si era sistemata. Finita luniversità, sposata con un imprenditore, trasferita a Roma.
Mandava foto: lei in Egitto, lei in Turchia. Una signora di città.
Del fratello non domandava. Valeria scriveva: Matteo è in prima elementare. Porta tutti dieci.
Mariella inviava regali costosi, inutili in paese.
Gli anni volavano. E Matteo ormai aveva diciottanni.
Era diventato uno splendido ragazzo. Alto, occhi azzurri, proprio come Mariella. Allegro, laborioso. Adorava la mamma Valeria e pure Caterina.
Caterina nel frattempo si era rassegnata. Faceva la caposala nellospedale di zona.
La zitella, bisbigliavano dietro le spalle. Anche lei si era messa da parte. La vita era la madre e Matteo.
Matteo finì il liceo con la lode.
Mamma! Vado a Roma! Proverò a entrare alluniversità! esclamò carico di entusiasmo.
Valeria sentì il cuore stringersi. A Roma dove cè Mariella.
Forse sarebbe meglio luniversità della regione? suggerì timidamente.
Ma mamma! Devo puntare in alto! rideva Matteo. Vedrai, un giorno vi farò vivere in una villa!
E proprio il giorno dellesame finale di Matteo, arrivò in paese una lussuosa auto nera.
Scese Mariella. Valeria restò abbagliata. Caterina, uscita con uno strofinaccio in mano, si bloccò.
Mariella aveva quasi quarantanni, ma sembrava una da copertina. Magrissima, un tailleur di marca, oro su polsi e collo.
Mamma! Cate! Ciao! sussurrò, baciando sulla guancia unesterefatta Valeria. E dovè
Vede Matteo. Il ragazzo si asciuga le mani con uno straccio, sporco di officina.
Mariella si blocca, lo fissa a lungo. Poi le si riempiono gli occhi di lacrime.
Buongiorno, dice Matteo, educato. Lei Mariella? La sorella?
Sorella ripete piano Mariella. Mamma, dobbiamo parlare.
Sedettero in cucina.
Mamma Ho tutto. Casa, soldi, marito Ma figli, niente.
Si mise a piangere, sciogliendo il mascara.
Abbiamo provato di tutto. Fecondazioni, medici Niente. Mio marito è furioso. E io non resisto più.
Perché sei venuta, Mariella? chiese cupa Caterina.
Mariella la fissò con le lacrime agli occhi.
Sono venuta per mio figlio.
Sei matta?! Quale figlio?!
Mamma, non urlare! urlò a sua volta. È mio! Lho partorito io! Posso dargli tutto! Ho conoscenze!
Lo faccio entrare in qualsiasi università! Gli compro un appartamento a Roma! Mio marito lo sa tutto! Glielho detto!
Glielhai detto? balbettò Valeria. Sai che qua mi hanno buttata nel disonore? Che Caterina
Ma che Caterina! sbuffò Mariella. È rimasta qui tutta la vita! Ma Matteo ha una chance! Mamma, ridammelo! Tu mi hai salvata allora, grazie! Ora lui deve tornare con me!
Non è una cosa che si passa! urlò Valeria. È mio figlio! Io non ho mai dormito, a crescerlo! Lho
Proprio allora entrò Matteo. Aveva sentito tutto. Pallido come un cadavere, restò sulla soglia.
Mamma? Cate? Di cosa sta parlando? Quale figlio?
Matteo! Amore! Io sono la tua vera mamma!
Matteo fissava Mariella come un fantasma. Poi si voltò verso Valeria.
Mamma è vero?
Valeria si coprì il volto e scoppiò a piangere. Ed ecco Caterina eruttò tutta la rabbia.
Lei, la silenziosa Caterina, raggiunse Mariella e le mollò uno schiaffo che la fece barcollare.
Perfida! urlò Caterina, dentro tutto: diciotto anni di umiliazioni, una vita distrutta, la pena per la madre. Madre?! Quale madre sei tu?!
Lhai abbandonato come un cane! Sai che la mamma non poteva neanche camminare per il paese, falcidiata dalla vergogna?! Sai che io per la tua colpa sono rimasta sola?! Niente marito, niente figli! E tu adesso torni?! Per portarcelo via?!
Caterina, basta sussurrava Valeria.
Basta, mamma! È ora! Abbiamo sopportato abbastanza! Caterina poi guardò Matteo. Sì! Quella è tua madre! Che ti ha buttato addosso alla mia, per rifarsi la vita in città!
E questa, indicando Valeria è tua nonna! Che ha sacrificato tutto, sè inzaccherata nel fango per voi!
Matteo rimase muto. A lungo. Poi si avvicinò lentamente a Valeria, singinocchiò e la abbracciò forte.
Mamma sussurrò. Mammina.
Si alzò, guardò Mariella esanime, appoggiata al muro.
Io non ho una madre a Roma, disse calmo, con decisione. Lunica mamma è qui. E Caterina è mia sorella.
Prese la mano di Caterina.
E voi signora tornate via.
Matteo! Figlio mio! gridò Mariella. Ti darò tutto!
Ho tutto quello che mi serve, rispose Matteo. Ho una famiglia splendida. Tu non hai niente.
***
Mariella ripartì la sera stessa. Il marito, che aveva seguito tutto dalla macchina, non uscì nemmeno.
Si dice che un anno dopo la lasciò davvero per una donna che gli diede un figlio. E Mariella rimase sola, coi suoi milioni e la sua bellezza.
Matteo restò nella regione. Si iscrisse a ingegneria.
A casa servo io, mamma. Dobbiamo rifare tutto, una casa nuova!
E Caterina? Quella sera, urlando, estrasse tutto il dolore. Rinasceva, rifioriva, a trentotto anni.
Anche lagronomo, quello di cui si chiacchierava, cominciò a guardarla con attenzione. Un uomo brillante, vedovo anche lui.
Valeria li guardava e piangeva, ma di felicità. Il peccato, certo, cè stato. Ma il cuore di una madre può coprire anche peccati impensabili.




