Brava donna, eh. Cosa faremmo senza di lei?
E le dai solo millecinquecento euro al mese.
Giuliana, le abbiamo intestato la casa, però.
Giovanni si alzò dal letto e attraversò lentamente il corridoio fino alla stanza accanto. Nella luce soffusa dellabat-jour, con gli occhi ormai indeboliti dalletà, guardò sua moglie.
Si sedette accanto a lei e ascoltò il respiro.
Sembra tutto a posto.
Si alzò e, con passo lento e incerto, entrò in cucina. Aprì il latte, poi si recò in bagno. Infine tornò nella sua stanza.
Si sdraiò. Il sonno non arrivava.
Siamo arrivati a novantanni, io e Giuliana. Quanta vita alle spalle… Ormai presto toccherà anche a noi raggiungere il Signore, eppure intorno non cè più nessuno.
Le figlie, Rosaria non cè più, non era nemmeno arrivata a sessanta. Nemmeno Paolo cè più, ha fatto una vita un po dissoluta… Cè solo la nipote, Chiara, ma anche lei vive in Germania da quasi ventanni. Non si ricorda più dei nonni. Forse avrà già figli grandi pure lei…
Non si accorse di quando si addormentò.
Si svegliò sentendo la mano di qualcuno su di lui:
Giovanni, tutto bene? arrivò la voce flebile.
Aprì gli occhi. Era piegata su di lui sua moglie.
Che succede, Giuliana?
Ti guardavo, eri troppo immobile.
Sono vivo ancora! Va, torna a letto.
Sentì i passi strascicati verso la cucina. Il click dellinterruttore.
Giuliana Rossi bevve un sorso dacqua, passò dal bagno e tornò nella sua stanza. Si sdraiò:
Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. O forse sarà prima toccato a me…
Giovanni ha già organizzato il nostro funerale. Non avrei mai pensato si potesse fare in anticipo. Ma forse è una fortuna, chi lavrebbe fatto per noi?
La nipote ormai non si ricorda di noi. Solo la vicina, Ivana, viene a trovarci. Ha le chiavi di casa nostra. Giovanni le dà cinquecento euro dalla nostra pensione al mese. Lei ci compra la spesa, o quello che ci serve. Daltronde, dal quarto piano ormai non scendiamo più.
Giovanni Rossi aprì gli occhi. Il sole illuminava la stanza. Uscì in balcone: vide la cima verde di un ciliegio. Un sorriso gli apparve sul volto.
Anche questanno è arrivata lestate!
Andò dalla moglie, che era seduta pensierosa sul letto.
Giuliana, basta pensare! Vieni, ti faccio vedere una cosa.
Ah, non ho proprio forze! disse la donna mentre si alzava a fatica. Cosa hai in mente?
Vieni, dai!
Sorreggendola per le spalle, la portò in balcone.
Guarda, il ciliegio è tutto verde! E pensare che dicevi che non ci saremmo arrivati, allestate. Eccoci qui!
Hai ragione! E il sole riscalda proprio oggi.
Si sedettero sulla panca in balcone.
Ricordi quando ti invitai al cinema? Eravamo ancora a scuola. Anche allora il ciliegio era tutto verde.
Certe cose non si scordano più… Quanti anni sono passati?
Settantacinque, almeno… Ma sembra ieri.
Restarono lì a lungo, rievocando la giovinezza. Tantissime cose si dimenticano con letà perfino ciò che si è fatto il giorno prima ma i ricordi della gioventù rimangono.
Oh, ci siamo fatte prendere dai ricordi! disse la moglie alzandosi. E ancora non abbiamo fatto colazione.
Giuliana, prepara un tè buono questa volta! Basta con queste erbe.
Ma il medico ha detto di no.
Solo più leggero… e una cucchiaino di zucchero ognuno!
Giovanni sorseggiava quel tè leggero, mangiando un piccolo panino col formaggio, e pensava a quando la colazione era un tè forte e dolce, con le brioche o le frittelle della domenica.
Arrivò la vicina. Sorrise:
Come state oggi?
A novantanni che vuoi che sia? scherzò Giovanni.
Se riesci a scherzare, vuol dire che va bene. Vi serve qualcosa?
Ivana, prendi un po di carne! chiese Giovanni.
Ma non dovreste…
Il pollo va bene.
Va bene, lo compro io e vi preparo un bel brodo con le tagliatelle!
Ivana riordinò la tavola, lavò i piatti, poi se ne andò.
Giuliana, andiamo di nuovo sul balcone, propose lui. Prendiamo un po di sole.
Sì, volentieri.
Dopo un po, la vicina tornò.
Vi manca il sole, vero?
E proprio bello qui, Ivana! sorrise Giuliana Rossi.
Aspettate, adesso vi porto la pappa e comincio il sugo per il pranzo.
Donna doro, la seguì con lo sguardo Giovanni. Senza di lei saremmo perduti!
E tu le dai solo millecinquecento euro ogni mese.
Giuliana, le abbiamo intestato la casa.
Questo lei non lo sa…
Rimasero al balcone fino allora di pranzo. A tavola, cera il brodo di pollo, saporito e con piccoli pezzi di carne e patate schiacciate.
Questo lo facevo sempre a Rosaria e Paolo da piccoli, ricordò Giuliana.
E ora, alla fine della vita, mangiamo i piatti preparati da altri, sospirò Giovanni.
Forse era scritto così, Giovanni mio. Quando non ci saremo più, nessuno piangerà.
Basta, Giuliana, niente malinconie! Andiamo a riposarci un po!
Giovanni, dicono sempre:
«Vecchi e bambini, stessa vita.»
Zuppa liquida, riposino e merenda. Si torna bambini.
Giovanni fece un sonnellino, ma poi si svegliò: non riusciva a dormire. Forse per il tempo, forse per lumore. Andò in cucina. Sul tavolo, due bicchieri di succo, preparati con cura da Ivana.
Prese i bicchieri e li portò con mano tremula nella stanza della moglie. Lei fissava la finestra assorta nei suoi pensieri.
Che cè, Giuliana, triste? sorrise lui. Vieni, bevi il succo!
Lei ne sorseggiò un po:
Anche tu non riesci a dormire?
Il tempo non aiuta…
Anche io stamattina mi sento strana, disse Giuliana, scuotendo la testa. Sento che ormai mi resta poco. Mi raccomando, fammi un funerale degno.
Ma non dire così, Giuliana! Come farò senza di te?
Qualcuno prima o poi deve andarsene per primo.
Dai, basta, torniamo in balcone!
Restarono fuori fino a sera. Ivana preparò le frittelle di ricotta. Mangiando, si sedettero a guardare la TV: prima di dormire, unabitudine. I film moderni non riuscivano più a seguirli, quindi preferivano commedie classiche e cartoni animati.
Quella sera guardarono solo un vecchio cartone. Giuliana si alzò:
Vado a letto. Sono stanca.
Allora vado anchio.
Giovanni, lasciami guardarti bene, unultima volta! disse lei allimprovviso.
Perché mai?
Solo per guardarti…
Si fissarono a lungo. Forse ripensavano a quando erano giovani e tutto era possibile.
Vieni, ti accompagno a letto.
Giuliana prese il braccio del marito e si avviarono lentamente.
Lui la coprì con la coperta e se ne tornò nella sua stanza.
Sentiva un peso sul cuore. Il sonno tardava ad arrivare.
Aveva limpressione di non aver chiuso occhio, ma lorologio segnava le due di notte. Si alzò, andò nella stanza di Giuliana.
Lei era sdraiata, gli occhi aperti.
Giuliana!
Le prese la mano.
Giuliana, cosa cè?! Giuliana!
Allimprovviso anche lui sentì mancare il respiro. Tornò nella sua stanza. Prese i documenti già preparati e li posò sul tavolo.
Ritornò dalla moglie. La guardò a lungo. Poi si sdraiò accanto a lei e chiuse gli occhi.
Gli sembrò di vederla, giovane e bella come settantacinque anni prima. Lei si avviava verso una luce lontana. Lui la rincorse e le prese la mano.
Al mattino, Ivana entrò nella stanza. Erano lì insieme, coi volti sereni, la stessa felicità nel sorriso.
Chiamò subito lambulanza.
Il medico, arrivato di corsa, scosse la testa:
Se ne sono andati insieme. Devessere stato vero amore…
Li portarono via. Ivana, sfinita, si sedette sulla sedia in cucina. Solo allora vide i documenti e il testamento intestato a lei.
Appoggiò il capo alle mani e pianse.
La vita ci insegna che, mentre i legami di sangue possono allontanarsi, sono i gesti gentili e le cure sincere a tenere unita la famiglia del cuore, anche quando quella di nascita è ormai lontana.







