So di tutte le tue avventure, disse la moglie. Vittorio sentì un gelo improvviso dentro di sé.
Non trasalì, non impallidì anche se nel suo petto tutto si strinse, come un foglio accartocciato che si getta nella spazzatura. Rimase semplicemente immobile.
Luciana era in piedi davanti ai fornelli, mescolando qualcosa nella pentola. Una scena come tante schiena dritta, grembiule a pois, profumo di soffritto. Una tipica immagine di casa, calda e rassicurante. Ma la voce, la voce aveva la freddezza della cronaca letta alla radio.
Vittorio per un attimo pensò di essersi sbagliato. Forse aveva parlato di pomodori forse sapeva dove comprarli di qualità? Oppure parlava di quel vicino del terzo piano che voleva vendere la macchina?
Ma no.
Di tutte le tue avventure, ripeté Luciana, senza voltarsi.
In quel momento, il freddo divenne reale. Non cera né isteria, né dolore nel suo tono. Mancava ciò che aveva temuto per anni: lacrime, rimproveri, piatti lanciati. Era solo unaffermazione, quasi neutrale. Come se avesse annunciato che il latte era finito.
Vittorio aveva cinquantadue anni. Ventotto vissuti con quella donna. La conosceva come le sue tasche: la voglia sulla spalla sinistra, il modo in cui storce il naso assaggiando il ragù, il respiro desolato delle mattine tristi. Ma quel tono non laveva mai sentito.
Luci, provò a dire, ma la voce gli mancò.
Si schiarì la gola. Provò ancora, più piano.
Luciana, di cosa parli?
Lei si voltò. Lo guardò a lungo, con calma, come se lo vedesse davvero per la prima volta. Oppure, come si osserva una vecchia fotografia ormai sbiadita.
Di Marina, per esempio, disse. Quella della contabilità, nel 2018, se non sbaglio.
Vittorio sentì la terra mancargli sotto i piedi. Non è solo un modo di dire davvero, sembrava in bilico nel vuoto.
Marina?
A mala pena ricordava il suo volto. Una storiella, forse durante una cena aziendale? Niente di importante. Allora si era promesso: mai più.
E di Silvia, continuò Luciana, con la stessa calma. Quella che ti si è avvicinata in palestra, due anni fa.
Aperse bocca, poi la richiuse.
Da dove lo sapeva, della storia con Silvia?
Luciana spense il fornello. Si slacciò il grembiule con estrema lentezza, lo piegò e si sedette al tavolo.
Vuoi sapere come ho fatto a scoprirlo? chiese. O ti interessa di più sapere perché ho taciuto?
Vittorio non rispose. Non perché non volesse semplicemente non riusciva.
La prima volta, iniziò lei, sarà stato dieci anni fa. Iniziasti a tornare tardi dallufficio, specialmente il venerdì. Tornavi allegro, con uno sguardo vivace. Profumavi di donna.
Sorrise, amaramente.
Mi sono detta: magari sono io che esagero Forse cè qualcuno in ufficio che usa un nuovo profumo? Mi convinsi per un mese. Poi trovai una ricevuta del ristorante, nella tasca della tua giacca. Cena per due. Vino. Dolce. Noi lì non siamo mai stati insieme.
Vittorio avrebbe voluto giustificarsi, mentire come tante altre volte. Ma le parole gli restarono in gola.
Sai cosa ho fatto? Luciana lo fissò negli occhi. Ho pianto in bagno. Poi mi sono lavata la faccia, ho preparato la cena. Ti ho accolto col sorriso. Nulla dissi alla nostra figlia aveva quindici anni allora, tra scuola e primi amori Perché farle sapere che suo padre
Si interruppe. Passò una mano sul tavolo, come a togliere polvere invisibile.
Ho pensato: passerà. Sono cose da uomini crisi di mezza età, ormoni Torna, e pace. Limportante è la famiglia.
Luci, mormorò Vittorio.
Basta, lo fermò lei. Fammi finire.
Lui annuì, silenzioso.
Poi cè stata la seconda. La terza. La quarta. Ho smesso di contare. Il tuo telefono mai una password. Davvero credevi che non guardassi? Ho letto i messaggi. Quegli stupidi «Mi manchi, cucciola», «Sei il migliore». Ho visto le fotografie, abbracciato con loro, sorridente. La voce di Luciana tremò per la prima volta, ma si ricompose subito. E ogni volta mi chiedevo: ma perché vivere accanto a un uomo che non mi ama?
Io ti amo! scoppiò Vittorio. Luciana, ascolta
No, disse lei, con fermezza. Non mi ami. Ami la comodità. La casa pulita. La cena pronta. Le camicie stirate. Una donna che non fa domande.
Si alzò. Si portò alla finestra. Rimase qualche istante a guardare il buio fuori, come se vi cercasse una risposta.
Sai quando ho deciso? chiese, ancora voltata di spalle. Un mese fa. È venuta nostra figlia per il weekend. Sedute in cucina, bevendo un tè, mi fa: «Mamma, sei strana ultimamente. Silenziosa. Ti vedevo diversa» E io ci ho pensato: ha ragione. Non sono più io da almeno dieci anni.
Vittorio osservava la schiena tesa, la postura fiera, e dun tratto capì: la stava perdendo. Non poteva più evitare la verità: la stava perdendo. Proprio ora.
Non voglio divorziare, mormorò rauco. Luciana, ti prego.
Ma io sì, rispose lei semplicemente. Ho già depositato i documenti. Tra un mese ludienza.
Ma perché adesso?! urlò lui.
Luciana si voltò. Gli diede uno sguardo lungo e malinconico. Poi sorrise, triste.
Perché ho capito che tu non mi hai mai tradita, Vittorio. Si tradisce solo chi è importante. Io per te ero solo presenza. Come laria.
Ed era tutta verità.
Vittorio restava sul divano curvo, invecchiato di dieci anni in un attimo. Luciana era vicino alluscita. Tra loro ventotto anni di matrimonio, una figlia in comune, un appartamento i cui muri li ricordavano entrambi. E un abisso, troppo largo da colmare.
Lo capisci, sussurrò lui, che senza di te mi perdo?
Non ti perdi, vivrai, rispose lei calma. In qualche modo.
No! gridò, lanciandosi verso di lei. Luciana, posso cambiare! Lo giuro! Non ci saranno più
Vittorio, alzò la mano, come per fermarlo. Non si tratta di loro. Non è mai stato per loro.
E allora per cosa?!
Esitò. Scelse le parole quelle che avrebbe voluto dire tanti anni prima, ma non ci era riuscita. Forse per timore, forse perché non si riteneva degna dessere ascoltata.
Sai comera? Ogni volta che tornavi dopo una delle tue Marina o Silvia, io ero lì a letto accanto a te ma mi sentivo invisibile. Nemmeno te ne preoccupavi! Il telefono sul comodino, le camicie lasciate in lavatrice con il rossetto sul colletto. Ti sembrava che fossi scema. O cieca.
Vittorio si scosse, come colpito.
Non volevo
Non volevi? si avvicinò a lui. I suoi occhi brillavano, non per il pianto. Per rabbia. Una rabbia accumulata in anni di silenzio. Semplicemente, non pensavi mai a me. Quando baciavi unaltra, ti chiedevi mai cosa provavo io? «Tanto la moglie non scopre»? O «Che importanza ha»?
Lui tacque.
Perché la verità era peggio.
Non pensava mai a lei. Per lui Luciana cera sempre stata e basta. Presenza scontata. Non avrebbe mai immaginato che avrebbe potuto andarsene.
Tornavi a casa da chissà dove e per te tutto era come sempre. Moglie al suo posto. Famiglia intatta. Tutto ok.
Lei si voltò.
Ma nella tua realtà, io non cero più. Da tempo.
Vittorio mosse un passo avanti. Cercò la sua spalla, voleva prenderla, trattenerla.
Luciana si ritrasse.
Non farlo, disse stanca Ormai è tardi.
Lui le afferrò le mani.
Luciana, per favore! Dammi unaltra possibilità! Posso cambiare!
Lei guardò le loro mani intrecciate, il suo viso sconvolto dalla paura. E allimprovviso capì che temeva davvero. Ma non di perdere lei.
Temeva la solitudine.
Sai, disse piano, liberando le dita, anchio temevo di restare sola. Senza di te. Senza la nostra famiglia. Ma ho capito una cosa.
Si prese la borsa dal tavolo. Le chiavi.
Sono già sola. Da anni. Vicino a te, ma sola.
E si diresse verso la porta.
Passarono tre settimane.
Vittorio rimase nellappartamento ormai vuoto Luciana si era trasferita da nostra figlia subito dopo quel dialogo e vagava sul telefono. Marina della contabilità. Silvia della palestra. Altri nomi, due o tre, che un tempo significavano qualcosa.
Chiamò Silvia.
Rifiutò la chiamata.
Scrisse a Marina lesse il messaggio, non rispose.
Gli altri nemmeno aprirono.
Era strano: quando era un uomo con famiglia, tutte sembravano desiderarlo. Ora che era finalmente libero
Non interessava più a nessuno.
Seduto su quel divano, in quellappartamento improvvisamente enorme e sconosciuto, per la prima volta in cinquantadue anni si sentì davvero solo.
Prese ancora una volta il telefono. Cercò Luciana. Restò a lungo a fissare lo schermo. Le dita tremavano.
Scrisse un messaggio. Lo cancellò. Ne scrisse un altro. Lo cancellò di nuovo.
Alla fine digitò solo: «Possiamo vederci?»
La risposta arrivò dopo unora: «Perché?»
Vittorio esitò. Cosa dire? «Perdonami»? Troppo tardi. «Torna»? Banale. «Sono cambiato»? Una bugia.
Alla fine scrisse la verità:
«Vorrei ricominciare. Posso provare?»
Tre puntini lampeggiarono. Scomparvero. Tornarono.
Alla fine arrivò:
«Vieni sabato, da nostra figlia. Alle due. Parliamo.»
Vittorio sospirò.
Non sapeva cosa sarebbe successo. Se lei avrebbe mai perdonato, se sarebbe tornata. Se meritasse davvero una seconda possibilità.
Guardò la fede al dito.
E per la prima volta, dopo tanti anni, fu pronto a rinascere.
Se solo lei avesse voluto.
Avrebbe dovuto Luciana chiudere gli occhi sulle avventure del marito? Forse sarebbe stato meglio fare uno scandalo sin dalla prima volta? Chissà.




