12 giugno 1996
Sono tornato a casa dai miei genitori, a Modena. Appena arrivato, mamma mi ha dato una borsa grande e mi ha pregato di andare al mercato a prendere un po di cose per pranzo. E prendi pure del salame nostrano! Al mercato cè sempre quello fresco! mi ha gridato dietro mentre stavo uscendo di casa. Va bene, mamma! ho risposto e sono partito a piedi per il centro.
Avevo quasi finito la spesa, con la borsa che pesava parecchio, quando una donna ha attirato la mia attenzione. Mi sono fermato, paralizzato, a fissarla. Non è possibile… ho sussurrato solo per me.
Era Lidia.
Lidia era sempre stata bellissima, ma apparteneva a quel tipo di donne la cui dolcezza faceva dimenticare la bellezza stessa; con lei semplicemente si stava bene, senza bisogno di dire niente. Lidia era proprio così: capelli castano chiaro raccolti in uno chignon, movimenti eleganti, voce mite e calda.
Aveva occhi azzurri che guardavano con attenzione e un pizzico di malinconia.
Sapeva ascoltare, sapeva stare vicino senza necessariamente dire la cosa giusta. Bastava la sua presenza e tutto diventava più leggero.
Io ero più giovane di Lidia di due anni. Siamo cresciuti nello stesso cortile, giocavamo insieme da bambini. Allora, quei due anni mi sembravano un abisso.
Lidia era lanima del gruppo, sempre circondata da amici. Gli anni sono volati, e ormai adulto non avevo nemmeno capito che Lidia, la mia cara Lidia, si era già sposata. Quando? Come aveva fatto?
E tu che pensavi, rideva la nonna seduta al parco, che ti avrebbe aspettato? Sempre circondata da ragazzi, gentile e giudiziosa comè. Cerca anche tu una brava ragazza, e presta attenzione stavolta.
Come lei non ce ne sono altre… sospiravo io.
Sono andato spesso a ballare, cercando tra le ragazze qualcuno che mi facesse tornare a battere il cuore. Niente da fare. Una volta, al matrimonio di un vecchio amico, ho incontrato Vera.
Alta, decisa, vistosa, era la più appariscente tra tutte. Non ho nemmeno avuto il tempo di reagire: Vera mi ha subito voluto come compagno di ballo. Dopo qualche bicchiere di prosecco ci siamo lasciati trasportare dalla serata.
Mi sono svegliato a casa sua, fra le sue braccia. Faticavo a ricordare la serata passata. Poco dopo, sono arrivati i suoi amici, tra battute e allusioni su un futuro matrimonio…
Ho dormito da lei ancora una notte… e poi è passato quasi unintera settimana. Poi tutto ha preso velocità. Vera ha insistito per andare a firmare subito le carte in Comune.
Voglio sposarti, Sandro! Credici o no, io ti ho amato dal primo sguardo! mi ha detto con enfasi.
Mi lusingava la sua schiettezza, ma mi terrorizzava anche.
Non era così che immaginavo lamore o il matrimonio, ma Vera è rimasta incinta e ci siamo sposati.
Non abbiamo fatto una grande festa: Vera studiava ancora alluniversità, i suoi genitori non vedevano bene questo matrimonio improvviso. Nemmeno i miei erano convinti.
Molto presto ci siamo resi conto di essere due estranei sotto lo stesso tetto.
Non abbiamo resistito nemmeno sei mesi. Il carattere di Vera era rigido, intransigente; non mi lasciava lo spazio di essere uomo, marito di casa. Comandava lei, e mostrava continuamente insoddisfazione verso di me.
Quando ho trovato lavoro a Bologna, con un posto in dormitorio, sono scappato. Un paio danni dopo, quando Vera si è stancata di supplicarmi di tornare a casa, ci siamo divorziati.
Ho riconosciuto la bambina appena nata, ho pagato ogni mese gli alimenti, ed ero presente durante le feste o nei weekend quando potevo tornare in città.
Dopo quattro anni, mi sono risposato. Stavolta ho scelto una donna dal carattere calmo, semplice, modesto.
Aveva un figlio da un matrimonio precedente. Valeria, così si chiamava, mi ricordava Lidia in qualche gesto, qualcosa nello sguardo, anche se era diversa. La differenza lho sempre sentita: nessuna era Lidia.
Quando mamma mi chiedeva della mia nuova famiglia, rispondevo solo: Va tutto bene, mamma… Normale.
Normale? Solo così? sospirava lei scuotendo la testa. Sempre Lidia ti torna in mente?
Che vuoi che ricordi? Non cè mai stato nulla tra di noi, solo… rispondevo guardando altrove.
Solo cosa? Lamicizia dinfanzia è una cosa, lamore è tuttaltro. Ti sei messo in testa delle fantasie, e ora ti tormenti da solo senza riuscire a rendere felici le tue mogli… Vivi il presente, Sandro. Apprezza quello che hai.
Non preoccuparti, mamma, tutto va bene, continuavo a ripetere e me ne andavo…
Ma anche con Valeria la felicità non è mai arrivata. Nulla che non andasse, nulla da rimproverare, ma tutto era insipido.
Era proprio così: senza scintilla, senza sentimento. Sembrava che vivessimo solo per abitudine, per avere una famiglia.
Forse per questo, dopo dieci anni, Valeria mi ha tradito. Non me laspettavo proprio.
Così, eh, eppure sembravi così tranquilla… le ho detto, depositando i documenti del divorzio. Sei una traditrice, Valeria. Ti ho aiutato a crescere tuo figlio Nicola. Mi chiama papà. E tu…
Ci siamo separati senza scene, senza rancore. Con Nicola ho continuato a parlare e a vederlo, proprio come facevo con mia figlia Martina, quella avuta da Vera.
Un giorno, sono tornato di nuovo dai miei, a casa. Mamma mi ha chiesto di andare al mercato: Prendi ancora il salame! Lo trovi sempre fresco lì!
Va bene, mamma! ho detto, uscendo con la borsa.
Avevo appena finito la spesa, stavo tornando a casa quando ho visto quella donna.
Sono rimasto fermo, con la borsa in mano.
Non può essere… ho sussurrato.
Era Lidia.
Mi sono emozionato come un ragazzino. Era ancora lei… Dolce e gentile come lavevo lasciata.
Ciao, Lidia, le ho detto sottovoce, avvicinandomi. Perché sei vestita di nero?
Lidia mi ha guardato con tristezza.
Ciao, Sandro, che piacere rivederti. Ho perso mio marito… sarà ormai otto mesi… Non riesco ancora togliere questi vestiti neri. È dura.
Andiamo insieme? Abiti ancora qui vicino? Le ho preso la borsa.
Non proprio, vivo dallaltra parte della città, nel quartiere nuovo, mi ha risposto.
Posso accompagnarti fino a lì, se vuoi. Così parliamo un po. Che ne dici? ho insistito io.
Lidia mi ha guardato e ha annuito.
Durante il cammino ho saputo che ora viveva da sola con la figlia che studiava alluniversità.
Dopo aver rivisto Lidia, mi sono sentito rinascere. Ero di nuovo innamorato di lei, e lunica paura era quella di perderla.
Dopo circa due settimane, sono tornato a casa dai miei, e mentre ero in cucina ho detto a mamma: Mamma, voglio sposare Lidia. Secondo te, accetterà?
Mamma mi ha guardato e ha capito che non scherzavo. Ero pallido, emozionato, dimagrito.
Vieni a mangiare un po di minestrina, poi ne parliamo. Non sei nemmeno più tu. Cosè successo? mi ha detto in modo deciso.
Ho mangiato volentieri, poi lho guardata, aspettando il suo consiglio.
Ne hai fatti di errori, Sandro, che puoi anche provarci di nuovo. Ma chi ti ha fatto così fedele? Vai da Lidia, ma cerca di starle accanto come amico. Adesso ha solo bisogno di un sostegno. Se poi, col tempo, nel suo cuore ci sarà posto per te, allora sarete felici. Ma non forzarla…
Lho abbracciata senza dire altro e sono andato subito da Lidia. Le ho chiesto di incontrarci il giorno dopo, nel parco in centro.
Lei è arrivata, e sapeva già che avevo qualcosa di importante da dirle. Si vedeva dal mio sguardo. Mi tremavano le mani quando le ho dato i fiori e le ho detto che ero solo da anni.
Lidia mi ha bloccato quasi subito: Sandro, capisco, vedo. È strano, allimprovviso…
Sono diventato pallido. Sono riuscito a fermare le sue parole e le ho sussurrato: No, ascoltami. Se non te lo dico adesso, non capirai mai. Io… ero giovane e stupido, ho lasciato scappare te. Non ero pronto. Ma ti ho sempre amata. Solo te.
Potrai non credermi. La prima moglie… È stato solo un errore, la voglia di dimenticarti. La seconda, non era amore, solo abitudine.
Ho sempre paragonato tutte le donne a te, ed è per questo che non funzionava mai. Non erano te. Perché tu sei speciale, unica non solo per me, ma per chiunque. Non posso perderti di nuovo, Lidia… Vuoi sposarmi?
Per un minuto siamo rimasti in silenzio. Mi sono seduto accanto a lei, aspettando solo una parola.
Lidia mi guardava, capendo quanto fossi sincero.
Se non ti conoscessi da quando eri bambino, Sandro, non ti crederei. Sei sempre stato generoso, sensibile, un po timido…
Che vuol dire questo? ho chiesto con voce roca, guardando le scarpe.
Vuol dire che ho bisogno di tempo. Solo questo.
Ti aspetterò. Quanto? ho chiesto.
Non lo so… ha sussurrato. È troppo presto. Però grazie. Almeno adesso so che cè chi ha bisogno di me. E questo è tanto.
Ma… resteremo almeno amici? Non sopporterei lidea che tu incontrassi qualcun altro…
Non ci penso nemmeno io, credimi. Però… non correre troppo.
Ci siamo salutati così. Io sono andato a Bologna per lavoro, ma non riuscivo più a stare lontano da lei.
Tutti i weekend ero da lei, le portavo qualcosa, la riempivo di regali. Lidia si vergognava di avere subito un corteggiatore così assiduo.
Sandro, vediamoci un po fuori, non davanti a casa mia. Non si sa mai cosa pensano i vicini! Almeno aspetta un anno, ti prego…
Come vuoi. Mi basta vederti. Vieni da me? Ti faccio conoscere la mia gatta, Luisa.
È una vera signora. Adesso ho due settimane di ferie. I miei sono alle Terme. Devo occuparmi della gatta e posso anche farti vedere il nuovo ingresso che sto ristrutturando.
Quella sera Lidia non è tornata a casa. È rimasta con me.
Quando i miei sono tornati, hanno subito notato che ero cambiato.
Sto sistemando il corridoio, canto e fischietto, la casa era in ordine e in salotto cerano fiori freschi.
Alla domanda di mamma, ho risposto solennemente: Sì, mamma, sì. Vivo con Lidia. Siamo felici.
Bastava lasciarti due giorni solo che già risposato, eh? ha scherzato papà.
No, papà, lei non vuole saperne di matrimonio per ora. Ma io insisto.
Fa bene! Basta combinare guai. Prima vivete insieme, poi si vedrà, ha sentenziato mamma.
Così devessere, ho risposto. Limportante è che fra due giorni si trasferisce da me.
Bravo Sandro, ha approvato papà. Hai sempre avuto la testa sulle spalle. Se una donna ti piace davvero, non fartela scappare.
Mamma mia, era da tanto che pendeva da lei… ha sospirato mamma.
Prima di partire, io e Lidia abbiamo pranzato con i nostri genitori, che si conoscevano da una vita. Era come ricevere una benedizione.
Sono già passati tanti anni da allora. Siamo ancora insieme, io e Lidia. La nostra è una relazione fatta di rispetto e tenerezza, come fossimo stati insieme da sempre, senza neppure ricordare le lunghe strade percorse separati, dallinfanzia alla maturità.
I nostri figli e nipoti si sentono tutti di casa, nessuno fa differenze tra chi sia di Lidia e chi mio.
Io chiamo Lidia sempre Lidietta.
A volte sembra che il tempo si sia fermato. Lidia è sempre serena, va ogni domenica in chiesa.
Accendo una candela e ringrazio Dio per il destino che mi ha dato, diceva di recente a mia madre. Anche se ho sofferto, il Signore mi ha mandato un uomo degno e affettuoso. Proprio quello che conoscevo da bambina… Guarda che storie la vita a volte regala.
E quello che ho imparato dagli anni è che la vita non va rincorsa nei ricordi o nei sogni, ma amata per quello che ci offre ogni giorno, anche quando ci sembra che sia troppo tardi per la felicità. Bisogna saper aspettare, e continuare a sperare.







