Non me laspettavo da mio marito
Giulia, bisogna fare qualcosa… sospirò Caterina dentro la cornetta del telefono.
E che succede? rispose un po preoccupata la sorella minore.
La telefonata della maggiore le dava sempre una certa ansia.
Di solito si scambiavano messaggi su WhatsApp e via, ma quel giorno Caterina aveva insistito per parlare a voce.
La mamma non può più vivere da sola.
Se solo la sentissi più spesso, lo sapresti, la rimproverò Caterina.
Oh, dai! Non cominciare! Dimmi subito qual è il problema. Cosa mi sono persa?
Caterina sospirò di nuovo, abituata ormai al carattere peperino della sorellina, che da anni sbandierava indipendenza e si inalberava per ogni nota fuori posto.
Ti ricordo che la mamma ha già 73 anni. Ha sempre la pressione ballerina, e la stanchezza è la regola.
Fa fatica a cucinarsi da sola, tiene la casa a fatica, elencò pazientemente la maggiore. E lasciamo perdere che non riesce sempre nemmeno ad andare al supermercato a prendere il pane.
Menomale che la nostra vicina, la signora Loredana, le porta qualcosa ogni tanto.
Vuoi dirmi che la mamma muore di fame? si allarmò Giulia.
Ma no! Ogni due settimane vado io a portarle tutte le cose che servono. Voglio solo dire che ormai la mamma non può più cavarsela senza aiuto esterno.
E se, che ne so, cadesse e si facesse male? Con la sua stazza poi chi la solleva?
Le sorelle rimasero zitte per un attimo.
Lucia Maria era stata una bella donna formosa già da giovane, e con gli anni aveva accumulato un bel po di chili di troppo.
Nonostante qualche guaio di salute, non le mancava certo lappetito e si offendeva a morte quando le figlie azzardavano una parola sulla dieta.
E si sente tanto sola, a volte quasi piange quando vado via.
Dice che labbiamo abbandonata tutti… continuò Caterina. Non ce la fa più neanche psicologicamente, non scherzo.
Quindi, che vuoi che faccia? Non ho capito.
Caterina esitò prima di parlare confrontarsi con Giulia era ogni anno unimpresa più titanica.
Io ti propongo di andare a vivere da lei, almeno per un po.
Ma sei fuori?! E perché non vai tu?!
Aspetta fammi indovinare: tu hai Pierluigi, marito doro, e il figliastro Mattia, piccolino, venticinque anni appena, ancora sulle ginocchia.
O sbaglio?
Giulia, ma che discorsi sono?
Sono discorsi perfetti! Hai deciso sempre tutto tu per tutti, ma su di me te ne sei sempre fregata! Giulia ormai urlava quasi.
E Caterina non ci vide più:
E quando la mamma si faceva in quattro fra papà malato e noi due con Chiara? Quando faceva avanti e indietro dal paese a casa tua, portava la spesa, babysitterava tua figlia così tu cocca di casa! potevi lavorare e riposarti. Lì andava tutto bene, eh? Nessuna obiezione?
Giulia tacque un attimo, consapevole che la sorella diceva la verità. Era andata proprio così ai tempi in cui il suo matrimonio-lampo col padre di Chiara era finito. E meno male che la suocera, la signora Donatella, donna daltri tempi, aveva permesso a lei e a sua nipote di restare nellappartamento fino ai diciotto anni della piccola.
La signora Donatella, in realtà, con la nipotina era piuttosto fredda, e il suo ex marito le passava pochi euro di alimenti. Così, Giulia faticava come un criceto nella ruota per mantenere entrambe.
Allepoca, laiuto dei suoi genitori era stato fondamentale, ma adesso cosa doveva fare, riconoscere debiti di gratitudine fino alla tomba?
La suocera aveva mantenuto la parola, mai un fastidio fino alla maggiore età di Chiara; poi, con molta gentilezza, le aveva detto che era lora di andare.
Chiara studiava già allistituto tecnico a Firenze, aveva il fidanzatino, e Giulia pensò fosse il momento di cambiare vita: fece armi e bagagli e andò a cercare lavoro a Milano.
Da anni ormai viveva in un bilocale in affitto nellhinterland milanese e sbarcava il lunario con lavoretti vari dopo i 40 anni, mica facile trovare un impiego come si deve!
Però, alla fin fine, a lei la vita piaceva così, mica aveva intenzione di tornare nel paesino in Toscana.
Facile parlare, tu! Non sai che significa crescere una figlia da sola! rispose con una vena velenosa, sapendo benissimo che era un colpo basso. Prova un po tu, poi vedi se ti piace essere rinfacciata!
Ora fu Caterina a zittirsi per un bel po.
Lei, invece, la sua vita se lera giocata bene allinizio. Dopo la laurea, era rimasta a Firenze, lavorava come contabile e puntava a un grande matrimonio.
Peccato che i pretendenti fossero tutti dei casi umani: o alcolizzati, o mammoni, o scansafatiche di professione.
Solo a 39 anni aveva incontrato Pierluigi tre anni più grande, vedovo con un figlio, Mattia, decenne.
Lavorava come elettricista per la ditta comunale e sapeva aggiustare qualsiasi cosa pure a occhi chiusi. Faceva lavoretti a destra e manca per gli amici meno abili.
Non era un chiacchierone, anzi, quasi burbero, precisino fino al midollo, ma Caterina si era innamorata come una liceale. In 14 anni di matrimonio (si erano sposati dopo neanche un anno), aveva fatto di tutto per essere la moglie perfetta.
Non subito, ma era riuscita a conquistare il figliastro, letteralmente si struggeva per loro due.
Avrebbe desiderato anche un suo figlio, ma non era andata. Così Pierluigi e Mattia erano diventati la luce dei suoi occhi.
Non aveva nessuna intenzione di rischiare di perdere quella famiglia costruita con tanta fatica.
Avevo pensato di portare la mamma qui, disse Caterina con voce roca per i ricordi ma non ne vuole sapere.
Cosa? E Pierluigi, il tuo tesorone, non avrebbe problemi ad accogliere la suocera nel vostro bilocale? la punzecchiò Giulia. O non hai avuto il coraggio, come al solito, di avvertirlo prima? Dai, lo sapevi già che la mamma avrebbe rifiutato!
Giulia! Smettila! Facciamo le serie, dai. Non è il momento per le battute.
Parole ne abbiamo già sprecate abbastanza, tagliò corto la minore e mise giù.
Parole sante, ne avevano dette molte più che a Natale.
Caterina rimase col telefono in mano fissando il vuoto. A voler vedere, se Giulia fosse tornata, sarebbe stata la soluzione ideale.
Lei avrebbe potuto aiutare venendo, portando la spesa e magari anche qualche euro in più. Giulia, poi, un lavoro da remoto magari lo trovava anche.
Nel piccolo paesino, per strano che sembri, la fibra arrivava meglio che a Milano.
Però Giulia proprio non aveva intenzione di rendere la vita della sorella più semplice. Viziata era da bambina, viziata era rimasta anche superati i cinquanta!
E quando non puoi più comandare sulla sorella è finita.
“Gli ho parlato. La mamma dice che sta benissimo e non ha bisogno di nessuno.
Smettila con sto teatro!” le scrisse Giulia lindomani.
Caterina nemmeno si degnò di rispondere.
A cosa serviva? La sorella la sentiva a malapena una volta al mese e se la cavava con dieci messaggi scarsi.
La mamma non si lamentava con lei, anzi, era contenta che la sua Giuliettina non la dimenticasse, non voleva darle dispiaceri. Che poi, la piccola se la prendeva subito e magari spariva per mesi
Caterina invece non si offendeva di niente: ascoltava i pianti della madre almeno una volta a settimana. Di notte, poi, non dormiva.
Persino Pierluigi, notoriamente poco attento agli umori della moglie, le aveva chiesto se fosse successo qualcosa.
Non aveva voluto raccontargli nulla ché già di problemi ne aveva abbastanza lui. Ma insomma, che fare, Caterina proprio non lo capiva.
Prendere una badante? Con il prezzo che hanno, nemmeno con tutto lo stipendio.
Oh, basta! Pierluigi posò la tazza di tè sul tavolo con un tonfo. Sono tre mesi ormai che non sei più la stessa. Cosè che non va? Parla, su!
Caterina scoppiò a piangere, ma cercò di riprendersi in fretta (gli uomini con le lacrime, si sa, non sanno che farci) e gli spiegò a grandi linee la situazione.
E perché non me lhai detto subito della signora Lucia Maria? la sgridò il marito.
Non volevo darti un altro pensiero biascicò lei abbassando lo sguardo.
Forse aveva fatto male a coinvolgerlo. E se ora avesse pensato, ma chi me lo fa fare di stare con una moglie piena di problemi?
Va bene, disse Pierluigi alzandosi. La cena era buona, grazie. Vado a letto.
Neanche il telegiornale guardò. E adesso? Cosa succedeva?
Caterina si rigirò tutto il tempo, senza riuscire a chiudere occhio, e la mattina si alzò tardi: non aveva sentito nemmeno la sveglia.
Era sabato, niente lavoro, ma per lei preparare la colazione a Pierluigi era sacro sempre la stessa ora! E questa volta aveva già toppato pure lì!
Il marito, però, era lì in cucina che sorseggiava il tè e leggeva qualcosa al cellulare.
Ti sei svegliata? le fece lui, serio ma con la voce normale.
Sì, Pier, arrivo subito, preparo tutto! disse agitata Caterina.
Siediti, dobbiamo parlarne.
Caterina si accomodò piano su uno sgabello, col cuore in gola.
Ho deciso. Tua madre bisogna aiutarla. Non si lasciano soli gli anziani, non è giusto.
Mia madre non ci è arrivata a quelletà, purtroppo… Comunque, ci pensavo: ci trasferiamo da lei.
Ho già chiesto: per me un posto dal fattore lo trovo, e anche tu qualcosa la trovi di sicuro.
Se non cadeva giù dallo sgabello era solo perché era abituata alle scosse forti.
Pier, sei serio?
Serissimo. O pensi che mi sia dimenticato di come la signora Lucia Maria trattava Mattia quando veniva in vacanza, o quando aiutava me senza fiatare?
No, Cate, la memoria non mi manca. E poi io in paese volevo tornarci da una vita.
Sempre che la suocera non ci faccia storie.
Caterina lo guardava come se avesse visto unapparizione. Da Pierluigi proprio non se lo sarebbe mai aspettata. Ma stava sognando?
E Mattia? chiese, senza sapere bene il perché.
Mattia?! rise lui. Un omone ormai, ha lavoro, ha la sua vita. Fossi in lui sarei pure contento di potermi tenere casa tutta per me!
Pierluigi! Caterina gli saltò al collo in lacrime, dimenticando che quelle scene non gli piacevano.
Eppure lui la lasciò fare, e le accarezzò la spalla:
Su, andrà tutto bene, vedrai.
Lei ci sperava proprio.






