Lezioni di Vita a Colpi di Realtà: Una Mamma Single, un Figlio Ribelle e un Papà “Fantasma” tra gli Scontri Quotidiani e la Dura Strada verso il Rispetto in una Famiglia Italiana

E perché mai dovrei aiutarti? Così passi ancora più tempo dietro quella tua stupida occupazione?

Hai scelto tu di vivere così.

Papà dice che semplicemente non sai goderti il momento.

Tuo padre non paga laffitto e non ti compra nemmeno il pane! sbottò Alessia. È facile godersi il momento quando non devi cacciare un centesimo!

Alzati subito e sistema il caos che hai lasciato!

Leonardo saltò su dal letto, lanciando il cellulare tra le coperte.

Vai a quel paese! Ti odio!

Alessia entrò senza bussare nella stanza del figlio. Indossava già la camicia da lavoro impeccabilmente stirata la sera prima, ma negli occhi si leggeva tutta la stanchezza: la sclera solcata da filamenti rossi di chi dorme troppo poco.

Cinque minuti, Leo. Devi alzarti.

Il ragazzo non fece nemmeno una piega.

Ho sentito, borbottò, senza staccare gli occhi dal videogioco.

Questo ho sentito lo dici da mezzora. La colazione è pronta. Lascia il telefono sul comò. Farai tardi a scuola.

Basta con questa scuola! gridò allimprovviso Leonardo, scostando le coperte. Perché ti devi sempre impicciare? Lo so io quando mi devo alzare.

Alessia rimase impietrita sulla soglia. Ogni parola era un colpo basso.

Lavorava da anni due lavori, la sera compilava relazioni per una piccola azienda così che lui avesse delle scarpe decenti, quel maledetto telefono, la connessione a Internet.

E da otto anni tirava avanti senza un euro di mantenimento da quelluomo che si faceva chiamare padre.

Come ti permetti di parlarmi così? Alessia fece un passo nella stanza. Sono tua madre. Ti chiedo solo di alzarti e fare colazione in orario.

Una madre Leonardo fece una smorfia sarcastica. Sai solo urlare. Spero proprio di andarmene da qui! Quanto mi hai stufato!

E dove te ne andresti? Da tuo padre? Alessia sentì lamarezza ribollirle dentro. Ieri non ha nemmeno risposto quando lho chiamato per chiedere i soldi per il tuo corso di inglese.

Non lavora, Leo. Con cosa ti manterrebbe?

Però lui almeno non mi stressa per un voto basso! Lui è normale, tu sei una strega!

Leonardo saltò giù dal letto, urtò la spalla della madre ed uscì dalla stanza. Due minuti dopo, lo scatto della porta dingresso ruppe il silenzio.

Alessia guardò lorologio: tra quaranta minuti doveva timbrare in ufficio, poi la sera avrebbe dovuto preparare ancora un altro report.

Aveva la vita incastrata fin nei minuti, solo per riuscire a chiudere il mese e pagare tutto.

Vibrò il telefono: un messaggio del suo ex, Giuseppe.

Passo oggi a vedere Leo alle tre. Di soldi nulla, la prossima settimana ti faccio sapere.

Sì, passerà sbottò Alessia Pare di essere un animale da zoo!

***

Alle tre Giuseppe davvero si fece vedere Alessia lo scoprì dalle chiacchiere con il figlio. La voce di Leo vibrava di entusiasmo.

Mamma! È arrivato papà! Giochiamo alla Play! Dice che la scuola è una perdita di tempo, nella vita conta il carisma! Chi ce lha può arrivare ovunque.

Leo, spegni subito quella Play e siediti a fare i compiti! Alessia si morse la lingua per non urlare. Di a tuo padre che è ora che se ne vada.

Sei sempre tu che rovini tutto! scattò Leo. Sei invidiosa perché io e papà ci capiamo. Sei come una vecchia prof.!

Buttò giù il telefono, mentre Alessia si morse la lingua. Calma. È solo un ragazzino che fa il ribelle Ne avrebbero riparlato quella sera.

La giornata in ufficio fu pesante. Alessia desiderava solo tornare a casa il prima possibile.

Trovò un disastro: carta di caramelle sparsa sul tappeto, il divano in disordine, i piatti lasciati a montagne nel lavello.

Giuseppe era già sparito, il figlio barricato in camera.

Alessia bussò, ma non rispose. Fu costretta ad entrare.

Leonardo, vai a pulire la cucina e dai una sistemata, disse piano.

Non voglio.

Leo, abbi almeno un po di coscienza! Sono appena rientrata, sono sfinita. Aiutami.

Il ragazzo si alzò di scatto. Nei suoi occhi di dieci anni ardeva un rancore feroce, tanto che Alessia ne fu scossa.

Non riconosceva più suo figlio. Dovera finito quel bambino dolce che pochi anni prima si addormentava sulle sue ginocchia, ascoltando fiabe?

Davanti a lei cera solo un adolescente pungente, che vedeva in sua madre un nemico.

Ti odio! urlò Leo. Sai solo ordinare! Pulire, portare, studiare! Basta! Voglio solo crescere e andarmene via!

E dove andrai, Leo? si appoggiò al telaio della porta. Da tuo padre? Lo sai bene, nemmeno un letto per te ha. Vive in una topaia dove la carta da parati viene giù a pezzi.

Almeno lì nessuno mi rompe! Leonardo afferrò un cuscino e lo scagliò con forza contro la parete. Lui è normale! Lui mi capisce! Tu sei solo un robot che vuole farlo essere anche a me!

Non voglio le tue scarpe nuove o linglese! Voglio vivere, basta!

Vivere come, Leo? Attaccato al telefonino tutto il giorno? avanzò Alessia. Lo capisci che se smetto di lavorare, domani ci staccano la luce?

Il frigo sarà vuoto. Cosa mangi? Come carichi quello smartphone?

Leonardo strillava più forte.

Preferisco stare senza mangiare piuttosto che con te! Sei cattiva! Sempre cattiva!

Alessia sentì spezzarsi qualcosa dentro. Non aveva più voglia di litigare, di rivendicare il suo diritto, di appellarsi alla logica. Era semplicemente esausta.

Otto anni di lotte, feste saltate, senza una sosta, solo per sentirsi dire che era cattiva

Va bene, sussurrò. Se davvero vuoi andare da tuo padre, chiamalo. Adesso.

Leo rimase di sasso.

Lo chiamo, eccome! afferrò il telefono con le mani tremanti.

Sì, chiama. Altoparlante, per favore. Se lui accetta di prenderti anche solo per una settimana, ti preparo la valigia adesso.

Leonardo la guardò con uno sguardo di sfida e compose il numero.

Alessia restò lì, col cuore in gola. Lunghi squilli, rumori indistinti, un borbottio biascicato.

Pronto Chi è?

Papà, sono Leo! rushò il ragazzino, inciampando nelle parole. Papà, voglio venire da te.

La mamma mi stressa, urla, costringe a studiare Posso venire da te? Subito? O domani?

Leuccio Giuseppe balbettò. Guarda, arrivi male. Sono impegnato. Ho amici qui. Sai, cose da uomini.

Papà, per favore! la voce di Leo si incrinò. Lei ha detto che se tu mi vuoi, prepara la valigia. Aiuterò, te lo giuro!

Ascolta, piccolo la voce di Giuseppe si fece seccata. Dillo a tua madre di non farmi il lavaggio del cervello.

Non ho soldi per mantenerti. E non ci sono nemmeno letti extra, qua è casino, sto ristrutturando.

Dai, ci sentiamo per il compleanno.

Riattaccò. Leonardo si girò e si rifugiò sotto alle coperte.

Vattene via, si sentì a malapena dalla trapunta.

No, non ho finito, Alessia si sedette sul bordo del letto. Ti porto avanti da otto anni. Faccio mille sacrifici per darti un futuro.

E tu dici che sono cattiva solo perché ti obbligo a studiare?

Sai qual è la cosa più facile? È fare il buono come tuo padre. Venire una volta al mese, lasciarti giocare col telefono, prometterti mari e monti e poi sparire.

Non è bontà, Leo. È vigliaccheria e indifferenza. A lui di te non importa.

Non è vero! Leo gridò.

È la verità, e prima o poi lo capirai. Da oggi cambia tutto. Se non vuoi rispettare le regole di casa, ti arrangi. Il telefono lo prendo io.

Cosa?! Non ne hai il diritto! Leo spuntò da sotto le coperte.

Ne ho, eccome! È mio, lho comprato io, pago io il credito. Vuoi qualcosa? Te lo guadagni: aiutando in casa, con voti decenti, dando una mano.

Niente più regali perché sì. Non sono un robot, Leonardo. Sono una persona. E da oggi pretendo rispetto in casa mia!

Alessia tese la mano. Leo la fissò a lungo, poi a malincuore le cedette lo smartphone.

Vai a cena, disse Alessia alzandosi. E dopo controllo i compiti. Se sento ancora una parola fuori posto, domani a scuola ci vai con le scarpe vecchie quelle nuove le riporto al negozio.

***

Passarono due giorni. Leo faceva i compiti, sistemava quello che la madre gli assegnava prima di uscire per lavoro, taceva, ma non mancava mai di sottolineare il suo malumore.

Alessia vedeva quanto gli costava abituarsi, ma non cedeva. Sapeva che, se avesse mollato adesso, lo avrebbe perso per sempre.

E il venerdì sera suonò il campanello.

Dai, apri! Alessia, so che sei in casa! La voce di Giuseppe risuonava sulle scale. Voglio vedere Leo!

A Alessia gelò il sangue. Andò alla porta e guardò dallo spioncino: il suo ex ondeggiava, la giacca slacciata, il volto gonfio.

Vai via, Giuseppe. Non sei in stato per vedere nostro figlio.

Non mi comandi! urlò, colpendo la porta con un calcio. Mio figlio voleva stare con me! Lo maltratti! Vieni fuori, parliamone!

Uscì anche Leo dalla sua stanza.

Mamma, è papà? sussurrò.

Sì, Leo. Il tuo grande papà. Vuoi andare da lui?

Giuseppe continuava a sbattere alla porta, gridando parolacce, inveendo contro Alessia accusandola di avergli messo contro il figlio.

Le urla furono tali che i vicini cominciarono ad aprire le porte.

Alessia, dammi dei soldi! cambiò tono allimprovviso. Ho bisogno spicci, capisci? Te li restituisco domani, giuro! Dai, Leo, dille tu!

Leonardo si avvicinò alla porta, ascoltando quella voce roca, lamentosa e anche aggressiva: in lui si intrecciavano la paura e il disgusto più profondo.

Papà, vai via, disse Leo, per la prima volta con voce decisa.

Leuccio? Sei tu? Hey, dammi cento euro anche due, dai. Tua madre nemmeno se ne accorge, è piena di soldi messi via. Dai, aiutami, sei un uomo!

Leo si girò verso la madre.

Mamma, chiama la polizia, disse sottovoce. Per favore. Sta per buttar giù la porta. E mi vergogno con i vicini.

Alessia annuì, prese il telefono e chiamò. Mentre parlava con loperatore, Giuseppe fuori alternava suppliche e minacce: urlava che avrebbe portato via Leo davanti al giudice, che Alessia se ne sarebbe pentita.

Arrivarono in fretta dopo quindici minuti si sentirono passi pesanti sulle scale, ordini secchi e lo scatto delle manette. Le urla di Giuseppe si fecero sempre più deboli finché non si richiuse il portone.

Leo si avvicinò e si strinse al corpo della madre. Tirava su col naso, ma si sforzava di non piangere:

Mamma, non farò più storie. Scusami Papà Io Non voglio andare da lui, davvero

Alessia gli accarezzò la testa.

Andrà tutto bene, tesoro. Non sono arrabbiata con te.

***
I rapporti con il figlio si sono pian piano ricuciti. Ogni tanto Leonardo prova ancora a fare lindipendente, ma lo fa senza più arroganza.

Alessia parla spesso con lui, cerca di spiegargli che cosa sia giusto e che cosa no.

Dellex marito non si hanno più notizie: dopo aver scontato 15 giorni di fermo, non si è più fatto vivo. E leonardo, a dirla tutta, non lo aspetta proprio piùLeonardo si era fatto silenzioso, eppure in quello spazio nuovo fra lui e la madre qualcosa era cambiato per sempre. Una sera dinverno, trovò Alessia ancora sveglia in cucina, la tazza di camomilla tra le mani. Si avvicinò piano, come se fosse ancora un bambino e chiese sommessamente:

Mamma, posso sedermi qui con te?

Lei gli fece cenno di sì. Nessuno dei due parlò subito. Poi Leo, con lo sguardo basso, disse:

So che non è stato facile. Ma grazie per avermi protetto anche quando io non volevo.

Il silenzio fu interrotto solo dal ticchettio dellorologio sul muro. Alessia si sentì sciogliere, e fu finalmente capace di sorridergli, non più come una soldatessa stanca, ma semplicemente come una madre.

Quando Leonardo si alzò per darle la buonanotte, si fermò sulla porta, voltandosi:

Anche se mi arrabbio so che tutto quello che fai è per me. Un domani voglio essere come te. Forse senza urlare così tanto, però.

Alessia rise, di quelle risate che tolgono il peso dagli anni.

Da quella sera non servivano più ordini gridati o telefoni sequestrati. Bastava ogni tanto una carezza, una parola a bassa voce. Avevano trovato un nuovo modo di essere famiglia fatto di rispetto, fatica e piccoli passi. Ma, finalmente, anche di una pace dolce e conquistata.

Fuori la città tremava di freddo e luci: ma dentro casa, per la prima volta dopo tanto tempo, cera calore. E nessuno, né il passato né il futuro, avrebbe potuto rubarglielo ancora.

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Lezioni di Vita a Colpi di Realtà: Una Mamma Single, un Figlio Ribelle e un Papà “Fantasma” tra gli Scontri Quotidiani e la Dura Strada verso il Rispetto in una Famiglia Italiana
La mia ex moglie voleva citarmi in tribunale per metà della casa, ma non si aspettava che avessi già previsto tutto in anticipo