Il gatto corre su e giù per la riva e miagola disperato. Poi chiude gli occhi, alza la testa e si dirige avanti, perché lì, proprio oltre lacqua, ci sono i suoi unici amici. E che senso avrebbe la sua vita, senza di loro? Si getta a nuotare con ogni fibra delle sue zampe e
Sono seduti in tre, proprio sul ciglio della scogliera, a osservare limmensità blu del mare aperto. Ognuno si culla a modo suo: luomo dà un colpetto con la gamba sana, la seconda una protesi metallica dondola appena. Il cane sbatte la coda, allegro, mentre il gatto muove piano la punta della sua, meditativo e assorto.
Ciascuno, insomma, agita qualcosa: zampa, coda, protesi. Intanto il sole precipita verso il Tirreno così lontano che pare, oltre lorizzonte, ribollire una pentola di lava. Il gatto ci crede per davvero: la sua immaginazione colora sempre tutto di vita e dramma.
Alessandro un tempo era stato campione del mondo. Portava dentro di sé quella gloria: era un mago delle onde e idolo indiscusso del surf italiano. I giornali, i tifosi, contratti redditizi, feste mondane, pubblicità: era la sua quotidianità. Dava lezioni ai VIP, gestiva una rete di sponsor e aveva sempre pieno di richieste.
Il conto in banca era florido e la sua villa affacciata sul golfo risplendeva, invasa dai venti marini e dal rumore delle onde. Quella parte di costa era celebre proprio per il tipo di onda che Alessandro, si diceva, era lunico a domare.
Proprio lì è nata la sua scuola di surf. Solo chi poteva permettersi la retta parecchie centinaia di euro a lezione vi accedeva, con mesi dattesa. Alessandro stesso aveva fatto costruire torrette di avvistamento e assunto bagnini, stipendiandoli per tutto il periodo dei corsi. Lui entrava in acqua solo quando le onde del mare scivolavano nel golfo sottili e taglienti, alzandosi come muri dacqua.
I suoi soli compagni nella grande casa: un cane e un gatto. Li aveva adottati appena si era trasferito lì definitivamente. Negli anni la scuola era cresciuta, il nome più noto che mai, le vittorie si accumulavano; ma accanto a lui cerano sempre stati Giacomo e Leda.
Giacomo era un cane color miele, allegro, sempre pronto a sguazzare nella risacca tra le schiume leggere. Più in là non si spingeva mai: lacqua, per lui, era solo un gioco, non una sfida. Il gatto era arrivato per caso: un giorno Giacomo lo aveva portato tra i denti, piccolo, infreddolito. Alessandro aveva subito acconsentito. Così Giacomo era diventato per il gatto non solo un amico, ma quasi un padre.
Leda, invece, lacqua la detestava. Sempre presente agli allenamenti, ma a distanza: sedeva sulla sabbia e, diffidente, sorvegliava il mare. Quando Alessandro lavorava coi suoi allievi e Giacomo giocava nelle onde, Leda vegliava su entrambi con occhio vigile.
Quel giorno fatale, il gatto avvertiva qualcosa. Bloccava Alessandro, gli si attaccava ai pantaloni con i denti perché non andasse in acqua. Sapeva che cera un pericolo. Era come se vedesse nel futuro oggi le onde non andavano prese. Alessandro rise, liberò delicatamente il micio e si avviò con la tavola.
Come sempre, dietro a lui si slanciò Giacomo. Anche Leda lo seguì, miagolando forte, come per un ultimo avviso. Provò a tirare Giacomo per la coda, nel tentativo di dissuaderlo ma lui, più robusto, semplicemente lo ignorò. Londa bagnò tutte le zampe, e il gatto per istinto balzò indietro.
Nel frattempo Alessandro già era al centro della baia, con gli istruttori e gli allievi, in attesa dellonda giusta. E arrivò ma con essa, dal fondo, emerse qualcosaltro.
Unenorme squalo uscì dallacqua e chiuse le fauci sulla gamba sinistra di Alessandro. In quella baia, uno spettacolo rarissimo, si diceva che solo durante le tempeste sbucassero squali. Ma al destino, si sa, non servono leggi.
Alessandro fosse inghiottito dalle onde. Quando riemerse urlava dal dolore, dallo shock, dalla paura. Molti allievi già remavano a riva, abbandonando tutto. Solo due bagnini osarono: lo sostennero finché, pochi minuti dopo, lelisoccorso lo portò via. Cane e gatto vennero affidati temporaneamente a dei collaboratori.
Dopo mesi, Alessandro tornò. Senza metà della gamba sinistra. Ma imparò ben presto a camminare col nuovo arto artificiale e, dopo sei mesi, era già in piedi sulla tavola. I giornali esaltavano la rinascita delleroe, la leggenda del surfista tornato alla vita.
Leda però continuava a opporsi: ogni volta provava a bloccare il suo padrone prima che si avvicinasse alle onde. Alessandro aveva imparato a ignorare i richiami inquieti del suo gatto.
Ma avrebbe dovuto ascoltare.
Quando il mare respira fortissimo, quel giorno, Leda è più agitata che mai. Si lancia tra i piedi di Alessandro, grida, si mette dritta sulle zampe posteriori. Stanco della confusione, Alessandro la sposta bruscamente e si avvicina allacqua.
Giusto sulla battigia, Leda si avventa su Giacomo, azzannandogli lorecchio, tirandolo indietro dalla schiuma. Lui, spinto dall’istinto, lo scrolla via e si tuffa nelle onde.
Leda resta sulla sabbia, paralizzata. Miagola, guarda il mare. Poi stringe gli occhi e si getta anche lei. Le zampe arrancano, pensa di andare veloce, ma in realtà si perde, gira su sé stessa, rischia di affogare, emerge ansimante. Ogni volta che spunta fuori emette un piccolo gemito. E Giacomo lo sente.
Il cane si volta immediatamente e torna indietro a nuoto.
Alessandro sente il latrato. Gira la tavola, e insieme a Giacomo riescono a riportare Leda a riva. Alessandro tenta di rianimarla, senza essere davvero esperto, ma funziona: Leda tossisce e riprende fiato. Quando vede le facce note Giacomo e Alessandro sbatte appena gli occhi, come a ringraziare.
Intanto, nella baia, succede ciò che nessuno poteva immaginare. Tre grandi squali cacciano insieme, come una squadra. Stanno circondando i surfisti.
Quando Alessandro torna indietro, nessun altro atleta è vivo.
Polizia, soccorritori, giornalisti tutti chiedono spiegazioni su come sia stato lunico a salvarsi. Lui parla di Leda e Giacomo, delle premonizioni, ma viene ascoltato con diffidenza.
Resta lunico superstite del massacro. Lo stesso già assalito dallo squalo una volta. Che coincidenza.
Nessuno pensa che il suo salvataggio sia dovuto alle fusa tremanti di un gatto infreddolito e al coraggio di un grande cane rimasto al suo fianco.
La scuola di surf di Alessandro chiude. Nessuno vuole più tuffarsi in quella baia. Alessandro, in teoria, potrebbe continuare ma non ci riesce più. Non è la paura. È che ogni volta, i suoi amici lo guardano e brontolano, angosciati, appena si avvicina alla riva.
Così, ora, sono di nuovo lì, seduti insieme sulla scogliera. Alessandro dondola la gamba e il suo arto metallico. Giacomo gli si stringe accanto, scodinzola tranquillo. Si scambiano uno sguardo, poi seguono la palla di fuoco che cola nel mare.
Leda dormicchia vicino, la coda scuote leggera. Ora è serena. Ha fatto il suo dovere. Ha protetto chi ama.
A volte Alessandro si intristisce, nostalgico dei giorni tra le onde e il rumore dei surfisti. Ma sa che quella era la sua occasione per un secondo inizio. Il terzo non ci sarà.
Il tramonto sfiora la linea dellorizzonte con una foschia color pesca. Giù, dietro lo strapiombo, lacqua pare scaldarsi nei riflessi sobbollendo, vibrando, appena, senza far rumoreIl sole scompare, rimane un lungo silenzio carico della dolcezza delle cose condivise. Leda apre gli occhi socchiusi proprio mentre una fresca brezza di sale solleva un ciuffo di capelli sulla fronte di Alessandro. Lui sorride, e in quel sorriso cè tutta la consapevolezza che certe paure servono solo a farci apprezzare chi resta.
Giacomo sbuffa e, con delicatezza, appoggia il muso sulla protesi dacciaio. Leda, premurosa, si avvicina tra le pieghe dei jeans e fa le fusa, come se suggerisse che il mare può attendere, ma lamicizia quella no, non aspetta mai.
Da lontano, si sente lo sciabordio dellacqua sugli scogli, il battito del cuore della terra. La vecchia tavola da surf, poggiata poco lontano, raccoglie la polvere del tramonto. Alessandro la osserva e capisce che non serve più domare le onde per sentirsi vivo.
Nel cielo, una prima stella si accende. «Siamo ancora qui», pensa. E forse questo, adesso, basta.
Quando la notte scende, i tre restano insieme sulla scogliera cane, gatto e uomo. Un clan silenzioso, ma invincibile. E in quelloscurità salmastra, per la prima volta dopo tanto tempo, Alessandro si concede di immaginare un futuro diverso. Forse meno epico, ma finalmente intero.




