FELICITÀ RINATA
Signore, la prego, smetta di seguirmi ovunque! Le ho già detto che sono in lutto per mio marito. La smetta di perseguitarmi! Inizio davvero ad avere paura di lei! alzai la voce, esasperato.
Ricordo, ricordo… Ma ho la sensazione che il lutto lo porti per te stesso, non per lui. Mi scusi non si dava pace il mio corteggiatore.
Ero in una casa di cura a Fiuggi. Avevo solo bisogno di silenzio, del cinguettio degli uccelli del bosco e non degli approcci invadenti degli uomini. Mio marito era morto improvvisamente da poco. Dovevo ritrovare equilibrio, accettare una perdita insostituibile.
Con mio marito Emanuele stavamo ristrutturando lappartamento, risparmiavamo ogni euro, ci negavamo tutto E poi dun tratto, la disgrazia: Emanuele si è sentito male, lambulanza non ha potuto fare nulla. È stato il secondo infarto. Rimasto solo, senza la mia metà e senza la casa sistemata, con due figli adolescenti. Mi sentivo perso. Come affrontare una simile perdita?
Al lavoro mi avevano assegnato un soggiorno in casa di cura. Avevo rifiutato, non volevo nemmeno uscire di casa. Ma i colleghi insistettero:
Non sei la prima vedova e non sarai lultima. Hai dei figli. Devi andare avanti! Vai, Claudia, distraiti un po. Rimetti in ordine i pensieri.
Così, a malincuore, partii.
Erano passati quaranta giorni dalla morte di Emanuele. Il dolore non dava tregua.
Alla casa di cura mi assegnarono la camera con una ragazza allegra, Lucia.
Sprigionava una gioia infinita, contagiosa, quasi fastidiosa. Non volevo condividere il mio dolore con lei. Poi, a che serve rattristare una giovane così?
Un animatore del posto si dava da fare con lei come corteggiatore. Tutti sanno che in queste strutture ci sono solo scapoli, divorziati o vedovi tristissimi. Io queste cose le conosco Misi in guardia Lucia da quel tipo. Scommetto che era già al secondo o terzo matrimonio!
Lucia, ridendo, mi diceva:
Oh, Claudia, non si preoccupi! Sono una vecchia volpe
E la “vecchia volpe” la sera usciva per i suoi appuntamenti, mentre io passavo una settimana chiuso in camera. Leggevo libri che poi dimenticavo e guardavo la TV senza vederla.
Un mattino mi svegliai stranamente di buonumore. Dalla finestra la vista era bellissima! Pensai che una passeggiata nel bosco, ascoltando gli uccellini, non mi avrebbe fatto male. E lì, incontrai uno sconosciuto.
Lo avevo già notato in mensa: quellomino basso dagli occhi troppo diretti mi era sembrato subito insopportabile. Più bassetto di me di almeno una testa Che antipatia.
Però era sempre impeccabile, rasato di fresco, vestito di tutto punto. Ogni sera mi salutava col massimo rispetto durante la cena e io, per cortesia, abbassavo appena la testa. Una sera si sedette proprio al mio tavolo.
Si annoia, signora? mi chiese con voce molto dolce.
No, risposi rigida.
Non menta, bella signora. La tristezza è scritta sul suo volto. Posso fare qualcosa per aiutarla? continuava insistente.
Ha indovinato. È il dolore per mio marito. Altre domande? mi pulii le mani con il tovagliolo e mi alzai, chiudendo la conversazione.
Mi scusi, non lo sapevo. Le faccio le mie condoglianze. Eppure vorrei conoscerla. Mi chiamo Valentino, disse in fretta, quasi temesse di perdermi.
Capivo che Valentino aveva paura che sparissi.
Claudia, dissi riluttante, e mi allontanai.
Da allora, ogni sera Valentino si sedeva accanto a me, offrendomi un mazzetto di campanelle azzurre, i fiori che riempivano tutti i prati intorno. Non lo nascondo, era piacevole. Ma non avevo proprio voglia di avventure.
Valentino non si dava per vinto. Prese labitudine di unirsi alle mie passeggiate serali. Addirittura, io mettevo le scarpe basse per non accentuare la differenza di altezza, ma a lui non interessava né la statura, né la lucente calvizie. Capivo che il suo asso nella manica era la voce: mai sentito un tono così caldo in un uomo. Temevo di finire davvero nella sua rete ben tessuta.
Ormai uscivamo insieme anche ai balli serali, e qualche volta prendevamo un autobus per andare a Frosinone a comprare frutta… Più di una volta cercò di invitarvi nella sua camera, ma io resistevo come un soldatino.
Un giorno mi disse:
Claudietta, domani devo partire. Non vuoi passare da me, stasera, anche solo per un tè?
Ci penserò, risposi, lasciando la domanda sospesa.
La sera dellultimo giorno decisi che non avrei ferito Valentino: accettai, sapendo già come sarebbe finita.
La tavola era apparecchiata come in un ristorante, piena di leccornie. Chissà dove ha preso tutte le posate, pensai divertito. Valentino fu molto galante. Dal nulla spuntò anche lo spumante.
Allora, Claudietta? Non so come mi separerò da te domani. Mi lasci il tuo indirizzo? Verrei a trovarti, disse con un filo di malinconia.
Secondo me il secondo giorno già ti sarai dimenticato di me. Per cosa brindiamo, Vale? ormai ero disposto a tutto.
Non lo capisci? Per lamore, Claudia. Brindiamo allamore! disse sollevando il calice.
La mattina dopo ci svegliammo abbracciati. Mamma mia, perché mai ho fatto tanto la difficile per tutto il soggiorno? Era bastato entrare nella sua cameretta! E ora dovevo fare la valigia e tornare alla mia vita.
Salutai Lucia che, seduta sul letto, piangeva disperata.
Che succede, Lucina? chiesi.
Sono incinta, Claudia. Ma non so nemmeno di chi… singhiozzava.
Sarà stato lanimatore? provai a capire chi poteva essere.
Non lo so. Anche con un altro ho avuto una storia breve… Era di un altro centro benessere, sposato, cominciava a confessarsi questa “vecchia volpe”.
Oh, Lucia Meglio chiamare i tuoi genitori, che vengano qui. E come hanno fatto a lasciarti venire da sola? Intanto andiamo a parlare con la direttrice, forse si può chiarire qualcosa la consigliavo.
Lucia uscì piangendo dalla stanza. Sì, cara mia, ci si deve stare attenti a certi animatori
Feci la valigia. Non mi andava di andare via. In quei ventiquattro giorni tutto mi era diventato caro. Soprattutto Vale…
Arrivò il pullman. Vale venne a salutarmi, con lennesimo mazzo di campanelle blu. Mi scese una lacrima, labbracciai forte. Finita la breve storia. Il cuore mi si strinse. Mi bastava un suo cenno, e sarei rimasta con lui
Io e Valentino abitavamo in città diverse. Si poteva comunicare solo per lettera. E la lettera mi arrivò ma dalla moglie di Vale. Sapeva tutto di noi. E mi diceva che non ci sarebbe mai stato futuro: lei aveva trentanni, io quaranta. Non risposi. A che scopo?
Passato mezzo anno, Valentino mi arrivò a sorpresa a Roma. I miei figli rimasero stupefatti dalla visita di quello sconosciuto, ma non dissero nulla.
Vale? Sei di passaggio o? chiesi. (In fondo speravo sentirmi dire: Sono venuto per sempre.)
O forse Non mi scacci, Claudietta? disse incerto sulla porta.
I ragazzi si ritirarono in camera imbarazzati.
Vieni dentro. Ma che ci fai qui? Hai portato la letterina della moglie? scherzai.
Scusa, Claudia. Avevo scritto anche a te, ma mia moglie la trovò Ho sbagliato. Mi assumo le mie colpe. Siamo divorziati, si giustificò.
Vale, non sapevo che fossi sposato Se lavessi saputo non sarebbe successo niente. E adesso cosa vuoi fare? non riuscivo a intuire le sue intenzioni.
Sposiamoci, Claudia, propose, colpendomi di sorpresa.
Non so. Ho i ragazzi. E come prenderanno la cosa? Non posso decidere così su due piedi, ero titubante, ma anche felice.
I bambini sono una benedizione. Io ho una figlia di dieci anni, mi stupì Vale.
Hai una figlia? E lhai lasciata? ero perplesso.
Ma che dici, Claudia! Appena posso la porto qui. Sua madre beve un po Vivremo tutti insieme, come una vera famiglia, mi spiazzò.
Calma, Vale, famiglia vera? Non conosco affatto tua figlia e già vuoi che faccia la mamma! Forse stai correndo troppo. Facciamo così. Dammi tempo. Parlo coi miei figli e poi vediamo. Entra, va, che ti preparo qualcosa da mangiare, maritino con la coda”, dissi sorridendo.
La famiglia, però, non fu tutta rose e fiori. Cerano litigi, porte sbattute, tutto il repertorio. Caratteri diversi, abitudini diverse. Non tutti sanno cedere nei momenti giusti.
Il tempo passava veloce.
Mio figlio maggiore Andrea e la figlia di Vale, Elena, si sposarono anche loro e finirono col rivoltarsi contro di noi. Cominciarono a rimproverarci ogni cosa, tirarono fuori vecchie rancori. Avete distrutto due famiglie, dicevano. Che Vale aveva sbagliato a lasciare una moglie che beveva, che io avrei dovuto restare vedova. Andrea ed Elena se ne andarono orgogliosamente a vivere in un piccolo appartamento in affitto.
Io e Valentino ci stringemmo nelle spalle e continuammo ad amarci sinceramente.
Passò un anno.
I figli non rientravano. Elena telefonava a suo padre solo per il compleanno.
Dopo tre anni, Andrea ed Elena ci invitarono a pranzo a casa loro. Sorpresi e anche un poco diffidenti, accettammo.
Scoprimmo che era nato un figlio: il nostro primo nipote in comune. Che gioia! A tavola, Elena e Andrea ci chiesero scusa. Abbiamo capito che la vita porta di tutto, bisogna saper perdonare e rispettare sempre i genitori, dai quali tutto ha inizio. E così, nostro figlio si chiama Piero: perché nella famiglia ci sia sempre pace.
Così, ecco a noi a me e a Valentino la nostra felicità rinataFuori dalla finestra, il sole tramontava silenzioso tra i tetti di Roma. Vale mi prese la mano, stringendola piano, come la prima sera al ballo della casa di cura. Mi accorsi che, nonostante tutto il dolore, le fatiche e le scelte imperfette, avevo imparato da capo la felicità: quella fatta dimprovvisazione, di coraggio, di seconde possibilità.
Tornando a casa, ascoltavo le risate di Vale con il piccolo Piero tra le braccia. La cena, la tavola apparecchiata, il brusio sereno di chi si perdona e si sceglie ogni giorno. Avevo temuto la solitudine, e invece la vita mi aveva sorpreso con una famiglia imperfetta e vera, cucita insieme da errori e amore, proprio come una coperta colorata di stoffe diverse.
Quando spalancai la finestra, un profumo di campanelle azzurre, portato dal vento, riempì la stanza. Sorrisi pensando a quanta strada avevo fatto per tornare a sentirmi viva. Stringendo Vale e guardando le nostre nuove radici crescere insieme, capii che la felicitàquella veranon si perde, si trasforma. E rinascere, a volte, è solo ammettere che si vuole ancora amare.







