Quando il marito è rientrato a casa, senza neanche togliersi giacca e scarpe, ha gridato: “Dobbiamo parlarci seriamente!”

Luomo tornò a casa e, senza nemmeno togliersi il cappotto né le scarpe, gridò subito:
Caterina! Dobbiamo parlare seriamente
E, con gli occhi spalancati come pizze margherita, aggiunse tutto dun fiato:
Sono innamorato!
Toh, pensò Caterina, eccolo, è scoppiata la crisi di mezza età. Ben arrivata… Ma senza dire una parola guardò suo marito fisso negli occhi, cosa che, a pensarci bene, non capitava da cinque, sei o forse otto anni.
Si dice che prima di morire uno riveda tutta la vita in un lampo. E Caterina, poverina, si vide riavvolgere in testa il film della loro storia insieme. Si erano conosciuti nel modo più banale possibile su internet. Lei si era tolta qualche anno, lui aveva aggiunto tre centimetri alla statura, e così, tra un compromesso e una piccola bugia, erano comunque riusciti a trovarsi e a piacersi. Caterina non ricordava più chi avesse scritto per primo, ma era certa che la mail di suo futuro marito non fosse volgare e contenesse la giusta dose di autoironia, cosa che le piacque subito. Arrivata ai trentatré anni, di aspetto normalissimo, Caterina valutava con realismo le sue possibilità sul mercato matrimoniale: se non era proprio allultimo posto in coda, di certo era penultima. Così aveva deciso che al primo incontro si sarebbe messa degli orecchini vistosi, avrebbe indossato la lingerie più raffinata che aveva e infilato nella borsa dei biscotti fatti in casa e un libro (giusto per non sfigurare).
Il primo appuntamento, quasi a sorpresa, fu piacevole e fluido (miracoli delloutfit giusto!). La loro storia si sviluppò velocemente e con intensità degna di una fiction italiana. Si divertivano insieme e, dopo sei mesi di incontri regolari e spintarelle da famiglie ormai disperate di vedere un nipote prima della pensione, lui ebbe il coraggio di chiederla in moglie. Rapidi come blitz, presentarono le rispettive tribù, la condizione di festeggiare le nozze solo con i parenti stretti fu accolta con grande sollievo da chiunque, e, per non dare a nessuno il tempo di ripensarci, scelsero la prima data utile in Comune.
Secondo Caterina vivevano bene insieme. In casa regnava un microclima subtropicale, con qualche cambio stagionale di temperatura, niente passioni da telenovela ma molta complicità e rispetto che altro si può desiderare? Suo marito, tipico ambasciatore della specie maschile, era diretto e semplice; dopo poche settimane dal matrimonio si scrollò di dosso la maschera del tenero-romantico-Maccio-con-doti-artigianali e si rivelò per quello che era: un uomo pratico, onesto e premuroso, felice nelle sue comode tute e ciabatte casalinghe.
Caterina, invece, rappresentante del più complicato universo femminile, iniziò pian piano a smorzare laura da misteriosa-casalinga-intellettuale e a rilassarsi, anche grazie a una gravidanza lampo che accelerò il processo: in meno di un anno si sentì finalmente libera di indossare la vestaglia più comoda della casa.
Il fatto che, pur abbandonando entrambi ogni personaggio, nessuno si fosse mai dato alla fuga o recriminato nulla allaltro, convinse Caterina di aver fatto la scelta giusta e rinsaldò la sua fede nella loro unione.
La routine e la gestione di due figli, arrivati uno dietro laltro come le corse del Frecciarossa, misero a dura prova la famiglia, ma niente naufragio anzi, passato il temporale, continuarono a veleggiare tranquilli sulla barca della vita domestica. Nonni e nonne felici davano man forte appena possibile, al lavoro crescevano piano, ma inesorabilmente salivano di qualche gradino nella gerarchia; trovavano pure il tempo per i viaggi, le passioni, e qualche serata per la coppia (che, giurano, non era soltanto leggenda statistica).
Erano sposati da dodici anni e, in tutto questo tempo, lui non aveva mai nemmeno sbirciato unalternativa, figurarsi un tradimento vero e proprio! E dire che Caterina non era una gelosa patologica: se avesse voluto, poteva anche permetterselo senza rischiare il melodramma. Lei se lo immaginava a flirtare e le veniva da ridere: suo marito a fare il Don Giovanni era una scena tragicomica. Tutto questo perché, già dai primi mesi, lui aveva capito di non essere un asso coi complimenti: decise allora di cambiare strategia e da allora glieli faceva soltanto mentali (o forse in ultrasuoni, visto che Caterina, puntualmente, non li sentiva?), limitandosi ad allargare gli occhi come un triglia appena pescata.
Negli anni, lei aveva imparato a leggere ogni sfumatura despressione nei suoi occhi: dallincredulità più pura allapprovazione soddisfatta, dalla sorpresa involontaria allo sconcerto più totale. E ora se lo immaginava a lanciare complimenti a raffica a un topo, dilatando sempre più le pupille!
Caterina si seccò la bocca e, con un sorriso tirato che rasentava la nevrosi, chiese:
E come si chiama questa tua topina?
A quel punto gli occhi di suo marito rischiavano davvero di rotolare sulla fronte, e lui, mentre si palpava tutto agitato, biascicò:
Ma ma come hai fatto a capire che mi sono innamorato di una topina?! Sei incredibile Capisci, non potevo proprio far finta di niente quando lho vista guardala: è meravigliosa, dolce, bellissima e poi assomiglia un po a te!
Detto fatto, tirò fuori da sotto la camicia una piccola topolina grigia, con le orecchie rosa trasparenti, musetto rosa e occhietti neri come due perle.
A quel punto Caterina non sentiva più nulla. Guardava suo marito, la nuova amica e le loro bocche sorridenti, e si sentiva felice come non mai che lui si fosse innamorato proprio di quella topina che in fondo le somigliava un sacco.

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Quando il marito è rientrato a casa, senza neanche togliersi giacca e scarpe, ha gridato: “Dobbiamo parlarci seriamente!”
Cosa sta succedendo agli uomini di oggi! Ho invitato uno a casa mia, pensando che potesse nascere una relazione.