Durante il divorzio, un uomo benestante decise di lasciare alla moglie una cascina abbandonata, persa tra le colline più isolate della campagna. Ma quello che accadde un anno dopo lo lasciò completamente senza parole.
Lorenzo, sai bene che non ho più bisogno di te qui, vero? disse Caterina con una determinazione nuova negli occhi. Ti suggerisco di tornartene a Firenze.
Firenze? replicai stanco, senza più la forza di discutere. Caterina era stata tradita dalla persona in cui aveva riposto la massima fiducia e ormai non aveva più energie per litigi. Avevamo iniziato la nostra vita dal nulla: venduto il piccolo appartamento di famiglia, investito tutto quello che avevamo in una bottega di moda nel centro. Io avevo messo poco, una stanza singola da scapolo. Lei invece aveva portato intelligenza, dedizione, competenza. Avevamo vissuto di stenti, saltando da una casa in affitto allaltra, prima di trovare un po di stabilità.
Col tempo, avevo cominciato a comportarmi come il vero padrone. Con astuzia, misi ogni proprietà a mio nome, così da assicurarmi che Caterina non ottenesse nulla dopo il divorzio. Quando ebbi tutto sotto controllo, avviai la separazione.
Pensi davvero che sia giusto, Lorenzo? chiese Caterina amaramente.
Sollecai le spalle, con indifferenza.
Non ricominciare da capo, ormai è tanto che non dai una mano. Faccio tutto io qui, tu non fai più niente.
Sei tu che mi hai detto di fermarmi, di pensare a me stessa, disse calma.
Sbuffai con fastidio.
Non ho più voglia di queste discussioni inutili. Comunque, ricordi la vecchia cascina in Umbria che ho ereditato dal mio ex datore di lavoro, il signor Bertoni? È morto qualche anno fa, mi ha lasciato quella terra che non vale nemmeno il prezzo del notaio. È perfetta per te. Se la vuoi, è tua. Altrimenti, resti a mani vuote.
Caterina accennò un sorriso amaro. Sapeva cosa stavo tentando di fare. Dopo dodici anni insieme, si era accorta che le ero diventato un estraneo.
Va bene, ma voglio che la cascina venga intestata solo a me replicò.
Nessun problema, almeno risparmio sulle tasse, risposi, con un ghigno sarcastico.
Caterina fece i bagagli in silenzio. Si trasferì in una piccola stanza dalbergo, pronta a ricominciare da zero, rischiando su una cascina cadente oppure solo un terreno spoglio. Avrebbe deciso una volta arrivata sul posto. Se non ne fosse valsa la pena, sarebbe tornata in città o avrebbe cercato unaltra strada per ricostruire la propria vita.
Caricò la sua Panda con il necessario, lasciando tutto il resto a me e alla mia nuova compagna. Se speravo che continuasse a farmi da consulente o da riserva di ingegno, mi sbagliavo di grosso. La mia nuova fidanzata, conosciuta appena qualche volta da Caterina, sembrava più altezzosa che brillante.
Le consegnai i documenti con fare sarcastico.
In bocca al lupo.
Anche a te, Lorenzo, rispose Caterina, fredda.
Mandami una foto con le galline, ironizzai ridendo.
Caterina non rispose, chiuse lo sportello della macchina e partì. Appena lasciò Firenze, vide scivolare lacrime sulle guance. Non saprei dire quanto pianse, finché un colpetto al finestrino non la riscosse.
Va tutto bene, tesoro? Io e mio marito ti abbiamo vista ferma qui da un po, chiese una signora anziana dal volto rassicurante.
Caterina guardò la donna, poi nello specchietto retrovisore notò una vecchia fermata del pullman. Abbozzò un sorriso.
Tutto bene, mi sentivo solo un po sopraffatta.
La donna annuì con comprensione.
Torniamo dallospedale. Una nostra vicina è sola là, non riceve visite da nessuno. Vai verso Cortona anche tu?
Gli occhi di Caterina si illuminarono.
Cortona? È proprio dove cè la mia cascina!
Già, anche se chiamarla ancora cascina ormai è un eufemismo Il padrone è passato a miglior vita da un pezzo, nessuno se ne occupa. Solo pochi residenti danno una mano agli animali, per affetto.
Caterina sorrise.
Che coincidenza, allora salite: vi do un passaggio.
La donna si sedette accanto, il marito dietro.
Mi chiamo Caterina, si presentò mentre metteva in moto.
Io sono Valeria Rossi, e lui è mio marito Giuliano, rispose la donna con calore.
Durante il tragitto, Caterina apprese molti dettagli: chi rubava mangime o attrezzi, chi ancora si prendeva cura del poco rimasto, e quanto fosse in rovina la cascina. Arrivata, trovò solo campi incolti e una stalla che minacciava di cadere, con una ventina di mucche magre. Eppure decise di restare e combattere per ripartire.
Un anno dopo, Caterina guardava con orgoglio ottanta mucche brucare tranquille sui suoi prati. Aveva trasformato la cascina abbandonata in unazienda agricola florida. Non era stato facile: aveva dovuto vendere ciò che le restava dei gioielli della nonna per comprare foraggi e investire gli ultimi euro messi da parte. Ma ora le vendite crescevano e i suoi prodotti erano richiesti anche dai borghi vicini.
Un giorno, una giovane, Elena, le portò il quotidiano con uninserzione di camion frigoriferi a un prezzo interessante. Caterina riconobbe subito il numero di telefono: apparteneva alla mia ditta, la ditta di Lorenzo. Con un sorrisetto sottile, le chiese di chiamare e offrire il 5% in più, a patto che i veicoli non fossero mostrati ad altri compratori.
Quando Caterina andò a vederli, ci incontrammo. Rimasi basito.
Li compri davvero? chiesi, incredulo.
Sì, sono per la cascina che mi hai lasciato tu. È diventata unimpresa di successo e ora ci stiamo espandendo, rispose con calma.
Non riuscii a dire nemmeno una parola. Mentre io vedevo la mia vita sbriciolarsi, Caterina aveva lasciato il passato alle spalle.
Alla fine, Caterina trovò il vero amore in Marco, un meccanico che aveva contribuito a far crescere la cascina. Insieme celebrarono il battesimo della loro bambina, mentre io, Lorenzo, potevo solo osservare da lontano tutto ciò che avevo buttato via.
Ho imparato, infine, che la vera ricchezza non è mai quella che puoi mettere in banca, ma quella che riesci a costruire con le tue mani e il cuore, anche partendo da una vecchia cascina dimenticata.




