Matteo, non voglio farti del male, tesoro.
Matteo era seduto sul davanzale della finestra, fissando il panorama di Firenze mentre aspettava il papà, immerso nei suoi pensieri. Erano già passati due anni da quando sua mamma laveva lasciato. Si era ricostruita una nuova vita,” aveva raccontato una volta suo padre, un po abbattuto. Perché aveva lasciato suo figlio? Boh, chi ci capisce qualcosa? Per lui restava un mistero insondabile. Poco a poco, però, Matteo aveva anche smesso di starci male.
Suo padre faceva di tutto per lui, il caro bambino di dieci anni, ormai. Non gli nascondeva nulla, consapevole che ormai il figlio ci arrivava da solo. Che senso aveva fingere? Matteo aveva perfino imparato a lavare i piatti e a mettere tutto a posto negli scaffali. Di giocare con i pupazzi, però, nessuna voglia.
Insomma, un vero ometto. Però, che dire, la solitudine si faceva sentire. Matteo desiderava con tutto il cuore un cane, ma suo padre era irremovibile:
E chi se ne occupa? Io lavoro, tu vai a scuola, sei ancora piccolo…
E invece del cane, il papà una sera si presentò con una donna. Si chiamava Giulia. Da quel giorno cominciò a vivere con loro. Matteo non era esattamente entusiasta; parlava con lei lo stretto necessario, la vedeva come un optional andato storto. Ma per suo padre, era la moglie, e sperava tanto che suo figlio accettasse una nuova mamma.
Non ne ho bisogno! tagliò corto Matteo.
E così la vita andava avanti. Matteo vedeva che il papà era felice con Giulia. Si trattavano con gentilezza, ridevano insieme, si abbracciavano spesso. Ma lui rimaneva arrabbiato, con una punta di malinconia che non riusciva a spiegare.
Papà, vorrei che lei se ne andasse.
Matteo, io invece vorrei che restasse. Vivere senza una donna, una compagna, è dura e anche senza una mamma…
Arrivò lestate e Matteo trascorreva le giornate a giocare a calcio nel cortile coi suoi nuovi amici. Un giorno questi gli dissero che presto lo avrebbero spedito in orfanotrofio perché ormai non serviva più.
Panico. Dopotutto, perché non avrebbero dovuto abbandonarlo anche loro? Magari volevano un altro bambino e lui sembrava solo un impiccio! Così, Matteo decise che doveva agire in anticipo.
Una volta, sentì per caso due adulti parlare: Starà bene lì, ormai tanto vale mandarcelo…
Tanto gli bastò. Non chiuse occhio la notte e al mattino si mise in testa di liberarsi di Giulia. Si inventò dispetti: metteva il sale nel tè, accendeva il fornello sotto la padella vuota, era maleducato. Giulia capì subito chi fosse il colpevole. Allora una sera lo chiamò a sé:
Dobbiamo parlare. Sei arrabbiato, vero?
Non sono arrabbiato per nulla, bofonchiò Matteo, sperando che la piantasse.
Matteo, io non voglio farti del male, tesoro.
Ho affittato una casetta in campagna per questestate. Doveva essere una sorpresa, ma tanto vale dirlo subito. E poi, il papà ha trovato un cucciolo di cane: oggi lo andiamo a prendere. Se vuoi, vieni anche tu…
Sul serio? Matteo fece in tempo a sperare, e abbracciò Giulia più forte che poté.
Quasi si commosse anche lei: Dai, ora devi essere felice, andrà tutto bene, niente più lacrime! E gli accarezzò i capelli.
Quando il papà tornò dal lavoro, tutti insieme andarono a prendere il cucciolo. Nel frattempo, la rabbia di Matteo era svanita e lui non vedeva più Giulia come una nemica. La pace, finalmente. Il cane si addormentò tra le braccia di Matteo, e tutti, per una volta, erano felici davvero.







