Tradimento, ricatti e condizioni: «O smetti di fare la vittima e viviamo come se nulla fosse, oppure domani prendo la valigia e spieghi tu a nostra figlia perché papà se n’è andato» – La storia di Svetlana e Boris, tra infedeltà, minacce e la difficile scelta di una madre italiana

Tradito e detta le condizioni

Senti, Giulia, non ho né tempo né voglia di ascoltare i tuoi continui lamenti.

O adesso smetti subito di fare la vittima offesa e torniamo a vivere come se niente fosse, oppure domani faccio le valigie e sarai tu a spiegare a nostra figlia perché il papà se nè andato.

Tu! Hai capito?

E vivere normalmente che vuol dire, Mario? domandò lei con voce bassa. Che facciamo finta di niente? Che quelle chat io non le abbia mai viste?

Che Alessio Ricambi Auto non ti abbia scritto alle due di notte dicendo che gli mancano le tue mani?

Mario fece un gran sospiro, si tolse le scarpe da ginnastica senza slacciarle, premendo forte sul tallone.

E ricominci sempre la stessa storia. Te lho detto in italiano: è finita. Sono qui a casa? Sì. Sto con te? Sì. I soldi ce li hai? Ce li hai.

Cosaltro vuoi da me? Che mi inginocchi? Dimenticalo, nemmeno morto!

Non voglio questo. Vorrei solo che smettessi di parlarmi come se io ti dessi fastidio, come se fossi un peso. Sei sempre sarcastico e sgarbato, non perdi occasione di umiliarmi

Perché sei insopportabile! la interruppe Mario. Vai in giro per casa come un fantasma, sembri sempre che hai appena succhiato un limone.

Pensi che mi piaccia tornare in questo clima? Appena metto piede qui, mi sottoponi a un interrogatorio o mi ignori!

Qualsiasi donna normale avrebbe già lasciato stare tutto per la famiglia, ma tu, no! Devi per forza continuare a scavare nella ferita.

Passandole accanto, Mario le diede una spallata e si diresse in cucina. Giulia vacillò un istante, ma resistette.

Aveva sempre creduto che la sua fosse stata una fortuna. Mario, uomo deciso, di successo, un gran padre. Hanno una figlia, la piccola Martina di cinque anni, una casa loro, entrambi con buoni stipendi.

Il tradimento era successo sei mesi prima, ma era stato solo la punta delliceberg Mario aveva una doppia vita da tempo.

Giulia scoprì la verità per caso Martina giocava col cellulare del papà quando apparve la notifica: Alessio Ricambi Auto voleva sapere se Mario avesse comprato quella lingerie che le sta così bene.

Quando la realtà venne fuori, Mario non negò. Prima tacque, poi si arrabbiò, poi sbottò:

Sì, è vero. È successo, è andata. Non ingigantire tutto, io sono qui, non te ne sei accorta?

Per tutto questo tempo, nemmeno una scusa. Non si era pentito, non si era sentito mai colpevole, e questo era ciò che feriva Giulia più di tutto il resto.

Quando entrò in cucina, lui era seduto al tavolo, impegnato con il telefono. Davanti, il piatto con lorata al forno che lei aveva premurosamente coperto per non farla raffreddare.

Hai lesinato sul sale? sbottò lui mentre sollevava il piatto. O sarà che a furia di piangere non senti più i sapori?

Mario, basta. Martina è in camera, sente tutto.

E che senta pure, rise lui buttando in bocca un boccone. Che capisca che sua madre fa di tutto per mandare via il papà di casa. È questo che vuoi? Che me ne vada?

Io vorrei solo che tu fossi una persona migliore. Avevi promesso che avremmo tenuto unita la famiglia Ma così, umiliandomi ogni giorno, questa sarebbe la tua versione di lavorare su te stesso?

Mario posò la forchetta con forza.

Senti bene, cara. La famiglia è un progetto, io ci sto dentro: gioco con Martina, pago i suoi corsi, la porto allasilo.

Volevi suo padre presente? Cè. E non sono obbligato a trattarti bene dopo che mi hai fatto il lavaggio del cervello per tre mesi!

Io ti ho posto una condizione: o la smettiamo qui per sempre, oppure me ne vado. Ma se vado, resti senza euro.

La casa la dividiamo, e dovrai venderla e darmi la metà. Mi devi decine di migliaia. Ce li hai? No. Quindi? Affitto in una zona periferica, asilo nuovo per Martina. Vuoi strapparle via tutto?

Giulia restò zitta. Lui conosceva bene tutte le sue debolezze, meglio di lei. Lidea che la figlia dovesse cambiare asilo, lasciare gli amichetti, finire in una casa decadente mentre lei faceva causa per la divisione della casa, la terrorizzava.

E allora stai zitta, concluse Mario. Mangia che sei diventata pelle e ossa, mi fai impressione.

***

Quella sera, Martina si era addormentata, stretta al suo coniglietto di peluche, mentre Giulia sedeva sul balcone, affranta.

In fondo, Mario era il bravo padre allitaliana: non beveva, non alzava mai le mani, Martina era pazza di lui.

Papà, sei il mio eroe, gli sussurrava ogni mattina.

Come poteva Giulia mandare in frantumi quel mondo?

Dal salotto si sentiva la voce di Mario, evidentemente al telefono con qualcuno. Giulia istintivamente tese lorecchio.

Sì, certo, confermato per domani. Ma ti dico, la sistemo io. Si lagna un po, poi le passa. Che può fare? Dovè che scappa su questa nave?

Giulia rabbrividì. Ecco, così pensava di lei Tirò la maniglia della porta del balcone con forza.

Mario era sdraiato sul divano, gambe distese. Quando la vide, buttò via la chiamata con un dito.

Con chi eri al telefono? chiese lei.

Un collega, vuoi che ti porti lelenco dei miei contatti? fece scena, tendendole il telefono. Controlla pure. Ormai fai la detective.

Ma sappi che: se trovo anche solo un messaggio cancellato che non ti piace, domani stesso me ne vado da mia madre. Vedi tu.

Ma stai scherzando, Mario? Giulia si avvicinò. Davvero credi di poter dettare condizioni a me, dopo quello che hai fatto?

Certo che sì. Sono un uomo, decido io come vive la mia famiglia. Tu o stai con me, oppure fai la tua strada da sola.

Fu allora che le si avvicinò, quasi toccandola.

Lo capisci, Giulia, vero? Un altro uomo non amerà mai Martina come la amo io, sussurrò al suo orecchio. Al massimo la sopporterà, finché tu sarai giovane e bella.

Poi diventerà un peso. Vuoi davvero che tua figlia abbia un patrigno che non le importa nulla di lei?

Sei uno stronzo, Mario, sospirò lei.

No, sono solo realista, si staccò e sorrise. Vado a farmi la doccia. Preparami una camicia pulita per domani. Quella bordeaux.

E non dimenticare di stirarla, oggi il colletto era tutto piegato. Mi ha dato fastidio.

Si chiuse in bagno, lasciando Giulia piantata in mezzo al soggiorno.

***

La mattina dopo partì la solita corsa: Giulia friggeva le frittelle di ricotta, Martina faceva i capricci per non indossare le calze.

Mario entrò in cucina con la camicia bordeaux Giulia laveva stirata.

Mamma, sabato andiamo allo zoo? chiese Martina.

Certo, tesoro, Giulia tentò un sorriso.

Papà, vieni anche tu? Hai promesso che mi facevi vedere il leone gigante!

Mario accarezzò i capelli della figlia, il suo viso improvvisamente si illuminò.

Vengo, amore mio. Se la mamma si comporta bene, non fa arrabbiare papà, ci andiamo sicuro.

Giulia per poco non lasciò cadere la spatola.

Mario, ma che dici? sussurrò, mentre Martina era distratta dal cartone.

Che cè? fece finta di niente, alzando le sopracciglia. La bambina deve capire qual è la gerarchia in famiglia.

O vuoi far saltare la giornata a tua figlia per le tue scenate?

Giulia tacque. Non cera niente da dire: di nuovo, usava la figlia come scudo.

***

Tutto il giorno in ufficio, Giulia rimase scossa. I colleghi chiedevano cosa avesse, lei si giustificava col mal di testa.

A pranzo cercò annunci di case in affitto. I prezzi erano un incubo, e le poche opzioni decenti nel suo quartiere sparivano in un attimo.

Qualcosa di più economico si trovava solo in periferia.

Due ore a tratta. Lasilo chiude alle sei. Non ce la farei mai. Giulia chiuse il portatile, sgomenta. Dove posso andare? Come si fa?

Unora prima di uscire, telefonò Mario:

Senti, stasera faccio tardi. Ho da fare. Cenate senza di me. E Giulia

Cosa?

Compra una bottiglia di rosso, buono, amabile. Stasera parliamo con calma, senza le tue crisi.

Mario, io

Giulia, non sto chiedendo, la interruppe. Ti sto dando unoccasione per sistemare le cose. Non sprecarla. Ti bacio. Saluta Martina.

Riattaccò. Giulia fissò il telefono finché lo schermo diventò nero. Provare a parlare? Peggio di così non può andare

***

Martina si addormentò subito, e Giulia restò da sola in cucina per ore. Comprò la bottiglia di rosso amabile, odiandosi per quella debolezza.

Mario tornò poco prima delle undici, allegro, tutto sorriso.

Brava, la baciò sulla guancia, e Giulia ebbe un sussulto. Dai, basta, rilassati. Versiamoci un bicchiere.

Stavo riflettendo ci servirebbe una vacanza. Che ne dici di andare in Sardegna il mese prossimo? Tutti e tre. Martina ama il mare, ho già visto un albergo carino.

Mario, ma che vacanza? Giulia si bloccò. Viviamo ormai come due coinquilini!

È colpa tua, assaggiò il vino. Io faccio di tutto per ricucire. Però voglio che tu prometta: la vicenda è chiusa, non se ne parla più.

Niente controllo dei cellulari, niente frecciatine, niente lacrime. Da domani si ricomincia come se nulla fosse!

E la fiducia, allora? lo guardò dritto negli occhi.

La fiducia è un lusso che adesso non puoi permetterti, fece lui, con un ghigno. Tua figlia ha bisogno di stabilità, questa casa di un padrone.

Tu hai tutto questo. Il prezzo? Il tuo silenzio. Direi affare fatto.

E se io rifiuto?

Mario appoggiò il calice sul tavolo, lento.

Allora domani fai la valigia. Non scherzo, Giulia. Sono stufo.

Sono un uomo, ho bisogno di pace, non di una moglie che si lamenta sempre.

Se non sei capace di perdonare e dimenticare, ognuno per la sua strada.

E ricordati: ti porterò via tutto quello che riesco. E potrai ringraziare solo il tuo orgoglio!

Se ne andò. Giulia rimase lì nel buio della cucina, ascoltando lacqua della doccia. Sapeva che era solo prepotenza, ricatto puro.

Qualsiasi donna forte gli avrebbe tirato il bicchiere in faccia ed è finita lì. Ma lei non era forte

Era prima di tutto una madre, doveva pensare a sua figlia. Alla fine ognuno ha diritto di sbagliare.

Magari suo marito ha fatto solo un errore, forse merita il perdono. Almeno per Martina, avrebbe provato a scordare tutto, almeno

Mamma? la vocina assonnata si sentì dal corridoio.

Giulia si asciugò rapidamente le lacrime e si voltò Martina era lì sulla soglia.

Mamma, ho fatto un brutto sogno. Dovè il papà?

Papà è qui, dolcezza, Giulia sollevò la figlia stringendola forte. Papà è in bagno, non ti preoccupare. Vieni da me, tutto bene. Siamo tutti a casa.

Davvero? Martina si nascose nel collo di Giulia. Staremo sempre insieme?

Giulia chiuse gli occhi, sentendo il cuore rompersi in mille frammenti.

Sempre, amore. Sempre.

Accompagnando Martina a letto, Giulia prese una decisione: avrebbe mantenuto unita la famiglia. Da domani avrebbe provato a dimenticare. Ma quello sarebbe stato domaniLa notte passò lenta, pesante e senza sogni. Quando la sveglia suonò, Giulia si alzò con un senso di nausea nello stomaco, ma preparò la colazione come ogni mattina. Mario scese poco dopo, sorridendo affettatamente, e si sedette a tavola con Martina che, ancora in pigiama, disegnava sul tovagliolo piccoli cuori con la punta della forchetta.

Giulia fissò a lungo la scena: lui che si comportava da padre perfetto, la bambina che rideva felice nella sua bolla dinnocenza. In quel momento pensò che avrebbe potuto continuare così: silenziando sé stessa, cancellando i ricordi, lasciando che gli anni passassero su quella superficie liscia di recite e compromessi.

Mentre Mario saliva a vestirsi, Giulia accompagnò Martina allingresso.

Mamma, oggi faccio il disegno per te, va bene?

Sì, tesoro. Fai tutti i cuori che vuoi. Le accarezzò i capelli lisci, assaporando quel profumo di latte e biscotti.

Quando la porta si chiuse dietro di loro e la casa restò vuota, Giulia lasciò cadere la schiena contro il muro. Il silenzio era quasi un urlo. Chiuse gli occhi, cercando di convincersi che bastava resistere. Ma dentro di lei una voce sempre più insistente ripeteva che no, non bastava più. Non era solo affaticata: era prosciugata. Quel coraggio che si era sempre detta di non avere, lo sentì svegliarsi piano, mischiato a una rabbia nuova e sottile.

Andò in camera, cercò tra i cassetti e trovò un vecchio taccuino. Mentre le mani le tremavano, cominciò a fare una lista: numeri di avvocato, preventivi di case, documenti utili, appunti per un nuovo inizio.

Allimprovviso si sentì più viva di quanto fosse da mesi. Ogni paura prendeva posto sulla pagina, ma nel vederle scritte diventavano meno spaventose.

Mario rientrò presto, la chiave girò nella serratura alle dieci del mattino. La vide seduta con il taccuino aperto e aggrottò le sopracciglia.

Che fai? Prendi appunti per la spesa?

Giulia chiuse il quaderno, alzò lo sguardo e, per la prima volta, sorrise davvero.

No. Sto solo scrivendo una nuova storia. Una in cui non decidi tutto tu.

Ci fu silenzio. Mario rimase fermo, sconcertato, lo sguardo incerto tra lira e il disprezzo. Lei continuò:

Da oggi parlo io. Per me. Per nostra figlia. E che sia difficile o spaventoso, non importa. È peggio passare la vita a dimenticare sé stessi. E io non mi dimentico più.

Si alzò, superandolo senza paura. Sentì il cuore battere fortissimo, ma anche una leggerezza che non ricordava da anni.

Fuori, la città brillava in una mattina chiara di primavera. Giulia si fermò un attimo sul pianerottolo, inspirò aria fresca, e per la prima volta pensò che il futuro poteva anche non essere perfetto bastava fosse vero.

Fece il primo passo verso il giorno, e non si volse indietro.

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