I giorni trascorsi non si possono riportare indietro
Seduto in cucina, non riuscivo proprio a scaldarmi, anche se avevo tra le mani una tazza colma di tè bollente. Dentro mi sentivo freddo, e ormai sapevo che quel brivido non era colpa della stagione, ma del colloquio che avevo appena avuto con mia figlia, Ludovica. Lo rivedevo nella mente, ogni parola, ogni silenzio, e davanti agli occhi tornava il modo in cui le sue spalle sobbalzavano prima che se ne andasse.
Come hai potuto, papà aveva detto lei, con la voce rotta e gli occhi pieni di lacrime, per poi scappare in soggiorno.
Mio genero, Salvatore, entrò pian piano in cucina.
Ho appena messo a letto Matteo, dorme come un angioletto.
Annuii e mi lasciai andare, parlando a fatica attraverso le lacrime.
Salvo come ha potuto?
Lui mi accarezzò la spalla con dolcezza.
Tuo padre, Ludovica, vi ha sempre amate tantissimo. Sai che tua mamma ormai non cè più, probabilmente aveva paura di perderti anche lui Tu sei tutto quello che ha.
È vero, per me Ludovica è sempre stata il centro del mondo. Ho vissuto per lei, rimandando incontri importanti per poter partecipare alle riunioni a scuola, lavorando di sera e nei weekend per portarla ogni anno al mare, a Rimini o in Liguria. Tornavamo abbronzati e felici, mentre le sue amiche la guardavano con un pizzico dinvidia.
Alluniversità le sue compagne chiedevano spesso:
Ludovica, ma come fa tuo papà a scegliere un rossetto così buono o quei profumi che tutte vogliono? Lui è un uomo!
Io e Ludovica facevamo anche le torte insieme, nelle feste, e a lei sembrava che suo padre sapesse davvero fare tutto. Ma il papà resta papà e la mamma le mancava sempre.
Ricordo una Ludovica bambina, sei anni, in braccio a sua madre Giuliana, che piangeva.
Perdonami, figlia mia, perdonami diceva stringendola forte.
Ludovica non capiva perché la mamma piangesse né perché in corridoio ci fosse una valigia con le sue cose. Poi la mamma la posò a terra, si asciugò le lacrime e se ne andò, chiudendo la porta alle sue spalle.
Mamma, dove vai? Mamma, voglio venire con te gridava la bambina, disperata.
Ma la mamma non tornò più. Tentai di consolarla, distraendola come potevo. Da quel giorno ogni volta che sentiva una porta sbattere correva in corridoio, ma la mamma non cera. Cercavo di riempire il vuoto dovuto allassenza di Giuliana. Passeggiate al parco, giostre, gelati, ritagliando il weekend per stare insieme e sorridere.
Col tempo Ludovica affrontava la scuola. Un giorno entrai in casa con una donna:
Ludovica, ti presento zia Milena. Lavoriamo insieme. Da oggi vivrà qui con noi. Guarda che bambola ti ha portato!
Ludovica prese la scatola senza entusiasmo, pensava:
Papà non capisce che io non voglio né la bambola né zia Milena. Io voglio la mia mamma.
Notai il suo sguardo, che cercava il mio con rimprovero.
I giorni scorrevano. Tra Milena e Ludovica non cera intesa. E spesso la figlia sentiva le litigate. Parole dure:
Serve tanta pazienza per vivere con te e quella ragazzina urlava Milena, credendo di non essere sentita.
Alla fine proposi a Milena di andarsene. Ludovica mi approvò.
Sì, è meglio così, papà. Saremo meglio in due.
Milena sbatté la porta e scomparve. E io mi rilassai: preferivo stare solo con mia figlia. A Milena non piaceva che spendessi tempo e soldi su Ludovica cioccolate, vestiti nuovi, piccole attenzioni.
Nel frattempo Ludovica ricominciò a pensare a sua madre, voleva che io la cercassi. Ma un giorno non ressi più e le dissi la verità.
Basta Ludovica Tua madre ci ha lasciati, se ne è andata con un altro uomo che aveva già una figlia. Noi non le servivamo più.
Piangeva, di nascosto da me, e rifletteva:
Se davvero mamma ci teneva, troverebbe un modo di vedermi. Non lha mai fatto. Forse davvero non le interesso.
Non mi sono mai più risposato né portato altre donne a casa. Giuliana, sua madre, si era innamorata di un altro, Ivan. Me lo confessò senza filtri.
Stefano, amo Ivan Solo ora sento davvero cosa sia lamore.
E quello che cera tra noi?
Forse era un sentimento diverso, almeno da parte mia.
Dopo il divorzio mi impegnai per avere la figlia con me. Amavo Giuliana sin dai tempi della scuola, eravamo amici prima di essere sposi: il suo distacco mi spezzò il cuore. Ma Ludovica rimase con me.
Da adulta, Ludovica ricordava le giornate allo zoo, la scelta del cucciolo chiamato Birillo e le domeniche al cinema a vedere cartoni animati. Ricordava anche come mi preoccupai quando si innamorò per la prima volta. Non aveva segreti con me.
Papà, credo di essermi innamorata Salvatore è davvero fantastico. Studiamo insieme.
Sei cresciuta, Ludovica. Spero tu scelga bene e sono felice che tu labbia confidato a me.
Poi a volte la vedevo tornare dagli appuntamenti, spiando dietro la tenda per non disturbarla.
Dopo la laurea mi confessò:
Papà, Salvatore mi ha chiesto di sposarlo, e io ho accettato. Ci amiamo davvero, vogliamo stare insieme.
Va benissimo, Ludovica. Salvatore è un bravo ragazzo, vedo che ti rispetta. Sarai felice.
Quando arrivò il nipotino Matteo la gioia fu enorme. Amavo vederli la domenica. Ludovica aiutava a sparecchiare, ci raccontavamo le giornate.
Quel giorno, mentre pulivamo, Ludovica mi fissò interrogativa, percependo che dovevo dirle qualcosa di importante. Le confessai che non ero riuscito a trattenermi: sua madre era partita per il Nord con il nuovo compagno, scrivendoci lettere in cui chiedeva che la figlia non la dimenticasse. Diceva che la amava, nonostante la distanza.
Poi, dopo quattro anni, ricevetti lultima lettera: Sono molto malata, sono in ospedale. Ti prego, Stefano, porta qui Ludovica, voglio vederla.
Decisi di rispondere una sola volta: Hai scelto tu per noi. Non voglio che Ludovica soffra ancora. Non ti vedrà.
Poco dopo, Giuliana morì. Raccontai tutto a Ludovica.
Lo so, è stato crudele le dissi. Ma pensavo di proteggerla.
Papà, io ho sempre creduto che fosse stata mamma a non volermi Perché hai deciso tutto tu? Adesso non voglio più vederti
Prese il cappotto ed uscì sbattendo la porta, proprio come tante volte avevo sentito fare da Giuliana anni prima.
Restai seduto a lungo, la testa tra le mani. Sapevo che lavevo ferita, ma non riuscivo più a vivere con quel peso. Sentivo la colpa, ma avevo liberato finalmente il mio cuore. Sapevo quanto le sarebbe stata dura scoprire tutto.
Ho cercato di essere genitore per due, ma non era la stessa cosa: non dovevo impedirle di rivedere sua madre. Ormai era troppo tardi Giuliana se nera andata senza salutare sua figlia.
Alla fine Ludovica aveva un ricordo quasi sfocato della madre. E il padre, io ero lì, a mezzora di macchina, ormai anziano, che nella figlia aveva trovato tutta la sua ragione di vita.
Ludovica, seduta al tavolo, pensava:
Papà avrebbe potuto tacere, come aveva sempre fatto Ma forse non ce la faceva più, aveva bisogno di liberarsi. Lui si è fidato di me, non ha nessuno più vicino. Ora forse starà lì, a rimuginare, mentre io lho ferito. Ho sbagliato con lui, lho ferito davvero.
Salvo chiamò il marito. Non ce la faccio, torno da papà, chiamami un taxi.
Va bene, Ludovica. Ti capisco: Matteo lo tengo io.
Quella notte io e Ludovica parlammo fino allalba. Finalmente, tutto era venuto a galla, tutto era più leggero. Poi Ludovica si addormentò in poltrona e io la coprii con il plaid, proprio come facevo quando era bambina.
Ho imparato che la verità pesa, ma pesa di più tenerla nascosta a chi ami davvero. E che non si può cambiare il passato, ma si può sempre essere sinceri nel presente, anche se fa paura.







