Basta ospiti dalla tua famiglia in questa casa. Non è mica un albergo!
Vorrei proprio non vedere più i tuoi parenti qui, questo non è un bed & breakfast, sbuffò la moglie, stanca di continue richieste
Nessuno sembrava avere fretta, ma appena Cristina prese la laurea in psicologia, Gabriele le chiese la mano senza perdere un minuto, come lei sognava. Fecero un matrimonio semplice, senza troppi fronzoli. La zia e lo zio di Gabriele suggerirono di usare le buste e i risparmi per sistemarsi al meglio nella vita.
Fu così che Gabriele diventò proprietario di un piccolo terreno non lontano da Firenze. I genitori di Cristina, pur di contribuire, vendettero la loro vecchia Panda blu e diedero volentieri i soldi ai giovani per la casa: daltronde, in centro auto non ne avevano bisogno.
Cristina, lo ammetteva, era un po terrorizzata dalla vita fuori città: pensava a secchi e pozzi, blackout a giorni alterni, galline che corrono in cortile, e legna da spaccare per il camino. Gabriele la prendeva in giro: Su, mica siamo nel Medioevo! Con meno che un bilocale in città ci facciamo una reggia ipermoderna.
La casa spuntò su come i funghi dopo la pioggia. Gabriele fu promosso al lavoro e Cristina aveva già iniziato a lavorare come consulente online. Le famiglie aiutarono come potevano, e pure la zia e lo zio non furono avari.
Elena Bianchi, la suocera, faceva regolarmente la spola al cantiere, trovando ogni scusa: oggi proponeva una tinta alla moda per il salotto, domani voleva consigliare la lampada del secolo. Buone intenzioni, per carità, ma Cristina si sentiva ogni giorno più ospite in casa propria. Finché un giorno la privacy sparì del tutto, quando lo zio Mario restò a dormire senza avvisare. Aveva avuto da fare in zona e, fatto tardi, decise che un letto già pronto non si rifiuta mai.
Fosse almeno passato un messaggino! Invece, fece prendere un colpo tale a Cristina che, da allora, prima di entrare in una stanza, bussava pure al frigorifero.
Ragazzi, mettete la roba lì, organizzava Elena Bianchi dirigendo nipoti e bagagli verso la camera degli ospiti, fate in fretta, va a finire che vi si scongela la mozzarella!
Cristina trovava strano che la gente si portasse da casa i viveri, ma pensava: Vorranno offrirci qualcosa a cena.
Ma su, sistematevi pure. Cristinuccia vi dà tutto, sentitevi come a casa vostra! cinguettava instancabile la suocera.
Intanto, zio Mario si era già accomodato in soggiorno a zapping selvaggio di canali, e domandava a Gabriele di stappare un filino di grappa quella buona che ti ho portato dalla ditta!. Gabriele si presentò con bottiglia e due tumblers.
Vito, lascia che le signore ci pensino loro, dai, vieni che ci creiamo latmosfera! chiamava lo zio Mario al figlio.
Alla fine, fra trolley svuotati e maglioni riposti, si fece notte. Cristina correva avanti e indietro: una volta le pantofole, laltra i calzini, il plaid se sentivano freschino, il tappetino se invece avevano caldo. Ricordava con panico la battuta di Olga, che sarebbero rimasti giusto due giorni. Perché, chi lo festeggia il trasloco con una settimana fuori casa? In più si erano presi proprio la stanza che Cristina voleva per i bambini futuri, quando in realtà al piano di sopra cera la camera ospiti bella pronta. Dettagli, nella Repubblica dei Parenti.
Cristina, serve una mano? chiese il marito.
Finalmente! sussurrò Cristina, Da loro, indicò la tavolata, non mi aspetto aiuto.
Su, resisti, non sono poi così invadenti sorrideva Gabriele, iniziando a pelare patate.
Si vede che mi ami sospirò Cristina, lanciandogli un sorriso.
Per pranzo, i parenti si annoiarono e uscirono tutti a farsi una passeggiata nei colli, e poi, stanchi, si riposarono “un attimino” in camera, come direbbe Elena Bianchi.
Gabri, bussa se alle cinque non ci siamo svegliati, che almeno alle sei siamo tutti a tavola! e con aria esausta, Elena si ritirò.
Questo è pesce, presentò Cristina a Olga, tipo mousse, tipo sformato molto soffice. Assaggia!
No, Vito non può! E Sasha è allergico al salmone!
Eh, cè dentro del salmone balbettò Cristina.
E lo è anche lui, a tutti i pesci rosa Olga scuoteva la testa E questa roba carina cosè?
Ali di pollo in agrodolce ormai Cristina era diffidente.
Capito, Olga scrutava la tavola come una dogana, Vito, prendi il tacchino arrosto dal frigo, è quello grossissimo nella stagnola!
Vittorio obbedì, prese il blocco di tacchino e lo tagliò a fettine.
Tra parentesi, Cristina cara, dovreste investire in un secondo frigorifero: uno per tre famiglie è ridicolo! Ho pure trovato un modello in sconto, passo il link a Gabri!
Tre famiglie?! Ma chi vive qui, una banda di scappati di casa? Cristina era genuinamente sconvolta.
Insomma, questa è anche casa nostra, anche noi abbiamo contribuito, io con larredamento! Qui si celebreranno tutte le feste di famiglia, bisogna essere comodi. Ho già fatto una lista! Elena Bianchi smanettava nella borsa cercando il telefono.
Cristina guardò Gabriele esterrefatta: lui era come lei, spaesato.
Dove lho messo… Elena si mise gli occhiali, frugando tra le notifiche, ecco…
Mamma, Liste, la prima app, la aiutò Olga, mentre continuava a sporzionare tacchino.
Trovata! Ecco: frigo nuovo, abbigliamento casa e belle giacche da lasciare qui, prodotti per la toilette personali, pantofole per tutti sguardo dintesa al marito Mario, tu qualcosa da dire?
Zio Mario schiarì la voce, sorseggiò il liquore, e lanciò: Mini-bar!
Mini-bar? fece Gabriele, che ci devi fare?
Eh, uno viene qui per rilassarsi, mica per lavorare! Almeno mentre tua madre non mi stressa più, posso sedermi su questo divano nuovo e godermi la pace!
Mamma, stavamo parlando della camera di Sasha, ricordò Olga.
Ah, giusto! Quasi dimenticavo: bisogna sistemare una cameretta, proprio quella dove sono ora i figli!
Ma questa dovrebbe essere la nostra futura cameretta, Cristina sentiva il sangue che le bolliva.
Prima fai un figlio, cara, ribatté Elena Bianchi con tono materno, anche Gabri vuole la sua discendenza.
Ma voi dicevate di aspettare! Laurea prima!
Laurea presa. Peccato che tu fossi più presa dal lavoro che da mettere su famiglia, altrimenti adesso parlavamo culle, non consulenze.
Ho lavorato per finire la casa, per sistemare tutto, per avere un tetto
Sistemata, ora tocca pensare ai pupi. Così intanto ci prepariamo la stanza, mia dolce sciocchina! e la suocera coccolava la nipote.
Cristina perse la pazienza e scappò di sopra, chiudendosi a chiave in camera a piangere per lingiustizia del mondo parentale.
Non molto dopo, arrivò Gabriele.
Dai, Cri, che succede?
Ma hai sentito? Tutto questo circo?! piangeva Cristina.
Dai, non possono essere seri mini-bar, pantofole, ridicolo!
Gabriele sembrava non cogliere il peso della situazione.
Gabri, ti prego, facciamo una cosa: glielo chiediamo davanti. Se era uno scherzo, sarò la prima a scusarmi!
E se non lo era? domandò lui, cauto.
Voglio solo non vedere più i tuoi parenti: questa casa non è un albergo, ribatté Cristina, ormai esasperata.
Va bene, mi sembra giusto. Gabriele la consolò, Cristina si lavò la faccia, si diede qualche minuto e scesero insieme.
Scusate tanto per la reazione, iniziò Gabriele sorridendo, ma davvero pensavamo scherzaste! Ci avete colto di sorpresa. Per dimenticare tutto, che ne dite di un tè con torta?
Non ci trovo proprio nulla da ridere nel fatto che la casa non sia pronta ad accogliere la famiglia! rispose stizzita Elena Bianchi, piccata dal modo brusco della nuora.
Quindi pretendete frigo, mini-bar, pantofole e chissà cosaltro? Siamo sicuri che non scordate niente? sbottò ormai Cristina, senza più remore.
Se ho dimenticato qualcosa, ve lo dico, ribatté impassibile Elena, intanto pensate alla cameretta, che torniamo presto nella nostra casa.
Il resto fu un tornado: Cristina urlò contro la suocera, la suocera la accusò di essere psicologa ma priva di equilibrio, zio Mario in silenzio si servì altro brandy, Olga portò via Sasha e preparò le borse, Vittorio guardava la scena come se fosse piovuto dal nulla.
Alla fine, Cristina prese il cappotto della suocera dallattaccapanni, aprì la porta e lo gettò sullo zerbino.
Fuori di qui. Vi renderemo indietro i soldi, ma non voglio più vedervi.
Ci rivedremo, ringhiò Elena Bianchi riprendendosi il cappotto Mario, prendi la roba!
Poi Cristina rimase incinta e si dedicò alla cameretta del suo bambino. Lavorò fino allultimo, poi cambiò specializzazione e iniziò con linfanzia. Ad aiutarla, sua madre, che veniva dal paese vicino.
Elena Bianchi e zio Mario passarono solo una volta dopo il parto: furono gentili e modesti, chiesero scusa e di poter vedere il nipote.
Cristina non si oppose.



