Il primo amore a scuola: una storia di terza superiore.
Giulia sinnamorò proprio ai tempi del liceo, in terza superiore. Il suo compagno di classe, Marco, che le era sempre piaciuto più degli arancini di zia, tornò dopo le vacanze estive trasformato: sembrava un principe, altroché! A settembre, quando si sedette accanto a lei sul banco, Giulia era talmente felice che avrebbe potuto camminare sulle nuvole, magari indossando le nuove scarpe da ginnastica (comprare a rate, ovviamente).
Anche Giulia non era più la ragazzina impacciata di prima: la vita le aveva regalato un punto vita invidiabile e gambe lunghe. Aveva cominciato a portare i capelli in una treccia elegante, facendo risaltare il suo collo da cigno.
Marco osservava queste novità con attenzione da investigatore privato e decise che, insomma, non era affatto male sedersi vicino a lei. In più, Giulia era brava a scuola: chissà mai che in caso di bisogno facesse scivolare un paio di risposte durante il compito. Oltre tutto, era gentile e sensibile come solo certe ragazze italiane sanno essere.
Ben presto, quella che era solo una complicità tra compagni di banco si trasformò in amore: il primo, quello vero, quello che ti prende allimprovviso e, naturalmente, arriva sempre nel peggior momento possibile…
Tra una versione di latino e laltra, bisogna prepararsi per la maturità, studiare, fare schemi di storia. Ma Marco e Giulia, beati loro, dopo scuola vagabondavano mano nella mano, si baciavano sulle panchine del parco e, in inverno, pattinavano insieme sul ghiaccio della pista comunale.
I genitori di Marco, però, non erano affatto felici: secondo loro, il figlio avrebbe dovuto pensare solo allammissione allAccademia Militare, non perdersi dietro a storie damore. Lo rimproveravano come si rimprovera una squadra che perde il derby. “Ti fai distrarre da questa cosa!”, diceva il padre scuotendo la testa davanti alla tv spentissima. La madre, col grembiule ancora addosso, annuiva e sospirava.
Giulia viveva con la nonna, la mitica nonna Teresa, esperta di vita e di lasagne. La mamma di Giulia era mancata quando lei aveva solo cinque anni, sparita come un treno al binario otto. La casella padre sul certificato di nascita era una riga nera e decisa, come un segreto inconfessabile.
Ma chi te lo fa fare di innamorarti così? si domandava sconsolata la nonna. Ah già, tua madre era uguale…
Quando la conversazione cadeva sulla mamma di Giulia, la nonna si zittiva, fissando il vuoto con uno sguardo di chi ha visto tutto. E sospirava, lenta come chi sa.
Giulia però non stava mai ferma: ogni giorno correva allappuntamento con Marco. Raramente passava un pomeriggio senza vederlo. I voti inevitabilmente scesero come il prezzo del grano in annata storta. Insegnanti sgomenti, genitori di Marco più rigidi che mai: “O migliori i voti o basta vedere questa ragazza, almeno fino a diciottanni!”
Marco si limitava a lanciargli un sorriso acido. Lasciare Giulia? Ma figuriamoci! Era la prima volta che qualcosa di vero gli capitava, proprio come nel finale di una canzone damore sanremese. Ma lidea di fare sul serio non lo sfiorava. Cosa avrebbe detto papà era chiaro.
Quando Giulia si rese conto di aspettare un figlio, dopo tre mesi dal loro primo momento speciale insieme, fu il panico. Gli esami si avvicinavano, fuori cerano i merli che cinguettavano allegri e, dentro, solo lacrime notturne sul cuscino, sperando che la nonna non sentisse. Ma nonna Teresa aveva fiuto: capì tutto in tempo zero.
In quel periodo Giulia vedeva Marco solo a scuola. Il padre di lui, in versione generale darmata, aveva categoricamente vietato ogni contatto. Se solo sapessero…
Una sera, nonna Teresa si piazzò sul letto e le domandò piano:
Hai intenzione di tenerlo? E non raccontarmi frottole. Una volta lho già vissuta con tua madre. E si mise a piangere, seduta a bordo letto; Giulia la abbracciò, appoggiando la testa su quella spalla che aveva sempre trovato.
Che devo fare, nonna? I suoi sono contrari, ma non sanno niente.
E lui? Sa qualcosa? chiese la nonna.
No. Non riesco a dirglielo, ho paura che mi molli subito…
In pratica ti ha già mollata, constatò la nonna, spietata come un giudice di Masterchef. Ma devi dirglielo, è un tuo dovere. Se poi sparisce, peggio per lui, figuriamoci. E tieni la testa alta, sempre. Ce la caveremo, io vado a lavorare.
Ma nonna… lavorare ancora? Ma sei in pensione!
Che problema cè: faccio la donna delle pulizie nel nostro condominio. Che vuoi che sia, finché respiro ci provo. Tesoro mio.
Giulia si mise a piangere a dirotto, la nonna dietro. Ma poi la nonna si fece seria:
Basta piagnistei, ora devi essere forte. Promettimi solo una cosa: la scuola la devi finire, costi quel che costi.
Giulia si calmò, decisa a parlarne alla prima occasione con Marco. Sapeva che probabilmente lui non sarebbe stato contento, ma ormai dentro di lei cera già una creatura che amava più di ogni altra cosa. Il rifiuto di Marco? Figurarsi, sarebbe diventata mamma, la cosa più grande del mondo…
Marco, intanto, si era spostato di banco. In classe si bisbigliava della loro rottura, cera chi dava la colpa a Giulia, chi a Marco, chi diceva che prima bisognava finire la scuola, poi pensare al lavoro e solo in fondo alla famiglia. Di amore, però, nessuno parlava sul serio. Solo chi lha vissuto, sa.
Giulia trovò il coraggio e raccontò a Marco della gravidanza il giorno dopo il discorso con la nonna. Si fermarono dietro la scuola, tra le foglie secche. Marco impallidì, scomparve il sorriso da latin lover e se ne andò via senza proferire parola, come se fosse inseguito da un orso. Giulia restò lì, con la sensazione che da un momento allaltro lui si sarebbe girato e sarebbe corso da lei, che lavrebbe abbracciata come una volta…
Marco, però, continuò a camminare. Sempre più lontano, come se volesse cancellare tutto.
Giulia finì la scuola. Trovò subito lavoro in una trattoria dove già la nonna aveva lavorato. Dopo pochi mesi andò in maternità. Nonostante la sua giovinezza e la fragilità, diede alla luce un figlio sano.
La nonna lavorava ancora come donna delle pulizie e prendeva una pensioncina di poche centinaia di euro, abbastanza per pagare laffitto e poco altro. Quando il bambino fu abbastanza grande, Giulia lo affidò allasilo nido e tornò alla trattoria. Madre single, sussurravano le vecchiette nominandola appena, ma al lavoro tutti la stimavano: per i suoi modi dolci, per quanto era brava e modesta.
Poco dopo, Giulia fece dei corsi e diventò cuoca. Cucinava da dio, era precisa e pulita come nessun altro, ogni anno migliorava sempre un po.
La nonna, intanto, aveva appeso il grembiule al chiodo. Si occupava solo del pronipote, felice come una pasqua per le soddisfazioni di Giulia.
Non solo in trattoria ladoravano: anche i clienti apprezzavano le sue ricette, le torte, le insalate fantasiose. Alcuni chiedevano i segreti di certi piatti, promettendo di non rivelarli a nessuno. (Chiaro.)
Arrivò un nuovo ragazzo a lavorare: si chiamava Leonardo, fresco di scuola alberghiera. Dopo tre mesi di fianco a Giulia, era già cotto di lei come una parmigiana fatta bene. Alla fine le chiese di sposarlo. Giulia non gli diede subito una risposta.
Non nascose a Leonardo la sua situazione di madre sola: Leonardo ne fu felice, anzi! Sembrava persino onorato di essere accettato in una famiglia così. Dopo il turno portava fiori e peluche per il bambino. Davanti alle occhiate delle vecchiette non si faceva problemi: aspettava Giulia fuori dal portone, abbracciava il piccolo Matteo e tutti e tre passeggiavano in villa pubblica. La nonna, dalla finestra, faceva loro il segno della croce, poi andava a recitare il rosario davanti alle santine.
Giulia, stavolta però non farmi il bis di sorprese, eh scherzava la nonna la sera.
Ma dai, nonna! Ormai sono grande… E comunque, niente rimpianti: che madre single! Ho te, ho Matteo, ora anche Leonardo. E pensa: abbiamo fatto domanda. Lho amato davvero. È buono, onesto, semplice.
Le due donne piangevano di nuovo, ma stavolta di felicità.
Il matrimonio fu organizzato nella trattoria, dopo un mese. Invitati: tutti i colleghi e le vecchie amiche della nonna, parenti e amici di Leonardo.
Leonardo adottò Matteo. Giulia finalmente non fu più sola. Era una sposa felice, amata e desiderata. E ora, davvero, la più felice su questa terraIl giorno del matrimonio, la trattoria esplose di risate, brindisi e profumo di basilico. Matteo corse tra i tavoli, Leonardo lo abbracciò chiamandolo figlio mio davanti a tutti. La nonna guidò la prima danza con Giulia, emozionata e forte come sempre.
Nel cortile, sotto le luci gialle, Giulia si fermò un attimo a guardare la scena: la gente che amava rideva, cera il calore di una casa vera; dalla porta aperta uscivano le melodie dellaccordeon e il chiacchiericcio degli amici.
Allora capì che, malgrado tutte le salite, i sacrifici, i pianti segreti, la vita rispondeva sempre con una sorpresa, se solo avevi il coraggio di restare in piedi.
Grazie, mamma, grazie nonna, sussurrò al vento, adesso so che ce lho fatta.
La notte calò piano sulla festa, avvolgendo tutti in una felicità luminosa e gentile, come un abbraccio che finalmente dura per sempre.



