Il regalo dello sconosciuto
Il messaggio nel gruppo aziendale è comparso sopra a fogli Excel e email urgenti, come una decorazione di Natale che spunta tra scartoffie:
«Colleghi, parte il Secret Santa! Scambio anonimo di regali al pranzo aziendale. Budget: massimo 50 euro. Trovate il link qui sotto».
Marco rilesse il messaggio e diede uno sguardo allangolo dello schermo, dove il tempo scorreva inesorabile. Dieci giorni lavorativi alla fine dellanno, due settimane al report trimestrale, tre giorni allennesima rata del mutuo. Da mesi la sua testa era regolata più dai countdown che dallorologio.
Nel gruppo fioccavano già le reazioni: una gif di una renna, il commento di nuovo?, la domanda sul budget. La responsabile HR, Francesca, era subito intervenuta: «Partecipazione facoltativa, ma caldamente consigliata! Latmosfera natalizia non si crea da sola».
Marco finì il caffè ormai ghiacciato e cliccò sul link. Nome, divisione, consenso privacy. In fondo lampeggiava il bottone «Partecipa». Ci pensò un attimo, immaginando lennesima candela profumata o tazza natalizia che sarebbe finita a ingombrare la sua scrivania già affollata. Poi pensò alla lista dei partecipanti, e a quel vuoto imbarazzante accanto al suo nome.
Cliccò, e via.
Marco, ti sei iscritto anche tu alla riffa? domandò Giovanni dallopen space. Speriamo che mi arrivi qualcuno con senso dellumorismo, così potrò regalare un manuale di gestione del tempo al boss.
Ma è anonimo! ricordò Marco.
Appunto. Vedi la sua faccia quando lo apre? Giovanni tirò una smorfia, poi scoppiò a ridere.
Marco abbozzò un sorriso educato e tornò al suo report. I numeri si fondevano in una colata grigia. Qualcuno discutendo di cesti regalo per i clienti, tra lodi ai cioccolatini buoni e tentativi di risparmio. In pausa, la solita diatriba sul bonus: arriverà, lo taglieranno, lo trasformeranno in un set di biscotti industriali?
Tutto intorno a lui, un sottofondo natalizio infinito: albero di Natale gigante nella hall, palline di plastica, auguri impersonali sulle cartoline aziendali. Marco aveva due obiettivi, quellanno. Primo: arrivare al bonus. Secondo: non ringhiare contro il figlio per un brutto voto. Entrambi sembravano maratone.
La sera ricevette la mail: «Il tuo destinatario Secret Santa». Aprì da smartphone, schiacciato tra cappotti ed ombre in metro.
«Ciao Marco! Il tuo destinatario: Marco Rossi, ufficio analisi».
Rilesse. Ancora.
Uno sussulto nel vagone, una spinta sullomero. Sul gruppo già spuntavano gli screenshot:
«È uno scherzo?»
«Anchio mi sono beccato me stesso!»
«Un nuovo livello di introspezione aziendale».
Francesca interviene: «Cari, sì, il sistema ha fatto cilecca. Cambio non fattibile ormai, lIT dice che tutto gira sui codici ID. Prendiamola come esperimento, fate finta di niente e portate lo stesso il regalo. Fondamentale latmosfera!»
«Ma che sorpresa cè se so chi sono?» scrive qualcuno.
«Immagina che sia uno sconosciuto che sa quello che vuoi prima ancora di te», replica Francesca con lemoji dellalbero di Natale.
Marco chiude la chat e infila il telefono in tasca. Nel vagone, qualcuno urlava al viva voce quanto chiude lanno in bellezza. Marco si fissò nel vetro nero: quarantuno anni, capelli ancora abbastanza, anche se le tempie sbiadiscono, volto stanco ma dignitoso. Giacca da centro commerciale, orologio a rate, smartphone come il capo.
Regalo a me stesso, da uno sconosciuto. Ma cosa vorrebbe regalarmi questo misterioso tizio?
Zero idee.
Il giorno dopo in pausa si parlava solo di questo.
Secondo me bisognerebbe annullare tutto sentenziava lavvocato Paolo, scacciando la cenere . Il concetto base della faccenda salta. Un Secret Santa che non è segreto non ha senso.
A me piace ribatte Luisa del marketing . Finalmente mi regalo qualcosa di decente. Non lennesima sciarpa con le renne.
Ma tu te li compri già tutti i tuoi regali osserva qualcuno.
Non proprio. Io su certe cose stringo Luisa sorride . Proprio per questo è divertente.
Marco ascoltava in silenzio. In testa giravano ipotesi: auricolari, power bank, mouse nuovo. Tutto roba che poteva comprare senza Santa, semplicemente uscendo un attimo da Mediaworld. Nessuno di quei oggetti gli sembrava un regalo. Più che altro, un altro gadget da scrivania.
E tu cosa ti regali? indaga Giovanni in ascensore.
Non ne ho la minima idea confessa Marco.
Ma dai! Io mi prenderei la PlayStation. Peccato quei cinquanta euro bastino per una confezione di birra artigianale: ci metto un post-it con scritto da Santa.
E io? pensa Marco tornando al suo posto. Cosa vorrei davvero se qualcuno mi vedesse, non come dipendente, non come debitore, non come papà che non dedica tempo al figlio, ma a chi? Come essere umano?
Non trova neanche la parola.
La sera va al centro commerciale. Luci, vetrine che brillano e Jingle Bells remixato. I negozi offrono il regalo perfetto, kit per lui, prodotti per il professionista moderno. Su ogni manifesto, un uomo impettito in cappotto costoso. Nessuno con occhiaie e debiti.
Nel reparto elettronica, vede le cuffie wireless best seller. Il commesso spiega le differenze a un ragazzo con piumino gonfio.
Ecco, auricolari. Pragmatico. Musica, podcast Cura di me stesso, si convince Marco. La confezione rientra a malapena nel budget, se non prende il top di gamma.
Ma non ha senso! Me le comprerei comunque. Già spendo su quello che ci si aspetta da me alla mia età e posizione: lo smartphone, lorologio, le scarpe decenti, il giubbotto che non strilla saldo. È questo un regalo?
Rimette la scatola e se ne va.
Nel reparto libri è più caldo. Allingresso pareti di bestseller motivazionali: Diventa la tua versione migliore, Come fare tutto e subito, Felicità a tempo determinato. Marco ne prende una, sfoglia, trova i soliti consigli su comfort zone e efficienza e gli cala la tristezza.
Sul fondo, la letteratura vera. Scorre i nomi familiari. Un tempo leggeva molto. All’università divorava romanzi di notte, arrivava alle lezioni esausto. Poi lavoro, poi mutuo, poi il figlio, e leggere è diventato solo un devo.
Forse un libro, pensa. Ma quale? E perché mai uno sconosciuto dovrebbe regalarmelo, se nemmeno io riesco mai a trovare tempo per leggerlo?
Esce senza acquisti, con la testa stordita di pubblicità e musica.
A casa, la moglie lo accoglie:
Che faccia cupa!
Niente, si schernisce togliendosi le scarpe . In ufficio giochiamo al Secret Santa. Regali.
Candeline e tazze, di nuovo?
Stavolta ognuno se lo regala da solo. Il sistema è impazzito.
Grande! lei serve il piatto di pasta . Comprati qualcosa che non vuoi spendere.
Tipo?
Non so Sei tu a conoscerti meglio.
Eccezionale. Il figlio borbotta dal tavolo, le parole chiuse in un libro di storia.
Tu di solito hai delle voglie chiare la moglie lo squadra . Telefono, orologio, qualche zaino nuovo. Sei uno da gadget.
Sì, ma di queste robe mi servo già appena ne ho bisogno dice Marco.
E allora basta cose. Magari unesperienza? Un massaggio? Un giorno off? Una
Un giorno off non serve il certificato Mi basta il capo che non mi scriva la domenica.
Lei sorride.
Dai, fattelo regalare da Santa un capo così.
Sforiamo il budget, scherza lui.
Quella notte Marco si rigira a lungo. Nella mente sfilano immagini di negozi, slogan, desideri giusti: carriera rampante, nuovi traguardi, saldo positivo. Tutto ciò importante, certo ma esterno. Coriandoli da riporre dopo Capodanno.
Che regalo vorrei davvero, se nessuno mi dovesse giudicare? Né colleghi, né moglie, né figli, né genitori, né la banca?
Risposta: nessuna.
A una settimana dal pranzo, lufficio freme. Gli angoli delle scrivanie si adornano di pacchetti. Cè chi nasconde, chi espone. Nel gruppo si discute di dress-code, menù, karaoke. Francesca annuncia: ci sarà un animatore, dj e un momento speciale per il Secret Santa.
Marco ancora a mani vuote.
Che ti fermi a fare? chiede Giovanni . Ti ritrovi i panettoni avanzati.
Ci sto pensando, dice Marco.
Su che pensi? Giovanni si scrolla . Prendi qualcosa di utile! Io ho ordinato il kit per la griglia. Sempre voluto, mai il momento.
Allora di pranzo Marco si infila al bar. Fila verso la cassa, conversazioni su report, traffico, figli. Sullo schermo sopra il bancone passa lo spot: Regalati un attimo di felicità!.
Si siede alla finestra con il vassoio e sfodera il telefono. Digita regalo uomo 40 anni. Appaiono orologi, portafogli, gadget, whisky kit, buoni da barbiere.
Tutti regali per apparire pensa. Ma niente che tocchi il modo in cui vivo me stesso.
Il browser rimane aperto. Nella casella accanto, email da ogni dove: Non accedete da tempo al nostro sito, Codice sconto per te, Riparti alla grande con un nuovo te.
Ma ecco una newsletter incastrata, da un portale didattico a cui aveva dato mail anni prima. Aperte iscrizioni per il corso di fotografia. Scadenza venerdì.
Fotografia.
Marco ripesca il vecchio reflex comprato dieci anni fa, pre-figlio e pre-mutuo. Allora girava per Milano la domenica, scattando case, volti, vetrine. Poi la macchina fotografica finì nello scaffale: prima mancava tempo, poi le energie, poi sembrava una cosa inutile.
Ma dai, troppo banale lo canzona il critico interno . Luomo di quarantanni che sogna di tornare artista! Ridicolo.
Eppure sotto, uno strano imbarazzo si accende. Non voglio cambiare vita. Voglio solo
Non finisce la frase. Il cellulare vibra. Il capo: «Mi servono i dati Q3 entro stasera».
Marco sospira e si rimette al lavoro.
A sera, riapre il ripostiglio e cerca la vecchia borsa. Reflex dentro, pesante, freddo. Carica la batteria col caricatore trovato in un cassetto.
La moglie alza le sopracciglia:
Che succede? Fotografo in azione?
Controllo se funziona ancora.
Quando la batteria si scalda, Marco va in balcone, scatta un paio di foto in cortile. Nulla di che: macchine, finestre, lampioni e un po di neve. Ma il momento nel mirino calma il rumore di fondo. Non sparisce, si ritrae.
Respira meglio.
Forse questo è il regalo? Non la macchina, ma il permesso di stare unora, magari due, a settimana dentro la passione. Senza sentirsi strano.
Pensiero semplice e pure spaventoso. Il solito critico sghignazza: Corso di fotografia, va bene roba che non cambia nulla.
Ma un tono più sommesso ribatte: E perché no? Sprechi soldi su oggetti che poi ti scordi. Almeno stavolta è qualcosa che ti piaceva sul serio.
Torna al computer e riapre la newsletter. Cè il modulo sulla composizione, la luce, il paesaggio urbano. Lezioni serali, online, prezzo in linea con il limite del Secret Santa, se non fa il pacchetto premium.
Regalo a se stesso dallo sconosciuto che ricorda ciò che amava, senza giudicare.
Clicca su paga.
Ora resta la questione formale: confezionare il regalo per Santa.
Nelle regole, il regalo doveva essere fisico, da scartare. Non bastava dire mi sono iscritto al corso. Doveva mettere qualcosa in una scatola.
Compra in cartoleria un quaderno blu scuro e una busta. A casa stampa lemail di conferma iscrizione, la piega con cura. Sulla prima pagina del quaderno scrive: «Per le foto che ancora scattarai». Calligrafia sgangherata ma leggibile.
Poi si mette a pensare al biglietto. Vuole evitare il cliché credi in te stesso, cerca il tono di uno che ti conosce per davvero.
Dopo qualche tentativo resta questo:
«A Marco.
Bisogna ricordarsi ogni tanto che non sei solo report e call. Che puoi vedere il mondo senza filtri Excel. Spero che userai questo tempo.
Il tuo Santa».
Rilegge. Un nodo in gola. Non sono parole da poster motivazionale, ma risuonano molto più vere di quanto si aspetti.
Santa gli è venuto più attento di quanto lui stesso sia con se stesso.
Infila la stampa nella busta, la busta nel quaderno, avvolge tutto nella carta marrone, fiocco rosso sottile.
Il regalo sembra umile. Nessun logo, nessun slogan.
La festa aziendale è nella sala banchetti del business center. Tavoli con tovaglie bianche, ghirlande, DJ che passa classici italiani remixiati. Entrano pian piano: abiti scintillanti, camicie da lavoro (senza badge, almeno), chi con scarpe da trekking, chi col tacco.
I doni vengono accumulati su uno spuntone decorato. Ogni pacco con il nome del destinatario. Marco mette il suo quaderno, sbircia la pila. Sacchetti dai negozi famosi, pacchi giganti, forme strane in carta argentata.
Pronto alla rivelazione interiore? lo stuzzica Francesca passando.
Quanto basta ribatte Marco.
A metà serata, lanimatore annuncia il momento speciale: musica giù, luci basse. Latmosfera è allegra, qualcuno ride forte, altri si azzuffano per il prosecco.
Cari arringa lanimatore questanno il Secret Santa è stato davvero segreto. Talmente segreto che siete i vostri stessi maghi! Ma facciamo finta di niente, vero?
Risate sparse.
Ora, uno alla volta, scartate il vostro pacco e ricordatevi: la sorpresa non è solo il regalo, ma ciò che scoprirete di voi.
Ancora frasi da copertina, pensa Marco.
Quando viene il suo turno, un strano nervosismo gli strozza la gola. Si avvicina al tavolo, riconosce il pacchetto Marco Rossi e lo porta al suo posto.
Dai, niente calzini spero si inclina Giovanni.
Scioglie il fiocco, apre la carta. Taccuino e busta. Sulla busta, il suo nome. Le mani tremano impercettibilmente.
Di sicuro non è un kit barbecue, ironizza Giovanni.
Marco apre la busta, legge la stampa. Attorno si esultano: «Buono spa!», «Gioco da tavolo!». Di sbieco vede la contabile Chiara commuoversi sfogliando Yoga per pigri, e Francesca che ride con la tazza Dipendente dell’Anno.
Marco legge. Poi rilegge. Le parole scritte da sé, adesso sembrano davvero di un altro.
Non sei solo report e call.
Una fitta. Quasi vergogna come se qualcuno lavesse visto in un momento fragile. E insieme, il sollievo di non sentirsi giudicato.
Che coshai lì? insiste Giovanni.
Un corso di fotografia. E un quaderno.
Caspita Giovanni fischia . Qualcuno ci ha messo del suo. Sicuro che non si possa sapere chi è?
No risponde Marco.
Oh, tanto meglio per me Giovanni si butta sul kit per costine. Almeno tu farai le foto alla prossima cena.
Marco chiude il quaderno con cura. Lanimatore gigioneggia dal palco, la gente balla. Il rumore intorno sembra più lontano, dentro è tutto più calmo.
Vede il messaggio della moglie: Comè andata?. Risponde: Tutto ok. Regali folli. Mi sono regalato un corso. Poi cancella lultima riga e sostituisce con: Dopo ti racconto.
Rientra verso mezzanotte. Nel condominio è silenzio, solo una porta sbattuta in alto. La casa lo accoglie con la luce calda e il profumo dei mandarini. La moglie seduta sul tavolo con un libro, il figlio già sotto le coperte.
Allora? domanda lei. Cosa ti hanno dato?
Appoggia il quaderno sul tavolo, accanto mette la busta.
È tutto qui? stupita.
Guarda dentro dice, aprendo la busta.
Lei legge il biglietto, lo guarda negli occhi.
Te lo sei scritto da solo? sussurra comprensiva.
Sì, ammette . E ho pagato il corso, fotografia.
Lei annuisce, né ironica né scherzosa.
Bel regalo, dice. Ti è sempre piaciuto.
Era una vita fa.
Non importa. Il tempo passa, non sempre cancella.
Marco scrolla le spalle. Dentro sente lo slittamento di qualcosa, come mobile che finalmente hai il coraggio di spostare.
Vedremo.
Il primo gennaio si sveglia senza sveglia. Mattina grigia fuori, il piazzale ingombro di macchine e briciole di neve. La testa pesante ma non devastata. Moglie e figlio sono dai suoceri già da ieri, lui seguirà dopo.
Casa stranamente silenziosa. Prepara il caffè, si siede con il quaderno. La prima pagina: «Per le foto che ancora scattarai».
Accende il portatile, trova la mail con il link al corso. La prima lezione è tra una settimana, ma intanto il modulo di introduzione è lì. Clicca: il docente spiega il rapporto tra luce e ombra, non dice autostima né produttività, ma invita a osservare.
Si ritrova ad ascoltare davvero, senza controllare la mail di lavoro. Il telefono è in unaltra stanza, mai tentazione.
Dopo il video, prende la reflex e scende nel cortile. Laria è pungente ma non glaciale. Gente che butta la spazzatura, chi porta a spasso il cane. Sullo scivolo una stella filante solitaria.
Inquadra: rami, fili elettrici, balconi. Niente di che. Ma nel premere il pulsante, ha la sensazione di fare una cosa minuscola ma importante.
Non per il report, non per l’indice, non per la presentazione. Solo per se stesso.
Scatta ancora, poi in casa trasferisce. Alcune foto sono brutte, alcune insipide. Una, però: riflesso della casa sullauto parcheggiata. Gli piace.
Lallarga, osserva. Nel vetro si nota la sua figura con la macchina in mano.
Regalo dallo sconosciuto, pensa. Che poi ero io. E va bene così.
Chiude il programma sorseggiando il solito caffè freddo. Lo attendono lavoro, riunioni e deadline, ma cè il corso che partirà a giorni e lora che proverà a tenere per sé.
Apre il quaderno, scrive: data, breve nota «Cortile, mattina, riflesso sullauto». Poche righe, ma sono sue.
Poi posa la penna. E per la prima volta, dopo tanto tempo, il futuro non è solo pagamenti e rendiconti. Si apre uno spazio minuscolo tutto suo, dove guardare e scegliere cosa desidera.
Poco. Ma basta per respirare.
Si versa ancora caffè, riapre il calendario del corso. In fondo cè lo spazio note. Scrive: «Non saltare per lavoro». Sogghigna: tanto la realtà sinventerà altro. Per ora, almeno, ha il diritto di provarci.
E sì, anche questo è un regalo.






