La rieducazione del marito: tradimento, lacrime e seconde possibilità tra i fornelli di casa Valentina e il dilemma del perdono in una famiglia italiana sull’orlo della crisi

Rieducazione di un marito

Siamo stati insieme, Vale. Durante quellultimo viaggio a Genova È stato… tutto così… sciocco.

Dopo la presentazione abbiamo bevuto qualcosa, e io non sono riuscito a trattenermi, Vale…

E me lo dici così, senza batter ciglio? Valentina si sentiva la voce strozzata dallo sgomento. Mino, mi hai appena confessato di avermi tradita?!

Non potevo più tenermi tutto dentro, il marito abbassò il capo. Vale, perdonami Ti giuro che non accadrà più, non lo permetterò mai più! Ho capito tutto, lo giuro

Valentina posò lentamente il calice sul tavolo. La sua vita, in quellistante, le sembrò crollata…

***

Quella mattina era iniziata come tante Valentina era ai fornelli che mescolava la crema di riso per il piccolo e, intanto, tentava di intrecciare le trecce a Sonia, la sua bimba di sette anni.

Mamma, mi fai male! cinguettò Sonia, scostando la testa.

Scusami, tesoro. Sono di fretta. Dovè vostro papà? Tra poco farà tardi!

Il marito uscì dal bagno, abbottonandosi la camicia. Dal modo in cui la guardò, Valentina capì subito che non era dellumore migliore.

Cè caffè? chiese, senza degnarla di uno sguardo.

Nellespresso. Serviti, io ho le mani occupate.

Lui si versò il caffè. Lo bevve in piedi, fissando il cortile grigio dove il portinaio svogliatamente radunava le foglie.

Niente bacio sulla guancia, niente come hai dormito da anni ormai tra loro sembrava esserci solo indifferenza.

Valentina lavorava come contabile in una grande azienda commerciale; erano sposati da dieci anni.

Avevano un trilocale, sempre col mutuo, certo, e un SUV nuovo in garage. I figli stavano bene, apparentemente avevano tutto per essere felici, e invece…

Valentina sentiva che le mancava laria, e soprattutto le mancava il marito di un tempo quello che sarebbe corso a comprarle il gelato di notte o semplicemente lavrebbe stretta così forte da farle scricchiolare le ossa.

Verso le due il cellulare vibrò sul tavolo.

Andiamo stasera a cena fuori, che è tanto che non usciamo? scrisse il marito. Ho già chiesto a mia sorella, Luisa prende i bambini da noi e dormono lì.

Valentina lesse il messaggio tre volte. Il cuore le balzò in petto come a una ragazzina.

Ma guarda… sussurrò. Possibile che se ne sia accorto?

Il resto della giornata trascorse come in una nebbia. Chiese perfino di uscire unora prima dal lavoro, andò a casa di corsa e rovistò nervosa tra i vestiti.

Scelse un abito di seta blu notte che le stava particolarmente bene. Un po più di mascara del solito, una goccia di profumo dietro le orecchie.

Davanti allo specchio vide una donna che aveva ancora voglia di piacere a suo marito.

Il ristorante era caldo e accogliente candele accese, musica soft dal vivo. Arrivò che lui era già seduto al tavolo. In giacca, fresco di barba.

Si alzò quando lei si avvicinò, e per un attimo nei suoi occhi vide qualcosa che poteva essere ammirazione. O forse solo pietà? Allepoca non lo capì.

Sei splendida, Vale, le disse, avvicinando la sedia.

Grazie. Devo ammettere che mi ha sorpresa questo invito. Cosa festeggiamo?

Nulla di particolare Solo che ho realizzato che non ci parliamo più. Siamo come coinquilini, credimi.

È vero, sospirò lei sorseggiando il vino. Il lavoro, i bambini, la solita routine

Mi sembra di correre nella ruota del criceto e non so più perché, Mino giocherellava con il coltello.

Parlarono a lungo. Ricordarono il giorno di nozze, la loro prima casa in affitto con la doccia che perdeva, quando bastava niente per essere felici.

Risero ripensando alla prima volta in cui Mino aveva cambiato un pannolino alla figlia e quasi era svenuto.

Fu una serata meravigliosa. Valentina sentiva sciogliersi tra loro il ghiaccio.

Dovremmo uscire più spesso così, pensava. Non è perduto, solo stiamo vivendo di stanchezza…

Torniamo a casa? propose Mino quando arrivò il conto. Prendo una bottiglia di vino sulla strada. Staremo un po tranquilli, solo noi due.

A casa, senza il vociare dei bambini e i giocattoli in giro, il trilocale le sembrava enorme e vuoto.

Si sistemarono in cucina. Mino versò il vino nei calici. Latmosfera era calda, complice, ma a un tratto…

Vale, dobbiamo cambiare qualcosa, davvero, disse lui.

Sono daccordo, Mino. Andiamo qualche giorno via? In Sicilia, o almeno alle Terme. Abbiamo bisogno di staccare.

Sì, ma non è solo una questione di vacanze. Ultimamente non mi riconosco più. E noi… non ci ascoltiamo più.

Tu sei sempre concentrata sui bambini, io sul lavoro. Quando torno sei già a letto o arrabbiata.

Non cè più complicità… Non quella fisica, ma… quella dintesa, di sguardi.

Valentina si irrigidì:

Dove vuoi arrivare? chiese sottovoce.

Voglio dire che ho sbagliato.

Fu allora che confessò. Di Genova, la collega, il tradimento.

Lei semplicemente mi ascoltava, Vale, Mino parlava velocemente, inciampando sulle parole come temesse di essere interrotto. Andavamo spesso in trasferta insieme.

Si interessava sinceramente a come stavo, non solo per cortesia.

Non mi giustifico, so di essere stato vigliacco. Ho resistito a lungo, davvero.

Ma quella sera… Abbiamo bevuto con gli altri, poi siamo rimasti solo noi due al bar dellalbergo…

Valentina taceva. Dentro, le sembrava che una bomba le fosse esplosa nel petto, i frammenti ancora la ferivano all’interno.

Scusami, se puoi, continuò lui. Mi vergogno da morire. Non sono più stato in pace in queste due settimane.

Non potevo più mentirti, guardandoti negli occhi. Non posso perdere voi. Tu e i bambini siete tutto ciò che ho. Farei qualsiasi cosa.

Qualsiasi cosa ripeté Valentina, come uneco.

Sì. Ho già parlato col direttore. Mi faccio trasferire di sezione, così non la incontro più; il Ragionier Basile me lo sistema entro un mese.

Ho chiesto anche le ferie. Andiamo via? Domani compro i biglietti. Solo tu ed io. Proviamo a ripartire da zero.

Mino allungò la mano, tentando di coprire la sua con la propria, ma Valentina si ritrasse distinto.

Da zero? sorrise amaramente. Mino, ti rendi conto di quello che hai fatto?

Non è solo il tradimento fisico tu mi hai distrutta!

Io stavo in ufficio, ridevo del tuo messaggio, sceglievo il vestito Mi illudevo che tu volessi ricominciare

Ti amo! quasi urlò lui. È per questo che te lho detto. Non potevo più mentire, Vale.

Se mi amavi davvero, non saresti andato a letto con lei Quella collega tanto comprensiva. E io invece sempre quella nervosa, vero?

Non intendevo

Si alzò, cercando di abbracciarle le spalle.

Vale, ti prego…

Non toccarmi! lo respinse. Mi fai solo ribrezzo.

Uscì dalla cucina e si chiuse a chiave in camera.

Le lacrime scorrevano senza sosta. Mino soggiornava a lungo dietro la porta, mormorando preghiere di perdono e poi, arreso, si accasciò sul divano del salotto.

***

Al mattino, si presentò in cucina col volto gonfio per il pianto. Il marito sedeva ancora vestito sul divano, non si era cambiato. Sul tavolo, il caffè era freddo.

Sono rimasta qui solo perché non ho dove portare i bambini, disse con voce spenta.

Vale

Basta, non voglio sentire parlare dei tuoi sentimenti. Non me ne importa nulla, adesso.

Capisco.

Hai parlato di ferie. Dove volevi andare?

Cercavo un posto tranquillo. Solo camminare, parlare

Bene, si girò verso la finestra. Partiremo. Ma non illuderti che là tutto tornerà come prima. Non parto per ricominciare. Vado solo per capire se posso guardarti ancora senza nausea.

Mino acconsentì, disposto ad accettare qualsiasi condizione.

Prenoto tutto. Oggi stesso.

E unaltra cosa, si voltò Valentina. Voglio vedere la copia del trasferimento firmata. E il tuo cellulare da oggi senza codice.

Certo. Come vuoi.

Le porse subito il telefono, ma Valentina diede un cenno sprezzante.

Dopo. Ora vai pure a farti una doccia. Ho bisogno di riordinare i pensieri prima di prendere i bambini da Luisa. Non voglio che ci vedano così.

Quando la porta del bagno si chiuse, Valentina si lasciò cadere su una sedia. Lasciare un uomo che fino a ieri aveva amato sopra ogni cosa sarebbe stato più facile, ma per i figli non poteva.

***

I giorni prima della partenza scorsero lenti. Si parlavano soltanto per necessità.

Hai preso i biglietti?

Sì, per sabato.

Prendi Sonia a scuola.

Daccordo.

I bambini sentivano che cera qualcosa che non andava; Sonia si zittiva quando li vedeva insieme, il fratello era più capriccioso del solito.

Mamma, perché papà dorme in salotto? domandò Sonia una sera, sdraiata nel letto.

Valentina ingoiò le lacrime, rimboccandole le coperte.

Papà lavora troppo, tesoro. Ha male alla schiena per via della sedia in ufficio, sul divano riposa meglio.

Avete litigato?

Siamo solo molto stanchi, amore. Vedrai che andrà tutto bene. Tanto presto andiamo al mare, ricordi?

Sonia annuì, ma nei suoi grandi occhi restavano ombre di dubbio. I bambini sentono tutto, non li puoi ingannare.

***

Il venerdì, alla vigilia del viaggio, Mino tornò prima a casa col fascicolo delle carte.

Ecco qua, appoggiò il foglio sul tavolo. Lordine di trasferimento. Al rientro vado in analisi dati. Zero trasferte. E… lei resta in acquisti. Saremo in sedi diverse.

Vale diede unocchiata al timbro.

Bene.

Vale… si fermò incerto sulla soglia della cucina. Ci penso ogni istante. A che schifo di uomo sono stato

Basta, Mino! Tu hai scelto quella notte a Genova. Ora sono io a scegliere se restare ancora con te.

Non gli aveva rivelato che la sera prima, mentre lui dormiva sul divano, aveva guardato il suo telefonino.

Le faceva schifo, le tremavano le mani, ma doveva farlo. Lui non aveva cancellato i messaggi, gli ultimi erano chiari:

È finita. Ho fatto un errore enorme. Non scrivermi e non avvicinarti più.

E la risposta di lei: Come vuoi. Buona fortuna!

Valentina non si sentì sollevata. Eppure, qualcosa, nel profondo, si era come mosso. Su quello almeno, lui non aveva mentito: aveva tentato di chiudere per davvero.

***

Il sabato li accolse con una pioggia fine. Caricavano le valigie nel bagagliaio in silenzio.

Il marito esagerava in premure: le offriva la mano, controllava porte e finestre, le comprava il caffè preferito all’autogrill. E questo la faceva stare ancora peggio.

In aeroporto, in attesa, sedettero vicini mentre i bambini, incantati, guardavano gli aerei decollare dalle grandi vetrate.

Sai, disse lui a bassa voce, mentre osservava anche lui il traffico sulla pista. Ieri ripensavo alla nostra prima vacanza, in Liguria, con la tenda in campeggio. Ricordi quando il vento quasi ce la portava via?

Valentina sorrise, malgrado tutto.

Certo che ricordo. Tu lhai tenuta stretta tutta la notte, io dormivo rannicchiata sotto limpermeabile.

Allepoca pensavo di non aver mai conosciuto nessuno meglio di te. E lo penso anche adesso, Vale. Solo che… mi sono perso. Mi sono incasinato.

Forse ci siamo persi entrambi, Mino, per la prima volta in una settimana lo guardò negli occhi.

Lui le prese la mano. Stavolta lei non la tolse, ma non rispose alla stretta. Dentro di sé si sentiva confusa.

Probabilmente, lo avrebbe perdonato. Per non spaccare il cuore ai figli, almeno.

Ma prima di perdonarlo, lo avrebbe fatto penare per bene. Doveva capire che non si scherza con lamore di una donna.

Avrebbe cominciato proprio in vacanza, la sua rieducazioneMentre salivano a bordo, Valentina sentì il respiro accelerare. Allacciando la cintura a Sonia, le mani le tremarono appena, ma sua figlia le sorrise con una fiducia immensa. Quel sorriso scavò una piccola crepa nellarmatura che si era costruita.

Durante il volo, il paesaggio si stendeva come un mare di nuvole. Mino le gettava ogni tanto uno sguardo interrogativo, come in attesa di un verdetto. E Valentina, guardando le dita piccole dei figli intrecciate alle sue, si domandò quando avesse iniziato a smettere di scegliere per sé, e a vivere solo per non ferire gli altri.

Arrivati nella loro stanza vista mare, il vento soffiava lieve. Sonia e il fratellino corsero subito a buttarsi sui letti morbidi e a curiosare sulla terrazza. Mino poggiò le valigie e la guardò.

Vuoi uscire a camminare con me?

Quella domanda semplice sembrava chiederle molto più di una passeggiata.

Sul lungomare ancora umido di pioggia si muovevano piano, affiancati ma non ancora insieme. Il profumo del salmastro riempiva laria, e solo il rumore delle onde riempiva i silenzi tra loro.

Non so se potrò mai dimenticare ammise lei, lasciando che le parole uscissero lente, come ciottoli lanciati in acqua. E perdonare è scegliere ogni giorno, non una volta soltanto.

Mino annuì. Non tentò di toccarla, ma rallentò il passo alle sue esitazioni.

Arrivarono a una panchina. Si sedettero senza parlare, osservando il tramonto tingere di arancio lorizzonte.

Sono disposto ad aspettare tutto il tempo che servirà, Vale. Anche se dovessi non voler più restare con me. Ma se cè ancora spazio per me, fosse anche solo un angolo, fammelo vedere. Farò tutto il possibile.

Valentina rimase in silenzio. Poi, piano, posò la testa sulla sua spalla. Non era un perdono, né una dichiarazione damore: era unincrinatura nella muraglia, uno spiraglio da cui poteva passare un refolo di pace.

Ci proveremo. Ma sarà alle mie condizioni sussurrò.

Mino chiuse gli occhi, trattenendo il fiato, come se solo allora si permettesse di sperare davvero.

Il sole calò dietro le onde. Il giorno dopo sarebbero tornati in spiaggia insieme ai bambini, come una famiglia nuova, ancora fragile, ma non spezzata.

E Valentina capì che non aveva più paura di scegliere per sé: da lì in avanti, la strada sarebbe stata la sua. E, forse, anche un po la loro.

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La rieducazione del marito: tradimento, lacrime e seconde possibilità tra i fornelli di casa Valentina e il dilemma del perdono in una famiglia italiana sull’orlo della crisi
Monica non si era nemmeno accorta di aver iniziato a camminare in punta di piedi per casa sua. Cercava di fare tutto in silenzio e con discrezione, per non disturbare sua figlia e il genero.