Me ne sono andato, meglio così
Ma come sarebbe utente non raggiungibile? Cinque minuti fa stava parlando con qualcuno! mi ritrovai nel corridoio di casa, il telefono premuto allorecchio.
Diedi unocchiata alla credenza.
La scatolina in cui tenevo i miei gioielli era al suo posto. Però qualcosa non quadrava: il coperchio era socchiuso.
Rooo! chiamai, alzando la voce verso il bagno. Sei lì?
A passi lenti mi avvicinai alla credenza. Appena toccai il legno lucido, sentii un brivido correre lungo la schiena: la scatolina era vuota. Totalmente.
Neanche lo scontrino del negozio, che usavo come segnalibro per i documenti, cera più.
Insieme ai gioielli erano spariti anche i soldi. Quelli però glieli avevo dati io
Madonna mia sussurrai, lasciandomi scivolare seduto a terra. Ma come è possibile? Ieri litigavamo sulle piastrelle Avevi promesso che ad agosto saremmo andati al mare
E pensare che era iniziato tutto nella maniera più banale possibile. A giugno dellanno scorso, la mia Cinquecento aveva il pistone bloccato.
Al meccanico avevano sparato una cifra assurda, così, arrabbiato, sono andato nel gruppo Facebook AutoSoccorso Milano.
Ciao a tutti, qualcuno sa dirmi se posso provare a sbloccare il pistone dei freni se si è grippato? scrissi, allegando la foto della ruota sporca.
Subito i commenti arrivarono a pioggia. Alcuni mi consigliavano di non metterci mano, altri di comprare un ricambio.
Poi spuntò una risposta da parte di un utente chiamato Romano85:
Signora, non li ascolti. Compri uno spray WD-40 e un kit guarnizioni da 25 euro. Smonti la ruota, prema sul pedale quel tanto che basta per spingere fuori il pistone, senza esagerare. Sciacqui tutto col liquido freni e ingrassi bene. Se la canna è pulita, vedrà che va che è una meraviglia.
Mi aveva colpito la sua risposta: concreta, senza vanterie.
E se la canna è rigata? ribattei.
Solo in quel caso va cambiata. Ma dalla foto, la sua macchina sembra davvero in ordine. Se ha dubbi, mi scriva in privato, le do una mano volentieri.
Così è iniziato tutto.
Romano si era dimostrato ferratissimo con i motori.
Nel giro di una settimana mi assistette da remoto sulla sostituzione dellolio, sulle candele, perfino sullantigelo da non mettere.
Mi ripresi a pensare che aspettavo i suoi messaggi con piacere.
Ascolta Romano, mi hai salvato la vita! gli scrissi a fine luglio. Ci pensavo Vogliamo incontrarci un pomeriggio? Il caffè lo offro io, o magari un bicchiere di qualcosa di forte, con i soldi che mi hai fatto risparmiare.
La risposta arrivò dopo un bel po, almeno tre ore dopo.
Ma guarda che piacerebbe anche a me, davvero. Solo che sono ehm in trasferta lavorativa. Piuttosto lunga. E allestero, per così dire.
Caspita rimasi spiazzato Dove sei finito?
Praticamente dallaltra parte del mondo. Preferisco essere sincero: mi piaci, davvero; ma non sono in trasferta. Sono dentro. San Vittore, se ti dice qualcosa.
Il telefono mi cadde quasi dal divano. Un pugno sullo stomaco.
Un detenuto? Io, una brava persona, ragioniere in una grande azienda, da due settimane scrivevo con un carcerato?
Per cosa? riuscii a digitare con le mani che tremavano.
Truffa. Ho fatto una stupidaggine grossa, un po colpa mia e un po mi hanno incastrato. Fra meno di un anno dovrei uscire. Se vuoi, cancella tutto: capirò.
Non risposi. Bloccai la chat e per tre giorni non fui più me stesso. Colleghi mi chiedevano se stessi male.
Continuavo a domandarmi: Ma comè possibile? Uno così intelligente, capace, e finisce dentro?!
Dopo una settimana trovai una mail da parte sua lui si era fatto dare il mio indirizzo.
Marco, non arrabbiarti. Lo sapevo che sarebbe finita così. Sei una persona speciale, cose come me non ti servono nella vita. Volevo solo ringraziarti: queste due settimane mi hanno fatto sentire vivo, per la prima volta in tre anni. Sii felice. Addio.
Lessi la mail in cucina, e di colpo iniziai a piangere. Mi faceva pena, lui e forse ancora di più me stesso e questo mondo così ingiusto.
Perché devo sempre imbattermi in uomini sposati o mammoni, e quando finalmente trovo uno sincero, spunta fuori che è in galera? continuavo a ripetermi.
E di nuovo non gli risposi.
***
Provai ad andare a qualche appuntamento, ma niente funzionava.
Uno mi parlò tutta la sera della sua collezione di francobolli. Un altro si presentò con le unghie nere e mi propose di dividere il conto.
A marzo, il giorno del mio trentacinquesimo compleanno, mi sentivo particolarmente solo.
La mattina trovai un messaggio.
Buon compleanno, Marcello! scrisse Romano. So che non dovrei disturbare, ma non ho resistito. Meriti solo il meglio. Qui, con del pane raffermo e un filo di ferro, ti avrei costruito qualcosa Se potessi, te lo regalerei. Sappi solo che qui a San Vittore cè uno che oggi brinderà alla tua salute con una tazza di tè pessimo.
Grazie, Romano non resistetti e risposi. Apprezzo davvero.
Mi hai scritto! sembrava saltare dalla gioia Come stai? La Cinquecento ti ha lasciato a piedi col freddo?
E così ricominciammo.
Ora ci sentivamo ogni giorno. Romano chiamava appena poteva.
Aveva una voce profonda, roca, molto calda.
Mi raccontava della sua vita: di come fosse cresciuto col fratello, che ora cresceva i nipoti; di quanto sognasse una vita nuova.
Nella mia città non torno, Marco. Lì ci sono solo vecchi amici e vecchi guai. Vorrei andare lontano, dove nessuno mi conosce. Sono bravo con le mani, in unofficina o in cantiere lavoro lo trovo.
Dove vorresti andare? chiesi, col cuore in gola.
Verrei volentieri da te. Affitterei una stanza, uno studio piccolo. Mi basterebbe sapere che respiriamo la stessa aria, nella stessa Milano. Poi, si vedrà. Non mi voglio imporre, capiscimi.
A maggio, ero già completamente perso per lui.
Sapevo quando aveva le ispezioni, sapevo qual era il giorno della doccia, e quando lavorava in cucina.
Gli mandavo pacchi: tè, cioccolatini, calzini termici, pezzi per bricolage.
Fa il bravo, Romano, resisti ancora un po. Non metterti in casini inutili.
Per te, amore, starò buono come il pane rideva lui. Ad aprile sono fuori.
Ti aspetto.
***
Ad aprile andai davanti a San Vittore. Gli avevo preso una giacca nuova, un paio di jeans, scarpe da ginnastica.
Il cuore mi batteva così forte che faticavo a respirare.
Quando è uscito, tarchiato e basso, capelli corti e sale e pepe, per un attimo sono rimasto impietrito.
Dal vivo era diverso dalle foto.
Ma quando ha sorriso dicendo:
Ehi, padrone di casa! mi ci sono aggrappato, abbracciandolo.
Sei vivo, per fortuna sussurrai, sentendo sotto la guancia la barba ruvida.
E dove potevo andare? mi strinse. Ma sai che profumi di fiori?
Venimmo a casa mia.
Per la prima settimana sembrava tutto una fiaba. Romano si mise subito al lavoro: riparò il rubinetto che perdeva, sistemò la serratura arrugginita.
Ogni sera, cena insieme, bicchiere di Bonarda, racconti divertenti del passato, evitando con cura largomento carcere.
Senti, Romano gli dissi il decimo giorno. Avevi detto che volevi prendere una stanza.
Forse non serve. A casa cè spazio, siamo in due ed è più bello. E risparmi, che ti servono per sistemarti e comprare gli attrezzi.
Marco, non è giusto fece, mescolando lo zucchero nella tazza. Sono un uomo, dovrei mantenermi da solo.
E invece sto qui, spendo i tuoi soldi.
Suvvia! gli presi la mano. Non siamo sconosciuti ormai. Quando trovi lavoro, sarà diverso. Ora piuttosto rilassati.
Mi ha chiamato mio fratello mi disse tutto a un tratto, lo sguardo basso. Mio nipote sta male, serve unoperazione privata e costa un sacco.
Mi ha chiesto un prestito, ma io lo vedi da te, non ho niente.
Quanto serve? chiesi cauto.
Parecchio Cinquemila euro. Ma in famiglia hanno già raccolto un po.
Pensavo quasi di andare a Torino a lavorare sui cantieri, là pagano bene.
Divenni serio. Quei cinquemila euro erano i miei risparmi di tre anni. Li tenevo nella scatolina, altro che gioielli. Volevo rifare il bagno, cambiare le piastrelle e installare una doccia con idromassaggio
Io quei soldi li ho dissi, sottovoce.
Romano scattò alzando la testa.
Ma stai scherzando? Sono tuoi, non li voglio.
Romano, è per tuo nipote. La famiglia, dicevi tu, viene prima di tutto. Prendi, me li restituirai. Ora siamo insieme.
Tentennò giorni, tetro, nervoso, si rimise pure a fumare in balcone, anche se aveva promesso di smettere.
Alla fine presi i soldi e li misi sul tavolo.
Vai. Portali da tuo fratello, aiutalo, oppure fai un bonifico.
Preferisco portarli a mano mi disse, abbracciandomi forte Così parlo anche con lui; magari hanno anche una proposta per me. Vado per due giorni. Torno subito.
***
Seduto a terra nellingresso, avevo perso il senso del tempo. Le gambe addormentate.
Ricordavo la sera prima. Ci eravamo messi a guardare una commedia scema: lui rideva, mi teneva stretto, ed io mi sentivo la persona più felice del mondo.
Forse mercoledì esco presto aveva mormorato la notte, prima di dormire.
Invece se nera andato prima: io dormivo, non lho sentito vestirsi.
Forse una porta in sogno lho sentita sbattere, ma pensavo fosse il vicino.
Alle due del pomeriggio, infine, digitai il numero di suo fratello. Quello che mi aveva lasciato in caso di necessità.
Pronto? rispose una voce burbera. Chi parla?
Buon pomeriggio sono lamico di Romano. È arrivato da voi?
Dallaltra parte silenzio, poi un sospiro pesante.
Signora, quale Romano? Mio fratello si chiama Giorgio, e sta ancora in carcere fino ad ottobre.
Mi si annebbiò la vista.
Come fino a ottobre? È uscito ad aprile, ero io a prenderlo fuori da San Vittore.
Ascolti, la voce divenne dura Giorgio sta a Opera, non San Vittore. Romano Romano era il mio compagno di cella, è uscito due mesi fa. Mi ha rubato il telefono e tutti i contatti. Si vede che siete lennesima vittima della sua chat. È bravo coi numeri: politecnico, parlatore nato.
Lasciai il telefono scivolare sul pavimento. Pensai a quando mi spiegava come cambiare una candela.
Non stringere troppo mi diceva sennò spacchi tutto e addio.
Ho spaccato, sussurrai. Ho rovinato tutto con le mie stesse mani.
Mi resi conto che non sapevo nulla di quel tipo. Non avevo mai visto i suoi documenti, né una carta che provasse la sua liberazione. Forse non si chiamava neanche davvero Romano
***
Ovviamente andai in Questura, denunciai tutto. Mostrati le foto, e venni a sapere molto di più su di lui.
Di nome si chiamava davvero Romano ed era lunica informazione vera che mi aveva dato.
Aveva condanne serie alle spalle, quasi metà vita dietro le sbarre e io lavevo conosciuto, pensate!, mentre scontava la terza condanna.
Mi feci il segno della croce, cambiai serratura e pensai che, rispetto alle sue ex donne tutto sommato, poteva andarmi peggio.
E adesso lho imparato per davvero: fidarsi va bene, ma perdere la testa no. Anche perché, in fondo, uno che sparisce così meglio che sia sparito.






