Imparo a Vivere da Solo: Il percorso di Pietro tra bollette, tecnologia e nuove abitudini nella Milano di oggi

Imparo a Vivere da Solo

La padella con la frittata ormai raffreddata riposa ancora sui fornelli, mentre dal corridoio si sente il breve tintinnio inconfondibile della buca delle lettere: la posta è arrivata. Il vecchio contenitore di plastica che accoglieva un tempo lettere e cartoline, ora raccoglie quasi solamente bollette e volantini pubblicitari.

Pietro Semenzato, sostenendosi alla parete, esce lentamente verso lingresso. Si china, raccoglie le buste e, con un gesto diventato abitudine, divide le lettere: pubblicità, pubblicità, un giornalino del quartiere, e infine… ecco le utenze. Sulla busta, in grande: «URGENTE. Entro il 15 del mese». Oggi è già il 18.

Si siede direttamente sul pouf. Strappa il bordo della busta, apre il conto. Le colonne dei numeri si confondono, in fondo cè scritto: «Pagabile tramite banca, sportello automatico o servizio online». Ancora più sotto, una tabella con il codice QR.

E ora… gli scappa detto ad alta voce.

Una volta in fondo cera la riga con gli estremi del pagamento, che Lidia copiava con cura sul suo quaderno. Poi andava in posta, tornava con le ricevute e le sistemava in ordine in una cartellina. Ora la cartellina sta nellarmadio, vicino ai suoi vestiti. Pietro cerca di non aprirlo mai.

Si alza, porta la bolletta in cucina e la appoggia accanto al piatto. La frittata è ormai dura, ma finisce di mangiarla comunque, sentendo a fatica il sapore. In testa una sola domanda: «E adesso come pago?».

Dopo quarantotto anni di matrimonio si ritrova solo, in un appartamento di due stanze a Bologna. Il figlio, Marco, vive in un altro quartiere con la sua famiglia; chiama ogni due giorni, ma di persona si fa vedere poco. Il nipote, Alessio, studente, passa ancora meno, sempre con il telefono incollato alla mano. Quando Lidia si era ammalata, tra ospedali, ricette e documenti, era stato Alessio ad aiutare coi siti per le prenotazioni. Poi tutto era filato via da sé, finché Lidia cera. Pietro cera anche lui, portava i documenti, accompagnava, ma senza occuparsi dei dettagli.

Ora i dettagli lo osservano minacciosi da questo foglio bianco pieno di codici e link.

Sistema la bolletta sotto una calamita sul frigo, affianco alle altre due dei mesi precedenti. Su una, il figlio aveva scritto con la penna rossa: «Pagato io con lapp». Pietro aveva solo annuito, senza chiedere spiegazioni.

Il telefono squilla, poggiato sul davanzale, come se avesse inteso i suoi pensieri.

Papà, hai mangiato? chiede Marco senza salutare.

Sì, sì… hanno portato unaltra bolletta. È la terza che sta lì appesa.

Allora? Aspetti che scada? Passo stasera e la pago io, dai.

Non puoi fare sempre tutto tu per me, risponde Pietro più brusco del previsto. Non sono mica un bambino.

Silenzio, dallaltra parte.

Papà, dico solo perché per te non è facile codici, password Ti innervosisci.

Mi arrangio, dice Pietro, più testardo che convinto.

Dopo la chiamata, resta ancora un po in cucina a guardare la calamita con la foto di Alessio al mare. Il nipote ride, abbraccia la tavola da surf. «Diciotto anni e sa muoversi tra i siti come fa le onde, io non riesco nemmeno con una fattura», pensa Pietro.

Prende una vecchia bolletta, di quelle con gli estremi scritti a mano, e la poggia accanto a quella nuova. La differenza è evidente. Le vecchie si portavano in banca e si pagavano allo sportello, facendo la fila. Ma la banca sotto casa ha chiuso lo scorso autunno, ora cè un negozio di riparazioni.

Si ricorda di quando la settimana scorsa era andato al CAF per informazioni sulle agevolazioni. In fila davanti a un totem elettronico, una ragazza cercava di spiegare a tutti dove toccare. Quando è toccato a lui, le ha mostrato la carta. Lei lha guardata e ha detto «Questo si fa sul portale, le serve la registrazione. Venga con un familiare». Pietro ha chiesto se si potesse ancora fare alla vecchia maniera, con documento e domanda. La ragazza sorride, ma lui sente quellironia tra le righe.

Ormai è tutto online, ripete lei.

Tornando verso casa, si sente non tanto anziano, quanto fuori posto. Come se la città che conosceva avesse cambiato serrature e a lui mancassero le chiavi nuove.

La sera stessa Alessio entra con una borsa della spesa. Sistema velocemente tutto e poi tira fuori il suo telefono.

Nonno, ti imposto tutto: paghi in due click. Guarda: questa è lapp della banca, queste le servizi pubblici. Ti ricordi la password?

Le dita di Alessio sfrecciano sullo schermo. Pietro prova a seguire, ma i simboli scorrono veloci come le immagini del cinegiornale da ragazzino.

Non ci faccio in tempo, gli confessa.

Dai, poi vai tranquillo. Basta non premere robe strane.

Una settimana dopo Alessio chiama e chiede:

Hai pagato le bollette?

Non ancora, ammette lui. Ho paura di sbagliare.

Nonno, non sei mica un bimbo! È tutto chiaro, tu eri il più capace tra tutti.

Quella frase, come un bambino, lo punge. Ricorda Alessio a cinque anni: non riusciva a fare i nodi alle scarpe e lui, paziente, glielo mostrava. Alessio si arrabbiava, ma imparò. Nessuno gli disse sei come un vecchio.

Dopo quella chiamata, Pietro stacca tutte e tre le bollette dal frigo, le mette in cartella e la cartella in una borsa. Decide: domani va alla filiale della banca più vicina, dove ci sono ancora gli sportelli con le persone vere.

Al mattino infila la giacca, la borsa sottobraccio ed esce. In banca cè caldo e folla. Si prende un numeretto, si siede a lato, aspetta. Alla sua destra una donna discute al telefono di mutuo, a sinistra un artigiano brontola una volta era più semplice.

Dopo quaranta minuti tocca a lui. Alla cassa cè una ragazza giovane e ordinata.

Mi dica, come posso aiutarla?

Devo pagare le bollette di casa, e mostra la cartella.

Lei sfoglia i fogli:

Sono già scadute, rileva, senza alzare gli occhi. E vede qui? Consigliato pagare online. Se paga qui, cè la commissione.

Va bene così, risponde lui. Proceda pure.

La ragazza inserisce gli importi, comunica il totale. Lui conta i soldi, li mette nel vassoio. Lei sospira.

Dovrebbe provare con la banca online, è facile: da casa, due tocchi e ha risolto.

Lui sente quella stretta in petto. Quello è facile suona come un rimprovero: Ma come, ancora non sa fare?.

Imparerò, risponde, quasi sorpreso da sé stesso. Ma non oggi.

Sulla via di casa passa dal parco, si siede su una panchina. I documenti pagati frusciano nella borsa. Risuonano le parole di Alessio, della ragazza allo sportello, della signora del CAF. Tutti dicono che adesso è tutto diverso, e tu sei rimasto indietro.

Ricorda quando per la prima volta aveva imparato a usare il microonde, il videoregistratore, perfino il primo cellulare. Sembravano insieme inutili e difficili. Eppure si era abituato, a poco a poco.

«Lidia avrebbe detto: non fare il testone, Pietro, fatti aiutare da Marco», pensa. «Ma Lidia non cè più, e Marco non può essere sempre qui. Non voglio diventare un bagaglio pesante».

Il giorno dopo, appena sveglio, tira fuori dal cassetto un vecchio quaderno, trova una pagina nuova e scrive: «Pagamenti, prenotazioni, servizi». Sotto lascia spazio. Poi si mette a tavola, accanto il telefono e una bolletta di internet non ancora scaduta.

Chiama Marco.

Ciao, ascolta. Vorrei che mi facessi vedere alcune cose. Non farle al posto mio, ma spiegarmele.

Che è successo? Marco è preoccupato.

Voglio imparare a pagare da solo. Internet, bollette Così non devo sempre disturbarti. Quando puoi, passa pure. Stavolta però prendo appunti.

Marco arriva la sera stessa, col portatile.

Papà, ti installo tutto e via.

No, dice calmo Pietro. Siediti accanto e spiegami piano. Devo farlo io.

Marco lo guarda per bene, come se vedesse un altro uomo. Poi annuisce:

Ok, ma ti avverto: sarà noioso.

Passano quasi due ore seduti insieme. Marco mostra come trovare Pagamenti nellapp della banca, come selezionare Internet, inserire il numero contratto. Pietro, mano tremante, a volte sbaglia tasto, confonde le cifre. Marco si innervosisce ma si trattiene.

Non correre, gli chiede Pietro. Non sono rapido come te.

Scrive sul quaderno: 1. Aprire icona verde. 2. Sotto cè la voce Pagamenti. 3. Cercare Internet. 4. Mettere numero contratto (sta qui). A fianco una freccia, dove trovare il numero sulla bolletta.

Alla fine, quando lapp dà conferma che il bonifico è andato a buon fine, Pietro sente una strana leggerezza, come dopo una visita andata bene.

Ecco, dice Marco. Hai visto che è semplice?

Con te di fianco, sì, risponde onestamente.

Dopo qualche giorno, ci prova da solo. Prende il quaderno, la bolletta, apre lapp; sbaglia, finisce su Bonifici, ha il terrore di mandare soldi per errore. Torna indietro, ripassa gli appunti, trova Pagamenti, Internet, inserisce il numero. Alla fine salva il modello senza volerlo e scompare la bolletta: si accorge solo dopo che è già pagata.

La sera Marco chiama:

Papà, oggi hai pagato tu linternet? Ho visto la notifica.

Sì, io. Col quaderno, sorride Pietro.

Sei un mito! Attento a non sbagliare.

Ho già creato un modello, dice con orgoglio. La prossima volta sarà più facile.

Il passo dopo è la prenotazione dal medico. La pressione sale e il dottore vuole vederlo ogni tre mesi. Prima era Lidia a litigare con la segreteria, poi Alessio aveva insegnato a prenotare online. Ora è tutto sulle sue spalle.

Trova il vecchio foglietto con login e password che Lidia aveva incollato al frigo. Prova ad accedere sul sito: niente, password sbagliata. Chiama Alessio.

Nonno, facciamo prima: ci penso io tramite lapp. Dimmi che dottore.

Aspetta, lo interrompe Pietro. Voglio farlo io. Mi guidi a voce?

È complicato da spiegare così Proviamoci.

Ci mettono quaranta minuti. Alessio dà istruzioni: In alto a destra, tre linee. Vedi Salute? No? Allora scorri giù. Pietro si perde, va nei menu sbagliati, una volta chiude tutto per sbaglio. Si arrabbia, lascia andare il mouse.

Nonno, lo faccio io e al massimo tu vai solo al controllo.

No, dice Pietro a denti stretti. Sono quasi arrivato. Spiegami ancora quelle tre linee.

Alla fine, la prenotazione cè: data, ora, nome del medico. Scrive tutto sul quaderno, come una volta faceva con i numeri di telefono.

Sei un eroe, ride Alessio. Io avrei buttato il PC dalla finestra.

Ho sbuffato anchio, ammette lui. Ma se rinuncio adesso, poi sarà peggio.

Non va tutto liscio. Un giorno vuole pagare lENEL e, distratto dal citofono, preme due volte Conferma. Vede solo dopo, guardando lo storico: ha pagato il doppio. Si spaventa. Chiama la banca, ascolta la vocina automatica, sbaglia sequenze Alla fine parla con una signora:

Ha confermato due volte, spiega lei secca. Non possiamo stornare loperazione. Si rivolga alla sua compagnia: terranno conto del credito nel mese prossimo.

Quindi non perdo i soldi?

No, andranno in acconto.

Pietro riattacca e si siede. Fa quasi male. Vorrebbe chiamare Marco, lamentarsi, ma resiste. Prende allora il numero della compagnia, chiama: dopo passaggi e attese, una voce annoiata conferma che il credito sarà usato il mese dopo.

Alla fine racconta tutto a Marco.

Papà, ti avevo detto di fare attenzione ma va bene, impara a forza di tentativi, limportante è che ora sai.

Ci ho provato, risponde Pietro a bassa voce.

Dopo una pausa, Marco aggiunge:

Sono contento che tu abbia chiamato tu. Prima avresti subito chiamato me, ora te la sei cavata.

Il quaderno si riempie di nuove sezioni: «Prenotazioni Medico», «Bollette», «Numero amministratore condominio». Pietro annota orari migliori per chiamare, quali mese ha pagato. Sul frigorifero, al posto delle bollette sparse, cè ora un foglio col calendario: mese, pagato, da pagare.

A volte chiede ancora aiuto: per una lettera incomprensibile sulla revisione del riscaldamento va da Marco; per la serratura rotta sul portone chiama Alessio per farsi aiutare a trovare un fabbro. Ma ogni volta cerca almeno di capire il processo.

Una sera, verso settembre, Pietro si trova in cucina con una tazza di tè. Si accorge che da giorni non ha chiesto niente a nessuno. In questo tempo ha chiamato la segreteria del medico per spostare una visita, ha ordinato la spesa con lapp che Alessio aveva installato mesi fa. Allora aveva solo annuito; ora ha trovato da sé la sezione «Latte e Formaggi», scelto kefir, uova, pane. Il corriere ha consegnato la spesa, lui ha firmato sullo schermo, un po imbarazzato ma soddisfatto.

Quella sera cè ancora una cosa da fare. Lamministratore di condominio ha mandato un messaggio sulle letture dei contatori. Prima Lidia annotava i dati e telefonava. Ora prende il quaderno, trova il numero salvato settimane fa, compone.

Amministrazione, buonasera, risponde una signora.

Buonasera, fa Pietro. Chiamo per i contatori, devo comunicare le letture e sapere quando passate per il controllo.

Lo mettono in attesa, lo passano da uno allaltro. Un impiegato è brusco, un altro prolisso. Due volte sbaglia i numeri, chiede scusa. Alla fine linterlocutore sospira:

Segno così. Se cè bisogno, ci risentiamo il mese prossimo.

Grazie, dice Pietro mettendo giù.

Guarda lorologio. Manca mezzora alla chiamata con Marco: ogni mercoledì fanno una videochiamata. Pietro si avvicina alla finestra, osserva il cortile illuminato. Ragazzi sui monopattini, qualcuno con il cane, dietro ai vetri le luci blu della TV.

Il telefono squilla. Sullo schermo appaiono i volti di Marco e di Alessio, che si intromette subito.

Allora, come va? chiede Marco.

Vivo, dice Pietro. Oggi ho parlato con lamministratore.

Tutto a posto? Marco si preoccupa subito.

Solo le letture. Ho ordinato la spesa anche per domani che vado dal medico.

Prenotazione fatta tu? si intromette Alessio.

Sì, con il tuo foglietto, annuisce Pietro Quello con le frecce. Mi sono segnato i passaggi, ho chiamato solo per confermare.

Nonno, sei un drago, ride Alessio. Tra poco mi superi.

Esageri, lo rimprovera ma dentro si sente caldo. Non voglio che perdiate tempo sempre dietro a me.

Marco lo guarda attento.

Papà, non è tempo perso. Ma vedo che ormai ci riesci da solo. Però chiamaci quando vuoi, non vergognarti.

Ora chiamo se voglio, conclude dopo una pausa. Non perché non posso, ma perché mi fa piacere sentirevi.

Alessio annuisce.

È giusto così.

Parlano ancora del tempo, della sessione universitaria di Alessio, del lavoro di Marco. Poi la linea va giù. Pietro appoggia il telefono sul davanzale e torna a tavola.

Il quaderno è aperto allultima pagina: Telefonata amministrazione. Spesa per giovedì. Visita alle 10. Vicino, la tazza di tè ormai freddo.

Passa il dito sulle righe, senza leggere: sente la carta ruvida, le sue scritte storte, le frecce, le noteun supporto nuovo e inaspettato. Non più quello che gli davano Lidia, Marco, Alessio. Questa è una forza diversa, silenziosa, sua.

Va al frigo. Sullo sportello il calendario con le date segnate di visite e pagamenti. Sotto, un foglio coi numeri di telefono: «Marco», «Alessio», «Medico», «Amministratore». Sa che se qualcosa non va, può comporre uno di quei numeri e ricevere aiuto. Ma adesso non è più la sua unica soluzione, solo una delle tante.

La sera, prima di dormire, ricontrolla il quaderno per assicurarsi di non aver dimenticato nulla per lindomani. Spegne la luce della cucina, attraversa il corridoio. In camera da letto regna il silenzio. Sul comodino la foto di Lidia. Si siede sul letto, la guarda negli occhi.

Sto imparando, Lidia, dice piano. Non veloce come avresti voluto tu, ma imparo.

Non cè risposta, ma lui non la aspetta. Si sdraia, si copre, ascolta il ticchettio regolare dellorologio. Domani dovrà andare da solo in ambulatorio, trovare lambulatorio giusto, poi passare in farmacia, magari fermarsi al bancomat. Tutto questo non sembra più unavventura spaventosa, ma semplicemente cose da fare, che ora riesce a portare avanti.

Chiude gli occhi, pensando che il futuro è ancora pieno di cose nuove: app, regole, bollette. Ma tra le incognite della vita, ora cè un po meno buio. Nel mezzo di questo viaggio ci sta lui, con il quaderno in mano, e col telefono che ora sa davvero come usare.

E, per oggi, questo gli basta.

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