11 maggio 2023
Signora Donatella Ricci, le presento. Questa è Giada, la nostra nuova collega. Lavorerà nel suo reparto.
Alzai lo sguardo dal monitor e la vidi: una ragazza sulla ventina, lineamenti gentili, lunghi capelli castani raccolti in una coda ordinata, e un sorriso timido ma aperto sul volto. Giada si stringeva al petto una cartellina sottile con alcuni documenti, oscillava leggermente sulle punte dei piedi.
Piacere, davvero disse lei chinando un po il capo Sono così contenta che mi abbiano presa. Prometto che ce la metterò tutta.
Il capo, il signor Vittorio Martini, stava già voltando verso la porta, ma si fermò ancora un attimo.
Signora Donatella, lei lavora in logistica da ventanni. Introduca Giada: le faccia vedere tutto il sistema, le rotte, il rapporto coi vettori. Fra un mese dovrà già gestire una sua area.
Annuii, osservando la nuova arrivata. Ventitré anni pensai che avrebbe potuto essere mia figlia, se io avessi mai avuto dei figli. A cinquantacinque ormai mi ero rassegnata allidea che la famiglia sarebbe rimasta un sogno irrealizzato. Solo lavoro, un segreto bilocale a Porta Romana con un vaso di gerani sul davanzale e il mio gatto, Epicuro.
Siediti pure dissi, indicandole la scrivania accanto. Adesso ti spiego io.
La prima settimana Giada confuse tutti i codici dei trasportatori e dimenticava costantemente di aggiornare i registri. Io correggevo paziente, spiegavo daccapo, disegnavo schemi su fogli di carta.
Guarda, qui hai scritto Napoli, ma il carico va a Treviso. Fanno più di seicento chilometri di differenza, capisci?
Lei arrossiva, si scusava, correva a correggere. E poi sbagliava di nuovo, in un altro punto.
Dalla seconda settimana si fece più svelta. Giada imparava in fretta e prendeva nota di ogni parola su un bloc-notes ormai vissuto, con una copertina piena di gatti.
Signora Donatella, ma perché non lavoriamo con quel trasportatore? Le tariffe sono buone.
Perché hanno mancato due volte la scadenza della consegna. La reputazione conta più di uno sconto, ricordalo.
Lei annotava con attenzione. Poi, un giorno, domandò:
Li prepara lei i panzerotti? Dal suo porta-pranzo arriva sempre un profumo buonissimo.
Sorrisi tra me e me. Il giorno dopo portai una scatola intera di panzerotti con ricotta e spinaci. Giada li divorava alla pausa pranzo come se fosse la cosa più buona del mondo.
La nonna li preparava così, raccontava lei con cura mentre raccoglieva le briciole È morta due anni fa. Mi manca tanto.
Posai senza pensarci una mano sulle sue dita sottili. Lei mi sorrise grata, senza arretrare.
Poi venne la torta di mele, i biscotti di pasta frolla, persino il tiramisù che Giada definì il migliore mai mangiato. Mi scoprivo a cucinare apposta di più, giusto per aver qualcosa da offrirle. Una sensazione calda, dimenticata, cresceva dentro di me.
Posso chiederle un consiglio? Non di lavoro
Chiedi pure.
Il mio ragazzo mi ha chiesto di sposarlo. Però stiamo insieme solo da sei mesi. Lei che dice, non sarà troppo presto?
Appoggiai i documenti e la guardai a lungo, negli occhi inquieti.
Se hai dubbi, è troppo presto. Quando sarà quello giusto non dovrai chiedere a nessuno.
Giada tirò un sospiro di sollievo, come se le avessi tolto un peso dalle spalle.
Dopo tre settimane la ragazza aveva fatto passi da gigante: trattava da sola con i trasportatori, controllava le rotte, sapeva correggere anche gli errori degli altri. Ne fui segretamente orgogliosa mi pareva di aver seminato bene.
È come se fosse la mia mamma, mi disse un giorno Giada. Solo che lei mi critica sempre. Lei invece mi aiuta.
Sbatté le palpebre e mi volsi verso la finestra.
Su, lavora tagliai corto.
Ma il sorriso mi resistette fino a sera.
Col passare del tempo Giada fioriva. Vedevo la sicurezza nei modi quando parlava con i clienti, la prontezza nello smistare richieste, la facilità con cui si muoveva nel nostro gestionale. Ha superato di gran lunga le aspettative.
Alla riunione del venerdì il signor Martini era più teso del solito. Capotavola, strofinava una biro tra le dita, poi parlò lento.
La situazione è delicata, ci scrutò uno per uno Il mercato è crollato, tre clienti importanti sono passati ai concorrenti. La direzione ha deciso: ci sarà una riorganizzazione del personale.
Mi scambiai uno sguardo con gli altri. Tutti capivano cosa voleva dire: tagli.
Nel corso del mese valuteremo ogni reparto continuò Martini Intanto andate avanti come sempre.
Tornai alla scrivania e gettai unocchiata nascosta a Giada. Fissava lo schermo, ma le sue dita erano ferme sulla tastiera.
Cinquantacinque anni. Sapevo fare i conti: il mio stipendio era uno dei più alti del reparto. Anzianità, buon TFR, costo per lazienda elevato: ero, per i numeri, il bersaglio perfetto. Faceva male, ma ci avrei fatto fronte: la pensione era vicina, avevo qualcosa da parte, e il mutuo me lo ero tolto da un pezzo.
Eppure Giada sembrava cambiata. Non chiacchierava più a pranzo, non mi chiedeva bis di torta, mi guardava attraverso come se non ci fossi.
Giada, che cè? le chiesi, sedendomi sul bordo della sua scrivania. Ti preoccupi per i tagli?
Si scosse, forzò un sorriso.
Macché, solo un po stanca.
Lo vedevo che non era vero. Povera ragazza. Appena assunta, proprio ora che aveva iniziato a camminare da sola. Ingiusto.
Palpitammo così per due settimane. In ufficio si mormorava, i sospetti correvano. Giada lavorava silenziosa e sfuggente. Notai qualche occhiata strana nei miei confronti, ma la attribuii alla tensione generale.
Giovedì dopo pranzo mi arrivò una mail interna: «Signora Donatella Ricci, la preghiamo di recarsi presso lufficio del direttore».
Mi alzai sistemando la giacca. Eccoci. Ventanni di azienda: via. Mi preparai mentalmente.
Spinsi la porta ed entrai.
Di fronte a Martini, seduta rigida con la cartella sulle ginocchia, cera Giada. Viso imperscrutabile, schiena dritta.
Si accomodi, fece Martini indicandomi una sedia libera Dobbiamo discutere una cosa seria.
Mi sedetti guardando prima lui, poi Giada, che evitava il mio sguardo.
Giada ha lavorato molto iniziò il capo, scorrendo i fogli e ha rilevato diversi errori nel suo lavoro, signora Ricci.
Smettei di respirare. La mente si rifiutava di capire: Giada, la cartella coi gatti, la parola «errori». La stessa Giada che divorava i miei panzerotti e chiedeva consigli sullamore.
Ho analizzato i dati degli ultimi otto mesi, disse, ma guardando solo Martini, come se io fossi invisibile. Ho trovato undici incongruenze importanti nella documentazione. Codici di percorso errati, discrepanze sui documenti di carico, date di spedizione confuse.
Aperse la cartella e tirò fuori fogli con tabelle evidenziate in giallo. Riconobbi la mia grafia su uno dei documenti.
Credo che saprei gestire questa sezione meglio, giurava Giada, fredda, come recitando dal manuale. La signora Ricci è sicuramente esperta, ma letà si fa sentire. Per lazienda è più vantaggioso tenermi il mio stipendio è minore, produco di più. È semplice aritmetica.
Martini sprofondò sulla poltrona tamburellando le dita sul tavolo.
Donatella, cosa ci dice?
Mi alzai, presi in mano i fogli, scorsi le righe evidenziate. Non erano veri errori.
Non intendo giustificarmi, risposi In ventanni ho imparato che il lavoro perfetto non esiste. Fanno la differenza i risultati: i carichi arrivano, i clienti sono soddisfatti, gli euro ci sono sul conto.
Ma errori del genere potrebbero causare un disastro! Giada sporse il busto, e per la prima volta la voce le tremò Io vorrei solo aiutare lazienda!
Martini fece un sorriso stanco.
Sa, Giada, di chi non abbiamo bisogno? Di chi è pronto a pugnalare i colleghi per fare carriera.
Giada impallidì.
Quegli errori li conosco benissimo, riprese lui Non sono errori, sono esperienza: la signora Ricci sa come saltare le pastoie burocratiche, come velocizzare dove il sistema rallenta. Su carta sembrano violazioni. In realtà è maestria. Lei, Giada, è troppo ingenua per capire la differenza.
Giada affondò le unghie nei braccioli.
Faccia due settimane di preavviso, poi è fuori, Martini chiuse la cartella. Metta la lettera di dimissioni sulla mia scrivania oggi stesso.
La prego, la voce di Giada si spezzò Non volevo… Ho un mutuo, ho appena iniziato
Doveva pensarci prima. Ora può andare.
Si alzò, la cartella le scivolò, i fogli si dispersero a terra. Li raccolse di fretta, senza sollevare il viso, le lacrime agli occhi.
La porta si chiuse piano.
Così, signora Ricci, scosse il capo Martini Per poco quella ragazza non la fregava. Lha allevata una vipera.
Tacevo. Un vuoto freddo mi riempiva il petto.
Lei resta finché la ditta vive, aggiunse. Gente come lei è troppo preziosa. Chiaro?
Annuii e uscii.
Giada era al suo tavolo, fissava lo schermo. Passandole a fianco la vidi alzare gli occhi: uno sguardo di ghiaccio, duro, sotto le ciglia bagnate.
Non mi voltai. Mi sedetti, aprii il gestionale.
I panzerotti nella scatola, sul davanzale, restarono lì fino a sera.
Stasera rientrando ho capito che anche la solitudine protegge. Non sempre basta dare fiducia e affetto a chi si accoglie. A volte devi custodire te stesso più di quanto vorresti, perché anche le mani più timide possono ferire. In ufficio, come nella vita, il tempo insegna che il cuore va donato ma anche difeso.




