Quando la suocera entra in casa nostra in nostra assenza per controllare i miei armadi: ma questa volta l’avevo prevista e le ho preparato una sorpresa tutta italiana

Ma come mai hai due federe diverse sul letto? Non si fa, cara, è una sciatteria, e poi ci dormite pure bene quando una è di cotone e laltra di raso? Con tutte queste texture sulla pelle, ti devessere venuto il prurito, la voce di Giuseppina Fabbri era gentile, troppo gentile, di quella gentilezza insidiosa che faceva a Lucia la nuora venire il tic allocchio sinistro.

Lucia, che girava lo stufato alle zucchine davanti ai fornelli, inspirò profondamente per calmare il battito accelerato del cuore. Il pranzo della domenica, classico rito di tortura settimanale, era in pieno svolgimento. La suocera sedeva perfetta e impettita al tavolo della cucina, ispezionando lambiente con il suo tipico sguardo a raggi X. Pareva che niente, neppure un granello di polvere o una screpolatura sulle piastrelle, le potesse sfuggire.

Signora Fabbri, a me e a Matteo va benissimo così, rispose Lucia, facendo il possibile per mascherare i toni Non badiamo a questi dettagli, limportante è che sia tutto pulito.

Piccole cose, piccole cose sospirò Giuseppina, spezzando il pane con solenne precisione. Ogni famiglia si regge sulle piccole cose, Lucia mia. Oggi le federe, domani la tazzina sporca nel lavandino, dopodomani finisce che la famiglia si sfascia. La casa è come il cemento: unisce o distrugge. Dipende solo da chi la tiene in piedi o insomma, se la padrona di casa fa attenzione ai particolari.

Matteo, seduto di fronte alla madre, fissava la minestra fingendo di essere concentrato nella masticazione di una carota. Buono come il pane, affidabile, era diventato pastafrolla ogni volta che sua madre prendeva il comando. Amava sia Lucia che Giuseppina, ma aveva il terrore dei conflitti. Lucia ormai sapeva che nei momenti difficili da lui non poteva aspettarsi granché. Pacifista a oltranza, come una talpa che si infossa appena fiuta la tempesta.

A proposito, continuò Giuseppina sorseggiando il tè, mentre mi lavavo le mani, ho notato che in bagno, sulla mensola sopra il mobiletto, hai un casino! Creme, tubetti, tutto mescolato. Dovresti comprare qualche organizzatore, ora ne hanno in offerta al brico. Ordine nel bagno, ordine nella testa.

Lucia rimase come pietrificata con il mestolo in mano. Quella mensola era alta, impossibile guardarci senza una sedia: quindi la suocera non aveva solo lavato le mani, ma era andata a perlustrare.

Ha aperto il mobile del bagno? chiese Lucia, voltandosi verso la suocera.

Ma che dici? Aperto storcendo la bocca, Giuseppina fece la parte della calunniata. Cercavo i dischetti di cotone, mi si era sbavato il mascara. Il mobile era già socchiuso. Non è colpa mia se lì dentro cè di tutto, mi è caduto locchio. Io ti voglio solo aiutare, sappi che sarà anche più facile trovare le cose dopo.

Il pranzo finì allinsegna di un silenzio più teso del Parmigiano stagionato. Quando Giuseppina uscì di casa, Lucia si buttò esausta sul divano. Si sentiva spremuta come un limone del sud dopo una settimana in granita. Da mesi avvertiva questo senso viscido di invasione: da quando avevano dato a Giuseppina la copia delle chiavi come emergenza non si sa mai, se scoppia un tubo, o serve dar da mangiare al gatto, ecc. in casa succedevano stranezze.

A volte Lucia trovava i vestiti nellarmadio ordinati per colore e non per lunghezza, come piaceva a lei. A volte il barattolo di caffè migrava da uno scaffale allaltro. A volte la biancheria era arrotolata a salame anziché piegata in pile, come faceva Lucia.

Matteo, tua madre ha rovistato di nuovo tra le mie cose disse guardando il marito, che stava sistemando i piatti.

Lu, non ricominciamo, sospirò Matteo. Non ha rovistato: magari ha sistemato qualcosa. È fatta così, per lei lordine è sacro. Vive sola, si annoia, vuole aiutare. Te lo farà sempre col cuore.

Aiutare è chiedere prima se serve una mano. Spostare la mia roba è oltrepassare i confini. Non mi sento più padrona in casa mia.

Ne parlerò con lei, borbottò Matteo, ma Lucia già sapeva come sarebbe andata: due parole morbide, la suocera piangeva e si dichiarava vittima, e Matteo faceva marcia indietro.

Passò una settimana. Lucia, presa dal lavoro di logistica per una grande azienda, tornava sempre tardi. Un martedì, rincasando prima del previsto, notò impronte sospette sullo zerbino: minuscoli segni di scarpe, ma cerano. Nellaria aleggiava un profumo di Acqua di Parma, la marca usata solo da sua suocera.

Si diresse in camera da letto. Il cuore in gola. Tirò il cassetto del comò dove custodiva documenti e piccoli risparmi: era accostato male, appena un filino fuori. Lucia però aveva la mania di chiudere tutto a scatto.

Il fascicolo del mutuo era sopra i passaporti, non sotto come ricordava, e la busta vacanza era tutta sgualcita.

Fuoriuscì una rabbia da eruzione del Vesuvio. Questa non era mera pulizia, ma una perquisizione senza mandato. Giuseppina entrava di soppiatto, ispezionava, forse anche contava i soldi.

Ma Lucia, questa volta, voleva agire in modo strategico. Scandalo subito? No, servivano prove inconfutabili: altrimenti la suocera avrebbe trovato la solita scusa (ho sentito odore di gas oppure volevo solo annaffiare i fiori).

A pranzo il giorno dopo, Lucia raccontò tutto alla sua amica, la brillante e agguerrita Nicoletta, divorziata due volte e lucida come un avvocato.

Ma è pazza! esclamò Nicoletta, girando il cucchiaino nel cappuccino. Ti conta pure i soldi? Classico! Vuole controllare dove vanno i soldi del figlio. E sei sicura che cerca solo quelli? Magari vuole trovare qualche diario segreto o lo scontrino della boutique per gridare la mia nuora si compra i vestiti di nascosto!.

Fu allora che Lucia ebbe unilluminazione.

Nico, la devo beccare con le mani nella marmellata. Così anche Matteo se ne convince.

Telecamera, sentenziò Nicoletta. Comprane una piccola, wifi. Da mimetizzare fra i libri o in un peluche. E falla scivolare nella trappola.

Trappola?

Lascia qualcosa di irresistibile come esca.

La sera Lucia si fiondò al negozio di elettronica. Appena Matteo fu sotto la doccia, montò una minitelecamera fra i classici di Manzoni e Verga: lobbiettivo puntava su armadio e comò. La telecamera mandava le notifiche se vedeva movimento.

Ma mancava il tocco finale. Ricordando il suggerimento di Nicoletta, allestì una vera e propria esca nella sezione biancheria del grande armadio: una scatola da scarpe decorata con carta rossa, con la scritta a pennarello PRIVATO! NON APRIRE! SEGRETO! (e chi può resistere?). Dentro mise uno scontrino finto da 5000 euro del Negozio degli Scherzi, una maschera veneziana con piume e, sopra tutto, uno stampato A4 che recitava:

Gentile Signora Fabbri, se legge questa lettera significa che ancora una volta si è impicciata dove non doveva. Sorrida, la riprende una telecamera nascosta! Il video della sua ispezione finirà fra cinque minuti sul Whatsapp di Matteo. Buona visione!

Aggiunse pure un party popper, la classica molla che spara coriandoli quando si alza il coperchio. Effetto assicurato.

Giovedì mattina, mentre usciva per andare al lavoro, Lucia si assicurò che Matteo la sentisse: Oggi torno tardissimo, cè una riunione fino a sarà. Arrivo alle dieci, forse anche più.

Lho detto anche a mamma ieri, va bene, rispose lui. Ha chiesto se servisse annaffiare le piante. Ho detto di no, ma la conosci magari viene lo stesso.

Se ci tiene, lasciamola venire, rispose bonaria Lucia, già pregustando la trappola.

Partirono. Lucia controllò che il wifi fosse OK, inquadratura perfetta, esca in bella vista. La giornata fu unagonia dattesa.

Ore 14:30. Movimento rilevato: camera matrimoniale. Lucia, tutta tremante, accese lapp sul cellulare. Luci basse in camera (tende tirate), ma si riconosceva Giuseppina: entrata, travestita tipo casalinga (pure la vestaglia lasciata lì per loccasione, svelata unaltra magagna!).

Regale, controllò il comò di Matteo: niente di interessante. Passò allarmadio di Lucia. Cominciò la perquisizione della biancheria: tirava fuori lenzuola e magliette scuotendo la testa, maniaca dellordine, per poi ricollocare tutto rigorosamente a modo suo.

Lucia palpitava e cominciava a gustarsi la vittoria.

Ecco lapice: scapicollo verso larmadio matrimoniale. Spalanca le ante, sbircia le etichette dei vestiti, annusa perfino una manica. E click scorge la scatola rossa. Il suo NON APRIRE esercita lo stesso fascino del panettone a Ferragosto.

Giuseppina, dopo una rapida occhiata circospetta, la prende, la posa sul letto, apre il coperchio.

PUM!

Anche dal display, muto, si vede bene come la Fabbri sobbalzi. Una nuvola di coriandoli colorati le si schianta addosso: in testa, nella vestaglia, sui cuscini.

Una volta ripresasi dal colpo basso, si mette a frugare dentro la scatola. Tira fuori il cartello. Legge. Dapprima stringendo gli occhi (senza occhiali!). Poi inizia a girarsi intorno come Indiana Jones nel tempio della minaccia, tentando di scovare la telecamera. Panico misto a vergogna.

Butta il cartello, cerca di liberarsi dei coriandoli, ma peggiora tutto. Alla fine fugge dalla stanza: la telecamera in corridoio la vede sparire a passo di marcia.

Lucia salva il video e chiama Matteo.

Puoi parlare? È urgente.

Certo, Lu. Che succede?

Tutto a posto, solo che stasera vorrei che venissi a casa prima. E dopo andiamo da tua madre.

Da mamma? Perché?

Niente, è necessario. Matteo, ti mando un video. Guardalo subito, resto in linea.

Sul cellulare silenzio. Poi un fruscio, suoni indistinti. Poi stop. Matteo guarda il video.

Passa un minuto.

Ma è di oggi questa cosa? voce stordita.

Venti minuti fa, massimo.

Sta è entrata nel nostro armadio? Sta rovistando i vestiti? E la scatola tu lo sapevi?

Lo sospettavo, Matteo. Avevo bisogno di prove. Tu non mi credevi.

Matteo, scosso, fatica a parlare.

Ora mi faccio dare un permesso. Ci vediamo davanti al parcheggio tra mezzora.

Arrivarono davanti alla palazzina della Fabbri. Matteo cupo e nervoso: in macchina, silenzio da cimitero. Lucia evitò di solleticare la situazione.

Aprì Giuseppina. Capelli umidi chiaro che aveva tentato di lavare via i coriandoli (che, però, peggio della forfora, ancora si vedevano dietro le orecchie e sul collo).

Oh, Matteo, Lucia così presto oggi? Non avete avvisato recitò il suo miglior teatrino, trattenendoli sulluscio.

Mamma, dobbiamo parlare, Matteo trascinò dolcemente la madre in cucina. Lei trafficò con il bollitore, intasando la tavola di tazzine nel disperato tentativo di deviare la conversazione.

Seduta, mamma, tono perentorio. Niente tè.

Si mise sul bordo dello sgabello, mani a mo di brava scolaretta.

Abbiamo visto il video, disse Matteo.

Che video? provò con la finta sorpresa, ma la voce tremolava.

Basta, mamma. Telecamera in camera nostra. Ti abbiamo visto mentre rovisti nei vestiti, nellarmadio. E mentre aprivi quella scatola.

Diventò paonazza. Poi si lanciò nel vittimismo:

Vi vergognate? Spiate vostra madre? Ma vi rendete conto? Io, trattata così, come una ladra?

E lei, come si è sentita quando ha rovistato nella mia biancheria, signora Fabbri? incalzò Lucia, stavolta calma ma ferma Cosera che cercava nella scatola? Segreti? Soldi? Un accidente?

Volevo solo sistemare! sbottò la suocera, scoppiando in lacrime. Sei una pessima padrona di casa, Lucia! Matteo va in giro con le camicie stropicciate! Io faccio tutto per voi, e voi mi riempite di trappole, mi fate venire linfarto!

Basta, mamma! Matteo sbatté la mano. Le mie camicie stanno benissimo e, anche se no, sono affari nostri. Non può entrare quando vuole né toccare le nostre cose.

Allunga la mano.

Le chiavi.

Le chiavi? Ma sei mio figlio! Per quei quattro stracci te ne freghi di tua madre?

Mi hai mancato di rispetto e hai ferito mia moglie. Ora basta. Dammi le chiavi.

Piangendo come una ragazzina, la Fabbri sfilò la chiave dal portachiavi col pupazzetto (regalo di Matteo) e la sbatté sul tavolo.

Tenetevela, ingrati! Quando vi inabisserete nel caos, non venite a chiamarmi! Mai più un passo a casa vostra!

Grazie, Lucia sorrise, raccogliendo la chiave. È proprio quello che volevamo: entrare solo su invito.

Salirono in silenzio. Laria fuori era più leggera e pulita, come la brezza sulla costiera amalfitana. Lucia inspirò a fondo: finalmente la pressione era sparita.

Scusami, mormorò Matteo appena si misero in macchina, lo sguardo fisso sulle luci. Sei stata forte e hai avuto ragione fin dal principio.

È normale amare la propria mamma, rispose Lucia stringendogli la mano che fatica però accettare che possa superare certi limiti. Limportante è che ora lo hai visto in faccia.

Sei una mente malefica, sorrise lui. Quella scatola era geniale.

Nel dubbio, una cornetta di coriandoli fa sempre la differenza, rise lei. Poi raccolgo tutto, promesso.

A casa, cambiarono subito le lenzuola per scacciare anche lultimo residuo di madre impicciona. Ordinarono una pizza, sturarono una bottiglia.

Giuseppina Fabbri restò offesa un mese intero. Poi, piano piano, cominciò a scrivere solo a Matteo: Buon onomastico, Comè il meteo?. Risposte sempre telegrafiche. Di andare a trovarli, neanche se ne parlava più. La pace fredda, e Lucia non avrebbe potuto essere più felice di così.

Dopo sei mesi, alla festa di famiglia presso una zia di Matteo, si incrociarono di nuovo. Giuseppina si sedette allestremità opposta e, vedendo Lucia, fece la faccia da non sono stata io. Appena la zia iniziò a vantarsi del nuovo servizio di piatti, tenuto strettamente chiuso nella credenza (guai a chi lo tocca, che qui la curiosità è una brutta bestia!), gli occhi di Lucia e quelli di Giuseppina si incrociarono. La suocera arrossì e abbassò lo sguardo nel suo piattino dellinsalata di riso.

Lucia trattenne una risata e fece locchiolino a Matteo. La loro porta adesso era davvero blindata. E solo loro avevano la chiave. Nessuno più avrebbe disturbato lordine della casa, nemmeno il più invisibile granello di polvere.

Perché, a volte, mettere veramente ordine nella vita non significa solo impilare bene magliette e posate, ma anche dare una bella spolverata a chi in casa ci va troppo spesso… e chiudere bene la porta dietro di sé. Anche se, per farlo, serve unesplosione di coriandoli.

Grazie per aver letto la mia storia. Se vi ha divertito, non dimenticate di iscrivervi al canale e lasciare un like: per me è veramente importante!

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Quando la suocera entra in casa nostra in nostra assenza per controllare i miei armadi: ma questa volta l’avevo prevista e le ho preparato una sorpresa tutta italiana
Siamo arrivati dalla mamma.