Giulia, abbiamo fame! Basta stare a letto! mi ha sgridato Marco proprio vicino allorecchio.
Avevo un mal di testa insopportabile, la gola in fiamme, il naso chiuso come un rubinetto rotto. Ho provato ad alzarmi, ma sembravo fatta di carta pesta. Era quasi scontato che mi fossi ammalata.
Era stata una settimana di caldo estivo, poi ieri sera, allimprovviso, è venuta giù una pioggia gelida mista a vento. Eh, la primavera Il taxi neanche a pagarlo oro, figurati con quel tempo! Così mi sono dovuta arrangiare e tornare a casa con lautobus. Ho aspettato mezzora sotto lacqua e, quando è arrivato, era pieno come luovo. Mi ci sono infilata a forza, e sembrava già un miracolo. E poi pure una bella camminata a piedi dalla fermata fin sotto casa.
E pensare che avevo chiesto a Marco di passare a prendermi al ritorno.
Giuly, io e Lorenzo passiamo da mia madre. Torniamo tardi mi aveva scritto Marco.
Come al solito.
Insomma, sono arrivata a casa stravolta, fradicia e infreddolita.
Mi sono girata verso la sveglia le otto di mattina. Sabato.
Marco, mi porti il termometro, per favore? ho chiesto con voce roca.
E che hai? Ti sei ammalata? lui sembrava quasi sorpreso. E la colazione chi la fa?
Non potete arrangiarvi voi? ho proposto.
Ma come, da soli? ha risposto senza capire. E Lorenzo?
Ha dieci anni, ormai! E tu sei un uomo grande e vaccinato. Preparatevi una frittata, fatevela insieme. Gli ho pure insegnato un po a cucinare, è diventato bravo.
Lhai insegnato tu a cucinare? è sbottato lui.
Certo. Non fa altro che stare al telefono tutto il giorno, non muove un dito ho scrollato le spalle.
Ma sei proprio fuori? È un ragazzo! Un uomo non deve cucinare, queste sono cose da donne! Marco è diventato paonazzo. Va bene! Noi andiamo dalla mamma, visto che tu non ci pensi. Torniamo domani sera.
E così, in quattro e quattrotto, padre e figlio sono spariti a casa dei suoceri.
Ho fatto una fatica terribile ad alzarmi, ho trovato il termometro, messo su il bollitore e mi sono persa nei miei pensieri
Quando è che si è rotto tutto? Quandè che Marco, che una volta mi preparava anche un tè se stavo male, ha smesso di preoccuparsene? Ma davvero le faccende di casa devono essere solo mie?
Il termometro ha suonato: 39,2.
Mi sono imbottita di tachipirina e mi sono rimessa a letto.
Poco dopo, il telefono: mamma chiamava.
Giulia, ma che fine hai fatto? Non mi rispondi stamattina Di solito sei tu che mi chiami! era agitata Mariangela.
Mamma, ho preso linfluenza. Ho preso le medicine, stavo dormendo le ho risposto tutta rauca.
Influenza? E Marco dovè? E Lorenzo? Sempre dalla signora Rosa, vero?
Sono scappati da lì Per non ammalarsi. ho risposto svogliata.
Ma chi ci crede! Così non devono lavare i piatti, vero? si è scaldata lei.
Dai, mamma avrei voluto dirle di smetterla, ma in fondo lo sapevo anchio.
Lo posso dire, Giulia! Ti ho mandata sposa, mica schiava! Ti sei presa la febbre?
Sì, alta stamattina. Adesso mi sento meglio, ma sono senza forze le ho confessato.
Resta a letto. Ora mando papà a prenderti! Ti rimettiamo in sesto noi, non si sta male da soli. Aspetta e ha messo giù.
Mi sono preparata in silenzio, mi sono lavata la faccia, ho preso il portatile e mi sono messa pronta ad aspettare papà.
Mamma mia! ha detto lui, appena mi ha vista.
Papà, che succede? mi sono presa uno spavento.
Sono io, sono io! Ho quasi pensato fosse arrivata la fine Sei bianca come un lenzuolo!
Papà, non farmi ridere ho sorriso debolmente. Andiamo?
Sì, attaccati a me, che con quanto sei magra basta un soffio di vento per portarti via mi ha aiutata con dolcezza a salire in macchina. Davvero, hai la faccia di chi ne ha passate troppe. Hai ragione tua madre: sembri proprio schiava, Giulia!
Non ho nemmeno tentato di controbattere. Ero troppo stanca.
A casa dei miei era un paradiso. Caldo, profumo di sugo, atmosfera familiare. Mariangela mi ha coccolata per bene, e la sera stavo già un po meglio.
Ho chiamato Marco per avvisarlo che sarei rimasta dai miei. Lui mi risponde con calma:
E che vuoi dirmi? Non posso portarti le medicine, ho bevuto una birretta con papà. Sai comè, è sabato. Ah, mamma vuol sentirti e mi passa il telefono.
Giulia! Sei una donna! Non puoi permetterti di lasciare i tuoi uomini a bocca asciutta! Che cosè importante in una famiglia? Specialmente per un uomo? Che abbia la pancia piena e che non ci rompa le scatole! E tu? Ti ammali, prendi una pastiglia e basta! stava recitando la signora Rosa.
Mamma, di passaggio, ha sentito tutto e mi ha strappato il telefono dalle mani:
Senti, cara consuocera, cosè Marco uno spento? Un malato? O deve proprio essere imboccato? si è scaldata Mariangela.
Non è né malato né spento, è di famiglia! Gli uomini sono fatti così balbettava laltra.
A casa nostra tiro su una figlia a mani nude, perché suo marito, il vero uomo, non è in grado nemmeno di comprare una medicina, tanto è impegnato a bere birra Ma dove arriviamo, scusa? mamma ha dato il colpo di grazia. Tra le consuocere non era mai corso buon sangue, anche se Rosa aveva sempre un certo timore di mia madre.
Ma insomma! Sono andati via solo per non disturbare Giulia provava a difendersi la suocera Che esigente! Medicine, attenzioni Ma che pigrizia! Si è dimenticata di occuparsi dei suoi uomini! Ma non fa niente, ci penso io ai miei ragazzi! E vostra figlia? Una cucù! ha chiuso il discorso.
Mamma è rimasta in silenzio a guardare il telefono spento.
Giulia, ma chi te lo fa fare? Sei ancora giovane! Non puoi più continuare così era indignata fino al midollo.
Proprio in quel momento, un messaggio da Marco:
«Giuly, mi mandi qualche soldo? Non arrivo a fine mese. Ho dovuto comprare un sacco di roba a Lorenzo! Gli ho pagato tutte le attività e persino vestiti nuovi!»
«E tutte le bollette della casa e la spesa le ho pagate io, non basta?» sono rimasta a bocca aperta.
«E certo! Tanto la casa è tua! Dai, che sto andando al supermercato!» preme lui.
«Non ho più soldi, ho dovuto comprare i farmaci» ho mentito.
«Ma come no? Sta venendo cara questa tua influenza! Chiedi ai tuoi, no?» rilancia sicuro.
«Chiedi a tua madre, allora» rispondo io.
«Ma va! Lei mica lo capirebbe dove vanno a finire i miei stipendi» Marco.
«Nemmeno io lo capisco» ribatto.
«Sono un uomo adulto, ho le mie cose da fare. Non devo mica rendere conto a te o alla mamma! Adesso sono dentro il supermercato, dai, mandami i soldi!» sempre più insistente.
«Non te li mando!» secca.
Alla risposta che sono tirchia, ingrata, madre e moglie pessima e chi più ne ha più ne metta, ho mollato.
Tutta la sera e tutta la notte si sono alternati, lui e Rosa, a farmi la morale e a mandarmi messaggi velenosi. Ho abbassato il volume e non li ho più letti.
La domenica mattina, mentre facevamo colazione, chiama Marco:
Giuly, io e Lorenzo restiamo ancora qui da mamma. Lei almeno ci vuole bene! Aveva ragione quando diceva che non dovevamo affrettarci a sposarci. «Chissà che madre sarà», diceva. Aveva ragione. Sei proprio una cucù! e attacca.
E beh! Benissimo, finalmente mi guarda papà.
Lunica cosa che vedo è la separazione. Non ce la faccio più io, fissando la frittata con il prezzemolo, decisa.
Però che fatica
Brava! Mamma, io torno tardi, forse nemmeno a pranzo avvisa papà uscendo.
Giulia cara, prendi le medicine, silenzia il cellulare e torna a letto. Devi rimetterti mi coccola mamma.
E lho fatto. Era domenica. Il giorno dopo si tornava al lavoro. Un altro po di riposo ci stava.
Mi sono svegliata a mezzogiorno. Proprio quando è tornato papà.
Tieni. Questi sono i tuoi. Quelli vecchi puoi buttarli mi porge un nuovo mazzo di chiavi.
Cioè? non capivo.
Ho cambiato le serrature. Le cose di Marco e Lorenzo le ho portate da Rosa; quello che manca glielo dai unaltra volta. Vivi da noi per un po, va bene? E lascia stare il telefono, che è meglio.
Intanto in cucina mamma cucinava serena. Lei e papà questo momento lo aspettavano da tanto. Ma non mi avevano mai spinta: avrei dovuto capirlo da sola.
Ho chiesto la separazione.
Ho ricevuto critiche di ogni tipo: hai distrutto la famiglia, sei una cucù, madre così non si è mai vista, ingrata e altre cose ancora peggiori
Eppure, per la prima volta in tanto tempo, ero felice!
La separazione è stata una formalità. Non avevamo figli in comune, e nemmeno proprietà da dividere.
Giusto un anno dopo il matrimonio, Marco si era portato a vivere Lorenzo, che almeno così non doveva più passare gli alimenti. Lex moglie non aveva fatto storie.
Solo che non aveva mai chiesto il mio parere, né mi aveva avvisata. Non gli interessava se io e Lorenzo non ci prendevamo, e che il ragazzo facesse di tutto per farmi la guerra. Aveva dimenticato tutto: che le spese per un figlio sono tante, che la casa era mia. Tutto. Pure che esistevo. Ma si sa, lui era luomo di casa. Il padre.
E Giulia? Ah, ingrata lei! Così si dice.
Ma in tribunale le cose si sono chiarite.
Si sono chiarite bene, anche perché era stato Marco a mettersi in questa situazione.
Adesso Marco e Lorenzo vivono con la signora Rosa, che finalmente li ha sotto controllo e li sta iniziando a rendere utili in casa. Tre uomini tutti insieme, mica è facile!
Io, invece, sono davvero serena.
Mi sono regalata una Panda nuova così, col freddo e la pioggia, almeno non mi rovino più.
A ventisette anni, dopo un divorzio difficile, cosa dovevo fare?
Semplice: imparare a voler bene prima a me stessa!





