11 marzo
Non so da dove cominciare, davvero. Oggi è stato un giorno che ricorderò per tutta la vita. Ho bisogno di mettere nero su bianco le emozioni che mi travolgono, così magari riuscirò a vederci chiaro. Dunque, ricominciamo dall’inizio.
Luca, dai, vieni qui un secondo: la cerniera sulla schiena sembra faccia un po difetto, oppure sono io che mi faccio prendere dallansia? Gli chiedevo muovendomi nervosa davanti allo specchio del corridoio, cercando di scrutare ogni riflesso, cercando quella perfezione che si desidera almeno una volta nella vita.
Luca, elegantissimo nel suo abito blu scuro, mi rassicurava con quella calma che solo lui sa avere. Venne alle mie spalle, mi posò le mani sulle spalle e mi sorrise nello specchio.
Marta, sei bellissima, fidati. Non c’è nemmeno una piega fuori posto. Il vestito sembra cucito addosso a te, davvero. E poi questo verde smeraldo… ti fa brillare gli occhi come una strega buona. Sarai la più bella della festa, fidati.
Sospirai e lisciai ancora una piega immaginaria sulle anche. Desideravo che tutto andasse per il meglio. Quarantacinque anni sono importanti: era il compleanno di Luca, il suo giubileo. Abbiamo organizzato tutto per mesi: ristorante, menù, battibecchi infiniti sugli invitati. Volevo che si sentisse un re, e io accanto una regina.
Ho girato tutta Milano per questo abito. Nulla andava bene: stoffa scadente, taglio infelice, colori che mi mortificavano. Poi, per caso, ho trovato in un atelier una creazione artigianale: verde profondo, seta italiana pesante che cadeva perfetta, scollatura a barca e la schiena coperta da pizzo finissimo. La metà del mio stipendio se nè andata, ma non importava. Appena lho indossato, ho capito che era quello: mi faceva sentire sicura, elegante, viva.
Spero solo che a tua madre e a Chiara vada bene anche a loro dissi, dubitando. Lo sai, Chiara trova sempre qualcosa da ridire, specialmente se la scena non è tutta sua.
Ma lascia stare, sbuffò Luca, già sulla porta. Chiara è fatta così, ma oggi è la mia festa e non permetterò a nessuno di rovinarla. Dai, il taxi ci attende!
Il ristorante La Laguna ci accoglieva con luci calde, vetri di Murano e musica jazz in sottofondo. Tutto decorato con gusto: tovaglie bianche, fiori freschi, nastri dorati sulle sedie. Gli invitati arrivavano a uno a uno. Io, da brava padrona di casa, li accoglievo con sorrisi, bouquet, raccomandazioni ai camerieri per laperitivo.
Sentivo i complimenti e gli sguardi ammirati. Persino il direttore della banca di Luca si avvicinò: Signora Marta, oggi siete luminosa come una diva. Mi piaceva sentirmi così: le notti in bianco e i risparmi spesi ora valevano tutti la pena.
La mamma di Luca, la signora Adele, era già seduta al proprio posto e, sorprendentemente, non criticò nulla. Mi fece solo notare con aria seria che il verde era un po audace, ma può andare. Da lei era quasi unode di lode.
Tutto scorreva perfettamente. Solo Chiara, la sorellina di Luca, mancava allappello. Il suo ingresso trionfale era una costante della famiglia.
Quando, quaranta minuti dopo, la porta del salone si spalancò, sembrò che il tempo si fermasse per un momento. Chiara entrò avvolta in una pelliccia leggera, che affidò con teatralità a un cameriere. Poi si fermò sulle soglie come una modella in passerella.
Rimasi senza fiato: indossava il mio stesso vestito. Verde identico, seta pesante, scollatura a barca, pizzo sulla schiena. Una copia perfetta e inquietante. I volti delle invitate si voltavano prima verso di me, poi verso di lei. Si sentiva il mormorio delle tovaglie.
Chiara non si perse danimo e, con rinnovata arroganza, si avvicinò saltellando sui tacchi.
Buon compleanno fratellone! esclamò abbracciando Luca, ignorandomi. Tra traffico e tram che salta, guarda che avventura ma non potevo mancare al tuo grande giorno!
Io mi irrigidii sulla sedia, il cuore in gola. Non poteva essere un caso: quellabito non si comprava in centro commerciale. Era confezione artigianale, impossibile trovarne tanti uguali.
Ciao Chiara, dissi fredda. Entrata deffetto, vedo.
Lei, sfoggiando un finto sorriso, mi squadrò e disse ad alta voce per i vicini: Ma guarda! Che coincidenza buffa. Stesse idee! Solo che su di me meglio di certo. Bisogna avere la vita sottile per portarlo, non trovi Marta?
Quel commento mi diede il voltastomaco. Chiara, più giovane di sette anni, senza figli e con il tempo di una vita passato in palestra a spese della mamma, ora pretendeva anche di umiliarmi.
Luca cercava di calmare le acque: Dai Chiara, vieni qua, vuoi dellinsalata?
Ma Chiara era irremovibile. Si avvicina, mi tira per il braccio e comanda:
Vieni, parliamo fuori. Ora.
Non ho nulla da dirti, Chiara. Si festeggia, mica si litigano i vestiti!
No, usciamo. Ora. O qui faccio uno scandalo che il tuo capo se lo ricorda a vita!
Trattenni la rabbia e la seguii nella hall, fortunatamente deserta. Chiara si sciolse dal sorriso finto e soffiò veleno:
Ma chi ti credi di essere? Lhai fatto apposta!
Io? Ma sei pazza? Lho preso tre settimane fa! Non lho nemmeno messo online per fare sorpresa a Luca. E tu dove lhai trovato? Era una serie limitata!
Non sono affari tuoi! Ho visto la foto su Instagram e ho ordinato! Ma tu DEVI togliertelo.
Scusa? rimasi incredula. Dovrei fare cosa?
Cambiati SUBITO! ordinò pestando il piede. Due donne con lo stesso abito. Siamo ridicole! Ti guardano tutti, ridono. Cambiati.
Proprio tu, Chiara! Ma io sono la padrona di casa, la moglie del festeggiato. Sei tu che dovresti essere magnanima e cambiare, non io. O almeno sdrammatizzare, non costringermi alla vergogna.
Oh signora educazione! Io ho trentanni, sono single, ho tanti uomini in sala da fare colpo. Tu ormai sei sistemata, che ti importa. Il tuo bello te lo sei già preso! Fa la persona matura, cedi.
A me importa. Voglio sentirmi bella per mio marito. Non ho con me altri vestiti, mica sono uscita portandomi la valigia della recita.
Invece sì che li hai! Mamma mi ha detto che dopo il ristorante volevi andare avanti dai vostri amici fuori Milano. In macchina hai jeans, maglione, il tailleur nero dellufficio! Cambiati e basta. O prendi il taxi e vai a casa: ci metti quindici minuti!
Vorresti che mi presentassi in jeans alla cena di mio marito solo per la tua vanità? tremavo dalla rabbia.
Non fare la vittima. Tu sei la maggiore, la matura dai, cedi il passo. Altrimenti faccio una scenata in sala e piangi tu e lui per tutto il prossimo anno.
In quel momento entrò la mamma di Luca, giustamente insospettita dallassenza mia e di Chiara.
Cosè sto casino? si fece severa. Tutti si voltano. Che succede qui?
Mammaaaa! Chiara si adagiò subito nel ruolo della vittima Marta lha fatto apposta! Io sognavo questo vestito da mesi, ho risparmiato, ho fatto la dieta. E lei ora sembriamo pagliacce! Dille di cambiarsi! È unegoista!
Adele mi guardò con rimprovero.
Marta, dai, la situazione è scomoda. Ma come avete potuto combinare questo casino?
Signora Adele, lho preso settimane fa. Non sapevo nulla. E non capisco perché dovrei andarmene o cambiarmi nel giorno di mio marito.
Dai, non fare così. La casa tua è vicina, prendi il taxi e mettiti quel vestito blu che avevi a Capodanno, quello ti sta bene lo stesso. Chiara ha più bisogno di brillare, capisci lei cerca marito, tu ormai la tua strada lhai trovata. Non rovinare la festa.
Le guardavo spaesata. Madre e figlia: un fronte unico egoista. Che a me non pensava proprio. Ero solo la moglie di Luca, la nuora tuttofare, mai una donna con sogni e desideri.
Quindi secondo voi, per non rovinare la festa, dovrei sparire e tornare umiliata? domandai piano. È giusto?
Sempre con sto giusto o no, sbuffò Adele. In famiglia ci vuole compromesso. Gli ospiti prima di tutto.
Non vado da nessuna parte, affermai.
Ah sì? Chiara divenne paonazza. Allora ora torno in sala e ti rovescio addosso il vino! Così per forza ti cambi, ma sarai fracica e umiliata!
Solo provaci, le sibilai.
Ragazze, basta! la suocera ci provò appena.
Fu allora che entrò Luca, preoccupato, il viso teso.
Basta, ragazze. Lantipasto è freddo e mancate tutte e due. Che succede?
Chiara scattò tra le sue braccia, piagnucolando:
Luca! Marta mi rovina la festa! Si rifiuta di cambiarsi, io sono la vergogna degli invitati, tutti ridono di me! Di’ anche tu qualcosa!
Luca guardò la madre che annuiva, poi me. Io stavo lì, il cuore spezzato ma dignitosa. Non piangevo, non strillavo. Solo lo fissavo in attesa del colpo di grazia che già conoscevo in mille piccole varianti.
Marta? chiese.
Non vado da nessuna parte, Luca. Questa festa lho fatta per te, ci ho messo anima e risparmi. Questo vestito voglio tenerlo. Se a Chiara non va, che prenda lei il taxi. O resti solo con lintimo, mi è indifferente. Io non mi muovo.
Lhai sentita?! urlò Chiara. O la mandi via, o me ne vado io. E non torno mai più!
Luca taceva, indeciso. Poi, qualcosa si sciolse nel suo sguardo. Forse ripensò a tutte le sere passate a pianificare tutto insieme, i mille sacrifici, le umiliazioni silenziose. Con un gesto fermo liberò il bavero dalle mani di Chiara.
Chiara, basta. Marta resta. È mia moglie, padrona di casa e bellissima. Problema tuo se ti dà fastidio.
Cosa?! Scegli lei? E io?! Tua sorella!
Ti voglio bene, ma stavolta hai esagerato. Questa figuraccia si poteva sdrammatizzare, una foto, una risata. Ma tu vuoi umiliare mia moglie. Non ci sto.
Adele, dì qualcosa!
Luca, dai, pensa a Chiara, lei è fragile
Mamma, adesso basta vezzeggiarla. Chiara ha trentanni, la festa la fa Marta come vuole. Se Chiara non accetta, le chiamo io il taxi.
Silenzio freddo. Chiara sembrava non riconoscerlo più. Era il loro burattino, ma ora si era spezzato il filo.
Va bene restate pure tra infelici! Io me ne vado!
Afferrò la pelliccia e uscì sbattendo la porta.
La madre scosse il capo:
Sei crudele, Luca. Far piangere tua sorella il giorno della festa. Come puoi pretendere di festeggiare ancora? Il mio cuore
Il tuo cuore ti fa male solo quando qualcosa va storto, mamma. Torniamo dentro, la gente aspetta.
Adele sbuffò, sistemò la lacca tra i capelli e annunciò:
Non darò mai motivo di parlare alla gente: resto. Ma la festa è rovinata.
Entrò in sala rigida come una regina sconfitta.
Luca si avvicinò e mi strinse.
Come stai?
Non so se ridere o piangere Grazie comunque. Ero certa che mi avresti mandato via.
Sono stato sciocco troppe volte. Oggi ho capito che uomo sono solo se difendo la mia regina. Dai, torniamo, la festa ci aspetta. E cè la torta!
Rientrammo: lassenza di Chiara fece alzare qualche sopracciglio ma durò poco. Tutti tornarono a brindare e festeggiare. Vedevo Adele muta davanti al piatto, ma ormai non poteva più toccarmi.
Ballai con Luca, la guancia sulla sua spalla, sentendomi finalmente protetta. La seta verde ruotava intorno alle gambe, lucente sotto i riflettori.
Più tardi, Paola, la moglie del socio di Luca, venne a farmi una confidenza:
Senti, ma dovè finita Chiara? Ha fatto scena e si è tolta dai piedi?
Ha avuto una cosa urgente, risposi.
Meno male! rise Paola. Davvero divertente la scena. Ma te lo dico io: labito su di te è cento volte meglio. Lei nei fianchi tirava troppo! Tu una sirena.
E lì mi si alleggerì il cuore. In fondo non era questione di chi stesse meglio. Era il mio giorno. Io avevo vinto qualcosa di più della guerra dei vestiti: il rispetto di mio marito e la dignità verso me stessa.
Abbiamo fatto tardi, stremati ma sereni. Su Milano aleggiava la brezza notturna mentre il taxi ci riportava a casa. Luca allentò il colletto e, guardando dal finestrino, mi disse:
Mamma mi ha già telefonato mentre tu eri in bagno. Vogliono scuse e fiori domani.
E tu, che farai?
Mi prese la mano.
Niente. Che imparino a rispettare la mia famiglia. Tutta la famiglia, non solo quella che a loro conviene.
Gli ho appoggiato la testa sulla spalla.
Un eroe, il mio.
Più che altro uno che si è svegliato tardi. Ma quando ti ho vista lì, sola, in corridoio, così bella e orgogliosa… ecco, era lora di dimostrare che ci sono anchio.
A casa ho riappeso labito verde in custodia. Lo indosserò ancora, ne sono certa. Ora più che mai, perché è il simbolo di quel confine fra essere semplicemente disponibile e sentirmi finalmente amata e rispettata.
Quanto a Chiara… per mesi non si fece vedere, scrisse messaggi pungenti online su famiglie traditrici ma nelle occasioni successive non indossò mai più qualcosa di sopra le righe. Chiamava sempre per chiedermi come sarei vestita. Forse la lezione è passata, anche se col botto.
A volte, per avere la pace, serve una buona battaglia. E magari, un bellabito come scusa.




