“Esci subito da casa mia!” – ho detto a mia suocera quando, per l’ennesima volta, ha iniziato ad offendermi L’unica cosa che mi ha sempre spaventata nella vita era la rabbia della suocera. In passato ero già stata sposata una volta. E forse, sotto questo aspetto, mi era andata bene: il mio primo marito era cresciuto in orfanotrofio, non aveva genitori. Quel matrimonio però non ha funzionato; siamo stati insieme solo cinque anni, poi ho chiesto il divorzio. Quando ci siamo sposati ero ancora all’università, ma dopo un anno ha cominciato a bere, a fare debiti e anche io, come sua moglie, ne sono stata coinvolta. Ho dovuto lasciare gli studi per lavorare e ripagare i suoi debiti. Da quel matrimonio ho avuto solo problemi. Quando abbiamo divorziato ho tirato un sospiro di sollievo: finalmente niente più guai. Per due anni sono rimasta sola, mi sono ripresa, pezzo dopo pezzo. E poi ho incontrato Alessandro. Non era mai stato sposato né aveva avuto una relazione seria. Tutto è avvenuto in fretta: mi ha chiesto di sposarlo e ho accettato. Poi siamo andati a conoscere sua madre. Appena mi ha vista sulla soglia, sua mamma aveva già un’espressione contrariata. Mi ha salutata a malapena ed è andata in un’altra stanza. All’inizio non capivo cosa non andasse; forse c’era qualcosa che non andava in me o nel mio abbigliamento. Ma no, ero vestita in modo sobrio. A tavola, mia suocera mi guardava in silenzio; quello sguardo mi metteva a disagio. Quando mi sono un po’ imbambolata, mi ha apostrofata duramente. “Mmm, quindi non hai una laurea?” mi ha detto con un sorrisetto di scherno. Ho esitato, poi ho risposto serenamente sorseggiando il tè: “Sì, mi manca la laurea, purtroppo la vita è andata così, ma conto di finirla.” Lei ha canticchiato forte. “Progetti di finire l’università? E quando, di grazia? Quando sarai moglie, crescerai i figli, cucinerai per tuo marito e farai le pulizie? Ma allora sei proprio una principessina!” ha detto ridendo ancora, poi ha bevuto il suo tè e ha appoggiato la tazza. “Te lo dico io, mio figlio non ha certo bisogno di una ragazza come te.” Mi ha guardata con disprezzo: “Sei nella media in tutto, aspetto, fisico, e pure poco sveglia.” In quell’istante mi sono sentita ferita, mi sono alzata subito da tavola e sono corsa in bagno a piangere. Una persona che non mi conosceva mi insultava senza motivo, e il mio uomo stava in silenzio. Fortunatamente siamo andati via in fretta dalla sua casa. Non volevo più andarci, ma lei veniva a casa nostra e ogni volta cercava il modo di offendermi o ferirmi. Mi sono persino rivolta a uno psicologo per capire come gestire la situazione. Dopo alcune sedute ho capito che mia suocera era una vera manipolatrice, e io mi lasciavo ferire. Così, quando ha ricominciato, le ho detto subito di uscire da casa mia. Non ci vediamo più, ma non mi interessa: mio marito, su questo, non ha voce in capitolo.

“Esci subito da casa mia!” dico a mia suocera, quando ancora una volta inizia a offendermi.

Lunica cosa che mi ha sempre fatto paura nella vita è stata la rabbia di mia suocera. Ho già avuto un matrimonio alle spalle prima di questo. Forse, da quel punto di vista, sono stata anche fortunata. Il mio primo marito era cresciuto in orfanotrofio, non aveva genitori. Le cose con lui però non hanno funzionato: siamo stati sposati solo cinque anni, poi io ho chiesto il divorzio. Quando ci siamo sposati, io frequentavo ancora l’università. Dopo un anno, però, il mio marito ha iniziato a bere, ha accumulato debiti che hanno finito per ricadere anche su di me. Sono stata costretta a lasciare gli studi per lavorare e ripagare quello che dovevamo.

Quel matrimonio mi ha solo procurato grane su grane. Quando ho ottenuto il divorzio, ho tirato un gran sospiro di sollievo. Basta problemi, finalmente.

Per due anni sono rimasta da sola, ho cercato di riprendermi, di ricostruirmi pian piano. È stato allora che ho conosciuto Alessio. Lui non si era mai sposato e non aveva mai avuto una relazione seria. Tutto è andato avanti in fretta: mi ha chiesto di sposarlo e io ho accettato. Poco dopo siamo andati a conoscere sua madre.

Appena ho varcato la soglia di casa sua, ho visto subito il volto contrariato di lei. Mi ha lanciato un ciao appena accennato, poi se nè andata in unaltra stanza. Allinizio non capivo cosa ci fosse che non andasse. Forse il problema ero io, forse come ero vestita. Ma no, ero anche piuttosto sobria. A tavola la suocera mi fissava in silenzio, con uno sguardo che mi ha fatto sentire profondamente a disagio. E quando già stavo diventando rossa in viso, ecco che si è fatta sentire:

“Ah, quindi sei qui, senza una laurea?” con un sorrisetto sprezzante e occhi colmi di disprezzo si è rivolta a me. Ho esitato un attimo, poi ho risposto con calma, sorseggiando il mio tè.
“Sì, al momento non ho finito gli studi. Purtroppo la vita è andata così, ma ho intenzione di riprendere e laurearmi.”

Lei ha sbuffato rumorosamente.

“Ah sì? E quando pensi di laurearti? Quando sarai moglie, quando dovrai crescere i figli e preparare da mangiare a tuo marito e tenere in ordine la casa? Sei davvero una principessa, eh.” Poi ha riso di nuovo, ha bevuto un altro sorso e ha appoggiato la tazza sul tavolo. “Te lo dico chiaro: mio figlio non ha proprio bisogno di una ragazza come te.”

Ti guardo e sei nella media: non sei né bella né brutta, nemmeno il fisico ti aiuta, e nemmeno hai una gran testa. In quel momento mi sono sentita profondamente offesa. Mi sono subito alzata da tavola e sono corsa in bagno. Sono scoppiata a piangere. Una donna che non conosco e che non mi deve nulla mi tratta così, e il mio uomo sta lì in silenzio. Per fortuna siamo usciti presto da casa sua.

Non avevo più voglia di rivederla. Ma lei continuava a presentarsi a casa nostra e ogni volta cercava in modo o nell’altro di ferirmi e offendermi.

Mi sono anche rivolta a una psicologa, per capire cosa fare. Dopo qualche seduta, ho capito che mia suocera era una manipolatrice e io mi comportavo da vittima, perché le permettevo di mancarmi di rispetto. Così, quando la volta dopo ha iniziato di nuovo a offendermi, le ho subito detto di lasciare casa mia.

Non ci vediamo più, ma non mi importa. E anche mio marito, ormai, non ha più niente da dire sulla questione.

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“Esci subito da casa mia!” – ho detto a mia suocera quando, per l’ennesima volta, ha iniziato ad offendermi L’unica cosa che mi ha sempre spaventata nella vita era la rabbia della suocera. In passato ero già stata sposata una volta. E forse, sotto questo aspetto, mi era andata bene: il mio primo marito era cresciuto in orfanotrofio, non aveva genitori. Quel matrimonio però non ha funzionato; siamo stati insieme solo cinque anni, poi ho chiesto il divorzio. Quando ci siamo sposati ero ancora all’università, ma dopo un anno ha cominciato a bere, a fare debiti e anche io, come sua moglie, ne sono stata coinvolta. Ho dovuto lasciare gli studi per lavorare e ripagare i suoi debiti. Da quel matrimonio ho avuto solo problemi. Quando abbiamo divorziato ho tirato un sospiro di sollievo: finalmente niente più guai. Per due anni sono rimasta sola, mi sono ripresa, pezzo dopo pezzo. E poi ho incontrato Alessandro. Non era mai stato sposato né aveva avuto una relazione seria. Tutto è avvenuto in fretta: mi ha chiesto di sposarlo e ho accettato. Poi siamo andati a conoscere sua madre. Appena mi ha vista sulla soglia, sua mamma aveva già un’espressione contrariata. Mi ha salutata a malapena ed è andata in un’altra stanza. All’inizio non capivo cosa non andasse; forse c’era qualcosa che non andava in me o nel mio abbigliamento. Ma no, ero vestita in modo sobrio. A tavola, mia suocera mi guardava in silenzio; quello sguardo mi metteva a disagio. Quando mi sono un po’ imbambolata, mi ha apostrofata duramente. “Mmm, quindi non hai una laurea?” mi ha detto con un sorrisetto di scherno. Ho esitato, poi ho risposto serenamente sorseggiando il tè: “Sì, mi manca la laurea, purtroppo la vita è andata così, ma conto di finirla.” Lei ha canticchiato forte. “Progetti di finire l’università? E quando, di grazia? Quando sarai moglie, crescerai i figli, cucinerai per tuo marito e farai le pulizie? Ma allora sei proprio una principessina!” ha detto ridendo ancora, poi ha bevuto il suo tè e ha appoggiato la tazza. “Te lo dico io, mio figlio non ha certo bisogno di una ragazza come te.” Mi ha guardata con disprezzo: “Sei nella media in tutto, aspetto, fisico, e pure poco sveglia.” In quell’istante mi sono sentita ferita, mi sono alzata subito da tavola e sono corsa in bagno a piangere. Una persona che non mi conosceva mi insultava senza motivo, e il mio uomo stava in silenzio. Fortunatamente siamo andati via in fretta dalla sua casa. Non volevo più andarci, ma lei veniva a casa nostra e ogni volta cercava il modo di offendermi o ferirmi. Mi sono persino rivolta a uno psicologo per capire come gestire la situazione. Dopo alcune sedute ho capito che mia suocera era una vera manipolatrice, e io mi lasciavo ferire. Così, quando ha ricominciato, le ho detto subito di uscire da casa mia. Non ci vediamo più, ma non mi interessa: mio marito, su questo, non ha voce in capitolo.
Una domenica pelavo patate in cucina, quando il campanello suonò due volte e poi calò il silenzio.