Il Miracolo di Capodanno
Allora, amica mia, ti racconto una storia tenerissima che è successa proprio la notte di Capodanno. Immagina: Caterina e Giovanni, ormai avanti con gli anni, decidono di festeggiare il Capodanno da soli nella loro casa a Firenze. Ormai la salute non gli permette più neanche una gita a Chianciano, e gli amici di sempre si sono fatti rari. Anche la sorella di Giovanni, la zia Paola, si era impuntata: Io questanno lo passo da sola, lasciatemi stare. Hanno provato a convincerla, ma niente da fare. Beh, ognuno è padrone delle proprie scelte!
A un certo punto, suona il campanello allimprovviso. Giovanni, curioso più che mai, va ad aprire. Chi poteva essere a quellora, che nemmeno più i parenti ti bussano la sera di San Silvestro?
Sulla soglia ci sono i vicini: Riccardo, Marcella e la loro piccola figlia, Agnese. Scusateci tanto, ma allospedale ci chiamano durgenza. Non è che potreste tenere la bambina con voi, solo per stanotte? Tanto tra unora e mezza va a dormire, e noi domattina siamo già di ritorno. Portarla con noi sarebbe un peccato: ad Agnese scoccia perdere la magia di questa notte, e in corsia qui nemmeno lombra di un albero di Natale Vi prego, contiamo su di voi.
I due, guarda, erano più preoccupati della bambina che del lavoro, e lei stava per scoppiare in lacrime: proprio la notte di Capodanno, ti pare? Giovanni si ricordò di aver letto che in un villaggio africano non fanno mai piangere i bambini, li fanno ridere e sentire amati e così crescono sereni e sorridenti. Pensò ai nostri detti tipo Chi non piange non succhia ma, sotto sotto, nessuno vuole vedere le lacrime di un bambino, soprattutto a Capodanno.
Allora, Agnese, vieni da noi? Vediamo un po cosa abbiamo per te. Quanti anni hai?
Tre. Ma tra poco quattro! La bambina parlava con una chiarezza che ti scioglieva il cuore.
Ma che signorina grande! Dai, entrate che non cè freddo fuori. Caterina, cè una piccola ospite per noi!
La porta è sempre aperta per gli amici. Vieni Agnese, abbiamo fatto anche lalberello piccolo eh, ma Babbo Natale trova sempre la strada giusta per lasciarci i regali.
Davvero?
Ma certo, come no!
Anche per me lascerà qualcosa?
Se passerai la notte di Capodanno con noi, ci puoi giurare!
Allora aspetto qui Babbo Natale: lo voglio ringraziare di persona!
Ringraziare Babbo Natale? E perché?
Eh, lanno scorso mi ha portato una bambola gigante, proprio come quella dei negozi. Mi chiedo solo: e lui dove li prende tutti questi regali? Dite che non li ruba, vero?
Mica vorrai pensare male di Babbo Natale, Agnese! Lui è un vero gentiluomo! le disse Giovanni, facendole locchiolino.
I genitori la salutarono, ringraziando con gli occhi umidi, e Agnese iniziò ad esplorare la casa.
Ma che vestitino simpatico hai addosso? le chiese Giovanni, incuriosito.
Eh, sono una fiocca di neve! Allasilo abbiamo fatto il balletto delle fiocche di neve sotto lalbero. Babbo Natale ci ha portato dei dolcetti e io so ballare la sua canzoncina! Volete vedere?
Temo che con me e Caterina non venga gran ballerata!
Ma provateci! Basta saltellare e agitare le mani. Le parole spiegano tutto!
E cominciò a cantare e ballare:
Siamo fiocche candidi,
Scesi dal ciel blau,
Leggeri come zuccheri,
Freddi qua e là!…
Caterina e Giovanni, increduli, si misero anche loro a ballare come meglio potevano: due nonni che improvvisano, tra risate e saltelli. Agnese rideva felice: per lei erano perfetti come fiocchi di neve veri!
Quando finirono, si buttarono tutti sul divano scoppiando a ridere.
Ma pensa te! Ho fatto di tutto nella vita pure colonnello sono stato ma una fiocca di neve mai. Bel mestiere!
Ma ti ricordi, disse Caterina, quando ci siamo conosciuti? Io vestita da Fata delle Nevi al veglione, tu convinto che fossi una ragazzina dellorchestra
Vero! E chi lo avrebbe mai detto che saremmo arrivati a quarantacinque anni insieme? Sai che oggi è pure il nostro anniversario? Festeggiamo allora! Vi va una canzone con la chitarra, donne?
Eccome! Dai, suonala che Agnese poi magari ti batte le mani!
Giovanni prese la sua vecchia chitarra, accarezzandola come fosse una reliquia, e iniziò a suonare sottovoce, guardando Agnese negli occhi:
Occhi dolci e sinceri,
Mi avete stregato,
Cè sole e cè mistero
Lì dove vi ho incontrato
Agnese applaudì entusiasta, felicissima.
Ora la canzone dellalberello, nonno Giovanni! esclamò.
Ma certo! Nellabetaio nacque un alberello
Caterina non ci credeva che la serata fosse diventata così allegra. Pensavo che si sarebbe afflosciata tra un insalata russa e i fuochi fuori dalla finestra… invece guarda qua: danze e canzoni! Ma ci potrà mai andare meglio?
Agnese volle che le mettessero la poltrona vicino allalberello: voleva aspettare Babbo Natale a tutti i costi. Ma dopo cinque minuti che era lì seduta con gli occhi fissi sulle lucine, le sue palpebre si sono chiuse da sole. Si è addormentata come un angioletto.
Caterina le sistemò con amore un lettino sul divano, e Giovanni la prese tra le braccia con una dolcezza infinita, depositandola delicatamente. Sentiva il calore di Agnese e il battito lieve della sua respiração, così le diede un bacio leggero sulla fronte.
Dormi piccolina, a Babbo Natale ci penso io stanotte.
La mattina dopo, Agnese corse subito a controllare sotto lalbero. Lì, tra i rami, una scatola enorme: dentro, una bambola bellissima.
Allora è passato davvero, e io me lo sono persa unaltra volta! Grazie, Babbo Natale! gridò felice verso la finestra.
Stai tranquilla, ti ha sentita eccome, le rispose Giovanni sorridendo.
E dove aveva trovato, a notte fonda, una bambola così? Nessuno, nemmeno Caterina, lo ha mai scoperto. Forse, chissà, i piccoli miracoli accadono davvero solo la notte di Capodanno, qui a Firenze.





