Il miracolo di Capodanno Olga Alessandrovna e Pietro Vasilievich hanno deciso di festeggiare il Capodanno a casa, da soli. Era arrivato un momento triste in cui la salute non permetteva loro nemmeno piccoli viaggi. E poi, ormai, non avevano quasi più nessuno da andare a trovare. Il cerchio di parenti e amici si era assottigliato. Hanno provato a convincere la sorella di Pietro Vasilievich a unirsi a loro, ma lei ha rifiutato senza esitazione, decisa a trascorrere il Capodanno da sola. Nessuna insistenza è servita a farle cambiare idea. Ebbene, ognuno è libero di fare ciò che vuole! Improvvisamente il campanello dell’appartamento ha squillato. Pietro Vasilievich, sorpreso, è andato ad aprire la porta chiedendosi chi potesse essere. Sulla soglia c’erano i vicini di casa – una giovane famiglia composta da Alessio, Elena e la loro piccola Veronica. – Ecco, ci hanno chiamati urgentemente al lavoro. Potete tenere con voi la nostra bambina? È già sera, tra poco andrà a dormire, e noi torneremo domattina. Portarla con noi in ospedale le toglierebbe la gioia di aspettare il Capodanno. Lei ci teneva tanto a questa notte, e da noi in chirurgia non c’è nemmeno un alberello. E poi, cosa farebbe una bambina tra i malati? Possiamo contare su di voi? I volti dei vicini erano preoccupati, e Veronica sembrava già sul punto di piangere. E le lacrime di un bambino, soprattutto a Capodanno, non ci stanno mai. Pietro Vasilievich ricordava di aver letto che in Africa esiste una tribù dove i bambini non possono piangere: tutta la famiglia li distrae e li fa ridere. E così crescono tranquilli, sorridenti e pacifici. Da noi, invece, si dice: “Lascia piangere pure il bambino, le lacrime d’oro non cadono mica”. – Dai, lasciateci la vostra Veronica. Vieni con noi? Dai, vieni a vedere cosa abbiamo in casa. Quanti anni hai, fammelo vedere con le dita! – Tre, quasi quattro. La bimba parlava con chiarezza. – Ma allora sei già quasi grande! Entrate, su, non restate sulla porta. Olga Alessandrovna, accogli i nostri ospiti! – Gli ospiti sono sempre benvenuti. Vieni pure, abbiamo anche l’alberello. Piccolo, ma Babbo Natale saprà trovare anche lui e porterà i regali sotto il nostro albero. – Davvero li porterà? – Sicuro! – Anche per me? – Se festeggi il Capodanno con noi, certo che anche per te ci sarà. – Bene. Allora lo aspetterò qui da voi. – Chi? – Babbo Natale, ovviamente! Voglio salutarlo e ringraziarlo per il regalo. Perché altrimenti porta i regali e nessuno lo ringrazia. Quest’anno gli ho chiesto una bambola grande. Ma dove li trova, poi, tutti questi regali? Al negozio li vendono, e l’anno scorso mi ha portato proprio un giocattolo del negozio, con l’etichetta ancora attaccata. Veronica spalancò gli occhi e abbassò la voce. – Speriamo che non rubi… – Babbo Natale? Ma no! – rispose deciso Pietro Vasilievich. I genitori di Veronica augurarono buon Capodanno e andarono via pieni di sensi di colpa, mentre la bimba iniziava a esplorare la casa. – Ma che costume indossi? – le chiese Pietro Vasilievich. – Sono un fiocco di neve! All’asilo abbiamo ballato la danza delle neve sotto l’albero. E Babbo Natale ha portato i regali, solo che erano tutti da mangiare… Però se volete vi ballo la danza dei fiocchi di neve, e voi potete ballare con me! – Non siamo molto bravi a ballare, io e la nonna… – Proviamo! Basta saltellare e agitare le braccia. Le parole della canzone vi diranno cosa fare… Noi siamo i fiocchi di neve, Volando siamo arrivati qua! Leggeri come piume, Sempre freddi, si sa… … Veronica cantò e ballò, e i due anziani, pur impacciati, si trovarono a saltellare e muovere le braccia. Erano forse simili a candidi fiocchi di neve? Veronica ne era certa, e applaudì soddisfatta. Una volta finito il numero, risero tutti insieme seduti sul divano. – In tutta la mia vita sono stato tante cose! Militare, sono arrivato fino a generale, ma fiocco di neve mai! Mi è piaciuto, sai? – Io non sono mai stata fiocco di neve, ma la Fata delle Nevi sì, tante volte. E tu mi hai visto proprio in quel costume la prima volta, ricordi? Eri venuto a suonare alla festa. – Mi ricordo che pensavo fossi una ragazzina! Ti ho notata solo dopo, quando ti ho vista al ballo dell’Officers’ Club per il 23 febbraio, con quell’abitino di cotone, le scarpe beige col tacco e la collana rossa. E da allora mi hai conquistato per sempre. Ma sono davvero già 45 anni? Allora brindiamo al nostro anniversario! Non è che mi va di suonarvi una canzone, ragazze? È tanto che non prendo più in mano la chitarra. – Suona, e noi ascolteremo volentieri, io e Veronica. Pietro Vasilievich prese la chitarra e cantò guardando negli occhi la bambina: Occhi incantevoli, Avete incantato me! In voi c’è la vita, C’è la dolcezza, In voi ardono fuoco e carezze… Veronica batté le mani entusiasta. – E adesso quella sull’alberello, nonno! – Ma certo! “Nella foresta è nato un abete…” – Chi l’avrebbe detto che avremmo passato un Capodanno così bello? – disse Olga. – Pensavo avremmo passato la serata in silenzio e saremmo andati a dormire presto. Invece tra canti e balli… altro che fuochi d’artificio! Veronica si fece portare una poltrona vicino all’albero. Decisa ad aspettare Babbo Natale, si addormentò piano piano. Olga le preparò il letto nella stanza, Pietro la prese in braccio con delicatezza e la adagiò, baciandola sulla tempia. – Dormi, tesoro. Alla tua sorpresa penserà Babbo Natale. La mattina dopo, Veronica trovò una scatola enorme sotto l’albero: dentro c’era una bambola. – È venuto davvero! E io l’ho pure mancato… Grazie Babbo Natale! Gridò questa frase dalla finestra. – Secondo te mi ha sentita? – Certo, – sorrise Pietro. Ma dove avrà trovato il vecchio generale una bambola così bella proprio la notte di Capodanno? Rimase per sempre un mistero, anche per Olga Alessandrovna…

Il Miracolo di Capodanno

Allora, amica mia, ti racconto una storia tenerissima che è successa proprio la notte di Capodanno. Immagina: Caterina e Giovanni, ormai avanti con gli anni, decidono di festeggiare il Capodanno da soli nella loro casa a Firenze. Ormai la salute non gli permette più neanche una gita a Chianciano, e gli amici di sempre si sono fatti rari. Anche la sorella di Giovanni, la zia Paola, si era impuntata: Io questanno lo passo da sola, lasciatemi stare. Hanno provato a convincerla, ma niente da fare. Beh, ognuno è padrone delle proprie scelte!

A un certo punto, suona il campanello allimprovviso. Giovanni, curioso più che mai, va ad aprire. Chi poteva essere a quellora, che nemmeno più i parenti ti bussano la sera di San Silvestro?

Sulla soglia ci sono i vicini: Riccardo, Marcella e la loro piccola figlia, Agnese. Scusateci tanto, ma allospedale ci chiamano durgenza. Non è che potreste tenere la bambina con voi, solo per stanotte? Tanto tra unora e mezza va a dormire, e noi domattina siamo già di ritorno. Portarla con noi sarebbe un peccato: ad Agnese scoccia perdere la magia di questa notte, e in corsia qui nemmeno lombra di un albero di Natale Vi prego, contiamo su di voi.

I due, guarda, erano più preoccupati della bambina che del lavoro, e lei stava per scoppiare in lacrime: proprio la notte di Capodanno, ti pare? Giovanni si ricordò di aver letto che in un villaggio africano non fanno mai piangere i bambini, li fanno ridere e sentire amati e così crescono sereni e sorridenti. Pensò ai nostri detti tipo Chi non piange non succhia ma, sotto sotto, nessuno vuole vedere le lacrime di un bambino, soprattutto a Capodanno.

Allora, Agnese, vieni da noi? Vediamo un po cosa abbiamo per te. Quanti anni hai?
Tre. Ma tra poco quattro! La bambina parlava con una chiarezza che ti scioglieva il cuore.
Ma che signorina grande! Dai, entrate che non cè freddo fuori. Caterina, cè una piccola ospite per noi!
La porta è sempre aperta per gli amici. Vieni Agnese, abbiamo fatto anche lalberello piccolo eh, ma Babbo Natale trova sempre la strada giusta per lasciarci i regali.
Davvero?
Ma certo, come no!
Anche per me lascerà qualcosa?
Se passerai la notte di Capodanno con noi, ci puoi giurare!
Allora aspetto qui Babbo Natale: lo voglio ringraziare di persona!
Ringraziare Babbo Natale? E perché?
Eh, lanno scorso mi ha portato una bambola gigante, proprio come quella dei negozi. Mi chiedo solo: e lui dove li prende tutti questi regali? Dite che non li ruba, vero?
Mica vorrai pensare male di Babbo Natale, Agnese! Lui è un vero gentiluomo! le disse Giovanni, facendole locchiolino.

I genitori la salutarono, ringraziando con gli occhi umidi, e Agnese iniziò ad esplorare la casa.
Ma che vestitino simpatico hai addosso? le chiese Giovanni, incuriosito.
Eh, sono una fiocca di neve! Allasilo abbiamo fatto il balletto delle fiocche di neve sotto lalbero. Babbo Natale ci ha portato dei dolcetti e io so ballare la sua canzoncina! Volete vedere?
Temo che con me e Caterina non venga gran ballerata!
Ma provateci! Basta saltellare e agitare le mani. Le parole spiegano tutto!

E cominciò a cantare e ballare:
Siamo fiocche candidi,
Scesi dal ciel blau,
Leggeri come zuccheri,
Freddi qua e là!…

Caterina e Giovanni, increduli, si misero anche loro a ballare come meglio potevano: due nonni che improvvisano, tra risate e saltelli. Agnese rideva felice: per lei erano perfetti come fiocchi di neve veri!

Quando finirono, si buttarono tutti sul divano scoppiando a ridere.
Ma pensa te! Ho fatto di tutto nella vita pure colonnello sono stato ma una fiocca di neve mai. Bel mestiere!
Ma ti ricordi, disse Caterina, quando ci siamo conosciuti? Io vestita da Fata delle Nevi al veglione, tu convinto che fossi una ragazzina dellorchestra
Vero! E chi lo avrebbe mai detto che saremmo arrivati a quarantacinque anni insieme? Sai che oggi è pure il nostro anniversario? Festeggiamo allora! Vi va una canzone con la chitarra, donne?
Eccome! Dai, suonala che Agnese poi magari ti batte le mani!

Giovanni prese la sua vecchia chitarra, accarezzandola come fosse una reliquia, e iniziò a suonare sottovoce, guardando Agnese negli occhi:
Occhi dolci e sinceri,
Mi avete stregato,
Cè sole e cè mistero
Lì dove vi ho incontrato

Agnese applaudì entusiasta, felicissima.
Ora la canzone dellalberello, nonno Giovanni! esclamò.
Ma certo! Nellabetaio nacque un alberello

Caterina non ci credeva che la serata fosse diventata così allegra. Pensavo che si sarebbe afflosciata tra un insalata russa e i fuochi fuori dalla finestra… invece guarda qua: danze e canzoni! Ma ci potrà mai andare meglio?

Agnese volle che le mettessero la poltrona vicino allalberello: voleva aspettare Babbo Natale a tutti i costi. Ma dopo cinque minuti che era lì seduta con gli occhi fissi sulle lucine, le sue palpebre si sono chiuse da sole. Si è addormentata come un angioletto.

Caterina le sistemò con amore un lettino sul divano, e Giovanni la prese tra le braccia con una dolcezza infinita, depositandola delicatamente. Sentiva il calore di Agnese e il battito lieve della sua respiração, così le diede un bacio leggero sulla fronte.
Dormi piccolina, a Babbo Natale ci penso io stanotte.

La mattina dopo, Agnese corse subito a controllare sotto lalbero. Lì, tra i rami, una scatola enorme: dentro, una bambola bellissima.
Allora è passato davvero, e io me lo sono persa unaltra volta! Grazie, Babbo Natale! gridò felice verso la finestra.
Stai tranquilla, ti ha sentita eccome, le rispose Giovanni sorridendo.

E dove aveva trovato, a notte fonda, una bambola così? Nessuno, nemmeno Caterina, lo ha mai scoperto. Forse, chissà, i piccoli miracoli accadono davvero solo la notte di Capodanno, qui a Firenze.

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Il miracolo di Capodanno Olga Alessandrovna e Pietro Vasilievich hanno deciso di festeggiare il Capodanno a casa, da soli. Era arrivato un momento triste in cui la salute non permetteva loro nemmeno piccoli viaggi. E poi, ormai, non avevano quasi più nessuno da andare a trovare. Il cerchio di parenti e amici si era assottigliato. Hanno provato a convincere la sorella di Pietro Vasilievich a unirsi a loro, ma lei ha rifiutato senza esitazione, decisa a trascorrere il Capodanno da sola. Nessuna insistenza è servita a farle cambiare idea. Ebbene, ognuno è libero di fare ciò che vuole! Improvvisamente il campanello dell’appartamento ha squillato. Pietro Vasilievich, sorpreso, è andato ad aprire la porta chiedendosi chi potesse essere. Sulla soglia c’erano i vicini di casa – una giovane famiglia composta da Alessio, Elena e la loro piccola Veronica. – Ecco, ci hanno chiamati urgentemente al lavoro. Potete tenere con voi la nostra bambina? È già sera, tra poco andrà a dormire, e noi torneremo domattina. Portarla con noi in ospedale le toglierebbe la gioia di aspettare il Capodanno. Lei ci teneva tanto a questa notte, e da noi in chirurgia non c’è nemmeno un alberello. E poi, cosa farebbe una bambina tra i malati? Possiamo contare su di voi? I volti dei vicini erano preoccupati, e Veronica sembrava già sul punto di piangere. E le lacrime di un bambino, soprattutto a Capodanno, non ci stanno mai. Pietro Vasilievich ricordava di aver letto che in Africa esiste una tribù dove i bambini non possono piangere: tutta la famiglia li distrae e li fa ridere. E così crescono tranquilli, sorridenti e pacifici. Da noi, invece, si dice: “Lascia piangere pure il bambino, le lacrime d’oro non cadono mica”. – Dai, lasciateci la vostra Veronica. Vieni con noi? Dai, vieni a vedere cosa abbiamo in casa. Quanti anni hai, fammelo vedere con le dita! – Tre, quasi quattro. La bimba parlava con chiarezza. – Ma allora sei già quasi grande! Entrate, su, non restate sulla porta. Olga Alessandrovna, accogli i nostri ospiti! – Gli ospiti sono sempre benvenuti. Vieni pure, abbiamo anche l’alberello. Piccolo, ma Babbo Natale saprà trovare anche lui e porterà i regali sotto il nostro albero. – Davvero li porterà? – Sicuro! – Anche per me? – Se festeggi il Capodanno con noi, certo che anche per te ci sarà. – Bene. Allora lo aspetterò qui da voi. – Chi? – Babbo Natale, ovviamente! Voglio salutarlo e ringraziarlo per il regalo. Perché altrimenti porta i regali e nessuno lo ringrazia. Quest’anno gli ho chiesto una bambola grande. Ma dove li trova, poi, tutti questi regali? Al negozio li vendono, e l’anno scorso mi ha portato proprio un giocattolo del negozio, con l’etichetta ancora attaccata. Veronica spalancò gli occhi e abbassò la voce. – Speriamo che non rubi… – Babbo Natale? Ma no! – rispose deciso Pietro Vasilievich. I genitori di Veronica augurarono buon Capodanno e andarono via pieni di sensi di colpa, mentre la bimba iniziava a esplorare la casa. – Ma che costume indossi? – le chiese Pietro Vasilievich. – Sono un fiocco di neve! All’asilo abbiamo ballato la danza delle neve sotto l’albero. E Babbo Natale ha portato i regali, solo che erano tutti da mangiare… Però se volete vi ballo la danza dei fiocchi di neve, e voi potete ballare con me! – Non siamo molto bravi a ballare, io e la nonna… – Proviamo! Basta saltellare e agitare le braccia. Le parole della canzone vi diranno cosa fare… Noi siamo i fiocchi di neve, Volando siamo arrivati qua! Leggeri come piume, Sempre freddi, si sa… … Veronica cantò e ballò, e i due anziani, pur impacciati, si trovarono a saltellare e muovere le braccia. Erano forse simili a candidi fiocchi di neve? Veronica ne era certa, e applaudì soddisfatta. Una volta finito il numero, risero tutti insieme seduti sul divano. – In tutta la mia vita sono stato tante cose! Militare, sono arrivato fino a generale, ma fiocco di neve mai! Mi è piaciuto, sai? – Io non sono mai stata fiocco di neve, ma la Fata delle Nevi sì, tante volte. E tu mi hai visto proprio in quel costume la prima volta, ricordi? Eri venuto a suonare alla festa. – Mi ricordo che pensavo fossi una ragazzina! Ti ho notata solo dopo, quando ti ho vista al ballo dell’Officers’ Club per il 23 febbraio, con quell’abitino di cotone, le scarpe beige col tacco e la collana rossa. E da allora mi hai conquistato per sempre. Ma sono davvero già 45 anni? Allora brindiamo al nostro anniversario! Non è che mi va di suonarvi una canzone, ragazze? È tanto che non prendo più in mano la chitarra. – Suona, e noi ascolteremo volentieri, io e Veronica. Pietro Vasilievich prese la chitarra e cantò guardando negli occhi la bambina: Occhi incantevoli, Avete incantato me! In voi c’è la vita, C’è la dolcezza, In voi ardono fuoco e carezze… Veronica batté le mani entusiasta. – E adesso quella sull’alberello, nonno! – Ma certo! “Nella foresta è nato un abete…” – Chi l’avrebbe detto che avremmo passato un Capodanno così bello? – disse Olga. – Pensavo avremmo passato la serata in silenzio e saremmo andati a dormire presto. Invece tra canti e balli… altro che fuochi d’artificio! Veronica si fece portare una poltrona vicino all’albero. Decisa ad aspettare Babbo Natale, si addormentò piano piano. Olga le preparò il letto nella stanza, Pietro la prese in braccio con delicatezza e la adagiò, baciandola sulla tempia. – Dormi, tesoro. Alla tua sorpresa penserà Babbo Natale. La mattina dopo, Veronica trovò una scatola enorme sotto l’albero: dentro c’era una bambola. – È venuto davvero! E io l’ho pure mancato… Grazie Babbo Natale! Gridò questa frase dalla finestra. – Secondo te mi ha sentita? – Certo, – sorrise Pietro. Ma dove avrà trovato il vecchio generale una bambola così bella proprio la notte di Capodanno? Rimase per sempre un mistero, anche per Olga Alessandrovna…
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