Papà, sarebbe meglio che non venissi più a casa! Perché quando te ne vai, la mamma comincia subito a piangere. E piange fino al mattino.
Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio di nuovo, ma lei non smette di piangere. Le chiedo: “Mamma, perché piangi? Per papà?..”
Ma lei mi dice che non sta piangendo, che si stropiccia il naso per il raffreddore. Però io sono già grande, lo so che non cè nessun raffreddore che fa venire le lacrime nella voce.
Seduto al tavolino di un bar torinese, giravo con il cucchiaino il mio caffè ormai freddo nella tazzina mignon bianca.
Mia figlia non aveva nemmeno assaggiato il suo gelato, anche se aveva davanti a sé in una coppa una vera opera darte: palline colorate, decorate con una fogliolina verde e una ciliegina, tutto ricoperto di cioccolato.
Qualsiasi bambina di sei anni non avrebbe resistito a una simile meraviglia. Tranne Francesca, che già da venerdì scorso, mi sa, aveva deciso di parlare con me seriamente.
Io restai in silenzio, a lungo, poi le dissi:
E allora, che facciamo, tesoro? Non ci vediamo più? Ma come dovrei vivere senza di te?..
Francesca arricciò il nasino, che ha proprio come la mamma un po a patatina, pensai. E poi rispose:
No, papà. Neanchio riuscirei senza di te. Facciamo così: chiama la mamma e dille che il venerdì verrai tu a prendermi dallasilo.
Passeggiamo insieme, se vuoi possiamo fermarci in un bar a prendere un caffè o un gelato. E io ti racconto tutto di come va tra me e la mamma.
Rimase di nuovo pensierosa, poi aggiunse dopo qualche istante:
E se vuoi vedere la mamma, posso scattarle una foto col mio telefono ogni settimana e fartela vedere. Ti piacerebbe?
Non la guardai nemmeno, ma sorrisi un po e annuii:
Daccordo, vivremo così ora, figlia mia…
Francesca tirò un sospiro di sollievo, finalmente. E si dedicò al suo gelato. Ma la conversazione non era finita; doveva ancora dire la cosa più importante. Così, quando le vennero i “baffi” colorati da tutte quelle palline, li leccò con la lingua e si fece di nuovo seria, quasi adulta.
Quasi donna. Che deve prendersi cura del suo uomo. Anche se quelluomo ormai non è più giovane: la settimana scorsa, infatti, papà ha compiuto gli anni. Per loccasione, Francesca gli aveva disegnato una bella cartolina allasilo, colorando con attenzione il grande numero “28”.
Il suo volto si fece improvvisamente serio; aggrottò le sopracciglia e disse:
Secondo me, dovresti sposarti…
E mentì anche generosamente:
Cioè… tanto vecchio non sei…
Apprezzai come si deve il “gesto di buona volontà” di mia figlia e feci una risata:
Eh, non molto vecchio, dici…
Francesca insistette con entusiasmo:
No, non molto! Guarda, lo zio Giorgio, che è venuto dalla mamma già due volte, è pure un po calvo, qui proprio…
E si indicò la sommità della testa accarezzando i suoi riccioli. Poi si accorse, dal mio sguardo teso e da come la fissavo, che aveva rivelato un segreto della mamma.
Così si mise le mani sulla bocca e spalancò gli occhi: sembrava davvero spaventata e sorpresa.
Zio Giorgio? E chi sarebbe questo “zio Giorgio” che viene spesso da voi? Quello, il capo della mamma?.. quasi gridai, quasi in tutto il bar.
Io non lo so, papà… rimase interdetta per la mia reazione forse sì, è il capo. Porta sempre delle caramelle e la torta per tutti.
E poi, Francesca esitò, pensando se valeva la pena rivelare un segreto così riservato proprio a un papà così strano porta anche i fiori alla mamma.
Restai lì a fissare le mie mani intrecciate sul tavolo. E capii che in quel preciso momento stavo prendendo una decisione davvero importante.
Si sedette allora la giovane donna, e non mi incalzò. Aveva già capito, o almeno intuito, che noi uomini siamo testardi e occorre darci una spinta verso le decisioni giuste.
E chi dovrebbe dare la spinta, se non una donna, soprattutto una delle più care al mondo?
Rimasi in silenzio, finché presi il coraggio. Sospirai forte, sollevai la testa e parlai… Se Francesca fosse stata poco più grande, avrebbe capito che lo dissi con lo stesso tono drammatico di Otello davanti a Desdemona.
Ma lei ancora non conosceva Otello, né Desdemona, né altri grandi innamorati. Lei stava solo imparando dalla vita, osservando le persone che gioiscono e talvolta si tormentano anche per piccolezze.
Così, le dissi:
Andiamo, tesoro. È tardi, ti accompagno a casa. E ne parlerò anche con la mamma.
Francesca non mi chiese di cosa volessi parlare con la mamma; capì che era una cosa molto importante e finì in fretta il gelato.
Poi intuì che la decisione che stavo prendendo era più importante di qualsiasi gelato, quindi, con slancio posò il cucchiaino sul tavolo, scese dalla sedia, si pulì la bocca col dorso della mano, si stropicciò il naso e, guardandomi dritto negli occhi, disse:
Sono pronta. Andiamo…
Non ci incamminammo: quasi correvamo verso casa. Più che altro correvo io, ma tenevo Francesca per mano, che quasi svolazzava come una bandiera.
Quando entrammo nellatrio, le porte dellascensore si stavano chiudendo, portando in alto qualcuno dei vicini. Io quasi smarrito guardai Francesca che mi guardò dal basso in alto e mi chiese:
E allora? Cosa aspettiamo? Il settimo piano mica è lontano…
La presi in braccio e mi precipitai su per le scale.
Quando ai miei lunghi e nevrotici trilli finalmente la mamma aprì la porta, le dissi subito:
Non puoi far così! E chi sarebbe mai questo Giorgio? Io ti amo. E abbiamo Francesca…
Tenendo ancora stretta mia figlia tra le braccia, abbracciai anche la mamma. Francesca ci abbracciò entrambi al collo e chiuse gli occhi. Perché i grandi si stavano baciando…
E così, a volte, nella vita capita che una piccola bambina riesca a mettere daccordo due adulti confusi, che si amavano davvero, ma preferivano coltivare orgoglio e rimpianti…
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