— Papà, non venire più a casa nostra! Perché ogni volta che te ne vai, la mamma comincia a piangere. E piange fino al mattino. Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio, e lei piange, piange sempre. Le chiedo: «Mamma, perché piangi? È per papà?» Lei dice che non piange, che ha solo il raffreddore. Ma io sono grande ormai e lo so: non esiste un raffreddore che fa venire le lacrime nella voce. Papà era seduto con mia figlia Olivia al tavolino di una caffetteria, girava distratto il cucchiaino nella sua tazzina bianca di caffè ormai freddo. Olivia non aveva toccato il suo gelato, anche se davanti a lei, nel bicchiere, c’era un piccolo capolavoro: palline colorate, sormontate da una fogliolina verde e una ciliegia, tutto ricoperto di cioccolato. Qualsiasi bambina italiana di sei anni non avrebbe resistito a questa bontà. Ma non Olivia, che aveva già deciso, forse dal venerdì precedente, di parlare seriamente con il suo papà. Papà taceva, a lungo, poi disse: — E allora, cosa facciamo noi due? Non ci vediamo più? Come faccio a vivere senza di te? Olivia arricciò il naso, così dolce e rotondo come quello della mamma, pensò, e poi rispose: — No, papà. Neanche io posso stare senza di te. Facciamo così: chiama la mamma e dille che ogni venerdì vieni tu a prendermi all’asilo. — Così usciamo insieme, se vuoi il caffè o il gelato, possiamo fermarci di nuovo qui. E io ti racconto tutto di come viviamo io e la mamma. Poi Olivia ci pensò un po’ e dopo un minuto aggiunse: — E se vorrai vedere la mamma, ogni settimana la fotografo col telefono e ti faccio vedere le foto. Ti va? Papà guardò la sua figlia saggia, sorrise e fece cenno di sì: — Va bene, da oggi viviamo così, piccola mia… Olivia sospirò di sollievo e finalmente mangiò il gelato. Ma doveva ancora dire la cosa più importante, e quando sotto il naso le si erano formati i baffi di gelato, li leccò e si fece seria, quasi adulta. Quasi donna, pronta a prendersi cura del suo «uomo»: anche se lui, ormai, aveva appena festeggiato il compleanno. Olivia gli aveva preparato una cartolina a scuola, disegnando con cura il numero “38”. Il volto di Olivia si fece di nuovo serio, corrugò le sopracciglia e disse: — Secondo me dovresti sposarti… E mentì con generosità, aggiungendo: — Non sei… troppo vecchio, dai… Papà apprezzò il gesto di buona volontà e sorrise: — “Troppo”, dici tu… Olivia insistette: — Ma no, non troppo! Guarda lo zio Sergio che viene a trovare la mamma, lui è pure un po’ calvo, qui… E Olivia si toccò la testa, lisciando i riccioli con la mano. Poi capì, vedendo papà irrigidirsi e fissarla, che aveva svelato un segreto della mamma. Così si coprì la bocca con entrambe le mani, spalancando gli occhi per paura e sorpresa. — Zio Sergio? Chi sarebbe questo “zio Sergio” che viene spesso da voi? Quello che è il capo della mamma?… quasi gridò papà, per tutto il bar. — Non lo so, papà… — balbettò Olivia, sconcertata dalla reazione. — Forse è il capo. Porta sempre i dolci. E la torta. — E… — Olivia esitò, decidendo se rivelare altro a papà, che le sembrava un po’ “strano” — porta anche i fiori alla mamma. Papà, intrecciando le dita sul tavolo, le fissò a lungo. Olivia capì che in quell’istante lui prendeva una decisione importante. Così la giovane donna aspettava, senza forzare. Aveva già intuito che i papà sono pensierosi e vanno indirizzati verso la giusta soluzione. E chi se non una donna, ancora di più una delle più care della sua vita, deve spingere? Papà tacque a lungo e poi si decise. Sospirò, sollevò la testa e parlò… Se Olivia fosse stata più grande, avrebbe riconosciuto la voce tragica di Otello con Desdemona. Ma per ora, niente Otello, niente Desdemona: solo esperienza di vita fra chi ama e talvolta soffre per le piccole cose. Così papà disse: — Andiamo, piccola. È tardi, ti accompagno a casa. E parlo con la mamma. Di cosa avrebbe parlato papà con la mamma, Olivia non chiese, ma capì che era importante e finì in fretta il suo gelato. Poi capì che la decisione del papà era molto più importante anche del gelato più buono e mise quasi con slancio il cucchiaino sul tavolo, scese dalla sedia, si pulì la bocca col dorso della mano, fece il gesto di soffiare il naso e guardando papà diritto negli occhi, disse: — Sono pronta. Andiamo… Non andarono a casa, quasi correvano. O meglio, correva papà. Ma teneva Olivia per mano, che “volava” come una bandiera. Arrivati al portone, le porte dell’ascensore si chiusero lasciando salire qualcuno dei vicini. Papà guardò Olivia perplesso. Lei lo fissò dal basso verso l’alto e domandò: — Allora? Perché stiamo qui? Chi aspetti? Il nostro piano è solo il settimo… Papà prese Olivia in braccio e saltò su per le scale. Quando finalmente la mamma aprì la porta, papà andò dritto al punto: — Non puoi farlo! Chi è questo Sergio? Io ti amo ancora. E abbiamo Olivia… Poi, senza lasciare andare Olivia, abbracciò anche la mamma. E Olivia li abbracciò entrambi per il collo e chiuse gli occhi, perché i grandi si stavano baciando… Così, nella vita succede che due adulti confusi vengano riuniti da una bambina che li ama entrambi, e loro amano lei, e anche se stessi, ma ostinatamente coltivano orgoglio e rancori… Scrivete nei commenti cosa ne pensate! Mettete “mi piace”.

Papà, sarebbe meglio che non venissi più a casa! Perché quando te ne vai, la mamma comincia subito a piangere. E piange fino al mattino.

Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio di nuovo, ma lei non smette di piangere. Le chiedo: “Mamma, perché piangi? Per papà?..”

Ma lei mi dice che non sta piangendo, che si stropiccia il naso per il raffreddore. Però io sono già grande, lo so che non cè nessun raffreddore che fa venire le lacrime nella voce.

Seduto al tavolino di un bar torinese, giravo con il cucchiaino il mio caffè ormai freddo nella tazzina mignon bianca.

Mia figlia non aveva nemmeno assaggiato il suo gelato, anche se aveva davanti a sé in una coppa una vera opera darte: palline colorate, decorate con una fogliolina verde e una ciliegina, tutto ricoperto di cioccolato.

Qualsiasi bambina di sei anni non avrebbe resistito a una simile meraviglia. Tranne Francesca, che già da venerdì scorso, mi sa, aveva deciso di parlare con me seriamente.

Io restai in silenzio, a lungo, poi le dissi:

E allora, che facciamo, tesoro? Non ci vediamo più? Ma come dovrei vivere senza di te?..

Francesca arricciò il nasino, che ha proprio come la mamma un po a patatina, pensai. E poi rispose:

No, papà. Neanchio riuscirei senza di te. Facciamo così: chiama la mamma e dille che il venerdì verrai tu a prendermi dallasilo.

Passeggiamo insieme, se vuoi possiamo fermarci in un bar a prendere un caffè o un gelato. E io ti racconto tutto di come va tra me e la mamma.

Rimase di nuovo pensierosa, poi aggiunse dopo qualche istante:

E se vuoi vedere la mamma, posso scattarle una foto col mio telefono ogni settimana e fartela vedere. Ti piacerebbe?

Non la guardai nemmeno, ma sorrisi un po e annuii:

Daccordo, vivremo così ora, figlia mia…

Francesca tirò un sospiro di sollievo, finalmente. E si dedicò al suo gelato. Ma la conversazione non era finita; doveva ancora dire la cosa più importante. Così, quando le vennero i “baffi” colorati da tutte quelle palline, li leccò con la lingua e si fece di nuovo seria, quasi adulta.

Quasi donna. Che deve prendersi cura del suo uomo. Anche se quelluomo ormai non è più giovane: la settimana scorsa, infatti, papà ha compiuto gli anni. Per loccasione, Francesca gli aveva disegnato una bella cartolina allasilo, colorando con attenzione il grande numero “28”.

Il suo volto si fece improvvisamente serio; aggrottò le sopracciglia e disse:

Secondo me, dovresti sposarti…

E mentì anche generosamente:

Cioè… tanto vecchio non sei…

Apprezzai come si deve il “gesto di buona volontà” di mia figlia e feci una risata:

Eh, non molto vecchio, dici…

Francesca insistette con entusiasmo:

No, non molto! Guarda, lo zio Giorgio, che è venuto dalla mamma già due volte, è pure un po calvo, qui proprio…

E si indicò la sommità della testa accarezzando i suoi riccioli. Poi si accorse, dal mio sguardo teso e da come la fissavo, che aveva rivelato un segreto della mamma.

Così si mise le mani sulla bocca e spalancò gli occhi: sembrava davvero spaventata e sorpresa.

Zio Giorgio? E chi sarebbe questo “zio Giorgio” che viene spesso da voi? Quello, il capo della mamma?.. quasi gridai, quasi in tutto il bar.

Io non lo so, papà… rimase interdetta per la mia reazione forse sì, è il capo. Porta sempre delle caramelle e la torta per tutti.

E poi, Francesca esitò, pensando se valeva la pena rivelare un segreto così riservato proprio a un papà così strano porta anche i fiori alla mamma.

Restai lì a fissare le mie mani intrecciate sul tavolo. E capii che in quel preciso momento stavo prendendo una decisione davvero importante.

Si sedette allora la giovane donna, e non mi incalzò. Aveva già capito, o almeno intuito, che noi uomini siamo testardi e occorre darci una spinta verso le decisioni giuste.

E chi dovrebbe dare la spinta, se non una donna, soprattutto una delle più care al mondo?

Rimasi in silenzio, finché presi il coraggio. Sospirai forte, sollevai la testa e parlai… Se Francesca fosse stata poco più grande, avrebbe capito che lo dissi con lo stesso tono drammatico di Otello davanti a Desdemona.

Ma lei ancora non conosceva Otello, né Desdemona, né altri grandi innamorati. Lei stava solo imparando dalla vita, osservando le persone che gioiscono e talvolta si tormentano anche per piccolezze.

Così, le dissi:

Andiamo, tesoro. È tardi, ti accompagno a casa. E ne parlerò anche con la mamma.

Francesca non mi chiese di cosa volessi parlare con la mamma; capì che era una cosa molto importante e finì in fretta il gelato.

Poi intuì che la decisione che stavo prendendo era più importante di qualsiasi gelato, quindi, con slancio posò il cucchiaino sul tavolo, scese dalla sedia, si pulì la bocca col dorso della mano, si stropicciò il naso e, guardandomi dritto negli occhi, disse:

Sono pronta. Andiamo…

Non ci incamminammo: quasi correvamo verso casa. Più che altro correvo io, ma tenevo Francesca per mano, che quasi svolazzava come una bandiera.

Quando entrammo nellatrio, le porte dellascensore si stavano chiudendo, portando in alto qualcuno dei vicini. Io quasi smarrito guardai Francesca che mi guardò dal basso in alto e mi chiese:

E allora? Cosa aspettiamo? Il settimo piano mica è lontano…

La presi in braccio e mi precipitai su per le scale.

Quando ai miei lunghi e nevrotici trilli finalmente la mamma aprì la porta, le dissi subito:

Non puoi far così! E chi sarebbe mai questo Giorgio? Io ti amo. E abbiamo Francesca…

Tenendo ancora stretta mia figlia tra le braccia, abbracciai anche la mamma. Francesca ci abbracciò entrambi al collo e chiuse gli occhi. Perché i grandi si stavano baciando…

E così, a volte, nella vita capita che una piccola bambina riesca a mettere daccordo due adulti confusi, che si amavano davvero, ma preferivano coltivare orgoglio e rimpianti…

Scrivetemi nei commenti cosa ne pensate, lasciate un mi piace.

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— Papà, non venire più a casa nostra! Perché ogni volta che te ne vai, la mamma comincia a piangere. E piange fino al mattino. Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio, e lei piange, piange sempre. Le chiedo: «Mamma, perché piangi? È per papà?» Lei dice che non piange, che ha solo il raffreddore. Ma io sono grande ormai e lo so: non esiste un raffreddore che fa venire le lacrime nella voce. Papà era seduto con mia figlia Olivia al tavolino di una caffetteria, girava distratto il cucchiaino nella sua tazzina bianca di caffè ormai freddo. Olivia non aveva toccato il suo gelato, anche se davanti a lei, nel bicchiere, c’era un piccolo capolavoro: palline colorate, sormontate da una fogliolina verde e una ciliegia, tutto ricoperto di cioccolato. Qualsiasi bambina italiana di sei anni non avrebbe resistito a questa bontà. Ma non Olivia, che aveva già deciso, forse dal venerdì precedente, di parlare seriamente con il suo papà. Papà taceva, a lungo, poi disse: — E allora, cosa facciamo noi due? Non ci vediamo più? Come faccio a vivere senza di te? Olivia arricciò il naso, così dolce e rotondo come quello della mamma, pensò, e poi rispose: — No, papà. Neanche io posso stare senza di te. Facciamo così: chiama la mamma e dille che ogni venerdì vieni tu a prendermi all’asilo. — Così usciamo insieme, se vuoi il caffè o il gelato, possiamo fermarci di nuovo qui. E io ti racconto tutto di come viviamo io e la mamma. Poi Olivia ci pensò un po’ e dopo un minuto aggiunse: — E se vorrai vedere la mamma, ogni settimana la fotografo col telefono e ti faccio vedere le foto. Ti va? Papà guardò la sua figlia saggia, sorrise e fece cenno di sì: — Va bene, da oggi viviamo così, piccola mia… Olivia sospirò di sollievo e finalmente mangiò il gelato. Ma doveva ancora dire la cosa più importante, e quando sotto il naso le si erano formati i baffi di gelato, li leccò e si fece seria, quasi adulta. Quasi donna, pronta a prendersi cura del suo «uomo»: anche se lui, ormai, aveva appena festeggiato il compleanno. Olivia gli aveva preparato una cartolina a scuola, disegnando con cura il numero “38”. Il volto di Olivia si fece di nuovo serio, corrugò le sopracciglia e disse: — Secondo me dovresti sposarti… E mentì con generosità, aggiungendo: — Non sei… troppo vecchio, dai… Papà apprezzò il gesto di buona volontà e sorrise: — “Troppo”, dici tu… Olivia insistette: — Ma no, non troppo! Guarda lo zio Sergio che viene a trovare la mamma, lui è pure un po’ calvo, qui… E Olivia si toccò la testa, lisciando i riccioli con la mano. Poi capì, vedendo papà irrigidirsi e fissarla, che aveva svelato un segreto della mamma. Così si coprì la bocca con entrambe le mani, spalancando gli occhi per paura e sorpresa. — Zio Sergio? Chi sarebbe questo “zio Sergio” che viene spesso da voi? Quello che è il capo della mamma?… quasi gridò papà, per tutto il bar. — Non lo so, papà… — balbettò Olivia, sconcertata dalla reazione. — Forse è il capo. Porta sempre i dolci. E la torta. — E… — Olivia esitò, decidendo se rivelare altro a papà, che le sembrava un po’ “strano” — porta anche i fiori alla mamma. Papà, intrecciando le dita sul tavolo, le fissò a lungo. Olivia capì che in quell’istante lui prendeva una decisione importante. Così la giovane donna aspettava, senza forzare. Aveva già intuito che i papà sono pensierosi e vanno indirizzati verso la giusta soluzione. E chi se non una donna, ancora di più una delle più care della sua vita, deve spingere? Papà tacque a lungo e poi si decise. Sospirò, sollevò la testa e parlò… Se Olivia fosse stata più grande, avrebbe riconosciuto la voce tragica di Otello con Desdemona. Ma per ora, niente Otello, niente Desdemona: solo esperienza di vita fra chi ama e talvolta soffre per le piccole cose. Così papà disse: — Andiamo, piccola. È tardi, ti accompagno a casa. E parlo con la mamma. Di cosa avrebbe parlato papà con la mamma, Olivia non chiese, ma capì che era importante e finì in fretta il suo gelato. Poi capì che la decisione del papà era molto più importante anche del gelato più buono e mise quasi con slancio il cucchiaino sul tavolo, scese dalla sedia, si pulì la bocca col dorso della mano, fece il gesto di soffiare il naso e guardando papà diritto negli occhi, disse: — Sono pronta. Andiamo… Non andarono a casa, quasi correvano. O meglio, correva papà. Ma teneva Olivia per mano, che “volava” come una bandiera. Arrivati al portone, le porte dell’ascensore si chiusero lasciando salire qualcuno dei vicini. Papà guardò Olivia perplesso. Lei lo fissò dal basso verso l’alto e domandò: — Allora? Perché stiamo qui? Chi aspetti? Il nostro piano è solo il settimo… Papà prese Olivia in braccio e saltò su per le scale. Quando finalmente la mamma aprì la porta, papà andò dritto al punto: — Non puoi farlo! Chi è questo Sergio? Io ti amo ancora. E abbiamo Olivia… Poi, senza lasciare andare Olivia, abbracciò anche la mamma. E Olivia li abbracciò entrambi per il collo e chiuse gli occhi, perché i grandi si stavano baciando… Così, nella vita succede che due adulti confusi vengano riuniti da una bambina che li ama entrambi, e loro amano lei, e anche se stessi, ma ostinatamente coltivano orgoglio e rancori… Scrivete nei commenti cosa ne pensate! Mettete “mi piace”.
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