FIORE VUOTO
Mio fratello, Lorenzo, lavorava come ginecologo nellospedale di maternità di Firenze. Lui e sua moglie, Chiara, desideravano tantissimo un figlio, ma la cicogna non ne voleva proprio sapere di far tappa da loro.
Lorenzo provava di tutto: curava personalmente sua moglie, la portava alle terme, a Salsomaggiore, alle cure con i fanghi, chiedeva consigli ai colleghi Ma niente. Chiara non mostrava nessun segno di cambiamento. Cinque lunghi anni trascorsero immersi in queste preoccupazioni.
Ultimamente Lorenzo ritardava spesso la sera, sembrava più vivace, faceva battutine ironiche su Chiara. Una volta, quasi scherzando, la chiamò “fiore vuoto”. Il calore, la complicità, erano svaniti
Parlava di continuo della nuova infermiera del reparto, chiamandola “la mia infermierina”. Strano, pensava Chiara. Questi cambiamenti nel marito non presagivano nulla di buono. Forse aveva messo in piedi una “pista di riserva”? Decise di chiarire andando in ospedale a sorpresa. Di solito non lo faceva: latmosfera della maternità la metteva a disagio. Vedere madri serene, papà confusi con fiori in mano, neonati che urlavano, parenti agitati tutto questo le pesava. Sentiva che quella felicità non sarebbe mai stata per lei.
Chiara bussò con discrezione alla porta di Lorenzo. Avanti, sentì rispondere. Entra silenziosa.
Che ci fai qui, Chiara? fece Lorenzo, sorpreso.
Niente, avevo nostalgia finge sorridente Chiara.
È successo qualcosa? chiese il marito un po sospettoso.
A me nulla, ma a te? ribatté Chiara.
Improvvisamente nella stanza, senza bussare, irrompe una giovane donna: camice e cuffietta bianca, piuttosto graziosa, un forte profumo la precede. Ignora Chiara e si rivolge complice a Lorenzo: Dottore, il nostro accordo vale ancora? Questa sera da me? Lorenzo la interrompe subito: Vieni, ti presento, Valentina: questa è mia moglie.
Oh, scusate! Credevo fosse una paziente, si scusò Valentina e sparì.
Chiara, a denti stretti: Piacere mio
Valentina uscì veloce, lasciando nellaria il suo profumo costoso. Cosa mi dici, Lorenzo? esclamò Chiara stordita.
Parliamone a casa, è tardi, ho molto lavoro, tagliò corto il marito.
Nemmeno una giustificazione? insistette Chiara velenosa, ma dentro di sé desiderava un piccolo inganno, una bugia che la facesse ancora credere a lui.
Il telefono squillò. Lorenzo prese la cornetta: Sì, eccomi arrivo! e sparì lungo il corridoio.
Chiara tornò a casa svuotata, niente lacrime, solo un gran vuoto nellanima. “Ecco, lho conosciuta, la rivale: bella, determinata, profumo raffinato Sicuro glielo ha regalato Lorenzo, da sola non avrebbe speso così tanti euro.”
Trascorse la serata, ma Lorenzo si vide solo la mattina dopo, allalba. Chiara non chiese nulla. Tutto era ormai chiaro.
Dentro sentiva solo il crollo, il gelo. È la fine, pensava.
Lorenzo iniziò a raccogliere le sue cose, in silenzio, col volto colpevole. Quando la valigia fu piena, si avvicinò a Chiara da dietro, per non incontrarne lo sguardo, labbracciò piano e sussurrò: Perdonami, Chiara La nostra vita è diventata grigia, e il tempo passa. Voglio ancora un figlio, uneredità.
Basta, Lorenzo. So di essere un fiore vuoto. Auguro a te e alla tua infermiera tutta la felicità. Addio. rispose fredda Chiara.
La porta si chiuse. Dalla finestra Chiara vide Lorenzo salire sul taxi con Valentina, la sua “nuova vita”. Via, lontani.
Si preparò un caffè e accese una sigaretta. Cercava di capire suo marito: Ha fatto tutto ciò che poteva, poveretto. Desiderava una famiglia vera. Il nostro era un castello di sabbia Non avrei mai potuto renderlo padre. Ma, accidenti.
Le sembrava che la felicità fosse passata via per sempre. Amava ancora Lorenzo. Nessuno avrebbe potuto cancellare quel sentimento.
Con il tempo, venne a sapere dagli amici comuni che Lorenzo era diventato padre: linfermiera aveva dato alla luce una bambina. Immagino la sua gioia Ha realizzato il suo sogno. Ma io? Ho solo ventisette anni. Davvero a me non toccherà nulla?
Aveva quasi accettato la sua sterilità Alcune donne in questi casi puntano tutto sul lavoro. Ma Chiara voleva adottare un bambino. Non glielo permisero: famiglia non completa, dissero. Era tentata di entrare in convento. Restò con le suore un mese. Un giorno, una monaca anziana le disse: Tesoro, non è tempo per te di restare qui. La tua felicità è là fuori, vicina.
Per qualche motivo, quelle parole riaccesero la speranza nel cuore di Chiara.
E pian piano la vita le diede una seconda occasione. A teatro, su invito di unamica, incontrò Matteo. Dal primo incontro, sentì limpulso di raccontargli tutta la sua storia, senza reticenze. Anche lui si innamorò di lei subito. Non si persero in lunghi corteggiamenti: entrambi volevano una famiglia.
Chiara, memore del passato, confessò subito il suo “difetto” a Matteo. Ma lui non esitò. Ce la faremo, vedrai. Nel bene e nel male, sempre insieme! le sussurrò il giorno delle nozze.
Sette anni dopo, erano già in tre: due figlie e un maschietto.
Matteo, forse dovremmo fermarci scherzava Chiara.
Se Dio vorrà, amore mio, rispondeva lui, con occhi pieni damore.
La felicità era finalmente arrivata, per restare.
Un giorno, mentre passeggiava con i bambini nel Parco delle Cascine, Chiara vide Lorenzo dopo dieci anni. Lo chiamò. Allinizio non la riconobbe, poi sorrise.
Sei tu, Chiara? Ma sei ringiovanita! Sono felice di rivederti. Ho sentito parlare tanto della tua bella famiglia, complimenti! Vedo che tuo figlio ti assomiglia molto. Le bimbe avranno preso dal papà? disse, un po titubante.
Sì, mio marito è un uomo meraviglioso. Mi ama, e io lo adoro, con tutta lanima. rispose fiera Chiara.
E tu, Lorenzo? Tua figlia ormai sarà grande domandò lei.
No, non ho figli, Chiara, disse lui, smettendo di sorridere.
Come sarebbe? Me lo spieghi?
Ti devo chiedere scusa. Come dice il proverbio, mare mosso, vita ingannevole. La seconda moglie, linfermiera Mi ha fatto credere che la bimba fosse mia, ma non era così. Occhi castani, mentre io e lei siamo azzurri. Bastava poco. Ma i bimbi nascono tutti con gli occhi chiari, cambia dopo qualche mese. Quando me ne sono accorto era tardi. Lei ha confessato che il vero padre si era tirato indietro. E io, per amore di quel bambino alla fine lho cresciuta un po, ma la verità è venuta fuori. Non si costruisce nulla sullinganno. Ci siamo lasciati.
Tornato a casa, mia madre mi tirò fuori tutto: da piccolo ho avuto gli orecchioni, sono sterile. Tutti questi anni, eppure non potevo avere figli. Ero io, il fiore vuoto
Non soffrire, Lorenzo. Da medico aiuti tante donne a diventare madri, porti nuova vita nel mondo: non è poco! lo consolò Chiara.
Grazie, Chiara. Per fortuna ho trovato comunque una famiglia. In ospedale, una giovane donna ha dato alla luce un bimbo: papà assente. Si chiama Michela. Sai, prima ho amato il suo bambino, così indifeso è nato in me un affetto inspiegabile. Ho raccontato la mia storia a Michela, lei ha compreso tutto e ha accettato. Da poco ci siamo sposati. Ora siamo in tre! Puoi capire, vero? concluse Lorenzo, emozionato.
Sì, Lorenzo, credimi più di chiunque altro.Si abbracciarono piano, con una gratitudine che non aveva più ombre.
Dal prato poco distante, le risate dei bambini correvano leggere, come se laria stessa fosse più dolce. Michela li raggiunse con un sorriso aperto e una carrozzina; Matteo, chiamato dalle figlie, si avvicinò ridendo e prese Chiara per mano. Gli occhi di Lorenzo si illuminarono di nostalgia, forse, ma anche di una pace nuova.
In quel momento, Chiara pensò che nessuno è davvero “vuoto”, neanche nel cuore ferito di chi si crede sterile di sogni e di futuro. Cè sempre un modo, imprevisto e pieno di sorpresa, per fiorire ancora: a volte basta una carezza sincera, un bambino accolto, un amore tardo che sa di perdono.
Quando il sole calò tra gli alberi, Lorenzo e Chiara si guardarono una volta ancora, senza bisogno di parole. Nel cuore di Firenze, con le voci della vita tuttintorno, capirono di aver trovato entrambi ciò che conta davvero: non un fiore vuoto, ma un giardino di rinascita.
E in quellabbraccio, la felicità smise finalmente di passare oltre. Rimase, a casa.




