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0180
Quando mio marito mi ha imposto l’ultimatum: «O me o i tuoi gatti», l’ho aiutato a fare le valigie
“Marta, guarda qui! Di nuovo pelo! Hai visto questa giacca?” La voce di Riccardo rimbombava
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02
L’eredità Una donna alta e dal tono di voce squillante uscì dallo scompartimento e in un attimo mise a tacere chiunque turbasse la quiete dei passeggeri. Anche uomini grandi e spavaldi si piegarono immediatamente al suo comando, come se avessero ricevuto un ordine. I suoi capelli biondi intrecciati intorno alla testa, gli occhi azzurri e le guance rosse la rendevano inconfondibile: gettò uno sguardo verso la toilette proprio mentre ne usciva un uomo basso e magrolino, con i capelli candidi come il cotone e un volto ingenuo da bambino. — Nicola! Ti avevo già perso! Sento tutto questo chiasso, la capotreno quasi intimorita… E penso: come starà? Uno come te lo aggrediscono in un attimo! — disse la signora. — Oh, Annunziata! Ma io… Ma stavi uscendo, Anna? Sei una signora! — rispose l’uomo con un timido sorriso, rientrando nello scompartimento. La signora si girò a guardare me e altri pochi presenti, valutando assenza di minacce per sé e per l’uomo, poi scomparve anche lei. Più tardi ci rincontrammo nel vagone ristorante: non c’erano posti liberi e mi accomodai al suo tavolo. Suo marito non c’era. Dopo aver finito carne e patate, la signora dichiarò: — Mi chiamo Anna Andreoli. Puoi chiamarmi Anna. — È sola? Suo marito arriva dopo? — chiesi. — Riposa. Non viene. Gli ho fasciato la gola con una sciarpa e gli ho fatto bere il succo di mirtillo. Ti immagini? Dovevamo partire e Nicola si ammala! È uscito fuori in pullover, per poco non l’ho perso di vista! — Dev’essere molto innamorata di lui. È uscita per vedere se c’erano dei teppisti: cioè proteggeva lei Nicola, non il contrario. E ora ne parla con tanta tenerezza! — azzardai sognante. — Nicola mi è toccato in eredità. Non è mio marito, anche se viviamo assieme. Soffre ancora; sua moglie, la prima, è venuta a mancare da poco. Donna santa, d’una bontà! — sospirò Anna. — In eredità? Come sarebbe? — domandai stupita. E Anna mi raccontò la loro storia… (Il titolo intero, adattato per rendere il contesto e la lunghezza originale come da istruzioni:) L’eredità: come Anna, energica donna romana dal grande cuore, accolse “in eredità” Nicola, un ingegnere geniale ma indifeso, diventandogli compagna e protezione dopo la promessa fatta alla moglie scomparsa — una commovente storia di nuove famiglie, dolcezza e coraggio nei cuori semplici italiani
LEredità Insomma, ti racconto una cosa. Saliamo su questo treno e, ad un certo punto, dalla porta del
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096
La famiglia di mio marito mi chiamava “senza dote”, poi però sono venuti a chiedere un favore: volevano che gli prestassi dei soldi per costruire la loro casa in campagna
Diario di Elena Ferri, Milano Oggi mi è tornato in mente quel periodo oscuro della mia vita, quando la
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05
A ventisei anni Gianna ha sposato Nicola e, dopo altri due anni, è nata la loro splendida bambina. La giovane famiglia viveva nell’appartamento che Gianna aveva ereditato dalla nonna. Un giorno, in primavera, la signora Nunzia, mamma di Nicola, decide di fare una ristrutturazione completa nella sua casa e chiede ospitalità al figlio e alla nuora. Nonostante i rapporti tra Gianna e la suocera fossero tesi, Gianna accetta per amore del marito e grazie al suo carattere conciliatorio, che Nunzia interpreta come debolezza. Così la suocera, invece di comportarsi da ospite, si sente la vera padrona di casa, critica la cucina della nuora e impone le sue regole. Ma la situazione prende una svolta inaspettata quando Gianna, ormai stanca, invita la mamma di Nunzia, nonna Elvira, a trascorrere qualche giorno da loro: l’arrivo dell’“altra suocera” cambia l’atmosfera e, tra battute pungenti e ricordi del passato, Nunzia improvvisamente decide che la sua casa è pronta e se ne va, lasciando finalmente la serenità in famiglia.
A ventisei anni, Giulia sposò Nicola, e dopo due anni nacque la loro adorata bambina. La giovane famiglia
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020
La nuora ha buttato via tutte le mie cose mentre ero in campagna – ma la mia risposta non si è fatta attendere
Finalmente si respira in questa casa, altroché, sembrava un ossario! mi arrivò dalla cucina la voce squillante
“La colpa è tua se non hai soldi: nessuno ti ha obbligata a sposarti e a fare figli”, mi disse mia madre quando le chiesi aiuto.
«Se sei al verde è solo colpa tua: nessuno ti ha obbligata a sposarti e ad avere figli», mi disse mia
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021
La nuora ha buttato via tutte le mie cose mentre ero in campagna – ma la mia risposta non si è fatta attendere
Finalmente si respira in questa casa, altroché, sembrava un ossario! mi arrivò dalla cucina la voce squillante
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05
Il malocchio – Antonia, come mai sei così giù di corda? – le chiese la vicina. – Mi sembri proprio debilitata, non sei più quella di una volta. – Hai ragione, non sto bene, – sospirò Antonia, quarantasette anni, – non ho voglia di fare nulla, quasi mi vergogno davanti a mio marito. – Sei sempre Antonia, ma c’è qualcosa di diverso in te. Senti, Antonia, non sarà mica il malocchio? Anche a me era capitato, poi la nonna Anisia mi tolse il maleficio con la cera. – E ha funzionato? – Eccome! Ti ricordi che anche ai tuoi bambini, sempre la stessa Anisia fece il rito? – Ma non capisco, da dove mi sarebbe arrivato il malocchio? – si stupì Antonia. – Quanta gente gira per il nostro paese… Ti ricordi di quei forestieri che venivano porta a porta a vendere copriletti colorati? Gente sconosciuta, occhi scuri, invidiosi, potevano benissimo lanciarti una fattura. – Ma mica li ho fatti nemmeno entrare in casa. – Allora ripensa a chi hai potuto offendere; magari qualche parente del marito ce l’ha con te. – Macché! Con Stevano viviamo in perfetto accordo e i suoi parenti mi trattano con affetto. – Allora non so che dirti, cara mia. Però sembra proprio malocchio. Antonia sospirò e si decise ad andare dalla nonna Anisia per farsi togliere la fattura. Anche Anisia, come la vicina, confermò che su Antonia avevano lanciato il malocchio, e iniziò il rito con la cera. – Dovrai venire da me ancora un paio di volte, – ordinò la donna. Ma il rito non funzionò; Antonia stava esattamente come prima. *** – Mi sembri un po’ più in carne, Antonia, – osservò la dottoressa Maria Zaccaria, scrutando la paziente. – Dai, fammi vedere la pancia. Malocchio dici? Ma tu sei una donna istruita, Antonia, – la rimproverò, – quale malocchio! Questa è una mioma. Devi andare in città e farti vedere da uno specialista. – Mamma mia, non ci voleva! – Antonia era abbattuta. – Proprio ora che ci hanno portato il nipotino… e adesso pure la mioma? Tuttavia, il mattino dopo prese l’autobus. “Non sarà malocchio, sarà mioma,” rimuginava, “ma che roba è questa?” Il medico, la dottoressa Olga Basile, visitò Antonia, che spiegò di sentirsi male senza capire il motivo. – Avevo persino pensato al malocchio… – Malocchio, eh? – Olga Basile la guardò con un sorriso. – È stato tuo marito a lanciarti il malocchio. Più il sorriso della dottoressa si allargava, più Antonia si stupiva. – Questa è una gravidanza, altro che malocchio o mioma! Perché non sei venuta prima? Invece vai in paese a raccogliere diagnosi a caso. Antonia restò senza parole. – Dottoressa, ma è sicura? – Sicurissima. Questo dillo anche a tuo marito, che magari si farà due domande… In ogni caso, hai tutte le carte in regola per avere un bambino sano. O non lo vuoi? – No, certo che lo voglio, è il mio bambino! – borbottò smarrita Antonia. – Ma cosa dirò agli altri figli? Abbiamo già un nipote… – Quello deciderai tu. Io ti faccio fare degli esami e, se decidi di portare avanti la gravidanza, a casa tua non devi sollevare pesi, mi raccomando. Antonia tornò a casa ancora incredula, incapace di credere che sarebbe diventata madre per la terza volta. – Stephano, – chiamò il marito, che trafficava in garage, – sono incinta. – Ma come? – Aspetto un bambino. – Santissima Madonna! – Stefano si sedette sbalordito. – Ma non era una mioma? Prima parlavi pure di malocchio! – Eh già, ecco la mioma! – E adesso che si fa? Antonia lo guardò in silenzio. – Dove stanno in due, c’è posto anche per tre! – rise Stefano. – Tu partorirai, vedrai che ce la facciamo. – E ai nostri figli cosa diciamo? – Gli diciamo che avranno un fratellino o una sorellina! *** Nel nostro ufficio, questa donna si è sempre distinta per la sua grazia e charme; era gentile con tutti, sia nell’aspetto che nei modi. – Così è andata, – raccontò Luisa Stefanini, – pensavamo fosse il malocchio e poi una mioma, invece… eccomi qui, sono nata io. Grazie mamma! Ed era davvero incredibile guardarla – così bella, così amata dai suoi genitori, eppure “inaspettata” tanti anni fa.
Il Malocchio Teresa, perché hai quest’aria così spenta? domandò la vicina, fissandola con unespressione
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06
«È imbarazzante uscire con qualcuno della tua età, papà!» – le parole di mio figlio più giovane mi feriscono, ma vivere da solo a sessant’anni non è semplice: senza una compagna, figli ormai adulti con famiglie proprie, e una nuova donna nella mia vita che mi rende felice, ma causa la rabbia e la vergogna dei miei figli, al punto che mi hanno messo di fronte a una scelta impossibile tra la mia nuova felicità e la famiglia. Ora mi sento come se stessi tradendo i miei stessi figli per amore, e la solitudine pesa, anche se credevo che il mio futuro potesse essere diverso.
“È vergognoso uscire con qualcuno della tua età, papà!” mi dice il mio figlio minore.
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0718
La nuora ha buttato via tutte le mie cose mentre ero in campagna – ma la mia risposta non si è fatta attendere
Finalmente si respira in questa casa, altroché, sembrava un ossario! mi arrivò dalla cucina la voce squillante